LA CRISI DELLA FEDE- Padre Livio intervista Mons. Maggiolini

Presentiamo la trascrizione dell’intervista a Mons. Alessandro Maggiolini (compianto vescovo di Como), condotta da Padre Livio Fanzaga dai microfoni di Radio Maria. L’intervista ha per tema il libro di Mons. Maggiolini che fa riferimento all’interrogativo che troviamo nel Vangelo di Luca: “Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.

In un momento di forte crisi, di tramonto delle ideologie, di smarrimenti e insicurezze, anche il Cristianesimo e la Chiesa sembrano in pericolo, ridotte a un gruppo di affezionati, mentre la fede viene spesso presentata in forma parziale e annacquata, palese sintomo di una incalzante crisi di fede.

 

“Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla Terra?”

 

PADRE LIVIO – Abbiamo con noi Mons. Maggiolini, vescovo di Como. Come sapete a Mons. Maggiolini è stata affidata proprio alla sua competenza – nella stesura del Catechismo della Chiesa Cattolica – quella parte che riguarda i Novissimi, cioè le ultime realtà della storia, della Chiesa e anche della vita umana. Con questo libro tascabile, edito da Bompiani, Mons. Maggiolini tocca le tematiche che riguardano, non soltanto la fine dei tempi, ma la presenza della Chiesa oggi. Prendendo lo spunto da una frase del Vangelo che proprio Paolo VI aveva fatta sua in un momento di difficoltà e di crisi della Chiesa, Mons. Maggiolini ha cercato di interpretare il momento storico attuale della Chiesa. Siamo in un momento di crisi della fede e di perdita della fede? Quali sono le prospettive, quali sono gli sbocchi di questa lotta? Sembrerebbe una lotta fra il bene e il male che in questo momento sembra attaccare la Chiesa in modo tale che il Sinodo dei Vescovi ha detto – per quanto riguarda l’Europa – che siamo di fronte a un’apostasia silenziosa. Ecco, eccellenza, noi la salutiamo e iniziamo chiedendole: perché questo titolo così drammatico nel suo libro?

MONS. MAGGIOLINI – Perché ho l’impressione che quando si parla della storia umana e della Chiesa dentro la storia umana anche alcuni teologi sembra che si anestetizzino e che dormicchino. Cioè, pensano alla storia come qualcosa che si evolve lemme lemme, tutta facile, mentre se si guarda alla Sacra Scrittura e alla Tradizione vediamo che la storia è lotta e dramma. L’attore principale è Dio, però c’è anche il demonio e c’è quell’enigma che è la libertà umana, la quale può dire di sì o di no alla proposta di Dio. Di conseguenza scatta un combattimento, una lotta, un dramma che non può essere evitato. Se viene evitato vuol dire che si passa accanto alla storia o sopra la storia, non si è dentro il divenire umano e cosmico.

Oggi l’uomo vuole rendersi autonomo da Dio.

PADRE LIVIO – Eccellenza, la domanda che a me preme di più è questa: nella sua lettura dell’attuale situazione della Chiesa e della cristianità, lei vede in atto una crisi di fede?
MONS. MAGGIOLINI – Io vedo in atto una crisi di fede, su questo non ho dubbi. Anche perché non basta per avere la fede mantenere qualche “straccetto” colorato e mostrarlo per dire che si ha qualcosa d’altro. Manca la fede quando manca la certezza che Gesù Cristo è Figlio di Dio. Non più tardi di ieri c’era l’idea del musulmano filo-occidentale che diceva: “ma sì, fate il presepio perché anche i musulmani hanno Gesù…”. Certo, hanno Gesù, ma hanno Gesù come un profeta, non come figlio di Dio! A me un Gesù profeta o un Gesù maestro, un Gesù poeta o un Gesù filosofo non interessa proprio niente! A me interessa il Figlio di Dio che viene a salvarmi dai miei peccati e mi dà la grazia. La mia impressione è che si stia riducendo il cristianesimo a una bella dottrina facile, molto agevole da mettere in pratica, dopodichè del cristianesimo non rimane più niente.

