Non c’è Fede che tenga senza Catechesi!

In realtà il problema della moderna catechesi nella Chiesa Cattolica è assai più una questione circa la verità da insegnare piuttosto che intorno al metodo con cui insegnare, e il moto postconciliare di rinnovamento della catechesi è trapassato dalla didattica alla dottrina, poiché anche la didattica è espressione di una dottrina. La moderna pedagogia, a cui una gran parte della Chiesa si è conformata, parte dal presupposto che l’insegnamento abbia per scopo diretto quello di produrre un’esperienza, e che la conoscenza astratta dal vissuto sia, come dicono, puro nozionismo. Ma il fine proprio e formale dell’insegnamento, non esclusa la catechesi, non è di produrre un’esperienza, ma una cognizione.
Si compie un duplice errore: negando che la verità trascenda sia il discepolo che il maestro, risolvendo dunque l’educazione in auto-educazione. Ma allo stesso tempo, secondo errore, si toglie dalla pedagogia l’idea stessa dell’autorità, mettendo discepolo e maestro sullo stesso piano “esperienziale”. Vi è dunque una peculiare incompatibilità tra catechesi e moderna auto-educazione. Abbattendo la verità, vissuta come autorità che mi si impone, la catechesi cessa di essere apprendimento della verità per ridursi a “ricerca della verità”.
Tutto deve essere dialettico, ma dialogare non è insegnare. Spesso, invece di avanzare verità a cui si presta l’assenso di fede, si propongono testi biblici lumeggiati secondo il metodo storico-critico. La Bibbia così staccata dall’autorità della Chiesa, diviene puro documento soggetto alla critica storica e la Chiesa stessa viene abbassata sotto l’opinione del singolo. Dimenticando che la catechesi è primariamente volontà di conoscenza delle verità di fede. Se la volontà non procede dalla conoscenza, ma da se stessa, si auto-produce e si giustifica da sé; quindi il mondo, destituito dalla sua base razionale, diviene insensato. Ed è proprio questo che sta alla base dell’attuale crisi di fede, cioè la negazione della ragione; laddove per ragione si intende la facoltà di cogliere l’essere delle cose e il loro senso, e di aderirvi con la volontà.
Oggi il famoso passo di S. Agostino “bisogna cercare per trovare e trovare per cercare ancora!”, viene volutamente frainteso in modo da giustificare la continua ricerca vissuta come il continuo rimettere in gioco ciò che si era già trovato. Ma l’azione umana nasce dalla persuasione della verità e la storia dell’umano cammino lo conferma abbondantemente. L’evangelizzazione è un annuncio e non una disputa, nemmeno se camuffata da dialogo. Nei Vangeli l’annuncio comandato agli Apostoli è immediatamente identificato con l’insegnare. Certo negli Atti degli Apostoli Pietro e Paolo disputano nelle sinagoghe, ma non è il dialogo nel senso moderno, cioè la ricerca comune che muove da uno stato di incertezza a proposito della verità, ma il dialogo di confutazione e di impugnazione dell’errore. Anzi in tutto il Vangelo viene contrapposto il parlare assertorio di Cristo al parlare dialogico degli Scribi e dei Farisei.
Al fondo della questione sta il fatto che la parola della Chiesa non è parola umana, sempre controvertibile, ma è parola rivelata, destinata all’accettazione o al rifiuto. E’ impossibile che, intorno alle cose di fede, tutti dialoghino allo stesso livello. Il titolo a disputare dipende dalla cognizione e non dalla generale destinazione dell’uomo alla verità.
Infine c’è un ultimo aspetto da chiarire: è mentalità comune nella Chiesa dei nostri giorni rifuggire dalla polemica, pensata come incompatibile con la carità, mentre al contrario ne è un atto. Il concetto di polemica (sempre mirata alle idee e mai alla persona) è invece indissolubile dalla contrapposizione tra il vero e il falso. La polemica mira infatti ad abbattere l’uguaglianza che si volesse porre tra due posizioni, una vera e una falsa. Sotto questo profilo la polemica è connaturale al pensiero, correttamente inteso.
Oggi si fa molta retorica intorno al concetto di dialogo come arricchimento reciproco. Come se non esistesse un dialogo corruttore della verità, tanto diffuso specie in campo ecumenico (Un esempio per tutti: Augusta 31 ottobre 1999. Una dichiarazione che porta la Chiesa Cattolica sulle posizioni di Lutero, a proposito di dottrina della giustificazione; rinunciando a quanto aveva dogmaticamente definito il Concilio di Trento). La Chiesa è chiamata, questo sì, a un operazione di carità, la quale vuole comunicare una verità ricevuta per grazia, e trarre gli altri non a sé ma alla Verità. La stessa morale cattolica se non è riconoscimento pratico della verità, scade nel moralismo vuoto di significato. Da tutto quanto detto finora discende il fatto che la Religione Cattolica non può mai essere una fede inclusivista, che va bene un po’ a tutti con opportuni adattamenti, magari celandosi dietro la maschera un po’ ipocrita delle “diverse sensibilità”; Gesù stesso ci ricorda impietosamente: Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde! (Mt. 12,13)

