La vittima e il complice

francescolampedusa«Adamo, dove sei?»: è la prima domanda che Dio rivolge all’uomo dopo il peccato. «Dove sei Adamo?». E Adamo è un uomo disorientato che ha perso il suo posto nella creazione  perché crede di diventare potente, di poter dominare tutto, di essere Dio. E  l’armonia si rompe, l’uomo sbaglia e questo si ripete anche nella relazione con  l’altro che non è più il fratello da amare, ma semplicemente l’altro che  disturba la mia vita, il mio benessere. E Dio pone la seconda domanda: «Caino,  dov’è tuo fratello?». Il sogno di essere potente, di essere grande come Dio,  anzi di essere Dio, porta ad una catena di sbagli che è catena di morte, porta a  versare il sangue del fratello!
Queste due domande di Dio risuonano anche oggi, con tutta la loro forza! Tanti  di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo  in cui viviamo, non curiamo, non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e  non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo  disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella  a cui abbiamo assistito.

(Omelia del Santo Padre Francesco presso il Campo sportivo “Arena” in Località Salina, 8 luglio 2013)

Il peccato è azione, il dolore è passione. Il peccato è generato interamente dal nostro intimo (altro del resto non creiamo), mentre il dolore ci colpisce dall’esterno. Il dolore è l’urto di rimbalzo del male che proiettiamo nel mondo. Due locuzioni popolari esprimono, in modo perfetto, la natura attiva del peccato e quella passiva della sofferenza. Se diciamo di qualcuno: ne ha fatte, alludiamo sempre a cattive azioni, ma se diciamo: ne ha viste, allora si tratta, senza equivoci, di sofferenze, di patimenti.

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, p. 50)

La vittima ed il complice. — Di tutto il male che si compie nel mondo, noi siamo, più o meno direttamente ed in spirito, se non di fatto, o complici o vittime. Ed è per questo che non possiamo, non dobbiamo giudicare, perché in quanto complici siamo troppo indulgenti, ed in quanto vittime troppo severi. Più ancora: di tutto questo male, non siamo mai puramente complici o puramente vittime, ma sempre ad un tempo e l’uno e l’altro. Una solidarietà misteriosa lega tra di loro quegli esseri indissolubilmente sofferenti e peccatori che siamo noi. Anche nel male che commettiamo, siamo in parte vittime; anche nel male che subiamo, siamo in parte complici. La vittima non è mai del tutto innocente del delitto del colpevole; il colpevole non è mai completamente estraneo alla sventura della vittima.
Esiste un essere che sia puramente colpevole? Non lo credo: bisognerebbe che il male fosse una sostanza, un assoluto, una seconda «causa prima», come nel manicheismo. Ma c’è un essere che è puramente vittima: il Cristo. Lui solo può giudicare — e perdona. Il suo perdono è infinito, come la sua sofferenza. La vittima totalmente innocente non si vendica, e pur tuttavia è lei ad essere più dilaniata dal male, perché, non potendo condividere il peccato, attira di se tutte le conseguenze. Sia che si manifesti all’esterno (crudeltà di ritorsione, giustizia penale) sia all’interno (risentimento, orgoglio, disprezzo, ideali compensatori), la vendetta implica sempre una partecipazione al peccato: essa costruisce con il male uno sbarramento contro l’avversità. E che questo sbarramento si chiami spesso, quaggiù, «giustizia» o «virtù», non cambia proprio niente alla sostanza delle cose.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, pp. 203-204)

Categorie: Il Papa ha detto..., Papa Francesco, Thiboniana | 16 commenti

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16 pensieri su “La vittima e il complice

  1. 61Angeloextralarge

    Stampo! Smack! :-D

  2. Ottimo! :-)

  3. giovanna

    Quanto mai interessante,e suscita molte domande. Non posso che concordare riguardo la condizione diciamo ibrida di complice e insieme vittima di fronte al male che sono tentata di giudicare. Tuttavia questa premessa potrebbe legittimare un atteggiamento neutro, asettico, addirittura quell’indifferenza di fronte al dolore ingiusto contro cui ha tuonato papa Francesco. O forse devo intendere che la sola giustizia giusta per un cristiano è la compassione? Probabilmente non ho capito nulla, e mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni. Intanto grazie per questo spazio confortevole.

    • Cara Giovanna, intanto grazie del tuo commento. Provo a dire come ho intesa io la questione.
      Il Papa e Thibon alludono all’esistenza della “terza dimensione” della storia umana: la dimensione spirituale, dove i legami sono invisibili. Nel nostro tempo anche molti “bravi cattolici”, a cominciare da quelli che si ritengono i più “puri e duri”, sembrano ignorarlo. Sono vittime della “suggestione positivistica”: la convinzione che la storia umana sia determinata solo dai fatti economici, politici, sociali, culturali. Nella “terza dimensione” invece valgono leggi diverse. Per cominciare, qui nessun uomo è un’isola separata e autonoma. Chi ha letto Dostoevskij – del quale, guarda caso, papa Francesco è grande estimatore – sa bene dell’esistenza del mistero tenebroso della “solidarietà nel male” in virtù del quale nessuno di noi può mai dirsi veramente innocente del male del mondo, perché ciascuno, coi suoi peccati, con le sue mancanze d’amore, ha contribuito ad alimentare questa misteriosa – ma non meno reale – disarmonia nel campo dello spirito. Ognuno ha piantato un chiodo nella croce di Cristo. Perciò Pascal diceva che Cristo è in agonia fino alla fine del mondo. Tanto è vero che la causa per eccellenza, la causa causarum della Passione di Cristo, dice il Catechismo del Concilio di Trento, oltre che nella colpa ereditaria dei progenitori, «deve riscontrarsi principalmente nei peccati commessi dagli uomini dall’origine del mondo sino a oggi e negli altri che saranno commessi fino alla fine del mondo».
      Ma questo non legittima alcuna indifferenza. Infatti nell’omelia il Papa almeno cinque volte si è appellato al senso di responsabilità come antidoto alla «globalizzazione dell’indifferenza».
      Ora, una possibile etimologia della parola “responsabilità” fa riferimento all’idea di impegno e promessa contenuta nel verbo latino spondeo, da cui re-spondeo. Spondeo compariva nella formula degli sponsalia con cui il padre si impegnava con lo sposo (sponsus) dandogli in sposa la figlia (sponsa). Lo sponsus, a sua volta, rispondeva (respondeo) all’impegno paterno con una promessa solenne (sponsum).
      Non si dà quindi responsabilità senza amore. Sempre Thibon altrove ricorda, proprio a partire dalle chiarificazioni fornite dall’etimo di “responsabilità”, che essere responsabili significa sentirsi vincolati ai nostri fratelli in umanità, e più in generale alle cose della vita, da legami analoghi a quelli che stringono lo sposo alla sposa.
      L’amore di carità e la misericordia non negano la giustizia, ma la superano, impedendole di assolutizzarsi e cadere così nell’idolatria. La giustizia senza misericordia diventerebbe quella rivendicata da Shylock: un mostro crudele, feroce e sanguinario.

