Essere santi

«Esser santi non vuol dire esser delle anime pie, che facilmente son contente di sé e credono che la santità consista nella moltiplicazione degli atti di pietà, delle opere buone, e nulla di più.
Esser santi vuol dire morire e risorgere, vuol dire disfarci ed essere come nuovamente creati per un atto di Dio, vuol dire essere collaboratori di Dio a un’opera che è più grande della creazione medesima, perché suppone una riforma totale dall’intimo di un essere che il peccato ha devastato».

(Don Divo Barsotti, “La preghiera. Lavoro del cristiano”, p. 117).

Categorie: In Cristo Re e Maria Santissima, Quaresima e S. Pasqua 2012, Saggezza | Tag: , , | 8 commenti

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8 pensieri su “Essere santi

  1. 61Angeloextralarge

    Quanto è vero!
    Vado di fretta…. ma, da brava curiosona vorrei sapere… come è andata ieri?
    ;-)

  2. 61Angeloextralarge

    Ops! Ho dimenticato questo: Smack! :-D

  3. 61Angeloextralarge

    E’ da quando ho letto questo post, molto vero, che mi torna in mente “Esser santi non vuol dire esser delle anime pie, che facilmente son contente di sé e credono che la santità consista nella moltiplicazione degli atti di pietà, delle opere buone, e nulla di più”. Mi sta lavorando dentro e mi fa interrogare molto: mi sento santa? Nel senso “mi sento giusta, a posto, degna di stare al cospetto di Dio?”. Più ci penso e più mi sento piccola e mancante!

    • Allora siamo in due, Angela.
      Però non ne faccio neanche tante opere buone ora che ci penso.
      Forse l’unica davvero buona è quella di stare ai piedi della croce e dire “Eccomi, ho bisogno di Te.”

      • 61Angeloextralarge

        Quella non è buona ma buonissima:

        “Attraverso l’Adorazione, il cristiano contribuisce misteriosamente alla trasformazione radicale del mondo e alla diffusione del Vangelo. Coloro che si incontrano con il Signore svolgono dunque un eminente servizio: essi presentano a Cristo tutti coloro che non Lo conoscono o che sono lontani da Lui: essi vegliano davanti a Lui, in loro nome”. Giovanni Paolo II

  4. Non è davvero una grazia?

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