Viviamo, oramai da troppi decenni al di sopra delle righe, abbagliati dal progressismo teologico: da coloro che preferiscono la prassi al pensiero, le esigenze della vita moderna alla parola rivelata, l’evoluzione della verità e del dogma alle immutabili leggi del reale e del rivelato. Convinti che si possa cambiare indefinitamente la forma, lasciando intatta la sostanza, ma non è così!
Le parole stesse hanno un peso e incidono nella comunicazione e quindi nella conoscenza, nella misura in cui veicolano tutto lo spessore della realtà che significano. Molte di esse sono addirittura sparite dall’orizzonte della fede annunciata alle nuove generazioni. Basti pensare a termini come espiazione, vittima e sacrificio. E’ un errore fatale, e una tentazione permanente dell’animo umano, pensare di poter aggiornare la religione rendendola conforme ai nostri desideri e ai pregiudizi dominanti del momento. Abbandonata la radicale diversità del Cattolicesimo, l’asprezza del dogma non piace più, la spigolosità della verità cristiana spaventa proprio chi dovrebbe amare la fatica della via stretta, nell’inedito tentativo di conquistare il consenso della modernità, invece che convertirla. Ma senza dogma non c’è rigore, senza rigore non c’è obbedienza, senza obbedienza non c’è unità e senza unità non c’è forza.
Oggi siamo immersi in una situazione per la quale, spesso senza rendercene conto, stiamo presentando al mondo un Cristianesimo non più “integralmente” cattolico. In definitiva alla base del “presente smarrimento vi è un attacco alla potenza conoscitiva dell’uomo, che in estrema sintesi consiste nella presunta incapacità di poter raggiungere la verità: questa sfiducia nella verità si traduce nella crisi dell’autorità e della dottrina della Chiesa come garanzie di libertà; così il fedele si perde in un caos dottrinale che sfibra la fede e conduce al soggettivismo in campo etico.”(R. Amerio)
Sono dell’avviso che l’attuale “Passio Ecclesie” sia la perdurante continuità d’una crisi che ha radici molto lontane, iniziata con la pseudo Riforma Protestante, maturata nel periodo dell’illuminismo e ingigantita dalla desistenza di chi avrebbe dovuto combatterla dentro la Chiesa, prima e soprattutto dopo l’ultimo Concilio. La crisi fu scatenata e poi fino al presente mantenuta ora sotto la cenere, ora alla luce del giorno, da forze latenti e aggressive, che hanno prima assediato e poi espugnato, con un consistente aiuto dall’interno, la Santa Cittadella. Queste forze hanno finito per aprire le porte del santuario allo spirito del secolo: sostituendo l’uomo a Dio, gli interessi sociologico-mondani all’escatologia cristiana, l’incertezza dottrinale ai dogmi di fede, il pluralismo ecumenico all’”Una Sancta”.
Fin dagli anni del Vaticano II, ma soprattutto nei decenni successivi si soppresse l’antagonismo Chiesa-Mondo; si inneggiò ad un cristianesimo maturo non più in rotta di collisione con i pericoli derivanti dallo “spirito del secolo”; si chiuse l’era della cosiddetta “Chiesa Costantiniana”, per aprire quella indiscriminata e vaga del “popolo di Dio”. Nasceva e in breve furoreggiò, un Cristianesimo umanitario, quello del buonismo acritico e superficiale, del dialogo, della condivisione, della Chiesa comunionale e non gerarchica, dell’aperturismo in ogni direzione (salvo che nei confronti della Tradizione); senza preoccupazioni dogmatiche, etiche o disciplinari. La crisi non poteva essere meno eversiva né meno pervasiva di come è stata.
Era il 18 Luglio 1975 quando Paolo VI gridò il suo inutile “Basta con il dissenso nella Chiesa. Basta con una disgregatrice interpretazione del pluralismo…. Basta con la disobbedienza qualificata come libertà!” Tanto inutile che il suo successore, Giovanni Paolo II, il 7 Febbraio del 1981, si vide costretto ad ammettere “realisticamente e con profonda e sofferta sensibilità lo sbandamento dei fedeli conseguente a vere e proprie eresie in campo dogmatico e morale, alla manomissione della liturgia, al relativismo, al sociologismo e ad un illuminismo che apre la strada all’invadenza dell’ateismo pratico”.
Contro questa “Passio” che prolunga l’epopea del Golgota nel Corpo Mistico di Cristo, occorre prender posizione, e l’unica maniera per farlo è quella di una fedeltà e pazienza a tutta prova: la fedeltà e la pazienza dei Santi. Sforziamoci di reagire con sapienza, senza ribellioni né fatue illusioni, rimanendo fedeli alla Verità sempre professata dalla Chiesa Cattolica. Noi, impazienti ed efficientisti, avidi di gioie e consolazioni, non sopportiamo a lungo la Passione, lo stare e contemplare e vivere con Gesù sulla croce, come facevano i Santi.
