Il solitario del recinto di Pietro

benediktsantiago“Il ‘sempre’ è anche un ‘per sempre’ – non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo. Non ritorno alla vita privata, a una vita di viaggi, incontri, ricevimenti, conferenze eccetera. Non abbandono la croce, ma resto in modo nuovo presso il Signore Crocifisso. Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il cui nome porto da Papa, mi sarà di grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente all’opera di Dio“.

(Benedetto XVI, Udienza generale, mercoledì 27 febbraio 2013)

Benedetto XVI non si reca in esilio da re sconfitto e umiliato, bandito dal proprio regno.
Non si scosta dal legno della croce, lo abbraccia alla radice.
Si è in terra d’esilio, ha scritto Ernest Hello, là dove non c’è patria.
La patria è “la luce per cui siamo nati; l’esilio è la notte”.
La patria è la dimora della solitudine, l’esilio la prigione dell’isolamento.
Bisogna guardarsi dal confondere solitudine e isolamento.
La solitudine è comunione al livello più alto, l’isolamento è separazione al livello più basso.
L’esilio e l’isolamento sono la parodia della patria e della solitudine, l’ombra nera che è tanto più tenebrosa quanto più è luminosa la luce soggetta a contraffazione.
Parodia della patria, dimora luminosa dell’anima, è un certo stare presso di sé come a casa propria (chez soi) per piantare la tenda nella “dimora isolata e nera dell’egoismo”; è la fuga nel sottosuolo dell’io trincerato, lontano dalla luce del giorno, rinserrato in sé stesso come in un sepolcro.
Immagine dell’esilio è la tomba, immagine della patria è quella del padre che “riceve la vita proprio quando la dona” (Benedetto XVI).
La patria è forma della comunione, il dono di sé la condizione della vita.
Viceversa l’egoismo è così simile alla morte, dice sempre Hello, da agire alla maniera della tomba che consegna alla decomposizione, alla disorganizzazione e alla putrefazione ciò che ha tenuto separato dall’aria e da ogni soffio di vita.
Come la tomba, custodisce ciò che gli è stato affidato solo per consegnarlo ai vermi in attesa della loro preda. “La tomba è l’uomo rinchiuso in se stesso”. È l’urna funeraria che preserva sì l’uomo, ma come in una prigione, isolandolo da ogni comunicazione vitale.
In chi ha saputo donarsi accade, al contrario, che “più la sua vita è comunicata, più è concentrata” .
Benedetto XVI, il solitario del recinto di Pietro, non è il disertore che, fuggendo, si isola dal corpo combattente per salvaguardare se stesso.
È, piuttosto, il patriota dello spirito che rinuncia a sé stesso per salvaguardare l’integrità del corpo della Chiesa.
Vergelt’s Gott, Heiliger Vater!

Categorie: Joseph Ratzinger | Tag: | 20 commenti

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20 pensieri su “Il solitario del recinto di Pietro

  1. 61angeloextralarge

    A volte siamo in esilio anche nella nostra patria.
    Grazie, Andreas, per queste parole! Il suo non è esilio, anzi! Adesso è nella parte più intima della Chiesa, è nel cuore, nella parte meno visibile e meno rumorosa, ma ben più potente, ben più capace di strappare grazie al Cielo.
    Quanto vorrei essere io invisibile e stare accanto a lui che prega! Quanto vorrei dargli la mano e tenermi la sua stretta forte forte! Quanto vorrei accarezzare il suo capo paterno e dirgli: “Grazie! Ti voglio bene! E sono certa che tu sei il padre giusto per questo momento della Chiesa, per questi tempi strani e veloci”.
    Grazie Padre Benedetto, di nome e di fatto!

  2. Oh, che bello, Andreas, anche a te di cuore un “Vergelt’s Gott!”
    Mi permetto di confessarvi un pensiero, un flash che ha attraversato la mia mente dopo aver letto l’intervista con Peter Seewald, pubblicata alcuni giorni fa. Benedetto XVI non si è lamentato di nulla, ha parlato con tranquillità anche di Vatileaks “sono cose che possono succedere…”. Non è uomo che si sconvolge facilmente, ne ha viste troppe nella sua vita.
    Ma un fatto, e uno solo, l’ha nominato con dolore “…ma i miei sacerdoti!” Appena letto queste parole, sono stata colpita, un dolore quasi fisico, mi ha colto. Eccolo, il motivo!, avevo pensato. Ecco la sua ricerca di solitudine per il bene della Chiesa e tutti noi. La penitenza e l’incessante preghiera per i suoi sacerdoti. Qualcuno lo deve pur fare, e chi, se non il Padre?
    Mi posso sbagliare di grosso, certo, ma ho voluto lo stesso condividere con voi questa convinzione. Comunque sia, anch’io: Ein herzliches “Vergelt’s Gott”, Heiliger Vater!”

    • 61angeloextralarge

      Karin: mercoledì era pieno di giovani sacerdoti e seminaristi, tutti assorti e presi da quel momento unico al mondo. Ho provato tanta gioia perché erano “visibili”, tutti con la talare! Quanto erano belli! Poi mi sono smontata quando l’ho detto a qualcuno e questo qualcuno mi ha detto: “Sì, ma sono tutti stranieri”. C’erano certamente anche tanti sacerdoti e seminaristi italiani: non li ho riconosciuti. Mi dispiace ma questa per me è una sofferenza.

