Cuore Immacolato B. M.V. – dati storici

“Affinché la devozione all’augustissimo Cuore di Gesù produca i più copiosi frutti nella famiglia cristiana e perfino nell’intera umanità – ha insegnato il Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) nell’enciclica «Haurietis Aquas» -, i fedeli abbiano cura di unirvi strettamente la devozione al Cuore Immacolato della Madre di Dio” (§ 84).

Nella Sacra Scrittura, il vocabolo “cuore” è alla base del rapporto religioso-morale dell’uomo con Dio. Il cuore è al centro di tutta la vita spirituale dell’uomo; è principio di vita, memoria, pensiero, volontà, interiorità: il cuore è inteso come sede dell’incontro con Dio.
L’espressione “Cuore Immacolato”, applicato a Maria, è divenuta di uso corrente in seguito alla definizione del dogma dell’Immacolata Concezione (Beato Pio IX – Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878), 8 dicembre 1854, bolla “Ineffabilis Deus”, e raggiunse la massima diffusione negli anni 1942-1952, a motivo degli avvenimenti di Fatima che determinarono la consacrazione del mondo al Cuore Immacolato.

L’origine storica della festa è abbastanza recente, come è ricordato nell’Esortazione apostolica “Marialis Cultus” (2 febbraio 1974) del Servo di Dio Paolo VI (Giovanni Battista Montini, 1963-1978 ) che annovera la memoria del Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria tra le “memorie o feste che esprimono orientamenti emersi nella pietà contemporanea” (MC 8).

S. Giovanni Eudes (1601-1680) che fu padre, dottore e primo apostolo di questa devozione, come risulta dalle dichiarazioni (1903) di Pp Leone XIII (Vincenzo Gioacchino Pecci, 1878-1903) e, nel 1909, di S. Pio X (Giuseppe Melchiorre Sarto, 1903-1914), non separava mai i due Cuori nei suoi progetti liturgici. Continua a leggere

Un cuore che batte per te, un cuore sacro!

Cari fratelli e sorelle,

536564721_74aff6a98dnell’odierna domenica, che coincide con l’inizio di giugno, mi piace ricordare che questo mese è tradizionalmente dedicato al Cuore di Cristo, simbolo della fede cristiana particolarmente caro sia al popolo sia ai mistici e ai teologi, perché esprime in modo semplice e autentico la “buona novella” dell’amore, riassumendo in sé il mistero dell’Incarnazione e della Redenzione. E venerdì scorso abbiamo celebrato la solennità del Sacro Cuore di Gesù, terza e ultima delle feste che fanno seguito al Tempo Pasquale, dopo la Santissima Trinità e il Corpus Domini. Questa successione fa pensare ad un movimento verso il centro: un movimento dello spirito che è Dio stesso a guidare. Dall’orizzonte infinito del suo amore, infatti, Dio ha voluto entrare nei limiti della storia e della condizione umana, ha preso un corpo e un cuore; così che noi possiamo contemplare e incontrare l’infinito nel finito, il Mistero invisibile e ineffabile nel Cuore umano di Gesù, il Nazareno. Nella mia prima Enciclica sul tema dell’amore, il punto di partenza è stato proprio lo sguardo rivolto al costato trafitto di Cristo, di cui ci parla Giovanni nel suo Vangelo (cfr 19,37; Deus caritas est, 12). E questo centro della fede è anche la fonte della speranza nella quale siamo stati salvati, speranza che ho fatto oggetto della seconda Enciclica.