Penso a un S. Giovanni della Croce o a Santa Teresa d’Avila, e mille altri che fecero della Croce la loro gioia quotidiana. Vorremmo vedere subito il lieto fine, lo scioglimento definitivo di tanti decenni di travaglio e dissipazione della Fede, ma la strada è ancora lunga. Non c’è da stupirsi, tutto è stato predetto nelle Scritture, che lo si voglia o meno, esse si avvereranno fino all’ultima virgola. Il mondo ha bisogno di santità, ma la santità è l’esercizio eroico delle virtù cristiane e due sono le principali virtù di cui il mondo oggi necessita: la virtù cardinale della fortezza e la virtù teologale della speranza. Esse indicano ai cattolici, troppo spesso pusillanimi, il modo cristiano di vivere nel mondo. Nel frattempo siamo chiamati ad affermare la Verità: predicandola, celebrandola nella liturgia, vivendola e difendendola quando necessario. Quanti di noi sono disposti a farsi avanti, a farsi odiare (Lc. 21, 16-19), pur di difendere la Verità?
Dunque, per chiudere, il ritorno alla catechesi è la base di ogni ulteriore passo in avanti. Solo dopo diviene ragionevole e anche utile proporre percorsi esperienziali o approfondimenti biblici. Tutto deve però, prima, essere ricondotto nell’alveo della sana dottrina cattolica. All’inizio ci seguiranno in pochi? Non c’è problema, dodici Apostoli hanno convertito le terre allora conosciute. Meglio un cuore integralmente cattolico, pronto ad infiammare il mondo con la sua fede, che cento mozzarelle senza spina dorsale, pronte a farsi trasportare da “ogni vento di dottrina”. Oggi è sempre più facile incontrare gente che annacqua la religione in una serie di banalità morali e poi nobilita questa mistura di vaga religiosità, buone intenzioni e ottimismo spurio con il nome di cristianesimo. Sia ben inteso, le porte della Chiesa cattolica rimangono aperte a tutti, sia in entrata che in uscita, ma non si può cercare di trattenere chiunque, anche a prezzo della menzogna: nel senso di contrabbandare per cattolico un pensiero che tale non è. Sarebbe la più vile forma di violenza. Da qui si deve ripartire, presentando al mondo un cristianesimo a testa alta, senza compromessi, virile e forte; pronto allo scontro, se necessario.(Ef. 6, 11-17) Smettendo, una buona volta, di correre dietro ai “segni dei tempi” e tornando a farsi attenti ai segni di Dio, che guardano all’eterno. Un solo Evangelo entra infatti ed opera nel cuore dell’uomo: quello immune da ogni contaminazione liberal-modernista, pienamente fedele al messaggio che Cristo consegnò alla sua Chiesa e che Essa ritrasmise nei secoli (1Cr 15,1-2), perché dicesse quello e soltanto quello che Cristo stesso ci ha ingiunto di predicare a tutto il mondo.
Il passo evangelico che fa da porta d’ingresso a questo scritto lega in maniera indissolubile verità e libertà, ricordandoci che non è la libertà a farci veri, come oggi troppo superficialmente si tende a credere; ma è la Verità, quella che sta sopra di noi e ci ha creato, che ci fa liberi. La verità cristiana per essere difesa, va prima conosciuta, e tante sono oggi le fonti avvelenate anche in territorio cattolico: nei libri, nei seminari e nelle facoltà teologiche. Il ruolo di guidare alle sorgenti ancora limpide è compito di chi sa, e può, fungere da testimone e maestro. Da qui si deve ripartire per riscoprire quella libertà che non scende mai a compromessi con la sapienza di questo mondo, anzi, che è stoltezza e scandalo agli occhi del mondo. La Chiesa è chiamata a questa libertà (Gal.5-13), la libertà gloriosa dei figli di Dio. Se mai nel giorno del nostro giudizio personale, ci trovassimo davanti a Nostro Signore dovendo confessare di aver nascosto, anche solo in parte, la Verità cattolica ai nostri fratelli più piccoli, che il buon Dio abbia pietà di noi! (Mt. 5, 17-19)
“Rendimi, Dio mio, umile senza finzione, lieto senza dissolutezza, triste senza sconforto, maturo senza rigidità, pronto senza leggerezza, verace senza doppiezza, timorato di Te senza disperazione, speranzoso senza presunzione, ammonitore del prossimo senza ipocrisia e suo edificatore con la parola e con l’esempio senza orgoglio.” (S. Tommaso d’Aquino)