PADRE LIVIO – Eccellenza, ma questa crisi di fede è proprio in rapporto a quello che è il mistero centrale del cristianesimo, cioè l’Incarnazione, mi pare che sia un attentato alla stessa base e agli stessi fondamenti del cristianesimo. Cioè, non siamo di fronte a un’eresia su questa o quella verità, ma su quello che è l’essenza stessa del cristianesimo.

MONS. MAGGIOLINI – Mi pare di sì. Se è vero che il cristianesimo è un avvenimento, è un fatto, cioè è il Verbo che si incarna in Gesù di Nazareth, il negare l’incarnazione, cioè Dio che viene in mezzo a noi e si fa uomo, è il negare il cristianesimo! Vuol dire che, anche se non si ha il coraggio di dirlo, ma non si crede più. Che cosa me ne faccio di un poeta o di un profeta in più? Ce ne sono già altri… O c’è Gesù che salva tutti, oppure a me non interessa proprio niente. Ci troviamo davanti alla prima eresia cristiana: l’arianesimo! Cioè un Gesù predicatore e tutto il resto, purché non sia figlio di Dio. Dopodiché i miracoli cosa mi interessano? Dopodiché la predicazione che cos’è se non un libro da mettere accanto ad altri libri? Qui ne va del nocciolo del cristianesimo…!

PADRE LIVIO – Eccellenza, secondo lei, questa crisi di fede che riguarda proprio quello che è chiamato lo “scandalo cristiano”, cioè che un uomo si sia proclamato Dio e che sia Dio da cosa è causata?

MONS. MAGGIOLINI – Mah, credo che le cause siano tante e che la maggiore di esse sia l’autonomia dell’uomo che vuole staccarsi da Dio, che vuole rendersi autonomo, che vuole rendersi sufficiente a sé stesso e di conseguenza finisce per svanire. Gesù, il Verbo di Dio incarnato, rivela l’uomo all’uomo. Non solo, ma fa in modo che l’uomo diventi sempre più uomo. Quando è negato Gesù figlio di Dio, questo fa sì che l’uomo non ritrova più sé stesso. E qui abbiamo la situazione attuale – che non è certamente la prima volta che capita – dove manchiamo di riferimenti morali, manchiamo di valori che diano senso e gioia alla vita, cadiamo nella solitudine e finiamo nella disperazione… Non mi si venga a dire che queste che viviamo sono una società e una cultura liete! Siamo in una bassa marea terribile e, dietro a una felicità a comando, pagata spesso, c’è una tristezza enorme che chiede qualche cosa di risolutivo. Ed è per questo che a me pare giusto “mettere i piedi nel piatto” e dire: «Sentite, o parliamo di Gesù che è venuto e che ritorna e che porrà fine ai nostri giorni e ci darà la ricompensa, in bene o in male, oppure raccontiamo favole!».

La disperazione dell’uomo moderno e la centralità e l’unicità di Cristo nel cristianesimo

PADRE LIVIO – Mi pare che lei stia commentando quella frase del Santo Padre contenuta nella enciclica Fides et ratio, e che cioè alla fin fine la tentazione del mondo moderno sia la disperazione.
MONS. MAGGIOLINI – Certo. La disperazione, la solitudine e il contrasto con gli altri. Aggiungo che la tentazione dell’uomo moderno è il tentare di non pensare più ai grandi problemi della vita. Solo che i grandi problemi della vita si affacciano inevitabilmente quando uno è malato, quando uno è di fronte alla morte, quando uno passa un momento di dolore… Che cosa fa? Si dispera… e basta! Credo altrettanto però che in fondo all’animo anche oggi l’uomo ha la domanda di Dio ed è in questo senso che bisognerebbe essere terribilmente monotoni nel porre il problema del Dio che si incarna, che muore e che risorge come motivo della soluzione dei nostri problemi più gravi e più decisivi.

