Oltre la porta stretta

Come medievalista, ri­mango attaccato sopra tutto al gotico; ma come cattolico vado orgoglioso anche del barocco. Quel­l’intensità che sembra quasi ristretta perche con­verge verso il punto centrale, come nella finestra a sesto acuto, è l’immagine stessa dell’ultimo atto interiore che precede immediatamente la conversione. In quell’istante il convertito ha spesso la sensazione di spiare attraverso una feritoia. Egli è affacciato a una fessura, o pertugio irregolare, che pare si restringa sempre più sotto i suoi occhi; ma è una feritoia che guarda sull’altare. Solo quando è entrato nella Chiesa s’accorge che all’interno essa è molto più vasta di quanto lo sia vista dall’esterno. Egli ha voltato le spalle alle feritoie sbieche, e in un certo senso, anche alle anguste porte gotiche; si trova ora sotto volte ampie quanto il Rinascimento, e universali come la Repubblica del mondo. Può ripetere con una profondità di significato ignota tutti i moderni la frase romana: Romanus civis sum: non sono schiavo.

(G. K. Chesterton, La Chiesa cattolica e la conversione, trad. it., Morcelliana, Brescia 1954, pp. 56-57)

Categorie: Chestertoniana, Saggezza, Vita spirituale | 6 commenti

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6 pensieri su “Oltre la porta stretta

  1. Lo stile ovviamente non è barocco ma volevo a tutti i costi mettere l’immagine di quest’abbazia da quando l’ho vista sul blog di Costanza. Così, alla prima occasione… :-P

    • :P Infatti è molto bella!
      Sai, mi sono commossa perché la mia conversione è stata così, molto sofferta, durata tre anni ca. e l’ultimo pezzo, quello stretto, era il più ostico.
      Di Chesterton invece mi sorprende la sua cattolicità, spesso mi sorge il pensiero: “non mi conosceva e allora come mai mi conosce così bene?”
      Significa che siamo, da un certo punto in poi, uguali nella nostra lotta e nell’amore verso la Chiesa, penso.
      Grazie, come sempre! :)

      • In fondo la fede è una comunione spirituale. Forse questo spiega perché questi grandi testimoni della fede – in questo caso dotati del dono di saper scrivere superbamente – riescano a esprimere così bene qualcosa che in fondo al nostro cuore abbiamo sempre saputo.

  2. 61Angeloextralarge

    “In quell’istante il convertito ha spesso la sensazione di spiare attraverso una feritoia”: personalmente ho voluto rimanere a lungo a spiare attraverso una feritoia. Quando ho “sentito nel cuore” che Dio esiste veramente, ho avuto subito una grandissima sete e fame di conoscerlo, però “personalmente”, cioè senza il contorno di altri, soprattutto di quelli che conoscevo e “andavano in chiesa”. Li vedevo limitati, falsi, contraddittori, “peggio degli altri” (e purtroppo a ben ragione! :-( )
    Entravo in chiesa quando non c’era nessuno; andavo a Messa, sì, ma mi mettevo dietro, nella zona del coro, oviamente quando il coro non cantava, quindi eravamo al massimo 2 o 3.
    trana la vita, eh? :-D

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