Ogni persona ha bisogno di un “centro” della propria vita, di una sorgente di verità e di bontà a cui attingere nell’avvicendarsi delle diverse situazioni e nella fatica della quotidianità. Ognuno di noi, quando si ferma in silenzio, ha bisogno di sentire non solo il battito del proprio cuore, ma, più in profondità, il pulsare di una presenza affidabile, percepibile coi sensi della fede e tuttavia molto più reale: la presenza di Cristo, cuore del mondo. Invito pertanto ciascuno a rinnovare nel mese di giugno la propria devozione al Cuore di Cristo, valorizzando anche la tradizionale preghiera di offerta della giornata e tenendo presenti le intenzioni da me proposte a tutta la Chiesa. Continua a leggere

Beata Maria Vergine di Fatima

Madonna_FatimaIl 13 maggio del 1917 tre bambini pascolavano un piccolo gregge nella Cova da Iria, frazione di Fatima, comune di Villa Nova de Ourém, oggi Diocesi di Leiria-Fatima. Si chiamavano Lucia de Jesus, di 10 anni e i suoi cugini Francesco e Giacinta Marto, di 9 e 7 anni (beatificati dal Servo di Dio Pp Giovanni Paolo II il 13 maggio 2000).
Verso mezzogiorno, dopo aver recitato il rosario, come facevano abitualmente, si intrattennero a costruire una piccola casa con pietre raccolte sul luogo, dove oggi sorge la Basilica.
All´improvviso videro una grande luce; pensando che si trattasse di un lampo decisero di andarsene, ma sopraggiunse un altro lampo che illuminò il luogo e videro sopra un piccolo elce (dove ora si trova la Cappellina delle Apparizioni) una “Signora più splendente del sole” dalle cui mani pendeva un rosario bianco.
La Signora disse ai tre Pastorelli che era necessario pregare molto e li invitò a tornare alla Cova da Iria :
«…Sono venuta a chiedervi di venire qui per sei mesi di seguito, il 13, a questa stessa ora. In seguito, vi dirò chi sono e che cosa voglio. Dopo ritornerò ancora qui una settima volta…Recitate il rosario tutti i giorni per ottenere la pace per il mondo e la fine della guerra..» Continua a leggere

Festa dell’Annunciazione: “Si”

La risposta essenziale di Maria all’Annunciazione: il suo semplice «sì».

[Maria] si dichiara serva del Signore. «Avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38).

Bernardo di Chiaravalle, in una sua omelia di Avvento, ha illustrato in modo drammatico l’aspetto emozionante di questo momento. Dopo il fallimento dei progenitori, tutto il mondo è oscurato, sotto il dominio della morte. Ora Dio cerca un nuovo ingresso nel mondo. Bussa alla porta di Maria. Ha bisogno della libertà umana. Non può redimere l’uomo, creato libero, senza un libero «sì» alla sua volontà. Creando la libertà, Dio, in un certo modo, si è reso dipendente dall’uomo. Il suo potere è legato al «sì» non forzato di una persona umana.

Così Bernardo mostra come, nel momento della domanda a Maria, il cielo e la terra, per così dire, trattengono il respiro. Dirà «sì»? Lei indugia… Forse la sua umiltà le sarà d’ostacolo? Per questa sola volta – le dice Bernardo – non essere umile, bensì magnanima! Dacci il tuo «sì»! È questo il momento decisivo, in cui dalle sue labbra, dal suo cuore esce la risposta: «Avvenga per me secondo la tua parola».

È il momento dell’obbedienza libera, umile e insieme magnanima, nella quale si realizza la decisione più elevata della libertà umana. Maria diventa madre mediante il suo «sì». I Padri della Chiesa a volte hanno espresso tutto ciò dicendo che Maria avrebbe concepito mediante l’orecchio – e cioè: mediante il suo ascolto. Attraverso la sua obbedienza, la Parola è entrata in lei e in lei è diventata feconda. In questo contesto, i Padri hanno sviluppato l’idea della nascita di Dio in noi attraverso la fede e il Battesimo, mediante i quali sempre di nuovo il Logos viene a noi, rendendoci figli di Dio. Pensiamo, per esempio, alle parole di sant’Ireneo: «Come l’uomo passerà in Dio, se Dio non è passato nell’uomo  Come abbandoneranno la nascita per la morte, se non saranno rigenerati mediante la fede in una nuova nascita, donata in modo meraviglioso ed inaspettato da Dio, nella nascita dalla Vergine, quale segno della salvezza?»

