Personalismo

++ JORGE MARIO BERGOGLIO E' IL NUOVO PAPA ++Un redivivo Gustave Thibon, avendo sotto gli occhi gli affanni angosciosi che hanno aggredito tanti «tradizionalisti» dopo l’elezione di papa Francesco, riproporrebbe, credo, queste sue riflessioni sull’equivoco del «personalismo».

A.H.

Personalismo
di Gustave Thibon

Non più tradizioni, non più categorie: solo persone! La persona oggi è il cardine di tutto. Si sposa, per esempio, la persona che piace, senza tenerne nel minimo conto l’ambiente o la posizione; un regime politico s’incarna in un uomo e muore con lui, ecc.. Tutto questo porta lontano: al tramonto di tutte le grandi continuità sociali, all’instabilità universale. La persona umana non è un assoluto. Un tempo si amavano gli uomini attraverso le istituzioni: il matrimonio aveva maggior peso, nell’anima di una sposa del gran secolo, della persona di suo marito; si tollerava il re per rispetto alla monarchia, ecc.. Attualmente si sopportano le istituzioni solo attraverso un persona idolatrata; si considerano le categorie come cose astratte e morte. Ma non lo sono state sempre: sono divenute tali a misura che aumentava il culto della persona. Impersonale non è necessariamente sinonimo di morto e di astratto; ciò che non è una persona può essere altrettanto concreto e vivente. E anche le categorie che reggono, difendono e superano le persone possono essere amate con ardore! E poi, dietro queste categorie c’è la persona di Dio – la sola che si possa adorare senza pericolo – che garantisce e vivifica tutto…

La tendenza di certi “personalisti” moderni, che vorrebbero respingere come puramente artificiale e decorativo tutto quello che non è personale, ci lascia preoccupati. Sacrificare le persone alle categorie (qui sta il pericolo di tutti i climi forti e classici) non è un bene, sacrificare le categorie alle persone ci sembra anche peggio: da una parte si causa sterilità, dall’altra putrefazione. Ancora qualche progresso di questa religione della persona, e non avremo più “buone casate”, né patria, né spirito di corpo o di casta – non avremo più radici nel tempo e nello spazio. Non andiamo troppo lontano nelle nostre rivendicazioni in favore della persona umana: essa è relativa, effimera, deludente e gonfia spesso dell’impersonale più vano. Noi non crediamo che al personalismo divino.

Il primato della persona spinto all’esagerazione porta con sè un altro pericolo capitale. Ecco dei realisti i quali non amano la monarchia che attraverso il volto di un principe che li ha sedotti, dei cattolici che legano la fede nell’autorità pontificia a una specie di culto infantile della persona del papa, popoli interi sollevati da ridicolo entusiasmo per un dittatore… Le cose più universali sono divenute “questioni di persone”, “affari privati”. Non si ha occhi e cuore che per gli individui. Essi portano da soli tutto il peso delle istituzioni. Queste si edificano e franano con loro. Questo personalismo stupido è una delle cause delle catastrofi rivoluzionarie dei tempi moderni: di mano in mano che il popolo si abitua a confondere la persona dei grandi con il principio eterno che essi rappresentano, il suo rancore verso di essi tende a trasformarsi in una volontà di distruzione universale. Il passato sapeva distinguere le istituzioni dalle persone: si poteva avere in dispregio un re o un papa (il Medio Evo non vi ha certo rinunciato!) senza mettere per nulla in discussione il principio della monarchia o del papato (*). Si sapeva che un’istituzione sana – una istituzione venuta da Dio – si conservava feconda anche attraverso l’uomo meno perfetto. I capi politici e religiosi erano allora come dei traits d’union tra Dio e gli uomini: si giudicava più importante ciò che essi trasmettevano di ciò che essi erano. L’altare sosteneva il prete, il trono il re. Oggi si chiede al re di sorreggere il trono, al prete di sorreggere l’altare. Le istituzioni non si giustificano agli occhi delle folle che attraverso il genio o il magnetismo di qualche individuo. Tale esigenza porta con sè due rovinose conseguenze: impone ai disgraziati “sostenitori” delle istituzioni un grado di tensione e di attività del tutto inumano, e, correlativamente, lega la sorte delle istituzioni a miserabili casi individuali. Antropocentrismo pietoso, che confonde il canale con la sorgente e che tende a fare della persona umana il sostegno assoluto di ciò che passa attraverso l’uomo e riposa in realtà su Dio solo…

(*) Le invettive di una Caterina da Siena contro il clero della sua epoca oggi non sarebbero più tollerabili: comprometterebbero nelle anime la fede nella Chiesa. Per quanto doloroso ciò possa sembrare, la cura delle istituzioni impone oggi di aver riguardo alle persone e di soffocare gli scandali.

