Liturgia: no all’abilità manipolatoria. Joseph Ratzinger

Peter Seewald:

“Siamo giunti al punto che dei gruppi liturgici imbastiscono da sé stessi la liturgia domenicale”.

Mio Signore e mio Dio, abbi pietà di noi!

Cardinale Joseph Ratzinger:

C’è bisogno come minimo di una nuova consapevolezza liturgica che sottragga spazio alla tendenza a operare sulla liturgia come se fosse un oggetto della nostra abilità manipolatoria. Siamo giunti al punto che dei gruppi liturgici imbastiscono da sé stessi la liturgia domenicale. Il risultato è certamente il frutto dell’inventiva di un pugno di persone abili e capaci.

Ma in questo modo viene meno il luogo in cui mi si fa incontro il totalmente Altro, in cui il sacro ci offre se stesso in dono; ciò in cui mi imbatto è solo l’abilità di un pugno di persone. E allora ci si accorge che non è quello che si sta cercando. È troppo poco, e insieme di qualcosa di diverso. La cosa più importante oggi è riacquistare il rispetto della liturgia e la consapevolezza della sua non manipolabilità. Reimparare a riconoscerla nel suo essere una creatura vivente che cresce e che ci è stata donata, per il cui tramite noi prendiamo parte alla liturgia celeste.

Rinunciare a cercare in essa la propria autorealizzazione, per vedervi invece un dono. Questa, credo, è la prima cosa: sconfiggere la tentazione di un fare dispotico, che concepisce la liturgia come oggetto di proprietà dell’uomo, e risvegliare il senso interiore del sacro. Il secondo passo consisterà nel valutare dove sono stati apportati tagli troppo drastici, per ripristinare in modo chiaro e organico le connessioni con la storia passata. Io stesso ho parlato in questo senso di “riforma della riforma”. Ma, a mio avviso, tutto ciò deve essere preceduto da un processo educativo che argini la tendenza a mortificare la liturgia con invenzioni personali.

Per una retta presa di coscienza in materia liturgica è importante che venga meno l’atteggiamento di sufficienza per la forma liturgica in vigore fino al 1970. Chi oggi sostiene la continuazione di questa liturgia o partecipa direttamente a celebrazioni di questa natura, viene messo all’indice; ogni tolleranza viene meno a questo riguardo. Nella storia non è mai accaduto niente di questo genere; così è l’intero passato della Chiesa a essere disprezzato. Come si può confidare nel suo presente se le cose stanno così? Non capisco nemmeno, a essere franco, perché tanta soggezione, da parte di molti confratelli vescovi, nei confronti di questa intolleranza, che pare essere un tributo obbligato allo spirito dei tempi, e che pare contrastare, senza un motivo comprensibile, il processo di necessaria riconciliazione all’interno della Chiesa.

Oggi il latino nella Messa ci pare quasi un peccato. Ma così ci si preclude anche la possibilità di comunicare tra parlanti di lingue diverse, che è così preziosa in territori misti. Ad Avignone, ad esempio, il parroco del Duomo mi ha raccontato che una domenica si sono improvvisamente presentati tre diversi gruppi, ognuno dei quali parlava una lingua diversa, e tutti e tre desiderosi di celebrare la Messa. Propose quindi di recitare il Canone tutti insieme in latino, così avrebbero potuto concelebrare tutti quanti. Ma tutti hanno respinto bruscamente questa proposta: no, ognuno doveva trovarci qualcosa di proprio. O pensiamo anche a località turistiche: dove sarebbe bello potersi riconoscere tutti in qualcosa di comune.

Dovremmo quindi tenere presente anche questo. Se nemmeno nelle grandi liturgie romane si può cantare il “Kyrie” o il “Sanctus”, se nessuno sa più nemmeno cosa significhi il “Gloria”, allora si è verificato un depauperamento culturale e il venire meno di elementi comuni. Da questo punto di vista direi che il servizio della parola dovrebbe essere tenuto in ogni caso nella lingua madre, ma ci dovrebbe anche essere una parte recitata in latino che garantisca la possibilità di ritrovarci in qualcosa che ci unisce.

Joseph Ratzinger

Tratto da: Dio e il mondo. Essere cristiani nel nuovo millennio, Cinisello Balsamo (Mi), Edizioni San Paolo, 2001, pp. 379-381

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8 pensieri su “Liturgia: no all’abilità manipolatoria. Joseph Ratzinger

  1. paola

    Bellissimo, il tuo è un lavoro prezioso ed accurato. Complimenti!

  2. mariella santarelli

    lodato sempre sia il santissimo nome di Ges edi Maria buona e santa gornata atutti

  3. 61Angeloextralarge

    Concordo in pieno con ogni parola di questo post… e come non potrei? Grande Benedetto XVI che ci riporta e ci invita all’ordine, quell’ordine frutto dello Spirito Santo e non della nostra “precisione” umana, tantomeno della nostra fantasia. :-D

  4. Laus Deo! Lo scorso aprile sono stata ad Altötting (luogo meraviglioso, non per coincidenza riprodotto proprio nella foto che vedo qui mentre scrivo questo messaggio) con un gruppo di pellegrini italiani in viaggio per Treviri, guidati da vescovo e sindaco della città. Ad Altötting il vescovo e gli altri sacerdoti del gruppo hanno detto messa nel santuario, in italiano. Noi capivamo ma i tedeschi presenti, visibilmente no, invece che una comunità sembrava che fossimo due mondi diversi (a Treviri poi, c’è stata l’esperienza contraria, non capivamo quasi niente noi…).
    La messa di Altötting si è conclusa con la “Salve Regina” in latino, e a quel punto ho toccato con mano cosa significa avere una lingua comune. Se avessero conservato il latino nella messa e nelle preghiere, ad Altötting o a Nagasaki, a Los Angeles o a Cracovia, pregheremmo tutti insieme.

    • Esattamente! Davanti al Santuario si canta spesso il Salve Regina in Latino, i tedeschi amano il Latino.
      Hai spiegato molto bene il senso universale della Chiesa.
      Che nostalgia che sento di Altötting…:)

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