PADRE LIVIO – Eccellenza, senta: è giusto dire – come a me capita spesso di dire – che il cristiano non è tanto colui che crede in Dio, quanto colui che crede che Dio si è fatto uomo?

MONS. MAGGIOLINI – Certo! Beh, colui che crede in Dio è anche il musulmano. Sulle altre religioni non sarei così sicuro… Per quanto riguarda le religioni orientali o sono mistiche del nulla, cioè una contemplazione del vuoto, o sono dei precetti morali, ma non c’è una personalità di Dio che poi addirittura si incarna e col quale si può dialogare e dal quale ci si può lasciar salvare. Nemmeno per l’Islam: quando si dice che anche loro hanno il monoteismo e dunque Allah e Jahwé sarebbe lo stesso Dio io starei davvero molto attento a non cadere in un tranello come questo. Perché? Perché il dio islamico, Allah, non si commuoverà mai, non entrerà mai nella nostra storia! È un dio che è lontano e che vuole soltanto l’obbedienza e, come dire, la docilità, ma non si impasta con la terra e con la carne. Quindi, se lo tengano pure il loro dio, a me sinceramente non tocca più di tanto… Perché a me commuove il presepio, mi commuove la coronazione di spine, mi commuove il grido sulla croce… perché è Dio che fa queste cose! Ma per il resto, se Dio deve rimanere lontano… che stia lontano!

PADRE LIVIO – Eccellenza, però dobbiamo ammettere che accettare il Dio cristiano, cioè il Dio che si è fatto uomo e che è morto in croce, ci vuole la grazia.

MONS. MAGGIOLINI – Sì!

PADRE LIVIO – Però questa grazia spesso viene rifiutata… è proprio qui che la ragione si scandalizza…

MONS. MAGGIOLINI – Credo che la ragione non raggiungerà certamente l’incarnazione e tutto ciò che viene dopo l’incarnazione. La ragione può giungere a un dio che è un assoluto, un non-diveniente, ma non ha nulla a che fare con il Dio cristiano. Devo dire altrettanto però che il fedele è sollecitato a ripensare la sua fede e a dare consistenza anche teoretica alle verità a cui aderisce. Credo altrettanto che la ragione, quando non riesce a giungere all’Incarnazione redentiva, cioè alla morte e risurrezione, finisca per essere inquieta e sempre alla ricerca di qualche cosa che però non riesce ad accettare. Si placa soltanto quando c’è l’accondiscendenza di Dio che giunge fino a noi e ci riscatta dalle nostre colpe, dalle nostre miserie e dalle nostre debolezze.

La libertà umana nel dramma della salvezza

PADRE LIVIO – Eccellenza, Paolo VI paventava appunto una crisi di fede che avveniva non tanto per un attacco esterno, ma quasi come collasso interno, all’interno stesso del cuore dei credenti. Ecco, lei nel suo libro – bellissimo libro – giustamente insiste molto su questo mistero che è la libertà umana. Ma non c’è anche all’interno della storia un misterium iniquitatis, un mistero del male che opera?
MONS. MAGGIOLINI – Le rispondo subito di sì. La libertà umana deve fare i conti con Dio che la importuna e che la chiama, ma deve fare i conti anche con il misterium iniquitatis. Lei si sarà accorto che io metto sempre dentro questa presenza del diabolico nella storia, perché è la Sacra Scrittura che ce lo dice. Uno che legge l’Apocalisse, che legge San Paolo o che legge il Vangelo, a cominciare dalle tentazioni, eccetera, inevitabilmente se ne rende conto. Ho sottolineato molto la libertà umana perché la mia impressione è che il cristianesimo che viene oggi presentato sia un cristianesimo tutto grazia, e non risposta alla grazia che è chiamata! Mi spiego: a me ha colpito molto un’avvertenza di Ignazio di Loyola il quale dice: «Attenzione! Quando predicate la grazia, non predicatela in maniera unilaterale, perché altrimenti l’uomo diventa fatalistico, si lascia salvare ma non crede di doverci mettere il suo impegno di responsabilità e di risposta al Signore che lo chiama». Si finisce con un filo-protestantesimo o con un quietismo, quantomeno, che lascia a Dio tutto il compito della salvezza. Mentre Dio, proprio perché è misericordia, proprio perché è bontà, proprio perché è amore, richiede una risposta terribilmente seria. Cioè richiede che la libertà umana scatti e dica di sì, e dica di sì continuamente, in modo crescente. Perché altrimenti finiamo per essere dei burattini in mano a una grazia che non so dove ci porti, ma che comunque con noi ha poco a che fare.

