Tra un silenzio e l’altro, la vita

Che meravigliosa felicità esisteva nel mondo! Su questa terra miserabile, rumorosa e crudele, v’erano dunque ancora uomini che assaporavano la gioia stupenda del silenzio e della solitudine, che abitavano in remote celle sui monti, in monasteri appartati, al riparo dalle notizie, dai desideri, dagli appetiti e dai conflitti del mondo.
S’erano liberati dal peso della tirannia della carne, e i loro occhi limpidi, purificati dal fumo del mondo e dal suo irritante sentore, si elevavano al cielo e ne penetravano gli abissi infiniti, e la luce salutare.

Erano poveri, non avevano nulla, e perciò erano liberi e possedevano ogni cosa, e tutto ciò che toccavano emanava una scintilla del fuoco divino. E lavoravano con le loro mani, arando e zappando in silenzio la terra, spargendo il seme e mietendo i modesti raccolti per nutrire se stessi e gli altri poveri. Edificavano le loro case e facevano, con le loro stesse mani, i mobili e i rozzi vestiti che portavano; e intorno a loro tutto era semplice, povero e primitivo, perché erano gli ultimi e i più piccoli fra gli uomini; esuli volontari, erano andati a cercare fuori delle mura del mondo Cristo povero e respinto dagli uomini.

Soprattutto, avevano trovato Cristo, conoscevano la potenza, la dolcezza, la profondità e la misura infinita del Suo amore, vivo ed operante in loro. In Lui, nascosti in Lui, erano diventati i “Poveri Fratelli di Dio”. E per amor Suo avevano rinunciato a tutto e si erano nascosti nel Segreto del Suo Volto. Proprio perché non avevano nulla, erano i più ricchi della terra, possedevano ogni cosa; perché a mano a mano che la grazia svuotava i loro cuori dal desiderio del creato, lo Spirito di Dio vi entrava e colmava il posto fatto per Dio. E nelle loro celle, i Poveri Fratelli di Dio gustavano nel loro intimo la segreta gloria, la manna nascosta, il nutrimento infinito e la potenza della Presenza di Dio. Gustavano la dolce esultanza del timor di Dio che è il primo intimo contatto con la realtà di Dio che si conosca e si esperimenti sulla terra, il principio del Paradiso. E per tutta la giornata Dio parlava loro. Nella sua tremenda pace, la pura voce di Dio faceva scorrere in loro la verità, semplicemente e direttamente come l’acqua sgorga dalla sorgente. E all’improvviso la grazia si faceva in loro sempre più abbondante; ed essi non sapevano da dove venisse, eppure questa grazia li ricolmava, li riempiva d’amore e di liberazione.

E traboccando in ogni atto, in ogni movimento, la grazia faceva di tutto ciò che compivano un atto d’amore, la glorificazione di Dio non con gesti, né dramma, né dimostrazione esteriore, ma con la semplicità stessa e l’economia della perfezione estrema, tanto estrema da passare inosservata.

Thomas Merton – La montagna dalle sette balze

 

Categorie: Monachesimo, Thomas Merton | Tag: , , , , , , , , | 8 commenti

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8 pensieri su “Tra un silenzio e l’altro, la vita

  1. 61Angeloextralarge

    Me lo stampo e me lo tengo da parte, sperando di riuscire a meditarlo domani. Grazie Karin! :-D

  2. Bellissimo, tutto quello che ho nel cuore da sempre! Oh, Karin, non rinunciamo a sperare, a chiedere, a mendicare da Dio cio` di cui abbiamo bisogno, prima di ritrovarci scimmie, poi rettili, poi amebe e poi un fotone!
    Felice di averti trovata, Laudamus Deo !deine freundin angela von Japan!

    • Angela!!!!!!!! O Rita, come ti ho conosciuta…ma che grande gioia!!!
      Io sono sparita, tu eri sparita e mi mancavi. Cara, come stai???
      Ti voglio bene e ti abbraccio forte, forte! :D
      Che dono che mi hai fatto :D

  3. Pina Giuseppina

    Come é grazia vivere nel silenzio del monastero,il cuore si allarga e vorebbe raggiungere con la preghiera e l`offerta tutta l`umanitá!Grazie o mio DIO!
    M.Giuseppina,OSB

    • E che mistero per me, felicemente sposata, avere nel cuore la nostalgia della vita monastica. Mai sperimentata se non durante gli esercizi spirituali, ma c’è. Credo, madre Giuseppina, che sia l’eterna nostalgia di Dio.
      Grazie di cuore per queste righe. :D

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