Il vero avventuriero del nostro tempo

È importante che i veri amanti del soprannaturale prendano coscienza di tale pericolo di corruzione interiore del cristianesimo. La Chiesa di Cristo si trova simultaneamente alle prese con il suo contrario e con la sua parodia. Il primo pericolo è il meno temibile, poiché si definisce da sé stesso e non ci si può ingannare sul suo conto. In un mondo in piena crisi, in cui tutte le nostre ragioni di vivere e di agire sono messe in questione, un Nietzsche che tenta di assassinare l’amore cristiano mi sembra meno pericoloso di un Rousseau che lo prostituisce…
In un mondo cosiffatto si tratta in primo luogo di restaurare la natura, si tratta di ricostruire degli uomini. L’amore più alto si riconoscerà da questo segno, che saprà salvare la realtà più umile. Posso dubitare, fino a prova contraria, del carattere soprannaturale della vocazione di una giovane che si crede chiamata alla contemplazione infusa o di un intellettuale che arde dal desiderio di servire Dio con la parola o con gli scritti (non dico che tali vocazioni non esistano allo stato puro, dico che molte di esse sono adulterate), ma se vedo l’amore di Dio rifare un buon contadino o un buon padre di famiglia, non dubiterò più dell’autenticità di quest’amore.

(Gustave Thibon, Ritorno al reale. Prime e seconde diagnosi in tema di fisiologia sociale, Effedieffe, Milano 1998, pp. 239-240)

[…] Il più grande errore, l’errore più stupido e grossolano è di credere, è immaginarsi che la vita di famiglia, siccome è una vita ritirata, sia anche una vita ritirata dal mondo. È esattamente e diametralmente il contrario. La vita di famiglia è invece la vita più coinvolta nel mondo, incomparabilmente, che al mondo ci sia. C’è un solo avventuriero al mondo, e ciò si vede soprattutto nel mondo moderno: è il padre di famiglia. Gli altri, i peggiori avventurieri non sono nulla, non lo sono per niente al suo confronto. Non corrono assolutamente alcun pericolo, al suo confronto. Tutto nel mondo moderno, e soprattutto il disprezzo, è organizzato contro lo stolto, contro l’imprudente, contro il temerario,
Chi sarà tanto prode, o tanto temerario?
contro lo sregolato, contro l’audace, contro l’uomo che ha tale audacia, avere moglie e bambini, contro l’uomo che osa fondare una famiglia. Tutto è contro di lui. Tutto è sapientemente organizzato contro di lui. Tutto si rivolta e congiura contro di lui. Gli uomini, i fatti; l’accadere, la società; tutto il congegno automatico delle leggi economiche. E infine li resto. Tutto è contro il capo famiglia, contro il padre di famiglia; e di conseguenza contro la famiglia stessa, contro la vita di famiglia. Solo lui è letteralmente coinvolto nel mondo, nel secolo. Solo lui è letteralmente un avventuriero, corre un’avventura. 

(Charles Péguy, Véronique. Dialogo della storia e dell’anima carnale, Piemme, Casale Monferrato 2002, pp. 103-104)

Categorie: Matrimonio e famiglia, Thiboniana | Tag: , , | 4 commenti

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4 pensieri su “Il vero avventuriero del nostro tempo

  1. 61Angeloextralarge

    “non dico che tali vocazioni non esistano allo stato puro, dico che molte di esse sono adulterate”: quando vedo alcuni atteggiamenti privi d’amore nelle persone che hanno segiuto Cristo nella via della Consacrazione, purtroppo e maliziosamente mi chiedo se la scelta di questa Consacrazione ci sia stata perché c’era una vera chiamata da parte di Cristo, o altre cose hanno determinato il tutto.
    “Tutto è contro il capo famiglia, contro il padre di famiglia; e di conseguenza contro la famiglia stessa, contro la vita di famiglia.”: profetica sta frase! Da allora la figura del padre è stata calpestata e il valore della famiglia ancora di più.

    • Andreas Hofer

      Sulle vocazioni “adulterate” Thibon ne avrebbe da dire… Le chiama “false sublimazioni”, proprie delle “false virtù”. Vale a dire i vizi che semplicemente frtustrati e repressi ma non superati, arsi cioè nel fuoco dell’amore divino, si tramutano nella virtù loro opposta. È una maschera, come quella dell’orgoglio impotente che si traveste da umiltà. Il contrassegno della falsa virtù è quella patina di intransigenza e crudeltà verso il prossimo di cui penso tutti abbiamo esperienza diretta. Ovviamente spesso noi per primi indossiamo questa maschera, nella misura in cui siamo schiavi del peccato. «Il santo invece – scrive sempre Thibon -, siccome è perfettamente libero dalla carne e dal peccato, si abbassa con maggior compassione di tutti su quella carne e su quel peccato di cui altre volte ha portato le catene. Bisogna esser liberi per visitare i prigionieri».

      • 61Angeloextralarge

        Hai ragione: spesso anche noi indossiamo questa maschera! Quanto lavoro c’è da fare ancora.

  2. Non si sfugge da se stessi. S’è vero che contrarre il matrimonio per non sentirsi soli, perché la solitudine pesa, porta a disastri preannunciati, è altrettanto vero che il sacerdozio non potrà mai essere una fuga da se stessi né il pretesto di trovarci un posticino per coltivare le proprie attitudini.
    Sono entrambi delle vocazioni nelle quali non ci si crogioli ma che bisogna affrontare, come tutto nella vita, con amore e responsabilità.
    L’equilibrio interiore, stato così difficile da raggiungere, deve avvenire prima di ogni scelta importante, per poi perfezionarsi dopo.
    Né nel matrimonio né nel sacerdozio, si trova l’isola perduta, ma sempre se stessi, con tutti i problemi di prima, centuplicati.

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