La tunica inconsutile

di Andrea Torquato Giovanoli

Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: «Io sono di Paolo», «Io invece sono di Apollo», «Io invece di Cefa», «E io di Cristo».
È forse diviso il Cristo? Paolo è stato forse crocifisso per voi? O siete stati battezzati nel nome di Paolo? (1Cor 1, 12-13)

In questi ultimi tempi sembra proprio che tra i cristiani si stia propagando un particolare prurito, un’antica insofferenza tra schieramenti, un fazioso incrudimento tra i diversi accenti di fede. Diatriba accesasi forse proprio con il passaggio di testimone da Benedetto a Francesco, nel fraintendimento capzioso (e può darsi, in alcuni casi, doloso), di una dualità, una sorta di concorrenza invisibile, una dicotomia d’intenti in realtà inesistente.
La diversità di registro tra i due Papi viene sempre più spesso equivocata come contrapposizione di contenuti, ed un’approssimazione crescente nell’informazione alimenta questa miopia di sguardo, rendendo facile all’avversario quel compito che si è scelto fin dal principio.
Niente di nuovo sotto il sole, infatti, poiché è facile constatare come questa sia una ferita che la Chiesa si porta dietro fin dal consesso apostolico: fin da quando Gesù si voltava a riprendere i suoi che facevano a gara per stabilire chi fra loro fosse il più grande; fin dalle facce ingrugnite di quei futuri fratelli in Cristo che sibilavano dietro ai due “boanerghes” perché avevano trovato il coraggio (pur fraintendendo grandemente) di farsi avanti col Maestro per avanzare le loro pretese su di un Regno d’equivocata natura; fin da quella sera in cui il Salvatore rivelò apertamente il tradimento (di uno dei dodici!) e tutti si guardavano l’un l’altro con la coda di paglia e sperando intimamente che la profezia riguardasse qualcun altro, ma non se stessi.
È purtroppo quella medesima ferita sulla quale pende forte il sospetto che derivi da quel nefasto morso avvelenato e che rimane unita alla carne ancora mortale dell’uomo, che è pur redenta dal Sangue del Dio Vivente; il quale da quella piaga che noi gli abbiamo inflitto continua a sanguinare, ancora ed ancora, lasciandosi trafiggere da ogni nostra inimicizia perché noi si rimanga liberi di deciderci ogni istante a seguirlo per amore e non per costrizione. Perché, in fin dei conti, si scelga di morire con Lui alla nostra superbia di averLo (in)compreso solo noi, per farci invece prossimi al fratello, che è davvero tale solo perché Lui ce lo ha guadagnato nel suo sangue.
È uno strazio, invero, ma che ci è tanto utile: un monito a rimanere umili, uno sprone all’accoglienza reciproca, anche e soprattutto all’interno dell’abbraccio di quella Madre Chiesa che Lui ha voluto e generato nel suo sangue misto ad acqua, e che nel Suo Santo Spirito ogni istante rigenera nonostante le umane ricadute, affinché attraverso questa Lui ci raggiunga, come il Buon Samaritano, a lenire l’antica ferita, ogni volta.
Quella medesima comunità di credenti pasciuta da un Vicario che Egli stesso ha scelto e che guida ogn’ora con una relazione particolarissima nel Suo Spirito. Un’unica roccia (non due) sulla quale Egli ha solennemente affermato che le porte degli inferi non prevarranno. Una guida sicura a cui, per la stessa Parola di quel Capo che l’ha vocata a condurre il Proprio gregge, si deve obbedienza fedele, silenziosa ed orante, anche e soprattutto laddove si può non essere completamente d’accordo nell’intesa di qualche suo richiamo.
Poiché pur nella continua tentazione a sbrandellarla, il cristiano deve rimaner saldo nel custodire un’intima certezza: che la Tunica è inconsutile, fissando il proprio sguardo su quel destino comune a cui ognuno è chiamato e quindi perseverare nel combattimento in questa terra d’esilio, nella speranza certa, però, che giungerà il tempo delle nozze, quando ogni piaga sarà finalmente sanata ed allora vivremo con Lui e tutti insieme per sempre con “un cuore solo ed un’anima sola”.

 sacra-tunica-treviri

Sacra tunica di Gesù – Duomo di Treviri (Germania)

Grazie, Andrea!