AD MAIOREM DEI GLORIAM
Palmiro Clerici

Categorie: La Cattedrale | Tag: , , , , , , | 11 commenti

Navigazione articolo

11 pensieri su “Non c’è Fede che tenga senza Catechesi!

  1. suipassidisanfrancesco

    Ringrazio di cuore chi ha scritto questo articolo, perchè ha dato voce alle mie sempre più grandi perplessità verso un certo “modus operandi” di una parte della Chiesa che fatico a comprendere ed accettare.

    • Sotto la categoria “La Cattedrale” troverai i primi tre. Sono tutti belli, veri, profondi!

    • Marilena

      Lo darei da studiare a memoria ad alcuni catechisti e religiosi/e che mi considerano bigotta!
      Finalmente un fondamento ed esplicito ,limpido e documentato , su cui fondare le mie intuizioni “bizzarre”…Grazie di cuore!

  2. 61Angeloextralarge

    Grazie Karin per questa serie di post! Veramente utili e profondi. Smack! :-D

  3. @Sui passi di San Francesco: vorrei seguire il tuo blog, ma non trovo la voce “Follow” e non so quindi, quando pubblichi qualcosa di nuovo. Non l’ho visto o non c’è?

  4. Solo per segnalare che nel post http://esperidi.blogspot.it/2012/06/santa-giuseppina-bakhita.html si sta aprendo un interessante dibattito sui seguente temi: Filosofia, Platone,Cristianesimo, Concilio Vatiano II. Sarebbero interessanti voci autorevoli.

    • Grazie, Marshall! Vado a vedere. :)

    • 61Angeloextralarge

      Marshall: grazie! Ho conosciuto la figura di Santa Bakhita assieme ai giovani e giovannissimi, nel 2000. Già da anni veniva portata come esempio di santità ai ragazzi. E’ una figura molto amata dai giovani!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: