Ognuno diventa l’immagine del Dio che adora

Ognuno diventa l’immagine del Dio che adora.
Chi venera una cosa morta diventa una cosa morta.
Chi ama la corruzione imputridisce.
Colui che ama un’ombra diventa un’ombra egli stesso.
Colui che ama le cose destinate a perire vive nel terrore che periscano.
Anche il contemplativo che cerca di tenere Dio prigioniero nel suo cuore, diventa un prigioniero degli stessi limiti del suo cuore, tanto che il Signore gli sfugge e lo lascia nella sua prigione, nella sua segregazione, nel suo morto raccoglimento.
L’uomo che lascia al Signore la libertà del Signore adora il Signore nella Sua libertà e riceve la libertà dei figli di Dio.
Quest’uomo ama come Dio e viene rapito, prigioniero della libertà invisibile di Dio.
Un dio che resti immobile entro il raggio della mia visione è ben difficilmente anche solo un’orma del passaggio del vero Dio.

(Thomas Merton, Nessun uomo è un’isola, Garzanti, Milano 1973, pp. 248-249)

Categorie: Thomas Merton | 6 commenti

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6 pensieri su “Ognuno diventa l’immagine del Dio che adora

  1. WOW! Grazie, io amo questo pezzo di Merton perché semplicemente ha ragione e se facciamo un attento esame di coscienza, lo vediamo verificato nella nostra vita ogni giorno.
    Cambia a seconda delle circostanze, non è sempre lo stesso del dio che adoriamo. Lo scrivo con la “d” minuscola perché altro non è che il riflesso dello stato d’animo nel quale ci compiaciamo e non desideriamo di cambiare, modificare. Il nostro dio personale, a immagine e somiglianza dell’essere umano. Un dio senza respiro, senza speranza, senza lo slancio verso Dio, senza vita.

    • Andreas Hofer

      Sapevo che avresti gradito… ;-)
      Queste parole di Merton mi hanno spesso interrogato in questi anni. Di chi, di che cosa sono divenuto icona?
      Come dice De André, “a un Dio senza fiato non credere mai” (anche se lui poi cadeva nell’eccesso opposto). In fondo il dio con la “d” minuscola non è niente altro che un idolo.

  2. Flavia

    “libertà”…è una di quelle parole che troppo poco vengono usate e meditate. La “libertà dei figli di Dio” una volta percepita non puoi farne a meno, nemmeno volendolo :-D
    Merton merita di essere assaporato ma a piccole dosi, troppo ricco.

    • Andreas Hofer

      Hai ragione Flavia. ;-) Va preso a piccolo dosi, come Thibon: troppo denso, raggiunge in fretta il livello di saturazione dei nostri “bicchieri” (secondo la metafora che usava la sorella di S. Teresa di Lisieux per indicarle la “capienza” delle anime). Rispetto a Thibon lo stile di Merton è più secco e asciutto, ma il livello di profondità è molto simile.

  3. Amo entrambi, insieme a Chesterton.
    “E li chiamarono trinitä…” ;)

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