Spes contra spem: l’attesa dell’impossibile

Amore: promessa tesa verso l’impossibile e, di conseguenza, mai compiuta: anche i più alti istanti di felicità sono ancora attesa e nostalgia, ogni pienezza scava un nuovo vuoto, la bevanda accresce la sete. — Il segno di un grande amore consiste non nel mantenere, ma nell’alimentare una promessa divina. Amiamo non nella misura in cui possediamo, ma nella misura in cui attendiamo.

(Gustave Thibon, L’ignorance étoilée, Fayard, Paris 1974, p. 85)

Che cosa attende generalmente l’uomo? Attende la sua felicità, la sua pienezza, il suo bene (chiamo bene tutto ciò che riscalda e nutre l’anima), non attende mai il suo male. Anche quando diciamo di qualcuno che “attende la morte”, questa espressione implica una certa quale informe confidenza nella morte, e questo elemento di speranza si rivela più chiaramente se paragoniamo il termine attendere al termine attendersi: quest’ultimo ha un senso vicino a quello di prevedere, e non è la stessa cosa dire, per esempio: da quel giorno Giovanni attese la morte, o: da quel giorno, Giovanni si attese di morire…
L’uomo attende solo ciò che spera. Ma tutto ciò che in noi è sorgente di speranza (la giovinezza, l’amore, la poesia, la preghiera…) è impregnato di mistero, ogni bene (a eccezione di un certo moralismo meccanizzato che, al limite, è un male) è anche stupefazione, abbagliamento, liberazione, ogni attesa ha qualcosa di religioso. Il bene dell’uomo è dunque ciò che l’uomo attende e non prevede.

(Gustave Thibon, Ritorno al reale. Prime e seconde diagnosi in tema di fisiologia sociale, Effedieffe, Milano 1998, p. 271)

Categorie: Thiboniana | 7 commenti

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7 pensieri su “Spes contra spem: l’attesa dell’impossibile

  1. Quante volte si muore a se stessi e si attende la resurrezione come un bene che alimenti la morte successiva…
    Sono sempre in attesa, ora che ci penso. Grazie! :)

    • Viene in mente anche una meravigliosa meditazione di Guardini sulla Madonna. Guardini parla di Maria come donna dell’attesa per eccellenza. La Madre del Signore che si trova «in questa condizione di sapere e non sapere al tempo medesimo, di un’attesa e dell’incapacità di interpretarla, ella vive fidando in Dio. È quell’atteggiamento di cui si era già parlato e che vorrei designare come l’atteggiamento “mariano” per eccellenza: il resistere, attendendo, nell’incomprensibilità, Dio. Quando poi l’angelo porta il messaggio che ella deve divenire Madre di Dio, in virtù dello Spirito di Dio, il suo intimo dice: Era dunque questo!» (La Madre del Signore. Una lettura, Morcelliana, 1989, p. 29).

  2. 61Angeloextralarge

    Andreas: grazie! Stampoooo! Smack! :-D
    Ti chiedo troppo se ti dico di reinviarmi il libro di Thibon? Problemi col pc…

  3. 61Angeloextralarge

    “non attende mai il suo male”: verissimo! A volte però siamo così masochisti da vedere tutto in negativo da dimenticarci del grande dono della speranza. Che il Signore ci riempia sempre di speranza! :-D

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