Tratto dal libro L’infanzia di Gesù di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI  (capitolo 2. – pp. 46 – 47)

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MARIA SS.MA MADRE DI DIO

1255519883_858d0b0e30Madre di Dio (in greco Θεοτόκος; in latino Deipara o Dei genetrix) è un titolo  che è stato dato a Maria nel 431 dal Concilio di Efeso attraverso la proclamazione di un dogma ed è una conseguenza della dottrina cristologica affermata dal concilio. Secondo il concilio Gesù Cristo, pur essendo sia Dio che uomo – come già diceva in precedenza il concilio di Nicea (325) -, è un’unica persona. Le due nature, divina e umana, sono inseparabili e perciò Maria può essere legittimamente chiamata Madre di Dio. La solennità di Maria S.ma Madre di Dio è la prima festa mariana comparsa nella Chiesa occidentale.

Il Servo di Dio Paolo VI, volle, a partire dal 1967, che il 1° gennaio diventasse anche la Giornata Mondiale della Pace; in questa occasione il Sommo Pontefice invia ai Capi delle Nazioni un messaggio che invita alla riflessione sul tema della Pace.

Dall’omelia di Papa Benedetto XVI

Cari fratelli e sorelle!

Iniziamo quest’oggi un nuovo anno e ci prende per mano la speranza cristiana; lo iniziamo invocando su di esso la benedizione divina ed implorando, per intercessione di Maria, Madre di Dio, il dono della pace: per le nostre famiglie, per le nostre città, per il mondo intero [...] Continua a leggere

LA PRESENTAZIONE DELLA B.V. MARIA

Gli anni dell’infanzia di Maria Santissima furono silenziosi, come la sua umiltà. Nulla ci dice la Sacra Scrittura. I cristiani, tuttavia, desideravano conoscere con maggiori dettagli la vita di Maria; e poiché i vangeli mantengono il silenzio fino al momento dell’Annunciazione, la pietà popolare, ispirandosi ad alcuni passi dell’Antico e del Nuovo Testamento, elaborò ben presto alcuni racconti semplici, che poi saranno ripresi dall’arte, dalla poesia e dalla spiritualità cristiana.

Uno di questi episodi, forse il più significativo, è la Presentazione della Madonna al tempio. Maria è offerta a Dio dai suoi genitori, Gioacchino e Anna, nel Tempio di Gerusalemme. Come l’altra Anna, madre del profeta Samuele, che offrì suo figlio per il servizio di Dio a Silo, nella casa del Signore, dove si manifestava la sua gloria (cfr. 1 Sam 1, 21-28); nello stesso modo, anni dopo, Maria e Giuseppe avrebbero portato Gesù neonato al Tempio per presentarlo al Signore (cfr. Lc 2, 22-38).
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“L’uragano Sandy a New York spazza tutto tranne la Madonna”.

Incredibile questa immagine della Vergine Maria che e’ rimasta intatta al passaggio della tempesta
chiamata “Sandy” il 30 ottobre nella zona  di Breezy Poin del quartiere Qeens a New York. 

Gli abitanti sono rimasti esterrefatti dell’accaduto !!!


AVE MARIA!

San Francesco e Maria

San Francesco d’Assisi, “uomo appassionato per Cristo”, viveva secondo la regola del Vangelo, imitando Gesù, Figlio di Maria. Raccomandò ai suoi fratelli di veste, che conservassero la Chiesa chiamata Porziuncola, come Casa Madre dell’Ordine francescano da lui creato. Ogni giorno, ciascun religioso sente il dovere impellente di recitare il Rosario. E San Francesco prega Maria, come protettrice dell’ordine francescano:

Ave, Signora, santa regina, 
santa Madre di Dio, Maria,

che sei vergine fatta Chiesa
ed eletta dal santissimo Padre celeste,
che ti ha consacrata
insieme col santissimo suo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo Paraclito;
Tu in cui fu ed è ogni pienezza
di grazia e ogni bene.

