Sabato Santo…il silenzio

Vogliamo ridestare in noi la viva memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia, domenica prossima, “la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria, la Pasqua in cui la Chiesa celebra la Festa che è l’origine di tutte le feste”, come dice il Prefazio per il giorno di Pasqua nel rito ambrosiano

Sabato Santo: il sabato santo è segnato da un profondo silenzio. Le Chiese sono spoglie e non sono previste particolari liturgie. Mentre attendono il grande evento della Risurrezione, i credenti perseverano con Maria nell’attesa pregando e meditando. C’è bisogno in effetti di un giorno di silenzio, per meditare sulla realtà della vita umana, sulle forze del male e sulla grande forza del bene scaturita dalla Passione e dalla Risurrezione del Signore. Grande importanza viene data in questo giorno alla partecipazione al Sacramento della riconciliazione, indispensabile via per purificare il cuore e predisporsi a celebrare intimamente rinnovati la Pasqua. Almeno una volta all’anno abbiamo bisogno di questa purificazione interiore di questo rinnovamento di noi stessi. Questo Sabato di silenzio, di meditazione, di perdono, di riconciliazione sfocia nella Veglia Pasquale, che introduce la domenica più importante della storia, la domenica della Pasqua di Cristo. Veglia la Chiesa accanto al nuovo fuoco benedetto e medita la grande promessa, contenuta nell’Antico e nel Nuovo Testamento, della liberazione definitiva dall’antica schiavitù del peccato e della morte. Nel buio della notte viene acceso dal fuoco nuovo il cero pasquale, simbolo di Cristo che risorge glorioso. Cristo luce dell’umanità disperde le tenebre del cuore e dello spirito ed illumina ogni uomo che viene nel mondo. Accanto al cero pasquale risuona nella Chiesa il grande annuncio pasquale: Cristo è veramente risorto, la morte non ha più alcun potere su di Lui. Con la sua morte Egli ha sconfitto il male per sempre ed ha fatto dono a tutti gli uomini della vita stessa di Dio. Per antica tradizione, durante la Veglia Pasquale, i catecumeni ricevono il Battesimo, per sottolineare la partecipazione dei cristiani al mistero della morte e della risurrezione di Cristo. Dalla splendente notte di Pasqua, la gioia, la luce e la pace di Cristo si espandono nella vita dei fedeli di ogni comunità cristiana e raggiungono ogni punto dello spazio e del tempo [...]

L’amore è più forte dell’odio, ha vinto e dobbiamo associarci a questa vittoria dell’amore. Dobbiamo quindi ripartire da Cristo e lavorare in comunione con Lui per un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia e sull’amore. In quest’impegno, che tutti ci coinvolge, lasciamoci guidare da Maria, che ha accompagnato il Figlio divino sulla via della passione e della croce e ha partecipato, con la forza della fede, all’attuarsi del suo disegno salvifico. Con questi sentimenti, formulo fin d’ora i più cordiali auguri di lieta e santa Pasqua a tutti voi, ai vostri cari e alle vostre Comunità.
Estratto dalla Catechesi di Papa Benedetto XVI – 19 marzo 2008

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Venerdì Santo

Sieda costui solitario e resti in silenzio,

poiché egli glielo ha imposto;

cacci nella polvere la bocca,

forse c’è ancora speranza;

porga a chi lo percuote la sua guancia,

si sazi di umiliazioni.

Poiché il Signore non rigetta mai…

Ma, se affligge, avrà anche pietà

secondo la sua grande misericordia.

 (Lam. 3,28-32)

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Triduo pasquale

Cari fratelli e sorelle,

siamo giunti alla vigilia del Triduo Pasquale. I prossimi tre giorni vengono comunemente chiamati “santi” perchè ci fanno rivivere l’evento centrale della nostra Redenzione; ci riconducono infatti al nucleo essenziale della fede cristiana: la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo. Sono giorni che potremmo considerare come un unico giorno: essi costituiscono il cuore ed il fulcro dell’intero anno liturgico come pure della vita della Chiesa. Al termine dell’itinerario quaresimale, ci apprestiamo anche noi ad entrare nel clima stesso che Gesù visse allora a Gerusalemme. Vogliamo ridestare in noi la viva memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia, domenica prossima, “la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria, la Pasqua in cui la Chiesa celebra la Festa che è l’origine di tutte le feste”, come dice il Prefazio per il giorno di Pasqua nel rito ambrosiano.

Domani, Giovedì Santo, la Chiesa fa memoria dell’Ultima Cena durante la quale il Signore, la vigilia della sua passione e morte, ha istituito il Sacramento dell’Eucaristia e quello del Sacerdozio ministeriale. In quella stessa notte Gesù ci ha lasciato il comandamento nuovo, “mandatum novum“, il comandamento dell’amore fraterno. Prima di entrare nel Triduo Santo, ma già in stretto collegamento con esso, avrà luogo in ogni Comunità diocesana, domani mattina, la Messa Crismale, durante la quale il Vescovo e i sacerdoti del presbiterio diocesano rinnovano le promesse dell’Ordinazione. Vengono anche benedetti gli olii per la celebrazione dei Sacramenti: l’olio dei catecumeni, l’olio dei malati e il sacro crisma. E’ un momento quanto mai importante per la vita di ogni comunità diocesana che, raccolta attorno al suo Pastore, rinsalda la propria unità e la propria fedeltà a Cristo, unico Sommo ed Eterno Sacerdote. Alla sera, nella Messa in Cena Domini si fa memoria dell’Ultima Cena quando Cristo si è dato a tutti noi come nutrimento di salvezza, come farmaco di immortalità: è il mistero dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana. In questo Sacramento di salvezza il Signore ha offerto e realizzato per tutti coloro che credono in Lui la più intima unione possibile tra la nostra e la sua vita. Col gesto umile e quanto mai espressivo della lavanda dei piedi, siamo invitati a ricordare quanto il Signore fece ai suoi Apostoli: lavando i loro piedi proclamò in maniera concreta il primato dell’amore, amore che si fa servizio fino al dono di se stessi, anticipando anche così il sacrificio supremo della sua vita che si consumerà il giorno dopo sul Calvario. Secondo una bella tradizione, i fedeli chiudono il Giovedì Santo con una veglia di preghiera e di adorazione eucaristica per rivivere più intimamente l’agonia di Gesù al Getsemani.