Categorie: Apostoli -Evangelisti, In Cristo Re e Maria Santissima, Non c'è più religione..., Sacre Scritture, Saggezza, Vita spirituale | Tag: , , , , , , , , , | 19 commenti

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19 pensieri su “La tunica inconsutile

  1. 61Angeloextralarge

    Ovviamente stampo… sgraffigno… ;-)
    Grazie per aver “ospitato” Andrea Torquato Giovanioli! Smack! :-D

  2. Pingback: La tunica inconsutile | One way, Jesus | Scoop.it

  3. Renata

    finalmente ci sono..almeno spero di aver fatto bene tutto

  4. giovanna

    Condivido ogni parola, e sono lieta di poterlo fare. Solo non sono certa che questo ‘strazio’ della Chiesa così divisa e frastagliata possa essere utile. Mi sembra di fatto impraticabile l’’accoglienza reciproca’ fra schieramenti opposti che si azzannano fra loro, appellandosi tutti e ciascuno alla Verità. E’ una diaspora, a me sembra, un arroccarsi sulle rispettive posizioni esclusive. Leggo, per esempio, oggi su un sito tradizionalista una disanima della situazione attuale della chiesa di tutt’altro tenore e francamente molto allarmante. Quale unità, quale comunione e accoglienza reciproca sono mai possibili con simili premesse? Forse l’unica è sottrarsi alla bolgia di parole.

    • “Forse l’unica è sottrarsi alla bolgia di parole”, esattamente questo, Giovanna. E’ facile esserne intrappolati e perdere cosi l’aderenza a Cristo e la speranza.
      Secondo me, Giovanna, la Chiesa non è in crisi, riguarda molto di più la struttura del Vaticano, e qualche rinfrescata può solo far bene. Però, esiste anche Fatima e sappiamo che comunque dobbiamo attraversare delle tribolazioni, morire per risorgere. Se sia questo il tempo del “morire” non saprei, ma quasi certamente l’agonia. Potremmo viverla con dolore perché Cristo è stato rifiutato ma, nonostante ciò, con serenità perché sappiamo che la vittoria è Sua.
      Invece quell’ammasso di parole, quell’inganno diabolico che vuole dividere invece che unire, disturba non solo la nostra crescita spirituale -ed è ora che ne abbiamo bisogno maggiormente- ma anche il nostro equilibrio psicologico. Ho deciso quindi, di non dar retta a nessuno al di fuori del mio confessore, del Papa e del buon senso. Ora ci torna molto utile l’immenso magistero lasciatoci da Benedetto XVI, e in più abbiamo la verve dell’evangelizzazione di Papa Francesco.
      Due sono i Leitmotiv per me in questo periodo per non perdere la pace interiore nella frenesia delle voci discordanti e stordenti:
      1. “Una delle regole fondamentali per il discernimento degli spiriti potrebbe essere dunque la seguente: dove manca la gioia, dove l’umorismo muore, qui non c’è nemmeno lo Spirito Santo, lo Spirito di Gesù Cristo. E viceversa: la gioia è un segno della grazia. Chi è profondamente sereno, chi ha sofferto senza per questo perdere la gioia, costui non è lontano dal Dio del vangelo, dallo Spirito di Dio, che è lo Spirito della gioia eterna.” (Benedetto XVI)
      2. Dare sempre la mano alla Madonna: ricordatelo! Il gesto che vi permetterà di superare, di rischiare, di completare, di addolcire, di vincere, di convincere, di fortificare, di sostenere, di rimanere diritti, di non perdere l’equilibrio; il gesto, ricordatevelo, ricordatevelo sempre, che vi permetterà di mantenere quella “conversatio in caelis” che è stata sarà sempre questa: tenete la vostra mano nella mano della Madre di Dio. (Card. Siri)

      Buona giornata, Giovanna! :)

      • giovanna

        Per la verità intendevo dire che prender parte alle dispute forse non è utile al bene della Chiesa, non contribuisce efficacemente a quella riconciliazione che lo stesso Benedetto auspicava. Non dunque per proteggere la propria pace interiore, per la quale servono ben altre armi quali quelle che tu suggerisci.
        Quanto alla crisi, temo invece che la Chiesa sia attraversata da una profonda sofferenza. Ne sono prova non solo le infedeltà e sporcizie varie emerse, ma proprio la discomunione, la difficoltà oggettiva di parlare la stessa lingua, di riconoscersi tutti nella stessa identità spirituale, nell’ossequio al Vicario di Cristo . Non dico uniformità, ma unità che credo sia ineludibile.