Ave, suo palazzo.
ave, suo tabernacolo,
ave, sua casa.
Ave, suo vestimento,
ave, sua ancella,
ave, sua Madre.

E saluto voi tutte, sante virtù,
che per grazia e illuminazione
dello Spirito Santo
venite infuse nel cuore dei fedeli,
per farli diventare da infedeli fedeli di Dio.
Morendo, che si risuscita a Vita Eterna.

Beata Vergine Maria Regina

La celebrazione di Maria Regina fu istituita dal Venerabile Pp Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) nel 1955 al termine dell’anno mariano, centenario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione.

Si celebrava, fino alla recente riforma del calendario liturgico, il 31 maggio, a coronamento della singolare devozione mariana nel mese a Lei dedicato. Il 22 agosto era riservato alla commemorazione del Cuore Immacolato di Maria, al cui posto subentra la festa di Maria Regina per avvicinare la regalità della Vergine alla sua glorificazione nell’assunzione al cielo. Questo posto di singolarità e di preminenza le deriva dai molteplici titoli, illustrati da Pp Pio XII nella lettera enciclica «Ad caeli Reginam»(11 ottobre 1954), di Madre del Capo e dei membri del Corpo mistico, di augusta sovrana e regina della Chiesa, che la rende partecipe non solo della dignità regale di Gesù, ma anche del suo influsso vitale e santificante sui membri del Corpo mistico.

In latino “regina”, come “rex”, deriva da “regere”, cioè reggere, governare, dominare. Dal punto di vista umano è difficile attribuire a Maria il ruolo di dominatrice, Lei che si è proclamata la serva del Signore e ha trascorso tutta la vita nel più umile nascondimento. Luca, negli Atti degli apostoli, colloca Maria in mezzo agli Undici, dopo l’Ascensione, raccolta con essi in preghiera; ma non è lei che impartisce ordini, bensì Pietro. E tuttavia proprio in quella circostanza Maria costituisce l’anello di congiunzione che tiene uniti al Risorto quegl’uomini non ancora irrobustiti dai doni dello Spirito Santo.

La Marialis Cultus scrive: “La solennità dell’Assunzione ha un prolungamento festoso nella celebrazione della Beata Maria Vergine Regina, che ricorre otto giorni dopo, nella quale si contempla Colei che, assisa accanto al Re dei secoli, splende come Regina e intercede come Madre”.

La Lumen Gentium  presenta in questi termini il rapporto Assunzione-Regalità di Maria: “L’Immacolata Vergine… finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo, e dal Signore esaltata come Regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al suo Figlio, Signore dei dominanti, e vincitore del peccato e della morte”.

Tutti i cristiani vedono e venerano in lei la sovrabbondante generosità dell’amore divino che l’ha colmata di ogni bene. Ma Lei distribuisce regalmente e maternamente quanto ha ricevuto dal Re; protegge con la sua potenza i figli acquisiti in virtù della sua corredenzione e li rallegra con i suoi doni, poiché il Re ha disposto che ogni grazia passi per le sue mani di munifica regina.

Per questo la Chiesa invita i fedeli a invocarla non solo col dolce nome di madre, ma anche con quello reverente di regina, come in cielo la salutano con felicità e amore gli angeli, i patriarchi, i profeti, gli apostoli, i martiri, i confessori, le vergini.

Maria è stata coronata col duplice diadema della verginità e della maternità divina: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.» (Luca 1,35)

Tre delle antifone mariane più conosciute dai cristiani invocano Maria con il titolo di Regina; esse sono: la Salve Regina, il Regina Cœli el’Ave Regina Cœlorum.

 

Ave Regina coelorum,
ave Domina Angelorum
Save radix, salve porta,
ex qua mundo lux est orta.
Gaude Virgo gloriosa,
super omnes speciosa:
Vale o valde decora,
et pro nobis, Christum exora.

Signore, mi arrendo!

Bene, avrei dovuto comprenderlo fin dagli inizi di queste ferie, ma mi ostinavo a voler partire ad ogni costo, ignorando la vocina dentro di me che suggeriva di stare ferma li -a casa- e che sarebbe stata cosa buona e giusta. 

