«Sono la fine del vecchio e l’inizio del nuovo»

L’ultimo colloquio del Pontefice con il suo biografo 

11581cyh270w480Il Papa e le sue condizioni di salute.
«Sono la fine del vecchio e l’inizio del nuovo»
Il nostro ultimo incontro risale a ben dieci settimane fa. Il Papa mi aveva accolto nel Palazzo Apostolico per proseguire i nostri colloqui finalizzati al lavoro sulla sua biografia. L’udito era calato; l’occhio sinistro non vedeva più; il corpo smagrito, tanto che i sarti facevano fatica a tenere il passo con nuovi abiti. È diventato molto delicato, ancora più amabile e umile, del tutto riservato. Non appare malato, ma la stanchezza che si era impossessata di tutta la sua persona, corpo e anima, non si poteva più ignorare.
Abbiamo parlato di quando ha disertato dall’esercito di Hitler; del suo rapporto con i genitori; dei dischi su cui imparava le lingue; degli anni fondamentali sul «Mons doctus», il monte dei dotti di Freising dove da 1.000 anni l’élite spirituale del Paese viene introdotta ai misteri della fede. Qui aveva tenuto le sue primissime prediche davanti a un pubblico di scolari, da parroco aveva assistito gli studenti e nel freddo confessionale del Duomo aveva dato ascolto alle pene della gente. Ad agosto, durante un colloquio a Castel Gandolfo, durato un’ora e mezzo, gli avevo chiesto quanto lo avesse colpito l’affare Vatileaks. «Non mi lascio andare a una sorta di disperazione o di dolore universale – mi ha risposto – semplicemente mi appare incomprensibile. Anche considerando la persona (Paolo Gabriele, ndr ), non capisco cosa ci si possa aspettare. Non riesco a penetrare la sua psicologia». Sosteneva tuttavia che l’evento non gli aveva fatto perdere la bussola né gli aveva fatto sentire la stanchezza del suo ruolo, «perché può sempre accadere». L’importante per lui era che nell’elaborazione del caso «in Vaticano sia garantita l’indipendenza della giustizia, che il monarca non dica: adesso me ne occupo io!».
Mai lo avevo visto così esausto, così prostrato. Con le ultime forze rimaste aveva portato a termine il terzo volume della sua opera su Gesù, «il mio ultimo libro», come mi ha detto con sguardo triste al momento dei saluti. Joseph Ratzinger è un uomo incrollabile, una persona capace sempre di riprendersi rapidamente. Mentre due anni addietro, malgrado i primi disturbi dell’età, appariva ancora agile, quasi giovanile, ora percepiva ogni nuovo raccoglitore che approdava sulla sua scrivania da parte della Segreteria di Stato come un colpo.

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L’interno del Duomo di Frisinga