PADRE LIVIO – Dunque eccellenza, lei a partire da questo presupposto che è sicuramente uno dei fondamenti del cattolicesimo, e cioè la responsabilità della libertà umana – nella visione cattolica proprio del dramma della salvezza – lei a partire da questo arriva alla conclusione che, proprio perché l’uomo è libero, può rifiutare l’amore di Dio e la divina misericordia, e può anche perdersi.

MONS. MAGGIOLINI – Certo! In passato, negli anni scorsi, abbiamo fatto un pochino l’abitudine al ragionamento di Von Balthasar, il quale non diceva che l’inferno è vuoto ma diceva che l’inferno può essere vuoto e che bisogna sperare, non che si sa, che l’inferno sia vuoto. Ma oggi, leggendo il Vangelo, m’accorgo che Gesù non giocherella su queste cose. Parla dei pochi che si salvano, parla della strada stretta e della porta stretta, parla dei suoi nemici che non vogliono accettare la sua predicazione e la sua presenza nel mondo. Di conseguenza io sospendo il giudizio, ma davvero mi stacco anche dalla ipotesi che secondo me è un pochino intellettualoide di Von Balthasar e dei suoi seguaci. Quando io ho scoperto di avere un cancro, l’unica cosa che ho chiesto al Signore è stato: «Signore, mantienimi fino in fondo la confidenza nella tua misericordia!». Perché la vita può essere davvero un donarsi, ma può essere anche un distrarsi o anche un opporsi al Signore.

PADRE LIVIO – Quindi è proprio nella struttura stessa della libertà umana qui su questa terra, come diceva Paolo VI nel suo Credo del popolo di Dio, quella di poter resistere fino alla fine all’amore di Dio.

MONS. MAGGIOLINI – Esatto! È una cosa terribile perché Dio è lì, ama fino in fondo, ama dopo essere stato non riamato, eppure la libertà umana ha questa terribile e orrenda capacità di mettersi di fronte a Dio e di chiedergli conto, oppure di fingere di non badargli. Questa è la dannazione, è il ritrovarsi murati e soli. Purtroppo, vede, quando io mando alle stampe un libro, questo deve inevitabilmente affrontare gli argomenti secondo la Rivelazione, e da parte mia non ho la grande premura di essere accettato a tutti i costi. Dico quella che mi sembra essere la Rivelazione, quella che è la Rivelazione, ma passo sempre per un duro e un arcigno, mentre è semplicemente la logica dell’amore che fa queste cose. Se Dio mi ama e mi ama infinitamente, io devo riamarlo secondo le mie forze, ma ho anche la possibilità di dirgli di no. Lui è lì, non sfonda le porte del cuore con la forza e lascia – se si vuole – che lo si rifiuti. A questo punto bisognerebbe dire: «Signore, non lasciarti rifiutare! Non permettere che mi separi mai da te!».

PADRE LIVIO – Ecco, questo è molto bello. Cioè, in pratica Dio fa di tutto per salvarci fuorché toglierci la libertà?
MONS. MAGGIOLINI – Esatto! Dio non vuole degli schiavi in ginocchio. Dio vuole dei figli in piedi che gli cadono fra le braccia, non costringe nessuno a salvarsi. È questa la grandezza dell’uomo, e la grandezza di Dio che si lascia rifiutare!

