Feconde come rugiada…

Le nostre lacrime son fatte per la terra, i nostri sguardi per il cielo. Piangi, innalzando gli occhi.

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, trad. it., Morcelliana, Brescia 1949, p. 44)

Se la rugiada è feconda, anche le lacrime lo devono essere. Tra le ricchezze della creazione, nessuna è sta­ta tanto prostituita quanto le lacrime. Santa Rosa da Lima diceva che esse appartengono a Dio e che chi le dà a un altro le sottrae al Signore. Ora, le lacrime so­no diventate abominevoli; esse, che per natura sono segrete, sono diventate una parata, una posa, un’ostentazione; esse, che sono i singhiozzi della verità quando la verità non può più parlare, sono diventate menzo­gne; esse, che sono forza, sono diventate dissolventi; esse, che sono sorgenti di vita, nascoste più su del pensiero, sono diventate sorgenti di morte nascoste più sotto del deliquio.
Nelle lacrime prostituite c’è qualcosa che somiglia ai sacrifici umani.

Il Cristianesimo ha restituito le lacrime e il san­gue al Creatore dei cieli e delle acque. Le ha poste presso le sorgenti della vita. Gesù Cristo piange pres­so la tomba di Lazzaro. Le lacrime di Maddalena so­no diventate uno dei grandi ricordi dell’umanità. I pit­tori farebbero bene a non trattarle alla leggera e a non confonderle con le lacrime contrarie, per non com­mettere un delitto. Le lacrime sono salite cosi in alto che il loro posto è il tribunale della penitenza, quando accanto ad esse il sangue di Gesu Cristo cade sulla testa del peccatore insieme all’assoluzione. Dio fa quel che vuole delle cose che tocca. Talvolta ne fa un uso meraviglioso. Se tocca le lacrime, le muta in forza per i deboli e in terrore per i forti.
Il linguaggio cristiano con una energica parola designa il dolore del peccato. Questa parola è contrizione, che significa spezzamento del cuore. Se l’abitudine non gettasse su tutte le cose il grigio velo dell’indifferenza, gli uomini sarebbero particolarmentc colpiti da que­sta magnifica parola. Ed ecco quel che volevo dire: la contrizione è piena di gioia. La contrizione è più de­liziosa di qualsiasi cosa più desiderata. Non parlo del­le delizie vaghe di certi sentimenti che somigliano ai sogni, delizie infeconde e snervanti. Le delizie di cui parlo sono realtà fortificanti, attive, feconde. Sono gioie che fanno agire.
Per valutare un atto compiuto nella verità è bene guardare lo stesso atto compiuto nell’errore. A fianco del pentimento, che è un nome meno bello di contrizione, ci sono i rimorsi. Il pentimento è buono, il rimor­so è cattivo. E così il pentimento dona la gioia, men­tre il rimorso dona la tristezza; perché Dio è nel pen­timento ma non già nel rimorso.
Il pentimento calma il colpevole; il rimorso l’esa­spera. Il pentimento lo apre alla speranza, il rimorso lo chiude. Il pentimento è pieno di lacrime, il rimorso pieno di terrori. Il rimorso fa vedere i fantasmi, il pen­timento fa vedere delle verità.
Però preferisco il nome contrizione a quello di pentimento. Trovo nella contrizione assai più gioia e luce. A questo proposito voglio richiamare la vostra attenzione sul linguaggio del Cristianesimo, linguaggio così meravigliosamente profondo che aprirebbe vie in­finite alla nostra intelligenza e alla nostra anima se l’abitudine non s’intromettesse a farci misconoscere i doni di Dio, a farci passare sotto le stelle e le paro­le del cielo, senza alzare la testa. Orbene, il Cristia­riesimo nel suo linguaggio ci dice: — Fate un atto di contrizione.
Un atto di contrizione! Che cosa meravigliosa, se non fossimo vittime dell’abitudine.
Agli occhi di chi ignora la sua anima, la contrizio­ne appare forse qualcosa di puramente passivo, come la tristezza umana; una minorazione, una dispersione di forze; e invece, è vero il contrario. Essa è, oh mera­viglia, un atto.
Una certa saggezza scadente potrebbe dire al col­pevole: — Non v’abbandonate al dolore; siate uomo; mostrate un coraggio virile.
Il Cristianesimo invece gli dice: — Fate un atto di contrizione!

(Ernest Hello, L’uomo, trad. it., San Paolo, Alba (Cuneo) 1958, pp. 99-101)

Beati qui lugetis — La profondità, l’eccesso stesso del tuo dolore ti danno la misura esatta delle possibilità di gioia e di resurrezione che dormono in te.
Il male peggiore non è la sofferenza, ma l’insensibilità. Le lacrime sono una promessa! Dio spezza i cuori che vuole colmare, gli altri li indurisce. Beati coloro che credono di soffrire e che sanno compiangersi, perché saranno consolati dagli uomini. Ma più felici coloro che soffrono nella verità e in silenzio, perché finiranno per essere consolati da Dio.

(Gustave Thibon, La scala di Giacobbe, trad. it., AVE, Roma 1947, p. 69)

Categorie: Saggezza, Thiboniana, Vita spirituale | Tag: , , , , , | 8 commenti

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8 pensieri su “Feconde come rugiada…

  1. mariella santarelli

    Sia lodato e ringraziato ogni momento il santisimo e divinissimo sacramento gloria al Padre al Figlio ed allo Spirito santocome era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli amen

  2. E’ possibile leggere dei libri, un capitolo o un brano di un’opera e rimanere incantati dalla descrizione di una verità.
    Poi succede, com’è capitato a me leggendo questo post, di superare la bellezza delle parole per volare direttamente nelle braccia della verità. Con le lacrime agli occhi, perché si è scoperto qualcosa di intimamente vero per la propria anima. E’ di molto prezioso per la crescita spirituale.
    Grazie, Andreas, di più non saprei dire perché si tratta di un dono prezioso. :)

    Altra dipendenza in agguato, Angela, forza e coraggio! ;)

    • È vero: questi due francesi hanno colto profondità dell’anima che ti lasciano senza parole… Non c’è che da meditare, “ruminare” nel silenzio…

  3. 61Angeloextralarge

    Questi post vanno meditati! Lasciare un commento coì a caldo è troppo poco!
    Grazie, Andreas! Smack! :-D

    • Grazie a te, carissima, per l’affetto, l’attenzione e l’infinita benevolenza, doni preziosissimi e così rari oggi…

      • 61Angeloextralarge

        Andreas: wow! Ma stai parlando di me? Non sono degna di cotanto affetto e stima! :-D

        • 61Angeloextralarge

          N.B.: ieri sera mi sono “fermata” alle prime righe: “Le nostre lacrime son fatte per la terra, i nostri sguardi per il cielo. Piangi, innalzando gli occhi.” Sto vivendo questo, molto profondamente, perché il 17 è tornato alla Casa del Padre il fondatore della Comunità di Rinnovamento Carismatico alla quale appartengo. Tutta la storia della sua morte è particolare ed in ogni cosa grande e piccola vedo chiaramente la mano del Signore. Questo mi consente di piangere di dolore ma di sapere che lui sta stringendosi forte a Dio, quel Dio che ha cercato per tutta la vita e che ha cercato di far conoscere a tutti, soprattutto ai tanti giovani che incontrava (era insegnante anche di religione).

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