C0sì, per fermarmi, ci sono voluti tanti dolori e la febbre alta e finalmente ho capito anch’io. Mi sono rifugiata nelle braccia di Gesù: “Signore, mi arrendo!” 

 

 

Gesù Cristo pur essendo 
nella condizione di Dio 
non ritenne un privilegio 
l’essere come Dio, 
ma svuotò se stesso assumendo una 
condizione di servo (Fil 2,6-8)

 

Con Maria

Se voglio fare una buona esperienza di contemplazione seguendo il percorso dell’arrendersi incondizionato a Dio, il quale mi vuole tutto per sé, mi si presenta la proposta di imitare Gesù Cristo e la Beata Vergine Maria. Si tratta di fare la volontà di Dio non come una imposizione ma come una mia scelta libera e cosciente della sua volontà. Tutte le categorie di persone, ognuna secondo il proprio stato, possono intraprendere questa proposta di preghiera. Ideale stupendo per la maggior gloria di Dio. Che cosa vuoi di più?
Questa resa senza condizioni abbraccia tutto il mio mondo, la fantasia, gli oggetti, le amicizie, le cose che mi piacciono, ma soprattutto il far bene il mio dovere.
La resa dunque non è un puro sentimento di abbandonarsi a Dio, un qualcosa che può appagare il mio cuore per pochi istanti, ma investe gli impegni, i doveri del proprio stato, quelli cioè che derivano dalla condizione particolare in cui uno
si trova nell’ambito di una famiglia o di una comunità.
Gesù Cristo è stato chiaro sia nella sua obbedienza amorosa al Padre, sia quando diceva: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mc 8,34).
La vera “resa”, l’offrirsi liberamente all’amore di Dio, è una scelta fondamentale che fu così cara a Maria, la Vergine di Nazaret, la quale disse all’Angelo: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38).
L’esercizio di questa proposta di preghiera contemplativa è dunque “la resa”, un consegnarsi incondizionato e cioè una scelta libera e amorosa della volontà del Padre.
Il Signore ha formato i suoi santi prendendoli da tutte le categorie di persone: padri e madri di famiglia, fanciulli e fanciulle, studenti universitari, soldati, medici, professionisti, infermieri, suore, preti, vedove, missionari, ecc.
Non mi sarei mai aspettato che la scelta di Dio cadesse anche su di me. E che Egli mi amasse tanto da conquistarmi, solo in attesa della mia resa senza condizioni. Si è tanto innamorato di uno come me, di un povero peccatore e tante volte traditore?
E pur sapendo che l’arrendermi a Dio è frutto di una violenza amorosa, ma sempre violenza che cattura la mia volontà: Eccomi, mi arrendo e mi dono a Te, Signore mio e Dio mio, in piena libertà, pronto a portare la mia croce e a rinnegare me stesso, con l’amore che lo Spirito Santo mi darà in ogni momento. “Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso” (Ger 20,7).
Imitiamo Gesù, così amante del Padre, il quale dopo una lunga lotta nel Getsemani, ha fatto la sua scelta e si è offerto liberamente alla sua passione di croce per nostro amore (cfr Canone II). Ecco l’esempio e allo stesso tempo l’aiuto incondizionato di Gesù per coloro che lo vogliono seguire, rimanendo fedeli al proprio stato.
Arrendersi a Colui che è il più forte, abbassare la nostra difesa davanti a uno che ti fa libero, ti guarisce, ti dona vita perenne e ti brucia il cuore di amore, perché è Lui che si dona a te, è cosa saggia, è la scelta migliore che mi seduce e alletta grandemente, più di ogni offerta del mondo.
Questa resa, dato che ci troviamo nell’ambito di Dio che è l’Amore, ha la sua naturale conclusione nell’abbandono incondizionato a Lui, già ora nella fede e poi per sempre nella sua tenda. Questa è la certezza della nostra speranza.
Estasiante atto amoroso di consegna al mio Amore, poiché già Lui per primo mi ha attirato e si è donato a me senza riserve né limiti di sorta. Se non fosse per Lui io non saprei neanche che cosa sia amare, cioè l’arrendersi liberamente, il donarsi vicendevole, e che cosa sia questo meraviglioso impulso gratuito del dono di sè. Ecco ora cedo davanti all’iniziativa di Colui che, non curante dei miei peccati e delle mie miserie e infedeltà, mi ama e mi chiede amore, perdutamente.