Il Venerdì Santo è la giornata che fa memoria della passione, crocifissione e morte di Gesù. In questo giorno la liturgia della Chiesa non prevede la celebrazione della Santa Messa, ma l’assemblea cristiana si raccoglie per meditare sul grande mistero del male e del peccato che opprimono l’umanità, per ripercorrere, alla luce della Parola di Dio e aiutata da commoventi gesti liturgici, le sofferenze del Signore che espiano questo male. Dopo aver ascoltato il racconto della passione di Cristo, la comunità prega per tutte le necessità della Chiesa e del mondo, adora la Croce e si accosta all’Eucaristia, consumando le specie conservate dalla Messa in Cena Domini del giorno precedente. Come ulteriore invito a meditare sulla passione e morte del Redentore e per esprimere l’amore e la partecipazione dei fedeli alle sofferenze di Cristo, la tradizione cristiana ha dato vita a varie manifestazioni di pietà popolare, processioni e sacre rappresentazioni, che mirano ad imprimere sempre più profondamente nell’animo dei fedeli sentimenti di vera partecipazione al sacrificio redentivo di Cristo. Fra queste spicca la Via Crucis, pio esercizio che nel corso degli anni si è arricchito di molteplici espressioni spirituali ed artistiche legate alla sensibilità delle diverse culture. Sono così sorti in molti Paesi santuari con il nome di “Calvaria”, ai quali si giunge attraverso un’erta salita che richiama il cammino doloroso della Passione, consentendo ai fedeli di partecipare all’ascesa del Signore verso il Monte della Croce, il Monte dell’Amore spinto fino alla fine.

Il Sabato Santo è segnato da un profondo silenzio. Le Chiese sono spoglie e non sono previste particolari liturgie. Mentre attendono il grande evento della Risurrezione, i credenti perseverano con Maria nell’attesa pregando e meditando. C’è bisogno in effetti di un giorno di silenzio, per meditare sulla realtà della vita umana, sulle forze del male e sulla grande forza del bene scaturita dalla Passione e dalla Risurrezione del Signore. Grande importanza viene data in questo giorno alla partecipazione al Sacramento della riconciliazione, indispensabile via per purificare il cuore e predisporsi a celebrare intimamente rinnovati la Pasqua. Almeno una volta all’anno abbiamo bisogno di questa purificazione interiore di questo rinnovamento di noi stessi. Questo Sabato di silenzio, di meditazione, di perdono, di riconciliazione sfocia nellaVeglia Pasquale, che introduce la domenica più importante della storia, la domenica della Pasqua di Cristo. Veglia la Chiesa accanto al nuovo fuoco benedetto e medita la grande promessa, contenuta nell’Antico e nel Nuovo Testamento, della liberazione definitiva dall’antica schiavitù del peccato e della morte. Nel buio della notte viene acceso dal fuoco nuovo il cero pasquale, simbolo di Cristo che risorge glorioso. Cristo luce dell’umanità disperde le tenebre del cuore e dello spirito ed illumina ogni uomo che viene nel mondo. Accanto al cero pasquale risuona nella Chiesa il grande annuncio pasquale: Cristo è veramente risorto, la morte non ha più alcun potere su di Lui. Con la sua morte Egli ha sconfitto il male per sempre ed ha fatto dono a tutti gli uomini della vita stessa di Dio. Per antica tradizione, durante la Veglia Pasquale, i catecumeni ricevono il Battesimo, per sottolineare la partecipazione dei cristiani al mistero della morte e della risurrezione di Cristo. Dalla splendente notte di Pasqua, la gioia, la luce e la pace di Cristo si espandono nella vita dei fedeli di ogni comunità cristiana e raggiungono ogni punto dello spazio e del tempo.

Cari fratelli e sorelle, in questi giorni singolari orientiamo decisamente la vita verso un’adesione generosa e convinta ai disegni del Padre celeste; rinnoviamo il nostro “sì” alla volontà divina come ha fatto Gesù con il sacrificio della croce. I suggestivi riti del Giovedì Santo, del Venerdì Santo, il silenzio ricco di preghiera del Sabato Santo e la solenne Veglia Pasquale ci offrono l’opportunità di approfondire il senso e il valore della nostra vocazione cristiana, che scaturisce dal Mistero Pasquale e di concretizzarla nella fedele sequela di Cristo in ogni circostanza, come ha fatto Lui, sino al dono generoso della nostra esistenza.