      • 61angeloextralarge

        Insisto: ho ammmirato i tanti poliziotti e carabinieri con delle splendide divise, fieri di appartenere alla loro realtà. Purtroppo vivo questa cosa della talare come se un sacerdote non fosse fiero di appartenere alla Chiesa di Dio. Il Signore ha ancora molto da lavorare con me…

        • Anna

          E’ pur vera l’affermazione che nn è l’abito che fa il sacerdote che c’è in esso,ma ho sempre visto questa cosa come se la persona consacrata abbia un senso di vergogna a dimostrare la propria condizione di speciale consacrazione a Dio. A volte rimane una piccolissima crocetta sulla giacca, a volte nemmeno quella. Sarò retrogada ma, una volta che la persona ha fatto una scelta, dove sta il problema di rendersi visibili anche al mondo? Mi ricordo ancora quando, da bambina, si salutava il sacerdote incontrato per strada con quel bellissimo ‘Sia lodato Gesu’ Cristo’! Adesso,spesso, non sai nemmeno di incontrare un sacerdote!Cmq, vedo anche un certo ritorno a qualche segno esteriore più visibile, da un pò di tempo, soprattutto in quelli di mezza età.

  3. Sacerdote e talare sono indivisibili e non è un optional. L’appartenenza a Cristo si deve anche vedere, così come io porto il crocifisso, l’anello del Rosario insieme alla fede. La fierezza della fede in quella Chiesa che è Cristo deve essere visibile anche attraverso un abbigliamento. Gioisco quando vedo un sacerdote con la talare o, almeno, il clergyman, ma sempre con il collare. Non mi piace nemmeno un medico senza camicie, figurati un sacerdote senza la veste da sacerdote. Se ne incontro uno, la mia prima impressione è: si vergogna. :(

  4. paola


    Già vista? E’ magnifica…
    Ti sei rimessa in salute, Karin?

    • L’ho vista, ma credo che diventa una foto storica, sia per bellezza sia per un fatto storico.
      Ora me la sono salvata.
      Non mi sono tanto rimessa, il mal di testa mi accompagna quasi sempre, ma non ho più la bronchite e labirintite. Quindi lunedì posso tornare al lavoro. :)

      • paola

        Riguardati, non prendere freddo.

      • Anna

        Hai provato con un pò di aerosol cn un cortisonico blando (tipo Clenil o Broncovaleas) o qlk nebulizzazione con Nebulcort ?

        • Antibiotico e aerosol prescritti rigorosamente dal medico, e mi stanno aiutando. Febbre non ne ho più, la bronchite non è più acuta, la labirintite molto migliorata.
          Quello che mi serve invece, è qualcosa che umidifichi l’area in ufficio.

  5. 61angeloextralarge

    Paola: non l’avevo vista. Quel colore predominante mi fa pensare al manto di Maria, steso su San Peitro e su Benedetto XVI. :-D

  6. 61angeloextralarge

    L’ho letto solo ora e rispondo qui…

    Paola: il tuo Cardinale è stato presidente della Conefernza Episcopale in Sudan: anche tu hai un “graduato”.

    Che bello una cena insieme: orecchiette (Anna), lasagne (io e Karin), tortellini (io e Andreas), Paola? Viviana? Gli altri? Slurp, slurp, slurp! :-D

  7. paola

    Saltimbocca alla romana? E una crostata con ricotta e gocce di cioccolata. Andata, ok?
    Ho trovato una foto che penso vi piaccia, ma non posso caricarla nei commenti. Karin, che fai interrompi il fioretto e vai a vederla sul mio fb?

  8. 61angeloextralarge

    Fresco fresco di stamattina:

    “Cari figli, vi invito di nuovo maternamente: non siate duri di cuore! Non chiudete gli occhi sugli ammonimenti che per amore il Padre Celeste vi manda. Voi lo amate al di sopra di tutto? Vi pentite che spesso dimenticate che il Padre Celeste per il suo grande amore ha mandato suo Figlio, affinché con la Croce ci redimesse? Vi pentite che ancora non accogliete il messaggio? Figli miei, non opponetevi all’amore di mio Figlio. Non opponetevi alla speranza ed alla pace. Con la vostra preghiera ed il vostro digiuno, mio Figlio con la sua Croce scaccerà la tenebra che desidera circondarvi e impadronirsi di voi. Egli vi darà la forza per una nuova vita. Vivendola secondo mio Figlio, sarete benedizione e speranza per tutti quei peccatori che vagano nella tenebra del peccato. Figli miei, vegliate! Io, come Madre, veglio con voi. Prego e veglio particolarmente su coloro che mio Figlio ha chiamato, affinché siano per voi portatori di luce e portatori di speranza: per i vostri pastori. Vi ringrazio.” (Medjugorje, messaggio alla veggente Mirjana, 2 marzo 2013)

  9. Mariella Santarelli

    padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome venga il tuo regno sia fatta la tua volont come in cielo cos in terra non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male gloria al padre al figlio ed allo spirito santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli amen

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