Il fronte unico dell’orgoglio

La pietra d’angolo dell’edificio [della Chiesa] è per metà scalzata grazie agli sforzi congiunti dei progressisti e degli integralisti, che facendo alternativamente pressione in senso opposto concorrono all’identico risultato. Il successore di Pietro è attaccato da tutte le parti. Gli uni negano la sua infallibilità, perché oggi tutti sono infallibili, salvo il papa, gli altri moltiplicano le riverenze, e nel contempo gli oltraggi. La Chiesa pullula di riformatori, che pretendono di riformare il popolo per non dover riformare se stessi. Il prete che in passato rompeva l’impegno del celibato si accusava di debolezza; oggi accusa la società che l’ha formato, ed esige che essa modifichi la regola che egli non può seguire. Sarebbe come se un marinaio, che non sopporti la navigazione e sia soggetto al mal di mare, intimasse alla Marina di tirare le navi in secca.
Devo proprio dirvi di che cosa soffre la Chiesa? Soffre d’un rigurgito d’orgoglio tale da farne saltare i muri, unitamente ad una dispersione di sostanza spirituale come da molto tempo non avevo avuto la felice occasione di constatare. Ogni cristiano evoluto si sente oggi in grado di giudicare, di sentenziare per sé, per il prossimo, per il papa, e, se del caso, per Dio.

[…]

Religiosamente vostro
Il Diavolo

(André Frossard, 35 prove che il Diavolo esiste, SEI, Torino 1978, pp. 99-100)

Liturgia del pandemonio

Per farci comprendere meglio possibile il pericolo che ci circonda e che diventa più terribile allorché ci crediamo al sicuro, Tommaso ci rammenta che «il peccato dell’angelo non suppone l’ignoranza, ma soltanto una mancanza di considerazione di quelle cose che andrebbero considerate […] vale a dire l’ordine richiesto dalla volontà divina» e lo compara a «qualcuno che decida di pregare e lo fa senza rispettare le regole liturgiche istituite dalla Chiesa» (Summa theologiae, I, q. 63, a. 1, ad 4). Questo esempio mi ha sempre intimorito. Ci conferma con risolutezza che demoniaco non è tanto volere il male, quanto voler fare il bene senza obbedire alla fonte prima di ogni bene; voler fare il bene secondo una propria regola in un dono che pretende di non ricevere nulla, in una specie di generosità che coincide con il più sottile orgoglio. Vi arriva non tanto per ignoranza speculativa, ma con un’ignoranza pratica, attiva, che si sforza di non considerare le disposizioni volute dall’Altissimo, per la nostra reciproca comunione, la nostra dipendenza gli uni dagli altri. Quando sente parlare di regola liturgica, di diritto canonico, di magistero, il demonio si fa recalcitrante: lo fa nel nome del suo tradizionalismo più vecchio della tradizione, o del suo progressismo maggiormente up to date del mondo a venire. In ogni caso prega […] con un fervore ardente: «Ti scongiuro IN NOME DI DIO, non tormentarmi» (Mc 5,7). A condizione che lo faccia servendosi di un messale preparato ad hoc, per suo uso personale, o per la sua setta del momento, in una spiritualità oscillante tra il masturbatorio e l’orgiastico.
La liturgia del pandemonio non ha l’unità vivente di quella della Chiesa. Quando vuole sentirsi unita, fa muro. Quando vuole sentirsi viva, pullula. Tenuto conto che la fede dei demoni non ha origine nella visione di Cristo, bensì nell’intelligenza naturale di ciascuno, non vi è tra essi – a voler essere precisi – un’unica fede (Ef 4,4) dipendente dall’unico dono di Dio, bensì una conoscenza condivisa, che l’uno può rivendicare nei confronti dell’altro come frutto dei propri sforzi. Il loro modo di credere è individualista. Addirittura “dividualista”. Questa reciproca divisione è in effetti complicata da una divisione individuale: poiché il peccato devia lo slancio originario della loro natura verso Dio, il loro libero arbitrio si ribella contro la loro vocazione essenziale, la loro volontà ut voluntas si contrappone alla loro volontà ut natura, così bene che «l’anima del malvagio è lacerata dalla guerra civile» (Aristotele, Etica Nicomachea, a cura di Claudio Mazzarelli, Bompiani, Milano 2000, vol. IV, l. IX, 1166 b, p. 347). Il demonio non può raccogliersi. Allora se la spassa.
Qual è l’unico principio unificatore di questo regno in briciole, il punto d’incontro liturgico nel paese della Legione? L’odio di uno stesso Avversario. […] L’intesa del demonio con se stesso così come con gli altri si realizza unicamente in ragione di questo odio. Rabbercia il suo essere soltanto mediante la propria rabbia nel disfare l’opera dell’Altissimo. A questo scopo, i diavoli fanno comunella tra loro, in vista di un saccheggio che esige, soltanto a fini di efficacia, di agire di conserva. Questa associazione di malfattori, però, si disperde allorché si tratta di spartirsi il bottino. Dal fare comunella passano a sbranarsi a vicenda. 