Far memoria dei misteri di Cristo significa anche vivere in profonda e solidale adesione all’oggi della storia, convinti che quanto celebriamo è realtà viva ed attuale. Portiamo dunque nella nostra preghiera la drammaticità di fatti e situazioni che in questi giorni affliggono tanti nostri fratelli in ogni parte del mondo. Noi sappiamo che l’odio, le divisioni, le violenze non hanno mai l’ultima parola negli eventi della storia. Questi giorni rianimano in noi la grande speranza: Cristo crocifisso è risorto e ha vinto il mondo. L’amore è più forte dell’odio, ha vinto e dobbiamo associarci a questa vittoria dell’amore. Dobbiamo quindi ripartire da Cristo e lavorare in comunione con Lui per un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia e sull’amore. In quest’impegno, che tutti ci coinvolge, lasciamoci guidare da Maria, che ha accompagnato il Figlio divino sulla via della passione e della croce e ha partecipato, con la forza della fede, all’attuarsi del suo disegno salvifico. Con questi sentimenti, formulo fin d’ora i più cordiali auguri di lieta e santa Pasqua a tutti voi, ai vostri cari e alle vostre Comunità.

Benedetto XVI - Mercoledì, 19 marzo 2008

© Copyright 2008 – Libreria Editrice Vaticana

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Insegnami a pregare

Uno schema semplice per imparare a pregare secondo il cuore di Dio.

volto santoUn uomo andò da un maestro di preghiera e gli chiese: ”Insegnami a pregare”. Il maestro gli disse: “Perché vuoi pregare?” “Perché pregare è la somma scienza”. Il maestro lo mandò via dicendogli: “Torna tra un anno”. L’anno dopo, l’uomo tornò, si ripeté la scena, ma cambiò la risposta: “Perché voglio diventare santo”. Il maestro gli disse ancora una volta: “Torna tra un anno”. Ritornato da lui, l’uomo gli disse subito: “Insegnami a pregare, perché voglio cercare Dio”.

La vera preghiera nasce dal desiderio di Dio. Cercare Dio per Dio, perché è Lui, così come noi siamo contenti di essere cercati per noi stessi e non per quello che facciamo o che abbiamo. Cercarlo ogni giorno: la preghiera come la vita è quotidiana, aver pregato ieri non serve se non prego anche oggi. È più utile alla crescita spirituale dedicare ogni giorno anche solo qualche minuto alla preghiera che aspettare di avere più tempo e più voglia per farlo. Nella preghiera non è importante “sentire”, ricevere consolazioni, posso pregare anche quando non riesco a concentrarmi o mi distraggo, poiché ciò che conta non è l’attenzione ma l’intenzione: sapere verso chi sto andando, chi desidero incontrare. Pregare non è riflettere su Dio, parlare di Lui, ma parlare a Lui, sintonizzarsi con il suo cuore, accogliere e vivere la sua volontà. Se prego cambio davvero, se prego divento riflesso della sua bellezza e santità. Continua a leggere

“Io ti assolvo…” La confessione, istruzioni per l’uso

UNA CATECHESI SPICCIOLA SUL SACRAMENTO DEL PERDONO

Sovente, al termine di una preparazione intensa dei giovani al sacramento, noi avvertiamo che occorre avere chiarimenti anche su difficoltà che spesso per lui non sono semplici. Ecco alcune domande che ritornano con frequenza:

Qual è la preoccupazione maggiore che dovrei avere venendo a ricevere il sacramento?
La cosa più importante è che tu capisca che il sacramento è un atto di fede nella potenza guaritrice di Cristo.
Tu non devi vedere il prete, tu devi scorgere Cristo in lui. Poi devi sapere bene che il gesto che stai per compiere è una riparazione di amore. Quando si ama veramente, le cose non costano più.

Io ho ancora un po’ paura del sacramento, – cosa devo fare?
Reagisci! Devi fare un po’ di autoumorismo, devi smontarti. Prendi in mano la catechesi di Cristo sul sacramento del perdono, il cap. 15 di Luca. Davanti a un padre che corre verso il figlio peccatore, lo abbraccia, lo copre di baci, piange di gioia… puoi ancora avere paura di inginocchiarti a chiedere perdono?

Io sento dentro di me come la voce della mia debolezza che mi dice: è inutile, tanto sarà tutto come prima. Come devo reagire?
Devi reagire con fermezza. Non è assolutamente vero che “sarà tutto come prima”. Se ricevi il sacramento bene, in te ci sarà la forza vitale di Cristo che opera, che sostiene, che incoraggia, che conforta. Il sacramento ben ricevuto lascia un segno. Non è un colpo di bacchetta magica, tuttavia è una forza misteriosa di Dio, che scatterà in te al momento giusto, se tu collabori, se tu fai la tua parte. Continua a leggere

Se non ora, quando? L’esame di coscienza

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Come si fa un buon esame di coscienza

Il Sacramento della Confessione staccato dalla parola di Dio non ha senso. Per prepararti a ricevere il sacramento del perdono la Chiesa ti chiede di esaminare la tua coscienza confrontandoti con la Parola di Dio. Tutto il messaggio di Cristo può essere riassunto in due importanti pagine dei Vangeli: il testo delle beatitudini (Mt 5,3-10) e il testo sull’amore di Dio e del prossimo (Mt 12,29). Ti presentiamo una traccia efficace per la tua preparazione al sacramento.

LE BEATITUDINI

1. Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli Continua a leggere

Festa dell’Annunciazione: “Si”

La risposta essenziale di Maria all’Annunciazione: il suo semplice «sì».

