La fiamma della purezza

Se da una parte un impuro non potrà mai amar Dio, chi d’altra parte fosse senza amor di Dio non potrà mai essere realmente puro. La purezza prepara l’anima all’amore, e l’amore conferma l’anima nella purezza. Non si leverà mai vivace la fiamma dell’amore, quando non ci sia sotto, a nutrirla, una sostanza pura e genuina; e la più abbagliante delle purezze, qualora non tragga alimento dall’amore fervido, è un gelo e una desolazione.

(John Henry Newman, Purezza e amore, in Sermoni cattolici, Jaca Book, Milano 1983, p. 39)

La passione accieca, soffoca, ecc., si dice comunemente. Perché? A causa della sua fiamma? No, a causa del fumo. C’è, di norma, più fumo che fiamma in un cuore che «brucia» d’amore. Nell’ordine materiale, il fumo è fatto di elementi impropri alla combustione d’un corpo; nell’ordine spirituale, nasce dall’impurità delle passioni (lussuria, orgoglio, avarizia, ecc.) che si mescolano al nostro amore. E il termine «fumo» ha due significati: serve a designare le tenebre accecanti che sono il prezzo dell’amore (ed anche il segnale della sua presenza, dato che non c’è fumo senza fuoco) e significa nello stesso tempo apparenza, illusione, menzogna. L’amore scorge fantasmi nelle volute del fumo che gli nasconde la realtà. Il rimedio classico, per un’anima immersa nel fumo delle passioni, consiste nel dissipare il fumo con lo spegnere il fuoco. Allora gli occhi vedono più chiaramente, ma a che prezzo? Il raffreddarsi del cuore rende quella chiaroveggenza superficiale, astratta o scettica e ci proibisce, più ineluttabilmente ancora che il fumo delle passioni, l’accesso alle supreme realtà. «Voi dite che amare, è accecamento dell’anima. Io dico, che il non amare ne è la cecità» (Victor Hugo).
Esiste fortunatamente un altro sistema, più lungo e più doloroso, ma positivo: abbandonarsi totalmente al fuoco dell’amore, lasciarsi consumare da esso fino al punto in cui, non trovando più impurità per alimentare ii fumo, la fiamma si trasforma tutta in luce. Ed è questo l’eterno dilemma tra la morale dello spegnitoio e quella della purezza (πυρ significa fuoco). Il Cristo ha risposto una volta per tutte: «Non sono venuto per distruggere ma per compire» e: «Sono venuto ad accendere un fuoco sulla terra». È l’unico fuoco senza fumo, ed è in esso che devono trasformarsi i nostri ardori.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, pp. 126-127)

Categorie: Saggezza, Thiboniana | Tag: , , , | 6 commenti

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6 pensieri su “La fiamma della purezza

  1. Vi dico solo… grazie!
    Grazie dei vostri articoli. Grazie di esserci, brevi, incisivi e toccanti.
    Un balsamo per chi è sempre in difficoltà, come me.
    Vi voglio bene. Un abbraccio specialissimo a Karin, che mi manca tanto là dove lei sa…

    • Dio è grande, il Signore è di un amore infinito. Cosa ho fatto di buono per avere a mio fianco delle persone così gentili e amabili….
      Nulla, perché tutto è grazia e io ne sono tanto grata.
      Ciao, carissimo! :-)

    • Andreas Hofer

      Caro Sergio, siamo tutti in cammino verso la casa del Padre. Grazie al cielo abbiamo questi giganti a indicarci la via anche nei momenti più bui. Grazie a te! Come direbbe Karin, Ave Maria e avanti! :-)

  2. 61Angeloextralarge

    Grazie anche da parte mia! Me lo stampo e me lo porto in preghiera! Poi commenterò. ;.D

  3. E’ un pezzo tosto! Vi ricordate la febbre altissima di S. Padre Pio?
    Era l’amore bruciante (e per davvero) per Cristo.
    Guardate i suoi occhi, anche loro bruciano, ardono di desiderio di Cristo.
    Impossibile non scorgere in lui, perfino nelle foto, la fiamma della passione vera, lucida e pura.

    Signore, aiutaci!

  4. 61Angeloextralarge

    “Esiste fortunatamente un altro sistema, più lungo e più doloroso, ma positivo: abbandonarsi totalmente al fuoco dell’amore, lasciarsi consumare da esso fino al punto in cui, non trovando più impurità per alimentare ii fumo, la fiamma si trasforma tutta in luce”: mi sono fermata qui! Qui c’è tutto il crogiuolo del fonditore! Qui c’è la mano del fonditore che mi plasma e mi modella a sua immagine e somiglianza, rispettando quel progetto d’amore che ha pensato per me fin dall’inizio dei tempi!
    Quanto è doloroso lasciarsi plasmare, quante impurità ci sono ancora da consumare!
    Buon lavoro, Signore! Non vorrei essere nei tuoi panni! Quanta fatica ti faccio fare!

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