Teologia della storia – 2

Senza_CristoAccenniamo  ora a quelle che sono le ricadute  sociali  della negazione di Dio. Senza “divina autorità” socialmente riconosciuta, le strade sono due: o un gigantesco dispotismo oppresso da una burocrazia e un esercito di proporzioni inaudite (ad es. ex regimi comunisti), o il suo contrario, un permissivismo senza fondo. Anche quest’ultimo non può fare a meno di una polizia elefantiaca e di moltiplicare il numero dei penitenziari. Ambedue producono insolubili problemi di convivenza. La democrazia oggi osannata come l’unico sistema politico degno di un paese civile, è qualcosa di più delle sue istituzioni e procedure. Non vi può essere alcuna libera comunità politica, senza la base di una comunità di valori, fondata cioè su impegni morali condivisi. Senza una cultura morale solida, i meccanismi della democrazia e dell’economia non possono funzionare a lungo. Non a caso è il relativismo, ovvero una mancanza di ragioni capaci di guidare la libertà dell’uomo, a dominare oggi. Ai giovani si insegna che si devono fare alcune cose e non altre, ma non gli si forniscono i motivi. Si vive nell’annoiata ribellione alla burocrazia statale, senza però sapere su cosa fondare il rispetto dell’autorità civile o la difesa dalle sue eccessive ingerenze. In breve si ha la libertà, ma non si sa che cosa farsene; si ha la possibilità di giudicare, ma non si sa su che basi esercitare il giudizio. Sul  piano politico, negando Dio, fonte e origine di ogni autorità, lo stato finisce per divenire la realtà assoluta, non ammettendo più nulla al di sopra di se. In questo modo il “sistema politico” finisce per inseguire il capriccio delle masse, o delle minoranze che quelle masse riescono a strumentalizzare. Stiamo vivendo, per certi versi, un’ora terribile, in cui vediamo equiparate la parola desiderio alla parola diritto: il “diritto all’aborto”, il “diritto ad avere figli”, il “diritto all’autodeterminazione sessuale”, il “diritto all’eutanasia”.

E’ l’esito nefasto di un relativismo che regna incontrastato: il diritto cessa di essere tale, perché non più solidamente fondato sull’inviolabile dignità della persona, ma viene assoggettato alla volontà del più forte. In questo modo la democrazia, ad onta delle sue regole, cammina sulla strada di un sostanziale totalitarismo. (Giovanni Paolo II)

Il legislatore sganciato dalla morale naturale e cristiana, è diventato il notaio delle opinioni prevalenti. Il risultato finale è sotto gli occhi di tutti: un oceano di leggi, norme e regolamenti la cui profondità è quasi insondabile. Avendo scartato così tutto ciò che è soprannaturale e convertita la religione in un vago deismo, l’uomo si consacra esclusivamente al culto degli interessi materiali. Questa perversione della giusta gerarchia tra spirito e materia comporta a livello personale e collettivo, un cedimento agli istinti ed alle passioni, gabellate per sentimenti e progresso. In sintesi, il fenomeno ultimo e più grave, è la perversione della coscienza morale, sia a livello individuale che sociale. Il male è definito come bene e percepito soggettivamente come tale. La contraccezione, l’aborto procurato, l’eutanasia sono presentati come un bene, come “diritti”, e tali vengono considerati. La “cultura della morte”, di cui la nostra società è impregnata, si traduce nella creazione di strutture di peccato, che agiscono in ogni attività umana e nell’insieme dei rapporti sociali. Qui ci troviamo di fronte al rifiuto, da parte dell’uomo, di accogliere il ruolo assegnatogli da Dio, che è quello di collaborare alla sua opera creatrice. Siamo oramai, alla discesa nell’abisso del nichilismo! L’uomo non può assolutamente dire niente di se stesso, niente riguardo al senso della sua esistenza, e ancor meno della sua morte. Da qui la perdita del significato e del valore della persona. Da quando il senso del sacro è stato espulso da ogni espressione  civile o filosofica, e la sua rimozione è giudicata indispensabile al reggimento della società, l’uomo può essere considerato come facente parte di una natura governata da cieche leggi fisiche delle quali è lecito forzare il corso e falsare il senso. Ma la Chiesa insegna a vedere ogni cosa come penetrata e dipendente dal soprannaturale, laddove le filosofie moderne insegnano a muoversi partendo dalla sua negazione. Il cattolicesimo insegna che non possono esistere regni assoluti in terra, ogni forma di potere essendo di derivazione divina e quindi soggetta ad un superiore dovere, e una superiore volontà. In definitiva, tra il caos della libertà anarchica e il dispotismo dello Stato-padrone non esiste vera contraddizione: sono entrambi effetto della negazione della “Legge Naturale”  (che il Papa richiama quando parla di  “ valori non negoziabili”) che non si può impunemente violare. L’uomo, lasciato a se stesso, vedrà ogni giorno di più crescere la propria alienazione e la propria sventura.

Nulla ha contribuito a distruggere, nell’anima delle masse, la vera libertà e la vera saggezza più di un certo mito della libertà: il voler mettere la libertà dove essa non è, la distrugge anche dove Dio l’ha messa. L’uomo che non accetta di essere relativamente libero, sarà assolutamente schiavo. (G. Thibon)  

(CCC da 2104 a 2109, da 2419 a 2442)

Palmiro CLERICI

Anno della Fede

Prima parte –  segue la terza e ultima parte.

Categorie: ANNUS FIDEI, Minicatechesi, Non c'è più religione..., Politica e verità | Tag: , , , , | 7 commenti

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7 pensieri su “Teologia della storia – 2

  1. 61angeloextralarge

    L’autore di questo post, oltre a fare chiarezza facendoci meditare quello che scrive, sa mettere anche le ciliegine sulla torta! Ottimo il pezzo finale di Thibon! Smack! :-D

  2. Non c’entra niente … ma devo scriverlo. Sono stata a Fontanelle e mentre ero là un tipo è piovuto dal Cielo con il parapendio :P hehehe … troppo forte, solo là possono accadere certe cose.
    Buona serata,ciao!

  3. Mariella Santarelli

    Ges maria vi amo salvate le anime salvate i peccatori salvate il mondo intero

  4. Reblogged this on Pace del Cuore 2.0 and commented:
    Senza Cristo…

  5. Pingback: Luce dall’Apocalisse « filia ecclesiae - carpe gratiam

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