Categorie: Papa Francesco, Pontefici, Thiboniana | 18 commenti

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18 pensieri su “Personalismo

  1. He … e chissà cosa vorrà dire che ci riconosceranno se avremo amore gli uni per gli altri … senza ‘se’, senza ‘ma’, senza categorie, senza …

  2. Vanno meglio perfino i tifosi di calcio che tifano per uno squadra, nutrendo delle simpatie per un giocatore o l’altro. Ma è la squadra che conta.
    I cattolici non sono una squadra come dovrebbero essere con l’unico presidente: Cristo, e l’allenatore: il Papa. No, individualismo portato all’estremo e avrà conseguenze estreme. Solo insieme si vince, in altre parole “ut unum sint”! Ecchecavolo!

  3. 61angeloextralarge

    Andreas: grazie per aver tirato fuori dal cilindro questo testo. Mi mette tristezza perché penso veramente che siamo di “dura cervice”. :-(

  4. Va bene, qual è il libro da comprare, stavolta? :-)

  5. Mariella Santarelli

    Padre nostro che sei nei cieli sia santificato il tuo nome venga il tuo regno sia fatta la tua volont come in cielo cosi in tera dacci oggi il nostro pane quotidiano rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori non indurci in tentazione liberaci dal male amen gloria al padra al figlio ed allo spirito santo come era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli amen ges atutti a tutti pensaci tu mariella

  6. Comunque ancora una volta sono sempre più convinto di quanto Thibon sia inassimilabile a certo milieu “tradizionalista”. Tipica del tradizionalismo “fossilizzato” è l’affermazione del principio in termini astratti e, dunque, disincarnati. Difatti in altra sede qualcuno, letto questo brano, ne ha dedotto questa indebita conclusione: Thibon scrive che «il passato sapeva distinguere le istituzioni dalle persone: si poteva avere in dispregio un re o un papa (il Medio Evo non vi ha certo rinunciato!) senza mettere per nulla in discussione il principio della monarchia o del papato», ergo è perfettamente legittimo esprimere pubblicamente le proprie riserve – a meno di una settimana dall’elezione! – su papa Francesco, dipingendolo come una disgrazia per i fedeli.
    Peccato che Thibon, in nota, integri questo pensiero calandolo nella realtà dei nostri giorni: «Le invettive di una Caterina da Siena contro il clero della sua epoca oggi non sarebbero più tollerabili: comprometterebbero nelle anime la fede nella Chiesa. Per quanto doloroso ciò possa sembrare, la cura delle istituzioni impone oggi di aver riguardo alle persone e di soffocare gli scandali». Il clima del nostro tempo è fortemente segnato da questo personalismo ingenuo, e non si può non tenerne conto quando esterniamo pubblicamente i nostri pensieri.
    Lo stesso vale per la critica endemica alle gerarchie, sempre da parte “tradizionalista”, accusate di usare poco e male il bastone della disciplina. Ancora una volta, non finisco di stupirmi. Questi rimproveri vengono da coloro che ogni tre per due non fanno altro che lamentare – e su questo hanno ragione da vendere! – il collasso verticale del principio di autorità acceleratosi in maniera esponenziale a partire dal ’68. Non si accorgono che anche questo è un corollario del “personalismo”?
    I Pastori in parte sono figli del loro tempo, ma non di rado invece sono solo consci di quanto il concetto stesso di autorità sia così vacillante nella nostra società da far loro presumere che il ricorso a una disciplina ferrea potrebbe arrecare perfino più danni. Occorre certamente ricostruire un humus sociale dove la parola “autorità” non sia più percepita come un termine carico di oscenità. Ma bisogna essere davvero sciagurati sempliciotti per non accorgersi di quanto sia un processo lungo e delicato, e di come la frenesia di ottenere risultati immediati, magari con soluzioni di forza, possa essere rovinosa! E, soprattutto, è ridicolo pensare che possano essere solo le gerarchie ecclesiali a farsi carico di questo compito immane. L’animazione delle realtà temporali è soprattutto compito dei laici!
    Analogamente alle considerazioni di Thibon sulle invettive di santa Caterina al clero – tanto salutari al suo tempo quanto potenzialmente nocive nel nostro, dove il senso dell’istituzione, e dunque anche l’autorità, è minato fin nei suoi fondamenti – bisogna dire che la critica continua e a ciclo perpetuo delle autorità della Chiesa perché queste non sono abbastanza “autoritarie” non fa, nella nostra concreta situazione storica, che minare ulteriormente il principio di autorità, come in un circolo vizioso. Possibile non rendersene conto?
    Veramente: la fede ideologizzata, ridotta a una serie di principi dottrinali, solo teorici, è un virus, una peste dell’anima da cui occorre tenersi alla larga il più possibile…
    Scusatemi lo sfogo, lungo e non richiesto, ma in questi giorni post-conclave si è scatenato un delirio febbrile davvero preoccupante.