[Maria] si dichiara serva del Signore. «Avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38).

Bernardo di Chiaravalle, in una sua omelia di Avvento, ha illustrato in modo drammatico l’aspetto emozionante di questo momento. Dopo il fallimento dei progenitori, tutto il mondo è oscurato, sotto il dominio della morte. Ora Dio cerca un nuovo ingresso nel mondo. Bussa alla porta di Maria. Ha bisogno della libertà umana. Non può redimere l’uomo, creato libero, senza un libero «sì» alla sua volontà. Creando la libertà, Dio, in un certo modo, si è reso dipendente dall’uomo. Il suo potere è legato al «sì» non forzato di una persona umana.

Così Bernardo mostra come, nel momento della domanda a Maria, il cielo e la terra, per così dire, trattengono il respiro. Dirà «sì»? Lei indugia… Forse la sua umiltà le sarà d’ostacolo? Per questa sola volta – le dice Bernardo – non essere umile, bensì magnanima! Dacci il tuo «sì»! È questo il momento decisivo, in cui dalle sue labbra, dal suo cuore esce la risposta: «Avvenga per me secondo la tua parola».

È il momento dell’obbedienza libera, umile e insieme magnanima, nella quale si realizza la decisione più elevata della libertà umana. Maria diventa madre mediante il suo «sì». I Padri della Chiesa a volte hanno espresso tutto ciò dicendo che Maria avrebbe concepito mediante l’orecchio – e cioè: mediante il suo ascolto. Attraverso la sua obbedienza, la Parola è entrata in lei e in lei è diventata feconda. In questo contesto, i Padri hanno sviluppato l’idea della nascita di Dio in noi attraverso la fede e il Battesimo, mediante i quali sempre di nuovo il Logos viene a noi, rendendoci figli di Dio. Pensiamo, per esempio, alle parole di sant’Ireneo: «Come l’uomo passerà in Dio, se Dio non è passato nell’uomo  Come abbandoneranno la nascita per la morte, se non saranno rigenerati mediante la fede in una nuova nascita, donata in modo meraviglioso ed inaspettato da Dio, nella nascita dalla Vergine, quale segno della salvezza?»

Tratto dal libro L’infanzia di Gesù di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI  (capitolo 2. – pp. 46 – 47)

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La mia risposta è: si, prego!

Papa Francesco: “Ho bisogno che il popolo di Dio mi sostenga”

Le parole del pontefice nell’inedita intervista rilasciata alla radio comunitaria argentina FM Bajo Flores

In un’inedita intervista realizzata in occasione del suo primo anniversario come pontefice, Papa Francesco ha rifiutato l’opinione secondo la quale i sacerdoti che lavorano con i poveri nelle “villas de miseria” (sobborghi della miseria) appartengano ad una chiesa di sinistra e “progressista”. “Il lavoro dei sacerdoti nelle villas di Buenos Aires non è ideologico, è apostolico, e per questo fa parte della stessa Chiesa. Quelli che pensano che sia un’altra chiesa non comprendono fino in fondo il lavoro nella villa. La cosa importante è il lavoro”, ha detto Francesco.
Il pontefice ha concesso l’intervista alla radio comunitaria FM Bajo Flores, che trasmette dalla Villa 1-11-14, un quartiere di fronte allo stadio del San Lorenzo.Prima di essere eletto Papa, l’allora Jorge Mario Bergoglio, cardinale di Buenos Aires, nominò molti prelati destinati a lavorare nei quartieri più poveri della capitale dell’Argentina. “Francesco è un Papa “villero” (della villa) , non è un cliché. Lui era veramente molto impegnato nella villa prima di essere eletto Papa”, ha detto Eduardo Nájera ad Associated Press prima della cerimonia. Nájera è il direttore della radio che ha intervistato Francesco 15 giorni fa nella sua residenza di Santa Marta in Vaticano, nella prima intervista concessa ad un media argentino, la quale è stata proiettata  su un maxi schermo in un centro comunitario della villa.È stato interpellato riguardo ai sacerdoti legati al Movimento di Sacerdoti per il Terzo Mondo, come padre Carlos Mujica, tacciato come “comunista” e “sovversivo”, che però rifiutò la lotta armata. Fu assassinato nel 1974, senza che il fatto venisse chiarito. “Non erano comunisti. Erano grandi sacerdoti che lottavano per la vita”, ha puntualizzato il Papa nell’intervista. “Hanno provato a portare la parola di Dio agli emarginati. Sono sacerdoti che ascoltano il popolo di Dio e lottano per la giustizia”, ha sottolineato.

L’intervista è stata accolta calorosamente da più di un centinaio di residenze della villa, dove Bergoglio molte volte arrivava da solo, senza scorta. Augustina Mendoza, che ha vissuto quasi la metà dei suoi 63 anni nella villa, ha detto che Bergoglio ha bevuto il mate con lei nella sua casa: “Io so che lui si ricorda della mia zuppa paraguayana. Mi ha colpito la sua semplicità”, ha spiegato Mendoza. “Era molto serio, e non rideva, invece ora ha un un buon rapporto con tutti. Francesco supera ogni aspettativa perché ha empatia con i giovani, con i bambini e con gli anziani”.

