La morte naturale è prolife!

Commemorazione di tutti i fedeli defunti

La commemorazione dei fedeli defunti al 2 novembre ebbe origine nel 998 nel monastero benedettino di Cluny per iniziativa di S. Odilone (quinto abate di Cluny); il fatto che migliaia di monasteri benedettini dipendessero da Cluny favorì l’ampio diffondersi della commemorazione in molte parti dell’Europa settentrionale.

Nel 1311 anche a Roma venne istituita ufficialmente la memoria dei defunti mentre il privilegio delle tre Messe al 2 novembre, accordato alla sola Spagna nel 1748, fu esteso alla Chiesa universale, da Pp Benedetto XV (Giacomo della Chiesa, 1914-1922), solo nel 1915.

Scopo della commemorazione di tutti i defunti in passato era quello di suffragare i morti; di qui le Messe, la novena, l’ottavario, le preghiere al cimitero. Questo scopo naturalmente rimane; ma oggi se ne avverte un altro altrettanto urgente: creare nel corso dell’anno un’occasione per pensare religiosamente, cioè con fede e speranza, alla propria morte. Spezzare la congiura del silenzio riguardo ad essa.

Quando nasce un uomo, diceva S. Agostino, si possono fare tutte le ipotesi: forse sarà bello, forse sarà brutto, forse sarà ricco, forse sarà povero, forse vivrà a lungo, forse no. Ma di nessuno si dice: forse morirà, forse non morirà. Questa è l’unica cosa assolutamente certa della vita.

Nella nostra vita noi pensiamo di non avere mai abbastanza: viviamo protesi verso un continuo domani, dal quale ci attendiamo sempre di più: più amore, più felicità, più benessere. Viviamo sospinti dalla speranza. Ma in fondo a tutto il nostro stordirci di vita e di speranza si annida, sempre in agguato, il pensiero della morte: un pensiero a cui è molto difficile abituarci, che si vorrebbe spesso scacciare. Eppure la morte è la compagna di tutta la nostra esistenza: addii e malattie, dolori e delusioni ne sono come i segni premonitori. La morte resta per l’uomo un mistero profondo per credenti e non credenti.

Essere cristiani cambia qualcosa nel modo di considerare la morte e di affrontarla? Qual’è l’atteggiamento del cristiano di fronte alla domanda, che la morte pone continuamente, sul senso ultimo dell’esistenza umana?

La risposta si trova nella profondità della nostra fede. S. Paolo scriveva : «Non vogliamo poi lasciarvi nell’ignoranza, fratelli, circa quelli che sono morti, perché non continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui.» (1Ts 4,13-14)

La morte del cristiano si colloca nel solco della morte di Cristo: è un calice amaro da bere fino in fondo perché frutto del peccato. Ma la morte è anche volontà amorosa del Padre che ci aspetta, al di là della soglia, a braccia aperte: una morte che è essenzialmente non-morte ma vita, gloria, risurrezione.

Come tutto questo avvenga di preciso non si sa. Umanamente non si può misurare l’immensità delle promesse e del dono di Dio.  Il Prefazio dei defunti rivela un accento di umana soavità e di divina certezza: «È veramente degno e giusto, conveniente e salutare, che noi, sempre e in ogni luogo, Ti rendiamo grazie, o Signore Santo, Padre Onnipotente, Eterno Iddio: per Cristo nostro Signore. Nel quale rifulse a noi la speranza della beata resurrezione: così che coloro che sono contristati dalla certezza della morte, siano consolati dalla promessa della futura immortalità. Poiché, o Signore, la vita dei tuoi fedeli non si distrugge, ma si cambia, e dissolta la casa di questa dimora terrestre, si acquista eterna abitazione in cielo…. ».

 

Angelus del Beato Giovanni Paolo II (Domenica, 2 novembre 2003)

Carissimi Fratelli e Sorelle!

 1. Dopo aver celebrato ieri la Solennità di Tutti i Santi, oggi, due novembre, il nostro sguardo orante si volge a coloro che hanno lasciato questo mondo e attendono di raggiungere la Città celeste. Da sempre la Chiesa ha esortato a pregare per i defunti. Essa invita i credenti a guardare al mistero della morte non come all’ultima parola sulla sorte umana, ma come al passaggio verso la vita eterna. « Mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno – leggiamo nel prefazio odierno -, viene preparata un’abitazione eterna nel Cielo ».

2. E’ importante e doveroso pregare per i defunti, perché anche se morti nella grazia e nell’amicizia di Dio, essi forse abbisognano ancora di un’ultima purificazione per entrare nella gioia del Cielo (cfr Catechismo della Chiesa cattolica, n.1030). Il suffragio per loro si esprime in vari modi, tra i quali anche la visita ai cimiteri. Sostare in questi luoghi sacri costituisce un’occasione propizia per riflettere sul senso della vita terrena e per alimentare, al tempo stesso, la speranza nell’eternità beata del Paradiso.

Maria, Porta del cielo, ci aiuti a non dimenticare e a non perdere mai di vista la Patria celeste, meta ultima del nostro pellegrinaggio qui sulla Terra.