(Fabrice Hadjadj, La fede dei demoni, Marietti, Genova-Milano 2010, pp. 77-78)

Categorie: Vita spirituale | Tag: , , , , , | 25 commenti

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25 pensieri su “Il fronte unico dell’orgoglio

  1. Andreas, sarà la mia lettura per vari giorni, troppo denso di contenuti per commentare ora. Ma quanta verità, terribile verità.

    • Cadono in queste tentazioni tutti i membri dei “partiti dei puri” (“catari” in greco), piccoli Robespierre che a forza di scambiare la fede cattolica con una militanza ideologica finiscono per praticare con grande zelo la “vessazione fraterna”, spinti non dal desiderio di fare dell'”elemosina spirituale” – com’è nello spirito dell’autentica correzione fraterna – ma dalla volontà di “epurare” i loro fratelli nella fede, ovviamente ammantandosi sempre di motivazioni “nobili” (come la sollecitudine per lo “scandalo” – altra “parola magica” per i “puri” – per i “deboli nella fede”), alternando aggressività velenosa e accanimento feroce al “volto umano” della “vessazione fraterna”: sorrisi smaglianti, “parole di burro”, il solito campionario di trucchi di cui gli adulatori si servono per circuire i gonzi. La fede dei demoni somiglia paurosamente a quella di tanti sedicenti “difensori dell’ortodossia”. Si tratta sempre di quella che Merton chiamava la “teologia morale del diavolo”: giustizia senza misericordia, verità senza carità. Che il Signore ci preservi da certa impura “purezza”.

      • Che il Signore ci preservi perché di questi tempi i catari sono tornati e in forze.

      • giovanna

        ‘Verità senza carità…impura purezza’: esattamente quanto viene diffuso da parte di certi ‘difensori dell’ortodossia’. E’ un inganno sottile, molto insidioso, perché ammantato di ‘sapienza’, conoscenza e quant’altro. E’ un inganno che mi ha disorientato. E davvero che il Signore ce ne preservi. Grazie per queste più che opportune riflessioni

  2. 61Angeloextralarge

    Andreas: sempre tosto! Grazie e smack!
    Per ora mi fermo su: “voler fare il bene secondo una propria regola”… Materiale per un bell’esame di coscienza!
    Poi proseguirò lentamente come al solito. ;-)

    • Ciao carissima! Eh sì, la tentazione più pericolosa è proprio la “falsificazione del bene”: essere convinti di servire Dio e in realtà voler servire soltanto il proprio io…

      • andrea mi devo impiccare subito o posso ancora sperare nella misericordia di dio? dammi un consiglio

        • 61Angeloextralarge

          vienisignoregesu: non mi chiamo Andrea ma mi viene da dirti che di impiccati ce n’è già stato uno nella storia della Chiesa e se non si è affidato all’Amore di Dio quando la corda gli stringeva il collo… niente misericordia… altrimenti… misericordia in abbondanza anche per lui. ;-)