Giovedì ha celebrato il suo primo anniversario con un semplice tweet simile: “Per favore pregate per me”. Gli argentini hanno chiesto per quale motivo chiede sempre che si preghi per lui. “Perché ne ho bisogno. Quello di cui ho più bisogno è che il popolo di Dio mi sostenga” ha detto il pontefice.

I giornalisti di AP Nicole Winfield e Michael Warren hanno contribuito a questa nota.

Fonte: Aleteia
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La beatitudine della mitezza

La mitezza è una virtù che sboccia sul terreno di un’altra virtù che si chiama “dominio di sé”.

Giotto_Scrovegni_Christ_before_CaiaphasL’Apostolo Paolo cita tra i frutti dello Spirito, l’una accanto all’altro, la mitezza e il dominio di sé (cfr. Gal 5,22). Ciò significa che tanto l’una quanto l’altro possono esistere solo nel quadro della vita di chi cammina secondo lo Spirito. L’uomo che pensa e agisce in modo puramente naturale non sa neppure che cosa siano la mitezza o il dominio di sé, e spesso, vedendoli in una persona che vive il Vangelo, li fraintende, credendo che la mitezza sia in realtà debolezza, e il dominio di sé lo scambia con l’indifferenza. In verità, questo succede con tutto il resto delle manifestazioni dell’uomo spirituale; lo stesso Apostolo Paolo è molto esplicito su questo punto, perché nessun cristiano si illuda di essere compreso da un non cristiano: “l’uomo naturale non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle” (1 Cor 2,14). Continua a leggere

Perché 40 giorni di Quaresima?

AM 3San Josemaría scrisse: “La Quaresima ci pone davanti a degli interrogativi fondamentali: cresce la mia fedeltà a Cristo, il mio desiderio di santità? Cresce la generosità apostolica nella mia vita di ogni giorno, nel mio lavoro ordinario, fra i miei colleghi? Ognuno risponda silenziosamente, in cuor suo, a queste domande e scoprirà che è necessaria una nuova trasformazione perché Cristo viva in noi, perché la sua immagine si rifletta limpidamente nella nostra condotta”È Gesù che passa, 58

Raccogliamo alcune delle domande più comuni sulla Quaresima con le risposte per comprendere meglio il senso di questo periodo liturgico.

Che cos’è la Quaresima? Da quando si vive la Quaresima? Qual è il significato della Quaresima?
Chiamiamo Quaresima il periodo di quaranta giorni (Quadragesima) dedicato alla preparazione della Pasqua. Dal quarto secolo si manifesta la tendenza a farne un tempo di penitenza e di rinnovamento per tutta la Chiesa, con la pratica del digiuno e dell’astinenza.
“La Chiesa ogni anno si unisce al mistero di Gesù nel deserto con i quaranta giorni della Quaresima” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 540). Proponendo ai suoi fedeli l’esempio di Cristo nel suo ritiro nel deserto, si prepara per la celebrazione delle solennità pasquali, con la purificazione del cuore, una pratica perfetta della vita cristiana e un atteggiamento penitente. Continua a leggere

Tutti sentono le voci che amano

grillo_animaleSiamo a Londra. In una vasta e tumultuosa via alberata di Londra. 
Strepito di cavalli e di carrozze, vociare di mercanti e di strilloni. Trambusto di uomini e di mezzi. 
Chi corre perché ha fretta. Chi passeggia. Un po’ di tutto. Un via vai continuo.
Ma ecco… quel signore che si è fermato. 
Pare in ascolto. Ma di che? 
Trattiene per un braccio l’amico e gli sussurra: “Senti? C’è un grillo!”. 
L’amico lo guarda stralunato: com’è possibile sentire il cri-cri di un grillo in quel mondo di rumori? 
“Ma cosa dice, professore? Un grillo?!”.
E il signore, che si è fermato, come guidato da un radar, si accosta lentamente a un minuscolo ciuffo d’erba ai piedi di un albero. 
Con delicatezza sposta steli e dice: “Eccolo!”.
L’amico si curva. È davvero un piccolo grillo. 
Stupore per il fatto del grillo a Londra. 
Ma doppio stupore per averlo sentito. 
D’accordo. Per avvertire certe “voci”, occorre grande capacità d’ascolto. E quel signore ce l’aveva. 
Era il grande entomologo francese Jean Henry Fabre. 
E la sua grande capacità di ascolto era rivolta in modo specifico al mondo degli insetti. 
“Ma come ha fatto a sentire il grillo in tutto questo chiasso?” domanda l’amico al signor Fabre, mentre riprendono il cammino. 
“Perché voglio bene a quelle piccole creature. Tutti sentono le voci che amano, anche se sono debolissime. Vuoi che proviamo?”… Il signor Fabre si ferma. 
Estrae dal borsellino una sterlina d’oro e la lascia cadere a terra. 
È un piccolo din, ma una decina di persone che camminano sul marciapiede si voltano di scatto a fissare la moneta. 
“Hai visto” dice il signor Fabre, “Queste persone amano il denaro e ne percepiscono il suono, anche tra lo strepito più chiassoso”.

Fonte: Cum grano salis

Emilee: “L’aborto mi ha causato l’infertilità!”

