Dicono che è risorto

Iniziamo col dire che i primi cristiani non sono morti per un idea,una filosofia o per difendere un libro sacro, ma per testimoniare un fatto: il fatto di Cristo e la sua resurrezione. Pietro e gli altri quando predicavano dicevano : “questo abbiamo visto ed udito, e ve lo annunciamo”. Il cristianesimo è la religione storica per eccellenza.

La Chiesa non è un partito politico, un circolo culturale, un sindacato per i diseredati del mondo, un gruppo di  “filantropi  buonisti”. Alle porte di questa Chiesa si bussa per credere, pregare e sperare in un futuro senza tramonto, ben più che per discutere di problemi penultimi. Un cattolico è prima di ogni cosa, uno convinto che avrà a che fare con un certo Gesù Cristo per tutta l’eternità, uno convinto che ogni giorno , in ogni messa, si rinnova il prodigio sconvolgente del grano macinato e dell’uva fermentata che si fanno materialmente, corpo e sangue di quello stesso Cristo, uno convinto che la Chiesa è solo il rivestimento istituzionale del mistero della presenza viva del Risorto nella storia. (V. Messori)

Questo credere e questo sperare hanno la loro radice in quell’uomo/Dio crocefisso e risorto 2000 anni fa: i Vangeli sono racconti storici che ci muovono alla fede. Solo se non ci ingannano nel loro trasmetterci dei fatti autentici possiamo credere.

La difficoltà nello spiegare perché sono cattolico consiste nel fatto che vi sono diecimila ragioni, tutte riconducibili ad un’unica ragione: che il cattolicesimo è vero. Non è semplicemente bello, ma è prima di tutto vero; ed è bello proprio perché è vero, rispetta cioè la verità che è nell’uomo.   (G.K. Chesterton)   

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Veniamo ora al fatto storico che sono Cristo e la sua Chiesa.

Gesù fu crocefisso un giorno di Aprile dell’anno 30 D.C.  Subito dopo di lui Stefano, Giacomo e poi Pietro, Paolo , Andrea e poi tanti altri martiri a cominciare da quelli della prima Chiesa di Roma , decimata da Nerone con l’accusa di aver provocato il devastante incendio del 19 Luglio del 64 D.C. Nonostante ciò, o forse grazie a questo, il Cristianesimo si diffuse nel mondo in maniera imprevista e stupefacente: a pochi giorni dalla morte ignominiosa del suo fondatore i Cristiani a Gerusalemme erano poche decine, intorno all’anno 350 D.C. erano già oltre 30 milioni ( più del 50% della popolazione dell’impero romano del tempo). Oggi coloro che dicono di riconoscersi in quell’oscuro falegname di Galilea, che ha spezzato in due la storia, sono quasi due miliardi,distribuiti realmente su tutta la faccia della terra: dalla Patagonia alla Finlandia, dalla foresta Amazzonica alle isole Samoa del Pacifico. Quel giorno di Aprile dell’anno 30, allo scoccare dell’ora nona, fuori dalle mura di Gerusalemme, un’analisi realistica avrebbe constatato una sconfitta totale, un uomo pienamente vinto e  la sua missione annientata.Avrebbe giudicato ridicole e velleitarie le parole che Egli aveva pronunciato solo poche ore prima, “Voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia: io ho vinto il mondo”. (Gv 16,33) Si sarebbe pensato ad uno dei tanti sopraffatti dalla storia che vengono dimenticati nel giro di pochi giorni. Nessuno poteva pensare che duemila anni dopo il mondo sarebbe stato pieno del suo nome e della sue pietà per le vittime.Stando solo ai fatti, abbiamo dunque una comunità di seguaci che, di fronte allo scacco finale del loro Maestro, si disperdono e si chiudono in casa, delusi e spaventati. Nel giro di poche ore, tuttavia, questi quattro gatti disperati e annichiliti si trasformano in leoni, escono allo scoperto, affrontano impavidi la morte, si moltiplicano a vista d’occhio e riempiono il mondo. Quei quattro libricini scritti in un rozzo greco antico, tante volte accusati di essere lacunosi e contraddittori, hanno cambiato il mondo, hanno rivoluzionato la concezione etica dell’umanità, hanno convertito milioni di persone. Lo storico non può non stupire di fronte a questi fatti, e ripetiamo fatti. Che cosa è successo in quelle poche ore che vanno dal tramonto del sabato all’alba del primo giorno della settimana ebraica? I seguaci del Rabbi giustiziato asseriscono di averlo visto e toccato, di aver persino mangiato con Lui. Inventano? Ma quale pazzo accamperebbe tutta una serie di testimonianze femminili (le pie donne, la Maddalena) che nessun ebreo e nessun romano avrebbe ritenuto valide? Eppure, per dirla con Pascal, si deve prestar fede a testimoni che sono pronti a farsi uccidere!!

“Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io. Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho.”   (Lc.  24,39)

(CCC da 430 a 440)

Palmiro Clerici

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Categorie: ANNUS FIDEI, Minicatechesi, Quaresima e S. Pasqua 2013 | Tag: , , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “Dicono che è risorto

  1. 61angeloextralarge

    Grazie Karin! Smack! :-D

  2. Mariella Santarelli

    Benedetto il Signore Dio di Istraele gloria al padre al figlio ed allo spirito santo come era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli amen buona e santa pasqua a tutti

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