La realtà dell’inferno

PADRE LIVIO – Eccellenza, tuttavia, anche se questo non appartiene alla divina rivelazione, però appartiene ormai al patrimonio della Chiesa, e cioè, quello che la Madonna ci ha chiesto a Fatima quando ha rivelato che oggi molte anime vanno all’Inferno perché non c’è nessuno che prega e si sacrifica per loro. Credo che ci sia, da parte della Madonna, ma anche da parte della Chiesa e in fondo nella divina rivelazione, l’invito a pregare par la salvezza eterna dei fratelli.
MONS. MAGGIOLINI – Sì, io sto alla rivelazione pubblica e non entro nelle questioni delle rivelazioni private, però devo dire che non posso salvarmi se al tempo stesso non mi sento legato agli altri in una sorta di cordata per cui se salgo io, tiro su anche gli altri. E questo vale non soltanto per i vescovi e per i preti, ma per tutti. Per i vescovi e per i preti vale ciò che diceva il Santo Curato d’Ars: «Il prete non va all’Inferno e non va in Paradiso da solo, mai!». Questo vale anche per i papà e per le mamme, per i mariti, per le mogli e per le persone che lavorano insieme, quelle che incontriamo ogni giorno, perché siamo tutti legati a un destino che ci vuole tra le braccia di Dio!

PADRE LIVIO – Eccellenza, mi permetta di farle una domanda un po’ così… forse non è teologica, ma mi preme sul cuore: è così difficile salvarsi?
MONS. MAGGIOLINI – Ma, ecco, qui io non so, sinceramente… So che non è meccanico salvarsi, non è necessitato il fatto della salvezza, non è deterministico. Bisogna che entri questa spontaneità – magari faticata – perché la libertà non è fare ciò che si vuole, ma la libertà è tendere all’ideale, alla pienezza dell’essere e all’incontro con Dio. Se è questo, allora bisogna che la libertà entri, ed entri con la passione e con la pulizia di concetti per cui vuol bene al Signore, per cui si aggrappa al Signore e non vuole staccarsene, per cui si concede a ciò che il Signore vuole e si lascia guidare. Per questo a me pare davvero che sia falso il continuare a dire che la libertà sia una conquista che ci danno gli altri. La libertà è una conquista che facciamo noi con la grazia del Signore, ma che dobbiamo esprimere anche con una certa fatica e con una certa sofferenza. Poi, man mano che si procede nella vita, allora la libertà diventa espansa, pacata, totale, soddisfatta, e si diventa contenti!

PADRE LIVIO – C’è una frase qui, in uno dei titoli dei capitoli del suo libro: “Nella speranza siamo salvati”. Cioè, basta il desiderio di essere salvati?
MONS. MAGGIOLINI – Il desiderio è vero se si esprime in scelte reali, altrimenti è una chiacchiera.

PADRE LIVIO – E la fiducia nella divina misericordia, è sufficiente?
MONS. MAGGIOLINI – Se è una fiducia che fa scattare la risposta. Insomma, non è possibile vedere che Dio va in croce e che io gli passo davanti senza degnarlo di uno sguardo. Se Dio va in croce, io devo mettermi in ginocchio davanti a lui e dire: «Signore, abbi pietà di me, peccatore!».

PADRE LIVIO – Come fa il buon ladrone!
MONS. MAGGIOLINI – Come il buon ladrone, come il pubblicano… Noi siamo così superficiali che non vediamo ciò che il Vangelo ci mette davanti buttandocelo sul naso. Quando Zaccheo si converte non se la cava dicendo: «Vengo giù dal sicomoro!». Innanzitutto invita Gesù in casa sua, ma poi dice: «Se ho rubato, restituisco il quadruplo e faccio giustizia di ciò che ho fatto di male». Questa è certamente una difficoltà perché chiede che cambiamo vita! Diversamente giocherelliamo.

