A proposito di Santi: a volte funzionano!

Avevo promesso ad un’amica di raccontare una mia esperienza con S. Espedito, eccola:

Otto anni fa mio marito ed io ci siamo trasferiti da Milano ad una graziosa cittadina nella provincia di Cremona. I motivi erano vari: due furti in casa e il peso di un’eredità con complicazioni. Insomma, sentivamo di dover andar via e ci orientammo verso la Brianza, senza trovare tuttavia casa.
Un giorno incontrammo nel centro di Milano un nostro amico, perso di vista da tempo. Ci raccontava di essersi trasferito insistendo di andarlo a trovare nella sua nuova casa e così abbiamo fatto in un sabato di novembre. Il pomeriggio ci ha portato a Crema per un giretto e mio marito ed io ce ne siamo innamorati.
Arrivati a casa avevamo già deciso: quella cittadina era la nostra, e in breve tempo avevamo trovato casa. Nell’arco di quattro mesi era venduta la casa di Milano, fatto il trasloco e arredato il nostro nido nuovo. Spesso ci siamo chiesti: “Ma perché proprio Crema? Non ci siamo mai stati, a parte l’amico non conosciamo nessuno, niente di niente!” Ma fin dagli inizi del nostro “conoscersi” eravamo aperti al mistero, all’avventura.
Che bello ritrovarci spesso con questo amico davanti a un buon piatto, e in un’occasione del genere ci ha parlato lui per la prima volta di S. Espedito. Abbiamo approfondito la conoscenza di questo Santo e così abbiamo scoperto, che nella nostra città c’era un altare dedicato a lui in una piccolissima chiesa supercattolica. Continua a leggere

Gli amanti dell’impossibile e la seduzione dei giorni che non stanno in piedi

La Chiesa Cattolica, fondata da Cristo, insegna agli uomini a celebrare il Natale e la Pasqua, a riscattare il tempo nell’Eterno; il mondo sollecita alla celebrazione del tempo per sé stesso, della storia come fine a sé stessa. La Chiesa insegna infallibilmente la sola speranza fondata; il mondo, in mancanza di questa e affidandosi ai giorni che non stanno in piedi, ci seduce — e non ha altro da offrire — con l’utopia.

(Michele Federico Sciacca, Prospettiva sulla metafisica di S. Tommaso, L’Epos, Palermo 1991, p. 145)

Fonte dell’utopia — Cerchi in alto le tue ragioni di vivere e di agire. Guardati dal confondere le nuvole col cielo. Il cielo vero è non soltanto più puro, ma anche più solido della terra. Firmamentum.

(Gustave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, p. 89)

Amanti dell’impossibile — L’utopista come il santo sono dei fidanzati dell’impossibile. Quel che li distingue è che essi credono, il primo, che le nozze avranno luogo nel tempo; il secondo, nell’eternità.

(Gustave Thibon, L’illusion féconde, Fayard, Paris 1995, p. 136)

Santi – ma quanti!

Probabilmente lo sapete già ma, per sicurezza teutonica – fiducia va bene, controllo è meglio -, vi confermo che il culto dei santi, dei morti, della Madonna non esiste nel mondo protestante. Pur credendo alla vita eterna, in realtà ci si comporta come se non esistesse. Si muore, punto e basta. Poi ci si ritrova in paradiso o nell’inferno.
E nel mentre cosa succede? La persona morta non ha forse un anima immortale?
Ma questo è un discorso da affrontare un’altra volta.

Fresca fresca approdo alla Chiesa Cattolica alla quale sono stata ben preparata, con Catechismo, ore ed ore di rimbambimento in Latino da parte del migliore dei mariti – il mio – e lo ringrazio per la pazienza. Ora che ci penso, non mi ricordo se lui mi abbia mai ringraziato per la mia….vabbé, pazienza! Dicevo, appunto, che non fu tralasciato nulla e sono stata investita da grazie su grazie assorbendole con questa fame di verità che conosce soltanto chi ha cercato a lungo quel oasi di acqua fresca dalla quale attingere a piene mani.

Ebbene, tutto è filato liscio e appena mi si era presentata l’occasione ho raccontato a chiunque di essere diventata finalmente cattolica. Qualche occhiata strana me la sono beccata, ma non mi importava davvero nulla. E’ come quando ci si sposa, con l’anello luccicante al dito, non ancora consumato dalle fatiche di un matrimonio. Non si perde l’occasione per farlo vedere, no? Durante le foto di rito si mette la mano ben in vista, uguale nei primi giorni dopo le nozze. E quante volte si guarda la fede al dito che ci conferma che sì, è tutto vero, sono sposata.

Passo dopo passo sono andata alla scoperta della mia nuova vita cattolica.
I piccoli dettagli, e chiamiamoli “piccoli”, non avevo affrontato… Si, certo, le preghiere della mattina, della sera, l’Angelus, il Rosario, la preghiera per i defunti, l’Angelo custode e più o meno finiva li.

Finalmente ecco li, quelli che volevo scoprire e conoscere: i Santi, e alè!
Non vedevo l’ora di approfittare della loro intercessione e ho letto tutti i libri che avevo sottomano, ho divorato tomo su tomo grazie alla libreria ottimamente fornita da mio marito. Bene.

Ma ora bisognava andare al sodo cioè: pregare. Confesso, sono un po’ ingenua, che mi vergognavo a chiedere come funzioni la cosa.
Fedele alla mia educazione di rispettare tutti in eguale misura, ho incominciato a pregare tutti singolarmente con i loro nomi. Ogni giorno. Avevo timore, che qualcuno si sentisse offeso se mi rivolgessi a una piuttosto che ad un altro. Ergo, tutti o nessuno.

Mi chiedevo come facessero gli altri a svolgere i lavori di casa, fuori casa, coltivare le amicizie, con la mole di preghiere da svolgere ogni giorno e credevo che mio marito lo facesse in macchina mentre era fuori per lavoro. Ma più passavano i giorni, più ero convinta di aver trovato il motivo per il quale molte persone non erano più cattolici praticanti e, in tutta sincerità, le potevo comprendere.

Finalmente, fiera della mia scoperta, ne parlai con mio marito una sera.
Ecco…non trovo esattamente le parole giuste per descrivere le sequenze espressive del suo volto…ci provo: stupore – ho sentito bene? – parla sul serio? – chi ho sposato? –matta – ambulanza – MAMMMAAAAA !!!!

Poi, vedendo il mio candore e la totale buona fede, mi ha spiegato con pazienza, insieme a un buon bicchiere di vino, quale sono le piccole verità della vita e della fede.

Allora ho compreso che non basta conoscere le grandi verità, anche le piccole hanno la loro importanza.
Inoltre, non vergognatevi mai a chiedere, vi risparmiate fatica, tempo e figuracce.

Essere santi

«Esser santi non vuol dire esser delle anime pie, che facilmente son contente di sé e credono che la santità consista nella moltiplicazione degli atti di pietà, delle opere buone, e nulla di più.
Esser santi vuol dire morire e risorgere, vuol dire disfarci ed essere come nuovamente creati per un atto di Dio, vuol dire essere collaboratori di Dio a un’opera che è più grande della creazione medesima, perché suppone una riforma totale dall’intimo di un essere che il peccato ha devastato».

(Don Divo Barsotti, “La preghiera. Lavoro del cristiano”, p. 117).