INDULGENZA PLENARIA PER I DEFUNTI

Dal mezzogiorno del 1 Novembre a tutto il 2 novembre si può lucrare, una volta sola, l’indulgenza plenaria, applicabile soltanto ai defunti, visitando in loro suffragio una Chiesa o un Oratorio pubblico o anche semi-pubblico per coloro che legittimamente lo usano. Durante la visita si devono recitare un Padre Nostro ed un Credo. Si devono inoltre adempiere a suo tempo le solite tre condizioni previste per la concessione delle indulgenze, vale a dire:

–     Confessione Sacramentale

–     Comunione Eucaristica

–     Preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre (a scelta dei fedeli; per esempio un Padre Nostro e un Ave Maria).

Le tre condizioni possono essere adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti quello in cui si visita la Chiesa o l’oratorio; tuttavia è conveniente che la santa Comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre siano fatte nello stesso giorno in cui si compie la visita.

«Perché piangi?» (Gv 20,13)

Piangano coloro che non possono avere la speranza della risurrezione; essa non è tolta loro dalla volontà di Dio, ma dalla durezza di quello in cui credono. E’ necessario che ci sia una differenza fra i servi di Cristo e i pagani. Ed è questa: loro piangono i loro cari, che pensano morti per sempre; non c’è tregua alle loro lacrime, né riposo alla loro tristezza…mentre per noi la morte non è la fine del nostro essere, ma la fine della nostra vita. Dal momento che il nostro essere viene rinnovato in una condizione migliore, la venuta della morte spazzi via ogni pianto…

Quanto più grande sarà la consolazione per noi, poiché la coscienza delle nostre buone opere ci promette, dopo la morte, ricompense migliori. I pagani hanno la loro consolazione: è pensare che la morte sia un riposo per tutti i nostri mali. E allo stesso modo con cui non possono più godersi la vita, pensano che saranno privati di ogni facoltà di sentire e liberati dal dolore e dalle dure ed incessanti fatiche che sopportiamo in questa vita. Per quanto ci riguarda invece, proprio perché dobbiamo elevare il nostro spirito a motivo della ricompensa attesa, così dobbiamo anche sopportare meglio il nostro dolore, grazie a questa consolazione. … Coloro che non saranno presi dalla morte, ma ricevuti dall’eternità, sembra che non siano stati mandati lontano da noi bensì che ci abbiano preceduti.

Sant’Ambrogio (circa 340-397)

Vescovo di Milano e dottore della Chiesa
Omelia per  la morte del fratello Satiro, I, 70-71

Fonte: Vangelo del Giorno

Categorie: Feste cattoliche | Tag: , , , , , , | 11 commenti

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11 pensieri su “La morte naturale è prolife!

  1. 61Angeloextralarge

    Grazie Karin. Le indulgenze sono veri e propri tesori spirituali per le nostre anime.

    • Sono una grande grazia!
      Ha detto il Papa:
      È doloroso il distacco dai propri cari, è un enigma carico di inquietudine l’evento della morte, ma, per i credenti, comunque esso avvenga, è sempre illuminato dalla “speranza dell’immortalità”.
      (Benedetto XVI)

  2. 61Angeloextralarge

    Fuori tema ma non troppo… fresco fresco di stamattina:

    “Cari figli, come Madre vi prego di perseverare come miei apostoli. Prego mio Figlio affinché vi dia la sapienza e la forza divina. Prego affinché valutiate tutto attorno a voi secondo la verità Dio e vi opponiate fortemente a tutto quello che desidera allontanarvi da mio Figlio. Prego affinché testimoniate l’amore del Padre Celeste secondo mio Figlio. Figli miei, vi è data la grande grazia di essere testimoni dell’amore di Dio. Non prendete alla leggera la responsabilità a voi data. Non affliggete il mio Cuore materno. Come Madre desidero fidarmi dei miei figli, dei miei apostoli. Attraverso il digiuno e la preghiera mi aprite la via affinché preghi mio Figlio di essere accanto a voi ed affinché attraverso di voi il Suo Nome sia santificato. Pregate per i pastori, perché niente di tutto questo sarebbe possibile senza di loro. Vi ringrazio.” (Medjugorje, 2 novembre 2012, alla veggente Mirjana)

  3. E’ un messaggio bellissimo. Quando l’avevo letto stamattina ero incantata dalla dolcezza, fermezza e capacità di educazione. E’ proprio Madre!

    • 61Angeloextralarge

      ;-)
      A volte i messaggi sono vere e proprie poesie! :-D

      • Si, Angela, e anche da questo si vede il volto della “Madre”. Ho notato che usa un linguaggio diverso a seconda della persona che si trova davanti. Al suo stato intellettuale, psicologico e anche spirituale! E’ grande la nostra Regina! :D

        • 61Angeloextralarge

          Hai ragione! Conosce i nostri cuori uno ad uno e si “abbassa” adeguandosi alla nostra umanità. A Ghiaie di Bonate parlava il dialetto locale, unica lingua che la veggente conosceva.
          Grande Mamma! Supersmackgigante anche a Lei! :-D

  4. Mariella Santarelli

    l’eterno riposo dona a loro o Signore splenda ad essi la luce perpetua riposino in pace amen buona e santa gioranta atutti

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