La serietà non è una virtù

Una delle cento risposte alla fugace perversione della moderna idea di «forza» è che le attività più rapide e audaci sono anche le più fragili e piene di sensibilità. Le cose più rapide e audaci sono anche le più dolci. Un uccello è attivo perché è dolce, una pietra è inerte perché è dura; la pietra per sua natura deve cadere perché la durezza è debolezza; l’uccello per sua natura può andare in alto perché la fragilità è forza. Nella forza perfetta c’è una specie di frivoIità, una leggerezza che può sostenersi nell’aria. Certi moderni indagatori di storia miracolosa hanno ammesso solennemente che una caratteristica dei grandi santi è il loro potere di «levitazione». Essi possono andare più in là: una caratteristica dei grandi santi è il loro potere di leggerezza. Gli angeli possono volare perché portano se stessi leggermente. Questo fu sempre l’istinto del Cristianesimo e in particolare l’istinto dell’arte cristiana. Ricordate come Fra Angelico abbia rappresentato tutti i suoi angeli non soltanto come uccelli ma quasi come farfalle. Ricordatevi come la più seria arte medioevale fu piena di panneggiamenti leggeri e palpitanti, di piedi agili e saltellanti. Nei veri pre-raffaelliti c’era qualche cosa che i pre-raffaelliti moderni non hanno potuto imitare. Burne-Jones non ha mai potuto ritrovare la leggerezza profonda del medioevo. Negli antichi quadri cristiani il cielo al disopra di ogni figura, è come un paracadute blu e oro; ogni figura sembra pronta a levarsi e a navigare nel cielo. Il mantello lacero del mendicante lo trasporterà in alto come le piume raggiate degli angeli. Ma i re sotto le loro pesanti dorature e gli orgogliosi sotto le loro cappe di porpora, tutti per loro stessa natura rimarranno sommersi, perché l’orgoglio non può sollevarsi alla leggerezza e alla levitazione. L’orgoglio è il trascinarsi di tutte le cose in una facile solennità. Uno si può «metter giù» in una specie di egoistica serietà, ma deve alzarsi se vuol gustare il gioioso oblio di se stesso. Un uomo «scende» in uno studio oscuro, sale in un cielo azzurro. La serietà non è una virtù. Sarebbe una eresia, ma un’eresia molto più giudiziosa, dire che la serietà è un vizio. C’è realmente una tendenza o decadenza naturale a prendersi sul serio perché e la cosa più facile a farsi. È più facile scrivere un buon articolo di fondo per il Times che un buon motto di spirito per il Punch. La solennità discende dagli uomini naturalmente; il riso è uno slancio. È facile esser pesanti, difficile esser leggeri. Satana è caduto per la forza di gravità.

(G. K. Chesterton, Ortodossia, Morcelliana, Brescia 1995 (ed. or. 1908), pp. 165-166)

4 pensieri su “La serietà non è una virtù

  1. Ma io lo amo!
    Questo me la stampo io e l’affisso dappertutto dove maggiormente mi trovo. Quanta saggezza, quanto equilibrio soprattutto, dote che oggi manca terribilmente.
    Se solo la smettessimo di prenderci troppo sul serio, sarebbe già una mezza conquista per diventare più leggeri, leggiadri nello spirito.
    GRANDEEEE! :D

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