«Cosa ci si deve ancora aspettare da Sua Santità, dal Suo pontificato?», gli ho chiesto. «Da me? Da me non molto. Sono un uomo anziano e le forze mi abbandonano. Penso che basti ciò che ho fatto». Pensa di ritirarsi? «Dipende da cosa mi imporranno le mie energie fisiche». Lo stesso mese ha scritto a uno dei suoi dottorandi che il successivo incontro sarebbe stato l’ultimo. Pioveva a Roma, nel novembre del 1992, quando ci incontrammo per la prima volta nel Palazzo della Congregazione per la dottrina della fede. La stretta di mano non era di quelle che ti spezzano le dita, la voce piuttosto insolita per un «panzerkardinal», mite, delicata. Mi piaceva come parlava delle questioni piccole, e soprattutto delle grandi; quando metteva in discussione il nostro concetto di progresso e chiedeva di riflettere se davvero si potesse misurare la felicità dell’uomo in base al prodotto interno lordo.
Gli anni lo avevano messo a dura prova. Veniva descritto come un persecutore mentre era un perseguitato, il capro espiatorio da chiamare in causa per ogni ingiustizia, il «grande inquisitore» per antonomasia, una definizione azzeccata quanto spacciare un gatto per un orso. Eppure nessuno l’ha mai sentito lamentarsi. Nessuno ha sentito uscire dalla sua bocca una cattiva parola, un commento negativo su altre persone, nemmeno su Hans Küng. Quattro anni dopo abbiamo trascorso insieme molte giornate, per parlare del progetto di un libro sulla fede, la Chiesa, il celibato e l’insonnia. Il mio interlocutore non camminava in giro per la stanza, come fanno abitualmente i professori. Non c’era in lui la minima traccia di vanità, né di presunzione. Mi colpivano la sua superiorità, il pensiero non al passo coi tempi ed ero in qualche modo sorpreso di udire risposte pertinenti ai problemi del nostro tempo, apparentemente quasi irrisolvibili, tratte dal grande tesoro di rivelazione, dall’ispirazione dei padri della Chiesa e dalle riflessioni di quel guardiano della fede che mi sedeva di fronte. Un pensatore radicale – questa era la mia impressione – e un credente radicale che tuttavia nella radicalità della sua fede non afferra la spada, ma un’altra arma molto più potente: la forza dell’umiltà, della semplicità e dell’amore.
Kard_Ratzinger_Abschied_v_Freising_FEJoseph Ratzinger è l’uomo dei paradossi. Linguaggio sommesso, voce forte. Mitezza e rigore. Pensa in grande eppure presta attenzione al dettaglio. Incarna una nuova intelligenza nel riconoscere e rivelare i misteri della fede, è un teologo, ma difende la fede del popolo contro la religione dei professori, fredda come la cenere.
Così come egli stesso è equilibrato, così insegnava; con la leggerezza che gli era propria, con la sua eleganza, la sua capacità di penetrazione che rende leggero ciò che è serio, senza privarlo del mistero e senza banalizzare la sacralità. Un pensatore che prega, per il quale i misteri di Cristo rappresentano la realtà determinante della creazione e della storia del mondo, un amante dell’uomo che alla domanda, quante strade portino a Dio, non ha dovuto riflettere a lungo per rispondere: «Tante quanti sono gli uomini».
È il piccolo Papa che con la matita ha scritto grandi opere. Nessuno prima di lui, il massimo teologo tedesco di tutti i tempi, ha lasciato al popolo di Dio durante il suo Pontificato un’opera altrettanto imponente su Gesù né ha redatto una cristologia. I critici sostengono che la sua elezione sia stata una scelta sbagliata. La verità è che non c’era un’altra scelta. Ratzinger non ha mai cercato il potere. Si è sottratto al gioco degli intrighi in Vaticano. Conduceva da sempre la vita modesta di un monaco, il lusso gli era estraneo e un ambiente con un comfort superiore allo stretto necessario gli era completamente indifferente.

Ma restiamo alle presunte piccole cose, spesso molto più eloquenti delle grandi dichiarazioni, dei congressi e dei programmi. Mi piaceva il suo stile pontificale; che il suo primo atto sia stata una lettera alla Comunità ebraica; che abbia tolto la tiara dallo stemma, simbolo anche del potere terreno della Chiesa; che ai sinodi vescovili chiedesse di parlare anche agli ospiti di altre religioni – anche questa una novità.
Con Benedetto XVI per la prima volta l’uomo al vertice ha preso parte al dibattito, senza parlare dall’alto verso il basso, bensì introducendo quella collegialità per la quale si era battuto nel Concilio. Correggetemi, diceva, quando presentava il suo libro su Gesù che non voleva annunciare come un dogma o apporvi il sigillo della massima autorità. L’abolizione del baciamano è stata la più difficile da attuare. Una volta ha preso per un braccio un ex studente che si inchinava per baciare l’anello, dicendogli: «Comportiamoci normalmente». Tante prime volte. Per la prima volta un Papa visita una sinagoga tedesca (e successivamente più sinagoghe nel mondo di tutti i papi prima di lui messi assieme). Per la prima volta un Papa visita il monastero di Martin Lutero, un atto storico senza eguali.
Ratzinger è un uomo della tradizione, si affida volentieri a ciò che è consolidato, ma sa distinguere quello che è davvero eterno da quello che è valido solo per l’epoca da cui è emerso. E se necessario, come nel caso della messa tridentina, aggiunge il vecchio al nuovo, poiché insieme non riducono lo spazio liturgico, bensì lo ampliano.
Non ha fatto tutto giusto, ma ha ammesso gli errori, anche quelli (come lo scandalo Williamson) di cui non aveva alcuna responsabilità. Di nessun fallimento ha sofferto di più che di quello dei suoi preti, anche se da prefetto aveva già avviato tutte le misure che consentivano di scoprire i terribili abusi e punire i colpevoli. Benedetto XVI se ne va, ma la sua eredità resta. Il successore di questo umilissimo Papa dell’era moderna seguirà le sue orme. Sarà uno con un altro carisma, un proprio stile, ma con la stessa missione: non incentivare le forze centrifughe, ma coloro che tengono insieme il patrimonio della fede, che restano coraggiosi, annunciano un messaggio e fanno una testimonianza autentica.