      • giovanna

        Chiarissimo, grazie. Affascinante anche. Devo rimediare alla mia ignoranza di Thibon. Sono felice d’essere approdata tra voi: finalmente un po’ di sereno equilibrio, nella sapienza della Chiesa e dei suoi testimoni.

  4. Chiarissimo, squisitamente cattolico, stupendo!
    Per non sbagliare o di rischiare di interpretare, sono andata a vedere la definizione di Manicheismo ed è la seguente:

    1. Religione fondata nell’antica Persia da Mani, noto in Occidente anche come Manicheo, nel 3° sec. d. C.: muovendo probabilmente da un’esperienza etica vissuta come continua tensione tra bene e male, questa religione concepisce tutta la realtà come lotta perenne tra due principî opposti, il bene e il male, lo spirito e la materia, la luce e le tenebre, Dio e il suo antagonista.

    2. estens. Tendenza a contrapporre in modo rigido e dogmatico principî, atteggiamenti o posizioni ritenuti inconciliabili, come fossero opposte espressioni di bene e male, di vero e falso.

    • Soprattutto il punto n. 2 – conseguenza del n. 1 – mi sembra adeguato a descrivere certe bavose invettive “padano-tradizionaliste” verso il Papa… :-D

      • Sai, Andreas, e mi faccio portavoce di alcuni amici che mi confidano la loro preoccupazione, sembra che questa bava non conosca un fine, ma forse una finalità. Tu sai già che il “muro” (quelli che parlano ma non ascoltano, quelli che gridano allo scandalo e non si capisce quale) mi avevano messo in guardia di uno scisma in punto d’arrivo. Sono rimasta sconvolta perché vedo fra Benedetto XVI e Papa Francesco tanta concordia che mi sono chiesta da dove saltasse fuori quella ipotesi…
        Ora, lasciamo stare le varie profezie che vengono utilizzate come una ricetta per il picnic, e siccome questo chiasso contro il Papa non sta finendo ma aumentando, credo che sia quel “muro” privo dell’opera salvifica dello Spirito Santo, a desiderare fortemente uno scisma, per togliere di mezzo Papa Francesco e schierarsi con Benedetto XVI, il quale rimarrebbe spaventato a morte, se lo sapesse.
        Non è quindi, fra i due Papi, uno emerito e l’altro regnante, che sta il problema, ma nelle menti contorti di chi non ha mai conosciuto la Chiesa e dà inoltre un bel “imbecille” a Benedetto XVI che ama e si fida non solo di Papa Francesco, ma dell’opera dello Spirito Santo nella Chiesa e attraverso il Vicario di Cristo.

        • Non c’è dubbio che questi fanatici invasati e psicolabili siano strumenti inconsapevoli di una guerra portata avanti da potenze e intelligenze che vogliono disarticolare il corpo ecclesiale. Inutile dire chi sia lo “stratega” che li usa per coagulare uno stato d’animo che prelude alla distruzione, all’annichilimento e alla devastazione. Ricordano certe pagine sulle strategie della “guerra occulta”…
          Ne ho visti alcuni addirittura chiedere “preghiere” perché l’elicottero che portava papa Francesco a Lampedusa cadesse in mare. Un’invocazione che sa di magia nera. D’altronde la loro è già una fede ridotta solo a “dottrina” e “sapere”, indistinguibile dalla fede dei demoni.

  5. 61Angeloextralarge

    Sarà che sono concreta ma a volte volo ad almeno un metro da Terra… Penso che lo Spirito Santo stia costruendo una meraviglia nella sua Chiesa ed è proprio per questo che malignità, cattiverie, piani oscuri e oscurissimi vengono messi in movimento per ostacolare questa opera. Non ho timore: non prevarrà… e soprattutto Papa Francesco e Benedetto XVI stanno dando una testimonianza incredibile di cosa sia nel concreto l’Amore di Dio: rispetto, fiducia, stima e quanto altro di più bello possa esistere!
    Anreas: credo che le tue risposte ai commenti possano considerarsi altri post… ;-)

  6. Buongiorno!
    A proposito di Thibon proprio in questi giorni ho finalmente visto ‘Le stelle inquiete’… meritava, infatti ho già comprato anche il libro(cino) :)
    I nodi che non legano poi, mi hanno ‘letto’ molto.
    La cosa più preziosa e vera nella vita. Credo..
    Buona giornata a tutti

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