(Benedetto XVI, Udienza generale, mercoledì 27 febbraio 2013)
Benedetto XVI non si reca in esilio da re sconfitto e umiliato, bandito dal proprio regno.
Non si scosta dal legno della croce, lo abbraccia alla radice.
Si è in terra d’esilio, ha scritto Ernest Hello, là dove non c’è patria.
La patria è “la luce per cui siamo nati; l’esilio è la notte”.
La patria è la dimora della solitudine, l’esilio la prigione dell’isolamento.
Bisogna guardarsi dal confondere solitudine e isolamento.
La solitudine è comunione al livello più alto, l’isolamento è separazione al livello più basso.
L’esilio e l’isolamento sono la parodia della patria e della solitudine, l’ombra nera che è tanto più tenebrosa quanto più è luminosa la luce soggetta a contraffazione.
Parodia della patria, dimora luminosa dell’anima, è un certo stare presso di sé come a casa propria (chez soi) per piantare la tenda nella “dimora isolata e nera dell’egoismo”; è la fuga nel sottosuolo dell’io trincerato, lontano dalla luce del giorno, rinserrato in sé stesso come in un sepolcro.
Immagine dell’esilio è la tomba, immagine della patria è quella del padre che “riceve la vita proprio quando la dona” (Benedetto XVI).
La patria è forma della comunione, il dono di sé la condizione della vita.
Viceversa l’egoismo è così simile alla morte, dice sempre Hello, da agire alla maniera della tomba che consegna alla decomposizione, alla disorganizzazione e alla putrefazione ciò che ha tenuto separato dall’aria e da ogni soffio di vita.
Come la tomba, custodisce ciò che gli è stato affidato solo per consegnarlo ai vermi in attesa della loro preda. “La tomba è l’uomo rinchiuso in se stesso”. È l’urna funeraria che preserva sì l’uomo, ma come in una prigione, isolandolo da ogni comunicazione vitale.
In chi ha saputo donarsi accade, al contrario, che “più la sua vita è comunicata, più è concentrata” .
Benedetto XVI, il solitario del recinto di Pietro, non è il disertore che, fuggendo, si isola dal corpo combattente per salvaguardare se stesso.
È, piuttosto, il patriota dello spirito che rinuncia a sé stesso per salvaguardare l’integrità del corpo della Chiesa.
Vergelt’s Gott, Heiliger Vater!