PADRE LIVIO – Come dice il vecchio catechismo, ci vuole il pentimento, il proposito e la riparazione.
MONS. MAGGIOLINI – Esatto!

La morte e il giudizio

PADRE LIVIO – Eccellenza, lei ha qui una frase molto bella che le chiedo di spiegare. Parla di “morte dialogica”. Di che si tratta?
MONS. MAGGIOLINI – Si tratta del non vedere la morte come il cadere in un baratro del nulla. Mi permetta di cedere un pochino al sentimento: la morte è l’arrivare alle soglie dell’aldilà col desiderio di fissare gli occhi negli occhi di Gesù per vedere di che colore sono, per vedere quanto intensamente esprimono amore, e poi protendere le braccia per lasciarsi avvolgere dall’amore del Padre che ci aspetta sotto la spinta dello Spirito. In questo senso la morte non è un finire ma è un incominciare e uno stringere una comunione con il Signore che ci aspetta. Poi, Padre, mi lasci dire, io penso proprio, e in questo sono in sintonia con la teologia più seria, che non ci sarà soltanto la congiunzione con il Signore. Penso proprio che arrivando di là arriviamo anche a vedere la Madonna! La voglio vedere, buttarmi nelle sue braccia, poi voglio vedere i miei santi preferiti… Voglio vedere anche le persone che sono vissute con me: io ho già tutta una lista! Quando vado di là, ho già una lista di persone che voglio vedere per prime: c’è mio fratello, c’è mio papà, la mamma, che son già di là… e m’aspettano! Lì sarà un ricongiungimento stupendo! Io sento la nostalgia di questa gente che mi ha lasciato e mi aspetta!

PADRE LIVIO – Quindi, come lei l’ha presentata, la morte, in termini evangelici, è come dire: «Ecco lo Sposo che viene!».
MONS. MAGGIOLINI – Esatto.

PADRE LIVIO – C’è una visione sponsale della morte che è uno dei più bei annunci del cristianesimo.
MONS. MAGGIOLINI – Esatto.

PADRE LIVIO – Eccellenza, innanzitutto la ringrazio per quello che ha detto perché ha detto delle parole altissime che sono entrate nel cuore della gente, ma vorrei chiederle anche di spiegare un’altra sua affermazione che a mio parere è molto importante perché è un po’ una bussola che ci guida nella vita: l’anticipazione del giudizio. Noi sappiamo che il giudizio c’è nel momento della morte, ma c’è anche una anticipazione del giudizio.
MONS. MAGGIOLINI – Ci sono delle “vigilie” del giudizio: la Comunione eucaristica è anticipazione del giudizio, tanto che San Paolo dice che “Se uno mangia indegnamente, mangia e beve la propria condanna” – e invece un altro mangia e beve la propria salvezza. Non solo, ma la confessione è una prova generale del giudizio, perché mi metto davanti al Signore e dico tutte le mie miserie, ma con la certezza che Egli mi perdona, e son pronto a cambiar vita! Così come la preghiera è anticipazione del giudizio e della morte. Perché? Perché in fondo lì cadono tutte le mediazioni e ci si mette davanti al Signore lasciandosi giudicare e lasciandosi salvare, tentando di rispondere con la forza, il vigore e la costanza che si riesce ad avere.

