Cavalleria e suprema debolezza

La verità è che la tradizione cristiana (che costituisce tuttora la sola etica coerente in Europa) poggia su due o tre paradossi, o misteri, che facilmente sono suscettibili di critica nella discussione, ed altrettanto facilmente possono essere verificati nella vita. Uno di essi, per esempio, è il paradosso della speranza della fede, per cui quanto più üna situazione è disperata, tanto più l’uomo deve sperare. […] Un altro paradosso è quello della carità o della cavalleria, per cui quanto più una cosa è debole, tanto più è da rispettare, quanto più è imperdonabile, tanto più essa dovrebbe da noi, in certo modo, esser perdonata.

(G. K. Chesterton, Eretici, Paoline, Alba 1960, p. 102)

La suprema debolezza, quella che il mondo comprende di meno e disprezza di più è la debolezza del forte, il riscatto della sua forza. Ah, questa debolezza preziosa della forza che gli uomini non perdonano… Che sia crocifisso! Tutte le debolezze, anche le più impure, anche le più vane trovano quaggiù delle consolazioni e degli appoggi, tranne la debolezza della forza.
Discendi dalla tua croce! Gesù ha pregato gli uomini e non ne è stato esaudito…

(Gustave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, pp. 38-39)

Categorie: Chestertoniana, Saggezza, Thiboniana | Tag: , , , | 9 commenti

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9 pensieri su “Cavalleria e suprema debolezza

  1. Se il Signore trionfa nella debolezza , s. Paolo dice che ‘tutto posso in Colui che mi dà la forza’ e dalla liturgia sappiamo che ‘agli inermi dona la forza del martirio’, la debolezza della forza – secondo Thibon- sarebbero la presunzione e l’orgoglio di credersi forti ?

    Buona domenica (ancora torrida) a tutti :)

  2. Non so se ho capito bene la domanda… A me pare di aver capito che Thibon volesse dire questo: in Dio abbiamo l’unione della suprema forza (essendo onnipotente) ma anche della suprema mitezza, dolcezza e soavità. Questo perché Dio non ha “bisogno” di nulla, la sua perfezione non è aumentata o diminuita dalla creazione. Non avendo bisogno di nulla, può solo donarsi, ecco perché ci appare “debole”. In realtà i doni di Dio provengono dalla sua infinita pienezza: «La maggior parte degli esseri ha bisogno di noi a seconda della sua debolezza: è avida di colmare sé stessa. Ma qualcuno ha bisogno di noi secondo la sua forza: ha sete di prodigarsi, di condividere i suoi tesori. Questi ultimi sono forse i più deboli nel loro amore, perché nulla è più debole della forza, quando ama. Il bisogno di dare è più imperioso di quello di ricevere, per questa ragione Dio è così debole, di quella debolezza suprema della pienezza che straripa, che non può fare a meno di straripare». (Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, p. 109).
    La presunzione dell’uomo – o forse è meglio dire la sua miopia – sta nel credere che la forza sia dominare e schiacciare, stia nella manifestazione visibile della potenza.

    Buona domenica anche a te! :-)

    • Non so, io pensavo alla debolezza dell’uomo non a quella di Dio, tu hai la visione completa del discorso io ne ho colto una scheggia che forse è proiezione …
      Comunque proprio questa mattina in una situazione di imprevisto e inadeguatezza estremi non ho potuto far altro che scegliere di affidare tutto alla Sua forza e al desiderio di stare con Lui e di colpo, davvero, ha trasformato situazione esterna e stato d’animo in me.
      La fede compie davvero prodigi!
      Come nel Vangelo di oggi, l’emorroissa che stava dietro Gesù, impura per legge e definizione quindi fuori luogo e legge, sceglie di mettersi davanti a Gesù , di inginocchiarsi e nella scelta di guardarLo negli occhi, riconoscendo la sua debolezza – che poi è il nostro peccato- Lui la rende pura, degna e legalmente ‘abilitata’.
      Ma senza il riconoscimento della debolezza non può trionfare la Sua forza.
      Così io avevo inteso nella frase del post.
      Debolezza della forza come non riconoscimento della stessa .
      Va beh, c’è pure effetto-Caronte, scusa il flash e lasciamo a Thibon ciò che è di Thibon :)

  3. 61Angeloextralarge

    “quanto più una cosa è debole, tanto più è da rispettare”: il contrario di quello che dice la mentalità corrente, di quello che viene inculcato dai media…
    “Tutte le debolezze, anche le più impure, anche le più vane trovano quaggiù delle consolazioni e degli appoggi”: come sopra… cioè non vedo attorno a me molti che appoggiano le debolezze.

    • Credo che Thibon volesse intendere questo: spesso i deboli, gli inetti e gli incapaci rivendicano come “diritto” quel che la loro debolezza gli nega (è l’invidioso che dice: “perché non io?”). Ecco perché questa “debolezza impura” assume come maschera l’”idealità” e la “morale”. È la stessa dinamica che opera in chi vuol trasformare il proprio peccato in norma, è la suprema vigliaccheria di chi cerca l’appoggio del diritto e della legge per operare il male. Non essendo disposto ad assumersi le conseguenze del proprio agire cerca di farsi scudo della forza pubblica.
      Perché questa è la legge di quaggiù: la legge della forza dominatrice. A chi è intriso di questa mentalità, la mentalità “di questo mondo”, nulla è più estraneo della forza che si autolimita, si contiene e si trattiene, non rivendica per sé ma dona se stessa a protezione di ciò che è debole. Non a caso Gesù viene schernito e sbeffeggiato da coloro che gridavano “Non abbiamo altro re che Cesare!”.

  4. Credo, se ho ben capito, si potrebbe applicare agli attacchi alla Chiesa, al Papa.
    Il mondo vede un’istituzione che sembra far acqua da tutte le parti, un uomo anziano vestito di bianco, ormai di aspetto un po’ provato e per loro finisce li.
    Intanto dovunque arriva il nostro Papa porta con se la Chiesa e Cristo e dona a piene mani sprigiona quella forza che soltanto i deboli possiedano, perché è la forza di Dio che non deve farsi il largo fra la sua forza umana, non ne ha più. E’ semplicemente un servo dell’Altissimo, tutta la sua forza sta li. E che forza! La stessa che gli impedisce di inveire contro gli attacchi ma li tratta con ragion veduta e sotto ispirazione dello Spirito Santo.
    Io avrei già spaccato una sedia in testa a chi mi tradisce, con la mia forza. In realtà mostrerei la mia debolezza, incapace di stare in silenzio per far agire la forza dell’amore ristoratrice per tutti, non solo per me.

  5. Pingback: La leva e la croce | Il blog di Costanza Miriano

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