La vera pietà

La pietà verso il malato esige che non si abbia nessuna pietà per la malattia che lo uccide. Come si può amare l’ordine senza odiare il caos? Così la tenerezza conduce al rigore: si costruiscono bastioni per preservare la cattedrale e tutti i focolari raggruppati attorno ad essa.
Amare in verità, non è intenerirsi su se stessi attraverso gli altri, come il borghese che, secondo Bernanos, unisce «il cuore duro alle budella sensibili». È voler salvare e saper difendere ciò che si ama.

(Gustave Thibon, Préface à Hélène Maurras, Souvenirs des prisons de Charles Maurras, Édit. du Fuseau, 1965; Charles Maurras, trad. it. di I. De Giorgi in «Certamen», n. 16, ottobre 2002-marzo 2003, pp. 124-125)

Categorie: Saggezza, Thiboniana | 4 commenti

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4 pensieri su “La vera pietà

  1. Questo non lo conoscevo ancora! :D

  2. Cosa molto complicata da riuscire a fare nel tempo con perseveranza …. he ….
    Grazie sempre e buona giornata!

  3. 61Angeloextralarge

    “La pietà verso il malato esige che non si abbia nessuna pietà per la malattia che lo uccide”: mi ricorda “Se il vostro occhio vi è di scandalo….”.
    Grazie ndreas! Smack! ;-)

  4. Pingback: Humanae vitae: rigore, tenerezza e coraggio contro la tecnocrazia (II) | Il blog di Costanza Miriano

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