IMG0574jpg-2387310_p9Nel 1984 rimasi inaspettatamente incinta, anche se la considero una contraddizione perché fondamentalmente, se una è sessualmente attiva non dovrebbe essere sorpresa se rimane incinta. Prendevo la pillola, ma chiaramente anche la pillola anticoncezionale non funziona al 100% e non ricordavo assolutamente di non averla presa per un giorno. È possibile che stessi prendendo antibiotici in quel periodo e allora non si sapeva che gli antibiotici possono annullare gli effetti della pillola, o almeno io non lo sapevo. Indipendentemente dal motivo per cui la pillola non ha funzionato con me, ero una studentessa universitaria di 20 anni con “sogni” di carriera da modella, e ora ero incinta!
Poiché stavo prendendo la pillola, scoprii di essere incinta solo a 10-12 settimane. Avevo perso due cicli, ma mi era capitato in precedenza, quando avevo esagerato con l’atletica e la ginnastica, così pensai solo che stava succedendo la stessa cosa. Comunque, descrissi i miei sintomi ad un’amica e si convinse che ero incinta e mi consigliò di fare un test, e lo feci, ed ero incinta. Continua a leggere

Senso della colpa e senso del peccato

Nel nostro tempo si smarrisce sempre più il senso del peccato, che è per sua natura direttamente proporzionale al senso di Dio. Quanto più l’uomo si incontra “a tu per tu” con il Signore, tanto più scopre e conosce i suoi peccati, sentendosi indegno di stare al cospetto di Dio. Succede come quando vediamo i mobili di una stanza al buio: la polvere sopra di essi non si nota…Ma non appena accendiamo la luce o apriamo la finestra, immediatamente ci accorgiamo della polvere che si è accumulata…Dio è luce, che mette a nudo le nostre mancanze, ma lo fa con amore e misericordia, ossia facendoci avvertire il bisogno di togliere da noi la “polvere” che forse da tempo abbiamo accumulato nella nostra vita. Continua a leggere

Il beato Don Michele Sopocko

sopocIl Beato don Michele Sopocko (1888-1975), confessore e direttore spirituale di Suor Faustina, per mezzo di lei, fu direttamente legato al mistero delle apparizioni di Gesù Misericordioso. Dio gli assegnò un ruolo di straordinaria importanza – realizzare la missione che il Signore Gesù affidò a Suor Faustina.
A questa attività consacrò quasi tutta la sua vita.

Michele Sopocko nacque il 1 novembre 1888 a Nowosady nei pressi di Vilna (Vilnius, Lituania) in una nobile famiglia di tradizione patriottica. Nonostante le difficili condizioni di vita, i genitori gli garantirono un’educazione a livello elementare. Il lavoro pesante in campagna, la necessità di lottare sempre per mantenere la famiglia, furono per i membri della famiglia Sopocko una scuola di vita e di carattere. La vita morale dei genitori, la loro pietà profonda e il loro amore influirono sulla giusta formazione spirituale di Michele e dei suoi fratelli.In famiglia si pregava insieme tutti i giorni e si andava regolarmente in chiesa che era distante 18 chilometri.

Si viaggiava con un carro trainato da un cavallo. L’atmosfera che regnava in casa Sopocko suscitò in Michele, sin dalla più tenera età, una pietà ardente e un desiderio di consacrarsi a Dio nel servizio sacerdotale.

Nel 1910 Michele Sopocko iniziò gli studi quadriennali al Seminario di Vilnius. Potè continuare gli studi grazie al sussidio assegnatogli dal rettore. Fu ordinato sacerdote il15 giugno 1914. Continua a leggere

Ho sete di Dio

La vita è un continuo incontro. Di qualcuno vorremmo fare tranquillamente a meno, altri invece si possono rivelare decisivi per la nostra vita. Ma tutti sono importanti, se sappiamo individuare il bene per noi che si nasconde dietro a delle parole o dei gesti.

Così è stato anche per padre Nouwen che un bel giorno si vede piombare nel suo ufficio un tizio di nome Fred Bratman, inviato dal “New York Times”, edizione domenicale per la zona del Connecticut. Si siedono e il Padre, da subito, provò un misto di irritazione e attrazione verso questo giovane. Lui percepiva che a quel giornalista non importava proprio nulla dell’intervista, sicuramente avrebbe voluto passare la giornata in tutt’altro modo, ma il suo lavoro era questo, e non si discute. Punto! Ora, non è che sia il massimo del piacere per l’intervistato di percepire la totale indifferenza e una mancanza di qualsiasi coinvolgimento da parte di Fred e mentre lui deponeva gli appunti nella sua cartella, padre Nouwen incominciò a provare compassione per lui: “Mi dica, le piace il suo lavoro?” Il giovane gli confidò che “No, non mi piace!”, ma doveva guadagnarsi i soldi per vivere… Ma non era del tutto vero, aggiunse anche che scrivere gli piace e questa intervista avrebbe avuto qualche interesse per lui, se solo avesse potuto usare il vocabolario suo e senza dover contare le parole…insomma, come doveva raccontare la vita ricca di eventi di una persona come padre Nouwen, in solo 750 parole? Impossibile!, e nella voce di Fred c’era tutto il suo scoraggiamento. Il padre capì che il giovane era sul punto di abbandonare i suoi sogni per vivere una vita mediocre.

A partire dal giorno dell’intervista nacque un’amicizia profonda, padre Nouwen si prese cura di lui, incominciarono a frequentarsi spesso e, ovviamente, parlarono anche di religione, della fede. Fred era ebreo, ma non praticante, il padre conobbe i suoi amici e viceversa. Un mondo variopinto nel quale uno imparava dall’altro e, nella diversità, sono riusciti a trovare il vero incontro.