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Duomo, università e collegio di Frisinga dove il Papa ha trascorso i suoi studi.

Non è un caso che il Papa uscente abbia scelto il Mercoledì delle Ceneri per la sua ultima grande liturgia. Vedete, vuole dimostrare, era qui che vi volevo portare fin dall’inizio, questa è la via. Disintossicatevi, rasserenatevi, liberatevi dalla zavorra, non fatevi divorare dallo spirito del tempo, non perdete tempo, desecolarizzatevi! Dimagrire per aumentare di peso è il programma della Chiesa del futuro. Privarsi del grasso per guadagnare vitalità, freschezza spirituale, non da ultimo ispirazione e fascino. E bellezza, attrattiva, in fondo anche forza, per far fronte a un compito diventato tanto difficile. «Convertitevi», così disse con le parole della Bibbia quando segnò la fronte di cardinali e abati con la cenere, «e credete al Vangelo».«Lei è la fine del vecchio – chiesi al Papa nel nostro ultimo incontro – o l’inizio del nuovo?». La sua risposta fu: «Entrambi».

Peter Seewald

Corriere della sera, 18 febbraio 2013, pagina 17

[E’ questo è un miracolo con il nostro Papa ancora in vita: che io pubblichi qualcosa del CdS….]

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24 pensieri su “«Sono la fine del vecchio e l’inizio del nuovo»

  1. Ringrazio sentitamente un mio amico per la segnalazione e per aver trascritto questo eccezionale pezzo.

  2. 61angeloextralarge

    Mi accodo e ringrazio anche te per averlo postato! Smack ad entrambi. :-D

  3. Anna

    Si pezzo davvero eccezionale!La notizia mi colse fuori di casa, finalmente stasera posso leggere un pò di cose.Prima l’incredulità, poi un senso di abbandono, continuavo a pensare che Pietro nn deve mai lasciare la barca, e nello stesso tempo sentivo una grande tenerezza.Poi,piano piano la luce:ha avuto un immenso coraggio a mettere a nudo e chiamare per nome il male delle divisioni e rivalità che minano le membra del Corpo di Cristo.Lo hanno lasciato solo. Sapete,a volte mi chiedevo che razza di Cristiani siamo,se, anche i più vicini al Papa nn alzavano un dito quando era attaccato.Speriamo che ci sia un bagno di umiltà di tutti, dai Cardinali a noi.Umanamente nn ci spero, ma con la Luce dello Spirito Santo(ammesso che gli si lasci lo spazio per entrare) ogni speranza è possibile. Vorrei poterlo abbracciare forte e dirgli che sn con lui.Intanto un abbraccio nella fede a tutti gli amici del sito, in qt momento doloroso, ma pieno di nuova speranza.

    • Anna, hai trovato le parole esatte per esprimere anche i miei pensieri e sentimenti. Io non ci posso andare, ma Domenica, all’ultimo Angelus, ci andrà una mia cara amica e le ho chiesto di scattare una foto soltanto per me del Papa. Questo bisogno di stargli vicino, di dirgli “Grazie” per tutti i sacrifici, sapendo che sarebbe stato nel mirino di tutti i media, delle persone che si sono trasformati tutte in vaticaniste esperte. Un calvario…e non a caso ha scelto la S. Quaresima.

  4. Pingback: La fine del vecchio, l’inizio del nuovo « Pietroalviti's Weblog

  5. Peter Seewald ha colto in pieno lo spessore ‘monumentale’ di questo nostro grande Papa! Bellissimo articolo, davvero e felicissima l’espressione che lo definisce un ‘pensatore che prega’. Ci farò un post anch’io. Un grandissimo abbraccio

  6. 61angeloextralarge

    Karin: lavori ancora in corso? W la fantasia! :-D

  7. La testata è appropriata, col viola liturgico :-)
    L’articolo è grande e commovente.
    In cambio segnalo, da un sito di ‘filii Ecclesiae’ statunitensi, una lettura interessante
    http://www.catholicworldreport.com/Item/1983/the_pope_and_the_philistines.aspx#.USN-IRy4btQ

  8. Ulp! ho scoperto qui accanto una raccomandazione che mi tocca da vicino. 8-O :oops:

  9. Vabbe’, sì, ancora non so usare ‘ste faccine, la seconda doveva essere :oops:

  10. Mariella Santarelli

    angelo di Dio che sei il nostro custode illumina custodisci reggi e governa noi che ti fummo affidati dalla piet celeste gloria a l padre al figlio ed allo spirito santo come era nel principio ora e sempre nei seicoli dei secoli amen

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