Prospettive per il futuro della Chiesa

PADRE LIVIO – Eccellenza, sicuramente quella della escatologia individuale sulla propria sorte eterna è quello che ci preme di più, però nel suo libro lei tratta anche della escatologia che riguarda la Chiesa e il mondo. Ecco, io vorrei chiederle: lei, come vede la situazione attuale della Chiesa? È una situazione di speranza, di difficoltà, di preoccupazione? Come la vede?
MONS. MAGGIOLINI – Non sarei troppo entusiasta perché certamente si va verso una diminuzione di credenti, e dobbiamo essere pronti ad affrontare anche questi tempi. Ma questo fa parte un po’ del gioco delle cose. Con la libertà religiosa non c’è più la possibilità di convertire i popoli ma c’è la possibilità di testimoniare la vita. Del resto bisognerà che il cristianesimo si fortifichi un po’ perché stiamo celebrando il suo funerale. Insomma, abbiamo paura di parlare di Gesù, abbiamo paura di parlare del giudizio… sembra quasi che siamo distributori di pillole soporifere, di “Nobrium”, di “Noan” che addormentano, più che svegliare le persone. Ecco, io ho l’impressione che il cristianesimo attirerà ancora se sarà sé stesso veramente, e se saprà esprimersi almeno in gruppi creativi che testimonieranno uno stile di pensiero e di vita che attiri l’attenzione proprio perché è uno stile di pensiero e di vita sciolto, libero e contento. Ecco, insisto su questo.

PADRE LIVIO – Eccellenza, naturalmente nella sua navigazione in Duemila anni di storia la Chiesa ha visto altri momenti difficili, però lo Spirito Santo è intervenuto suscitando sempre energie nuove. Non sarà forse anche per questo tempo un avvento dello Spirito che rinnovi la Chiesa?
MONS. MAGGIOLINI – Può essere, e sarò felicissimo! Vedendo però le cose “dai tetti in giù”, un po’ umanamente, credo che ci aspettino ancora delle tappe di difficoltà perché abbiamo troppo tradito il cristianesimo. Siamo troppo staccati dal nocciolo del cristianesimo, e bisogna adesso riprendere da capo. Ci vorranno decenni, credo, perché bisogna che ci si entusiasmi ancora della fede e non la si senta un peso, ma la si proponga come un motivo di esultanza.

PADRE LIVIO – Eccellenza, adesso non vogliamo parlare di “riforma” della Chiesa, perché mi sembra una parola troppo grossa. Papa Giovanni Paolo II parla di “aggiornamento”. A me piace invece parlare di “rinnovamento” della Chiesa. Ecco, se lei dovesse dare dei consigli, da dove incominciare questo rinnovamento della Chiesa perché possa affrontare le nuove sfide?

MONS. MAGGIOLINI – Io ho in mente il cardinale König che, all’apertura del Concilio, quando gli avevano chiesto di che cosa doveva trattare il Concilio aveva risposto: «Parlate di Dio. Parlate del Verbo che si incarna e di Gesù di Nazareth che muore e risorge per noi». Secondo me bisogna davvero riprendere i fondamenti della fede. Oggi non è che ci siano più delle eresie parziali o settoriali: c’è una gran confusione! Nessuno più sa dire che cosa sia il cristianesimo: invece è di una semplicità enorme! Bisogna che abbiamo il coraggio di ripartire, saremo magari in pochi, ma questo non è affar nostro! L’importante è che non dobbiamo tradire le persone che ci ascoltano e dobbiamo dire che cosa è veramente il cristianesimo che ci riempie la vita!

PADRE LIVIO – Mi ha fatto molta impressione, leggendo alcuni passi delle opere della beata Caterina Emmerick, che è stata recentemente elevata all’onore degli altari. Si tratta di rivelazioni private che però si trovano anche in altri santi. Gesù le dice: «Eppure basterebbero ben pochi cristiani per rinnovare il mondo purché siano veri»!
MONS. MAGGIOLINI – Questo è già nel baratto che Abramo fa con Jahwé, no? Da 100 fino a 10, 5 giusti, per salvare le città condannate… ma a me pare davvero che ciascuno deve risorgere e poi sarà di contagio mimetico nei confronti degli altri. Metteremo in tentazione di credere!