Nello Spirito Santo

Effondi su di me il tuo Spirito, o Signore, come una colata di fuoco davanti alla quale non si può fare altro che arrendersi. La tua presenza è come il sole che illumina e riscalda, mentre una brezza leggera fa desiderare di gustare grandemente la vita nuova nello Spirito.Non mi possiedo più, mentre tu stesso vivi in me” (Gal 2,4) e hai la sovranità assoluta sul mio corpo e sulla mia anima.

Lascio tutto per non avere più nulla di mio: né affetti, né preoccupazioni che mi distolgano da Te. Non difendo più nulla in me. Io stesso non mi difendo più, perché è arrivato il momento della resa a Te, mio gramde amore.
Fondimi al tuo calore, con le tue mani plasmami, del tuo Spirito riempimi e usami secondo il progetto del tuo amore infinito.
È proprio questo che voglio: mi arrendo al tuo amore, cedo le armi di fronte alla tua potenza amorosa, non dubito un istante perché Tu sei fedele al tuo mandato.
Se mi fondi, come l’oro nel crogiuolo, più nulla rimarrà di mio, le scorie verranno eliminate, anche se per questa delicata operazione non basterà né un giorno, né un anno, ma tutta la mia vita.

E quando Tu mi plasmi, come avete fatto con i nostri progenitori, sarò davvero un uomo nuovo, creato a immagine, di Gesù. E come un grande artista, Tu, ogni giorno, ritoccherai questa tua opera. Del tuo Spirito riempimi, in misura  abbondante, fino all’orlo e oltre, perché tutti possano bere di quest’acqua cristallina e il Padre venga sempre lodato, benedetto e ringraziato. Ora Tu puoi usarmi. Grazie, tantissime grazie, o Spirito d’amore. Quanto sei buono! Dal mio nulla, ti prego, attingi e le mani tue riempile di Te, dei tuoi eccellenti doni, e fanne regali a quanti amo. Tutto è tuo, benedetto mio Signore. Dunque non sono più io che vivo, amo, lodo, ringrazio e bacio, ma sei Tu, Spirito del Padre e del Figlio, che vivi e operi in me.

 

Venga il mio Diletto nel suo giardino 
e ne mangi i frutti squisiti (Cantico 4,16).

Vieni, Spirito del Padre. Vieni, Spirito Santo, dolce vento che porti consolazione e sollievo. Vieni ed effondi su di me il profumo dei tuo aromi, e rivestimi di santità. Fammi splendere come una sposa semplice e cara. “Lo Spirito e la sposa dicono: Vieni, Signore!” (Ap 22,17).
Dal profondo del mio cuore vado ripetendo: “Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti” (Ct 4,16). Il mio invito è per Te, Gesù, anche se Tu puoi venire non invitato, come hai già fatto, poiché io non appartengo più a me stesso, ma tutto tuo già io sono. Il tuo amore mi ha fatto tuo. Il tuo Spirito mi ha ricostruito. Che cosa ho ancora che sia mio e non tuo? Il riconoscimento dei miei peccati.
E anche questo è un dono del tuo Spirito. Per questo il testo sacro dice: “Venga il mio diletto nel suo giardino”. E’ tuo il giardino e Tu sei mio. Chi ci guadagna di più? Un giardino senza pretese, disadorno e spoglio, ti sei acquistato, e io, invece, un amante forte e geloso ho avuto in regalo. Tu sai seminare nel mio giardino, far fruttare, cogliere e gustarne i frutti squisiti, e sono quelli del tuo Spirito. Ma anch’io posso riamarti senza morirne, perché il tuo Spirito allarga sempre di più gli spazi del mio cuore.
Ora è tuo il mio giardino, tuoi i frutti, ogni cosa ti consegno, il mio essere e il mio avere ti dono. Non sono più io e più non mi possiedo, ma ho caro che tutto sia tuo, perché solo così ritrovo me stesso, nel migliore mio esistere.
Mi metto in ascolto e sento la tua voce, la tua conferma: Parola che crea, Spirito che rinnova la faccia della terra. Parola che mi chiama al convito, Spirito che ha la dolcezza di un favo di miele. “Sono venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa, e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo, mangio il mio favo e bevo il mio vino” (Ct 5,1).