    • Altro che scusare lo sfogo; ti devo ringraziare della lucidità con cui sviluppi un tema “ipercardinalissimo” e che mi trova tanto d’accordo che più d’accordo non si può.

      Su santa Caterina e il mondo contemporaneo ho letto tempo fa una cosa interessante
      http://www.catholicworldreport.com/Item/1559/listening_to_the_experts.aspx#.UUcMQo6-IqY

      • Grazie del link, davvero molto interessante. Conferma quel che penso da tempo: i “secoli bui” sono quelli dove si tributa a Elton John ciò che gli “arretrati” medievali riconoscevano alla santità di santa Caterina da Siena. A leggere il finale dell’articolo («We want to justify, not to change, our desires. We sit in judgment upon saints, and listen to the whispering of fools and devils. We want to see the credentials of the theologian, not his holiness») mi viene alla mente quanto scriveva Michele Federico Sciacca sull’«oscuramento dell’intelligenza» cui conduce la ragione umana insuperbita e autoreferenziale, divenuta incapace di riconoscere la saggezza. Ci stanno a pennello le parole di T. S. Eliot ne i “Cori della Rocca”

        L’invenzione infinita, l’esperimento infinto,
        portano conoscenza del moto, non dell’immobilità;
        Conoscenza del linguaggio, non del silenzio;
        Conoscenza delle parole, e ignoranza del Verbo.
        Tutta la nostra conoscenza ci porta più vicini alla nostra ignoranza,
        Tutta la nostra ignoranza ci porta più vicino alla morte.
        Ma più vicino alla morte non più vicini a Dio.
        Dov’è la Vita che abbiamo perduto vivendo?
        Dov’è la saggezza che abbiamo perduto nell’informazione?

    • 61angeloextralarge

      Andreas: grazie per lo sfogo. Mi hai ulteriormente chiarito le idee.
      Non sopporto tutto il polverone mediatico che sta venendo fuori attorno a Papa Francesco, polverone fatto in maniera sporca e subdola.
      Qua la preghiera deve assoltamente continuare: lo Spirito Santo cambi i nostri cuori, i cuori di chi ha la possibilità di agire be e e non lo fa, i cuori di chi vede il male ovunque anche dove non c’è.

  7. 61angeloextralarge

    Fresco di stamattina:

    “Cari figli! Vi invito a benedire il nome del Signore con fiducia totale e gioia e a ringraziarlo col cuore di giorno in giorno per il grande amore. Mio Figlio, attraverso questo amore dimostrato con la Croce, vi ha dato la possibilità che tutto vi sia perdonato, cosicché non abbiate a vergognarvi, a nascondervi e per paura a non aprire la porta del proprio cuore a mio Figlio. Al contrario, figli miei, riconciliatevi con il Padre celeste perché possiate amare voi stessi come vi ama mio Figlio. Quando comincerete ad amare voi stessi, amerete anche gli altri uomini e in loro vedrete mio Figlio e riconoscerete la grandezza del suo amore. Vivete nella fede! Mio Figlio tramite Me vi prepara per le opere che desidera fare tramite voi, attraverso le quali desidera glorificarsi. Ringraziatelo. In modo particolare ringraziatelo per i pastori, vostri intermediari nella riconciliazione con il Padre Celeste. Io ringrazio voi, i miei figli. Vi ringrazio.” (Questo è uno dei messaggi che la veggente Mirjana riceve e riceverà per tutta la sua vita il 18 marzo di ogni anno, suo compleanno. Non è comunque legato ad esso.)

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