Passarono gli anni tra vicende dolorose, alti e bassi come tutti noi conosciamo, ma l’amicizia fra i due si faceva ancora più profonda e forte, insieme al loro esplicito desiderio di una comune base spirituale. Ecco che cosa racconta Padre Nouwen:

“Un giorno, mentre passeggiavamo nella Columbus Avenue a New York City, Fred si girò verso di me e disse: Perché non scrivi qualcosa sulla vita spirituale, per me e i miei amici?”. Fred conosceva bene la maggior parte dei miei scritti. Mi aveva dato spesso validi consigli sulla forma e sullo stile, ma raramente si sentiva coinvolto dal contenuto. Come ebreo che viveva nel mondo secolare di New York City, non poteva trovare molto conforto o sostegno in parole che avevano una esplicita matrice cristiana ed erano chiaramente basate su una lunga vita nella Chiesa. “Cose sostanzialmente buone” diceva spesso “ma che non fanno per me”. Egli sentiva fortemente che la sua esperienza e quella dei suoi amici esigevano un’altra intonazione, un altro linguaggio, una diversa lunghezza d’onda spirituale. Continua a leggere

L’ultimo soldato del Re

filia ecclesiae:

Per ricordare un grande, umile servo di nostro Signore: Eugenio Corti!

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Osservatorio Caterina: le farfalle.
Ne venivano spesso, aleggiando, a posarsi sui bordi di terra smossa della nostra trincea, forse per suggerne l’umidità. Un pomeriggio ne arrivò una particolarmente bella: era nero-velluto, striata di fuoco, con macchie bianche. La mia attenzione fu attirata dalla leggiadria di quei colori, i quali – mi resi conto – non erano disposti a caso: anzi anche un grande pittore soltanto in un momento di particolare grazia avrebbe saputo comporli con tanta arte.
La considerai attento: quanto a lei, certo, non era così per propria scelta, non sapeva neppure di essere una farfalla, non se ne accorgeva. Nemmeno d’esistere si accorgeva: esisteva e basta, e ferma sul bordo di terra della trincea muoveva ritmica le ali, come uno che respiri nel sonno, inconsciamente lieta del miracolo grande dell’estate di cui faceva parte. Quando però di lì a poco ne comparve un’altra della stessa specie, la farfalla…

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Le nuovissime lettere di Berlicche – LIII – No, è Superman!

filia ecclesiae:

Superlativo!

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Caro Malacoda,

E’ un po’ di tempo che non ci sentiamo, vero? Spero che tu sia grato del fatto che un demone di così alto lignaggio come me trovi tempo, nonostante tutti i suoi impegni, per scrivere ad un diavolo di basso rango e ancora più bassa intelligenza come te.
In effetti ho già da tempo deciso che sei irrecuperabile come tentatore. Siccome però voglio evitare che le tue iniziative intempestive causino danni alle nostre attività infernali, ho deciso di fare un’eccezione al mio proposito di lasciarti sguazzare nella tua acqua pulita.
Ho saputo infatti che hai preso delle iniziative per cercare di limitare tra i tuoi protetti l’immagine dell’attuale Papa.
Dimmi, ma tu le leggi di tanto in tanto le circolari? I bollettini? Le disposizioni dei dirigenti dell’Ufficio Tentazioni? No, eh?
E non ti sei neanche chiesto come mai su giornali, riviste, televisioni che sai benissimo essere controllate da…

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Come muore un santo – Tommaso d’Aquino

tommaso aquinoVisitando la stanza di san Tommaso, si sono incontrate delle iscrizioni che narrano sufficientemente gli ultimi momenti della sua vita; non dicono tuttavia come il santo sia potuto approdare a Fossanova, l’esemplarità del suo contegno nei pochi giorni che vi è stato ospite, l’affettuoso amore di cui l’hanno circondato i monaci, la morte santa che lo ha colto fra queste mura, la sorte dei suoi resti mortali. Sembra doveroso farlo ora, a complemento di quanto già detto nella parte storica di questo lavoro e a chiusura di questa guida la quale rimarrebbe lacunosa se non dedicasse di proposito due parole a chi più di ogni altro ha onorato il monastero con la sua presenza, già allora tanto significativa, ambita e preziosa.

È risaputo infatti che, tra le personalità geniali che onorano l’umanità, un posto non secondario l’occupa san Tommaso d’Aquino, filosofo tra i più grandi di tutti i tempi, non meno che teologo illustre della Chiesa di Dio. Conoscitore profondo di tutto lo scibile del suo tempo, particolarmente della dottrina aristotelica, era capace – per la portentosa memoria che gli consentiva di ritenere quanto leggeva – di assimilare, arricchire del suo, sintetizzare ed esporre con estrema chiarezza ogni materia; e tanta capacità egli l’attribuiva con sincera umiltà ad una grazia del Signore. Quest’uomo a cui dovevano tanto le università di Parigi e di Napoli per avervi egli insegnato e a cui deve tutt’ora l’umanità, ha legato il suo nome anche all’abbazia di Fossanova, dove ha trascorso  gli ultimi giorni della sua vita e trovato riposo per 75 anni. Continua a leggere

Siamo quello che siamo e siamolo bene

silence11-desalesAl di sopra di tutto, la nostra risposta all’amore di Dio si tradurrà nella maniera con cui noi viviamo la nostra vocazione. Questo termine designava allora le occupazioni inerenti alla condizione sociale di ciascuno, e Francesco di Sales l’assimila alla vocazione nello stesso tempo che l’esalta. «Dio ama la nostra vocazione, scrive alla signora Brûlart, amiamola perciò anche noi» (XII 351). L’invito del vangelo è di vivere non malgrado la nostra situazione sociale, ma attraverso di essa e i molteplici impegni che comporta. Una parola chiave, rivolta ancora alla stessa Brûlart, riassume questo invito: «Siamo ciò che siamo e siamolo bene, per fare onore al maestro operaio di cui noi siamo la sua occupazione» (XIII 53).