        • @ vienisignoregesu: come ha già detto benissimo Angela la misericordia di Dio non aspetta altro che le si apra il cuore, l’unica cosa che ci viene chiesta è di farci trovare poveri come mendicanti, bisognosi dell’amore di Dio, di ricevere tutto dalla fonte stessa dell’amore (che altro non aspetta se non di donarsi). Sono solo i “puri”, i “perfetti” (cioè coloro che si credono tali) ad esserne esclusi. Ma solo perché si sono esclusi da soli, il loro orgoglio li ha resi tanto ciechi da rendersi impermeabili alla Grazia di Dio. Ma finché abbiamo fiato per lanciare un grido verso Dio, quel grido verrà raccolto.

        • “Le preghiere a Maria sono preghiere di riserva. Nel meccanismo della salvezza, l’Ave Maria è l’ultimo aiuto. In tutta la liturgia non vi è altra preghiera che possa essere detta veramente dal più miserabile peccatore come l’Ave Maria. Con l’Ave Maria nessuno può dirsi perduto.
          Signore, al giudizio universale non ci sarà bisogno di memoriali o di certificati.
          Ma nessuno potrà cancellare la traccia di un Pater o di un’Ave”. (Charles Péguy)

          https://filiaecclesiae.wordpress.com/2012/03/23/lultimo-rifugio/

  3. paola

    L’accostamento dei due brani è particolarmente efficace. E, ovviamente, subito viene in mente C.S. Lewis delle Lettere di Berlicche.
    Impressiona che Frossard osservi nel 1978 cose che sembrano di oggi, forse in Francia c’è stata una sorta di “anticipazione” di alcuni fenomeni nella vita della Chiesa.
    “demoniaco non è tanto volere il male, quanto voler fare il bene senza obbedire alla fonte prima di ogni bene” ..speriamo di ricordarlo sempre.

    Ancora auguri! (siamo nell’ottava, …Natale è oggi ;-) )

  4. 61Angeloextralarge

    Andreas: la cosa più bella dei tuoi post e che non finiscono nel post stesso ma proseguono nelle tue risposte ai nostri comenti! Smack! :-d

  5. paola

    Mi sembra in tema…
    “E’ buffo che i mortali ci rappresentino sempre come esseri che mettono loro in testa questa o quella cosa: in realtà il nostro lavoro migliore consiste nel tenere le cose fuori della loro testa. Se questo non riesce, devi ripiegare sopra un più sottile indirizzo sbagliato della sua intenzione.
    Ogni volta che essi stanno servendo direttamente il Nemico noi siamo sconfitti, ma vi sono molte maniere per impedire loro di farlo. La più semplice è di stornare il loro sguardo da Lui verso loro stessi.
    Fa’ in modo che si preoccupino della loro mente tentando di suscitarvi sentimenti per mezzo della volontà.
    Quando avessero intenzione di chiedere a Lui la carità, fa’ in modo, invece, che comincino a tentare di fabbricarsi da sé sentimenti caritatevoli senza aver coscienza di ciò che stanno facendo. Quando avessero l’intenzione di pregare per ottenere il coraggio, fa’ in modo che dì fatto si sforzino di sentirsi coraggiosi. Quando dicono che stanno pregando per ottenere il perdono, fa’ in modo che si sforzino di sentirsi perdonati…”

    • 61Angeloextralarge

      Paola: bello! Smack! :-D
      Autore?

      • paola

        L’autore è Clive Staples Lewis nelle Lettere di Berlicche, da leggere assolutamente! Lo avevo anche citato ma non so cosa sia successo ieri sera. Credo di aver inviato il commento 3 o 4 volte perchè non si leggeva. Mi scuso per eventuali pasticci…

  6. Mariella Santarelli

    grazie per il messaggio ho il computer che non mi funzione bene gloria al padre a lfiglio ed allo spirito santo buona e santa giornata atutti buon 2013 a tutti mariella

  7. Elena Majocchi

    Ottimo articolo, grazie.

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