L’Anticristo e la persecuzione dei cristiani

PADRE LIVIO – La Chiesa, addirittura nel Sinodo dei vescovi dell’Europa, ha parlato di “apostasia silenziosa” come di una seduzione satanica che sta allontanando i cristiani dal cuore della fede che è Cristo. Lei parla anche nel suo libro di Anticristo e di persecuzione. Cosa intende dire?
MONS. MAGGIOLINI – Ciò che intende San Paolo e San Giovanni. L’Anticristo è colui che predica che Gesù non è il figlio di Dio fatto uomo e di conseguenza è l’annacquatore e il dissolutore dell’originalità cristiana. La grande apostasia – io non so in che modo si attui – si tratta della prova che la cristianità incontra prima di aprirsi all’abbraccio definitivo con Dio definitivo alla fine del mondo. Qui è Paolo che ne parla e non riesco a capire come si possa eliminare una cosa del genere. Del resto è lo stesso Vangelo che ne parla: La “grande prova”, la “grande apostasia”, così come ne parla l’Apocalisse. Ma qui bisogna stare attenti a non lasciarsi prendere dal discorso diffuso che ride di queste cose, mentre dovrebbe far paura.

PADRE LIVIO – Eccellenza, secondo lei, guardando le cose in prospettiva, questa crisi che sta vivendo soprattutto la Chiesa, quale sbocco avrà? Avrà uno sbocco positivo di rinascita o, come dice il Catechismo della Chiesa Cattolica, cioè che la Chiesa vivrà la passione di Cristo prima della sua ultima venuta?
MONS. MAGGIOLINI – Ma io credo che vivrà la passione di Cristo prima della sua ultima venuta. Cioè credo che siamo in un periodo in cui non sono molto facili le esaltazioni e le compiacenze. Il Signore ci lega a un periodo di difficoltà e di sofferenza. Credo che sia ingiusto dire: perché non sono nato nel Medio Evo? Oppure: perché non sono nato tra cent’anni? Uno nasce quando il Signore lo fa nascere e deve voler bene al suo tempo, perché è qui che deve salvarsi, non nel Medio Evo o tra mille anni. Quindi bisogna riconciliarsi con la situazione in cui ci si trova e vedere di non lasciarsi sedurre. Oggi non si parla più di sacrificio o di rinuncia, ma è questa ascesi che ci porta a unirci al Signore in maniera intima e sincera.

PADRE LIVIO – Per concludere questa prima parte dell’intervista e prima di lasciare la parola ai nostri ascoltatori per le domande alle quali poi lei risponderà, vorrei chiederle: quali sono i consigli di un vescovo ai fedeli in questo tempo di combattimento spirituale?
MONS. MAGGIOLINI – Seguano il cristianesimo sine glossa, cioè senza molti commenti. Seguano la preghiera, l’adorazione, l’Eucaristia, la confessione! La confessione, la confessione, la confessione! La mancanza della centralità della confessione rivela che si sta mandando a ramengo tutta l’esperienza del peccato e della liberazione dal peccato. Quindi l’amore agli altri e la testimonianza di ciò che crediamo. Perché gli altri hanno diritto di vedere in noi l’entusiasmo, la passione di ciò che condividiamo della unione con il Signore. E poi la fraternità cristiana che diventa il segno: «Guardate come si amano!». Fraternità che diventa il segno della fraternità cristiana che è certamente anche nel terzo mondo, ma anche nel vicino di casa!
PADRE LIVIO – Eccellenza, io la ringrazio per questi insegnamenti molto vissuti e molto partecipati che ci ha dato.

(Fonte: www.holyqueen.altervista.org)

 

Mons. Maggiolini è tornato alla Casa del Padre l’11 novembre 2008 [n.d.r.]

 

 

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4 pensieri su “LA CRISI DELLA FEDE- Padre Livio intervista Mons. Maggiolini

  1. 61Angeloextralarge

    Questo post è da leggere con calma! ;-)

  2. mariella santarelli

    Gloria al Padre al figlio ed allo spirito santo come era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli amen

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