Sì, mio caro Gesù, tutto è tuo.

Le condizioni della resa

“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Gesù Cristo” (Fil 2,5), scrive San Paolo. Ecco: le condizioni della resa e il percorso da fare seguendo le orme di Gesù. Egli si è arreso, come Figlio, alla volontà del Padre suo, incarnandosi e seguendo la via tracciatagli, fino alla morte di croce.
Ed egualmente Gesù, nostro fratello, si è arreso a noi peccatori e per noi ha subito liberamente, come sua scelta, una morte ignominiosa e dolorosissima: inchiodato sul legno, a braccia aperte e il cuore squarciato per accoglierci tutti. Gesù si arrende a noi ogni giorno con le parole del Memoriale: “Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”. Nella sua grande libertà amorosa non solo si fa cibo e bevanda ma pure prende casa nel tabernacolo per stare sempre in mezzo a noi.
E come Gesù si offre a noi liberamente, dice infatti “Prendete e mangiatene tutti”, allo stesso modo noi liberamente e con amore lo accettiamo, poiché la violenza che egli ci fa è violenza d’amore. “Signore, gridava Geremia, tu mi hai sedotto e io non ho saputo resisterti. (Ger 20,7).
Mi domando come si può resistere all’amore e all’amore di Dio? Maria lo ha capito e senza esitare ha risposto all’angelo: “Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). Anche San Paolo non ha saputo resistere al pungolo che lo sollecitava e alla parola che lo chiamava (At 9,1-31).
Arrendersi a Dio è un invito rivolto a tutti i cristiani di tutte le categorie, infatti con il Padre nostro, se lo comprendiamo e lo preghiamo bene, ci consegniamo a Dio totalmente.
È chiaro che la nostra resa incondizionata – cioè mettere Dio al primo posto -, ha un suo percorso preciso: La Via della Croce, la via del proprio dovere. Questa via ci porta a vivere una vita più alta, più vera, una vita da non potersi immaginare quanto sia forte e meravigliosa: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). La mia vita in questa mia carne ha significato perché è vita di fede in Cristo e non mi sbaglio perché porto in me il sigillo dello Spirito che non mi inganna. Questo sigillo illumina la mia mente e mi fa toccare con mano – che Gesù, il Figlio della tutta Santa, “mi ha amato e ha dato se stesso proprio per me” (Gal 2,20). Tutto ciò dà sicurezza al cuore appagandolo pienamente.
Non possiamo tergiversare, un po’ di qua e un po’ di là. Gesù parla della vite e dei tralci. Lui è la Vite e noi i tralci. E chi di noi non vuole vivere, e vivere bene? Egli si presenta come l’Assoluto, colui che solo possiede il vivere e soltanto chi rinnega se stesso e sta unito a lui, vive veramente, adesso e per sempre. Chi sta unito a Lui porta molto frutto, ma se uno si annoia e non ama e non porta frutto, il Padre lo taglia e vien gettato nel fuoco. (cfr. Gv 15).
Per terminare: la via della “resa” a Dio, tocca la montagna delle Beatitudini. Lì uno deve costruire la sua casa, lì bisogna innalzare la nostra tenda, perché soltanto in quel monte abita Gesù. (Matteo 5,1-12).

D. Timoteo Munari, sdb