Francesco di Sales moltiplica gli inviti a essere gioiosamente ciò che siamo, nel compimento del nostro dovere di stato, accettandoci col nostro temperamento e i nostri difetti, nelle circostanze che costituiscono il contesto della nostra vita: salute, malattia, il carattere di coloro che ci circondano, gli avvenimenti di ogni giorno. Continua a leggere

Medjugorje: Commissione chiude lavori

Medjugorje-Science-Ivan2005Dopo anni di polemiche, divieti, infinite valutazioni pro e contro le  presunte apparizioni mariane nella piccola cittadella bosniaca, la Commissione internazionale istituita da Benedetto XVI e presieduta dal card. Camillo Ruini, per “vederci chiaro”sulle manifestazioni mariane nel Santuario, meta di pellegrinaggio per milioni di fedeli in Bosnia, ha concluso i lavori. L’esito dello studio ora sarà sottoposto alla Congregazione per la Dottrina della Fede per avere una posizione ufficiale della Santa Sede. Senza anticipare nessun giudizio, vorrei presentare alla vostra cortese attenzione, il luogo, dove presumibilmente la Madre di Dio appare, lanciando all’umanità messaggi, richieste di preghiere per la conversione dei peccatori.  Anche Betlemme prima della nascita di Gesù era un paesello sconosciuto: “il più piccolo tra i capoluoghi di Guida”. Lì, il Salvatore è venuto alla luce, facendo diventare quel villaggio sconosciuto alla geografia politica e strategica, meta di pellegrinaggi da ogni parte del mondo. Dio si serve delle cose piccole per rivelare la sua potenza. Continua a leggere

Pellegrinaggio di un’anima

In attesa, scruto l’anima come un dannato - “Solo, col cuore che sanguina e con l’anima che piange”

_ver016200001ill0008Forse è meglio non cercare, non riflettere, vivere senza problemi, senza la tortura di questi eterni quesiti che non hanno risposta: meglio vivere da bestia soddisfatta.

Ho l’anima lacerata dall’incertezza. Posso chiamare bianco il nero, ridermi delle cose sacre, prenderle in ridicolo: nulla me lo impedisce. Mi compiaccio di questi cattivi pensieri e vorrei possedere la purezza di un bambino. Quale tormento non sapere a chi chiedere, dove trovare un medico per l’intelligenza e per il cuore!

Sciocchezze. La vita è un gioco da prendere sorridendo. Ecco il solo mezzo per non disperare.

Che cosa sono la felicità, questo nostro bambino che cresce? Gran belle cose, senz’altro: ci aiutano e ci danno forza. Ma perché non mi danno tanta forza di modo che possa scacciare questa crudele inquietudine e questo problema che continuamente mi tormenta? Perché Vivo?

Non accade nulla: nulla che mi interessi. Vivo nell’attesa. Da sempre, la mia vita è attesa di qualcosa, d’una catastrofe, d’una gioia, di qualcosa che sia grande e bello… Non ho avuto l’ambizione o il desiderio di occupare una carica, un posto di responsabilità. Vivo per qualcosa d’altro. Non so che cosa sia quest’altro, ma vivo nell’attesa di qualcosa. Continua a leggere

Come a Cana

«Ma egli rispose: “Quando si fa sera, voi dite: «Bel tempo, perché il cielo rosseggia»; e al mattino: «Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo». Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?» (Matteo 16,2-3)

Basta guardarsi intorno un po’ attentamente ed il parallelo balza all’occhio.

Il Magistero (come inciso perentoriamente anche all’articolo 677 del Catechismo) indica come la storia della Chiesa sia destinata a ricalcare la vicenda terrena del suo Capo e Maestro: il Cristo.

E se dovessimo fare un bilancio, risulterebbe evidente come il momento storico attuale ricordi molto da vicino l’episodio evangelico delle nozze di Cana.

Tanto quanto viene narrato in quel contesto, che l’evangelista Giovanni inserisce in apertura del suo Vangelo complementando l’episodio delle tentazioni nel deserto raffigurato dai Sinottici, vediamo come una circostanza dell’umana quotidianità s’intrecci con quell’antagonismo escatologico proprio di ogni contingenza storica e tratteggiato definitivamente e a tinte forti nel capitolo dodici dell’Apocalisse: il confronto tra il maligno e la Stirpe della Donna. Continua a leggere

S. Ilario di Poitiers

Vescovo e Padre della Chiesa, Festa: 13 gennaio

Cari fratelli e sorelle,

la-fet2oggi vorrei parlare di un grande Padre della Chiesa di Occidente, sant’Ilario di Poitiers, una delle grandi figure di Vescovi del IV secolo. Nel confronto con gli ariani, che consideravano il Figlio di Dio Gesù una creatura, sia pure eccellente, ma solo creatura, Ilario ha consacrato tutta la sua vita alla difesa della fede nella divinità di Gesù Cristo, Figlio di Dio e Dio come il Padre, che lo ha generato fin dall’eternità. Continua a leggere