        Grazie comunque per questa bella oasi di riflessione che offri.

  5. Si, Giovanna, hai ragione. Avevo compreso la tua domanda ma mi sono lasciata trascinare nella risposta, tralasciando qualche specifica. Chiedo scusa in anticipo perché sarà un po’ lunga, tanto lunga, ma importante per capire che cosa sta succedendo veramente.
    La Chiesa sta effettivamente attraversando una purificazione e come sempre, lo sanno bene le casalinghe, per iniziare a pulire profondamente, si incomincia a buttare per aria la casa e solo in un secondo tempo gli oggetti, ben puliti, saranno rimessi al loro posto nelle varie stanze, anch’esse passate tra le nostre mani con straccio, detersivo, olio di gomito e quant’altro.
    Era il 29 giugno del 1972, festa di san Pietro, principe degli apostoli e la festa di san Paolo, colui che ha portato il Vangelo di Cristo fino all’estremo Occidente, quando Papa Paolo VI pronunciò con angoscia queste parole: “Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa” e parlò del nemico della Chiesa per antonomasia. Allora si levò uno scandalo anche fra i cattolici, ma non abbiamo motivo di non credergli. Oggi più che mai.
    Poi arrivò il “Panzerkardinal”, Joseph Ratzinger. Siamo nei primi anni ’70 e il clima generale è tutt’altro che favorevole alla Chiesa e ai suoi rappresentanti. Joseph Ratzinger non è certo il tipo da farsi intimidire o da seguire le mode del momento (anche quelle “intellettuali”) e anzi fonda il suo carisma all’interno delle istituzioni ecclesiastiche attraverso una certa intransigenza di pensiero. Già a partire dal 1962 Ratzinger aveva acquistato notorietà a livello internazionale intervenendo come consulente teologico al Concilio Vaticano II. Nel 1969 diventa professore ordinario di Dogmatica e storia dei dogmi all’Università di Ratisbona, dove è anche vice presidente. Il 24 marzo 1977 Papa Paolo VI lo nomina arcivescovo di Munchen und Freising ed il 28 maggio successivo riceve la consacrazione episcopale, primo sacerdote diocesano ad assumere, dopo 80 anni, la gestione della grande Diocesi Bavarese. Li si è creato non pochi nemici per la sua assoluta mano ferma contro il malcostume dei sacerdoti. Le amanti dei preti, e molte con figli come frutto della loro relazione, hanno messo in piedi un’associazione contro il Kardinal Ratzinger che cercava di stroncare questa vergogna, proteggendo tuttavia i figli.
    Come puoi vedere, fin dagli inizi lui ha fortemente desiderato una Chiesa pulita, degna del Capo, Cristo.
    Nel 1981 è stato nominato da Papa Giovanni Paolo II Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. E a questo punto, Giovanna (ma anche agli altri che stanno leggendo), consiglio fortemente la lettura del libro “Attacco a Ratzinger” di Andrea Tornielli per comprendere fino in fondo la pulizia che lui tenterà di fare e che metterà in atto subito dopo l’elezione a Pontefice. Ricordiamo la sua meditazione durante la “Via Crucis” del 2005:
    “Che cosa può dirci la terza caduta di Gesù sotto il peso della croce? Forse ci fa pensare alla caduta dell’uomo in generale, all’allontanamento di molti da Cristo, alla deriva verso un secolarismo senza Dio. Ma non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa? A quante volte si abusa del santo sacramento della sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui! Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Quanto poco rispettiamo il sacramento della riconciliazione, nel quale egli ci aspetta, per rialzarci dalle nostre cadute! Tutto ciò è presente nella sua passione. Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell’animo, il grido: Kyrie, eleison – Signore, salvaci (cfr. Mt 8, 25).”
    Ora facciamo un salto, sorvoliamo la sua abdicazione e arriviamo all’elezione di Papa Francesco.
    Una delle più ricorrenti critiche del mondo tradizionale cattolico in confronto di Benedetto XVI e prima ancora di Giovanni Paolo II era: “Il Papa si occupa di tutto e di tutti, meno che della Diocesi di Roma che ne ha più bisogno di tutte le altre”. Ed ecco che Papa Francesco sta facendo esattamente questo – e chissà perché o per chi, non va più bene. Papa Francesco è buono, semplice ma non semplicista, è astuto e acuto e conosce bene gli intrighi, è Gesuita. Sa dove mettere le mani e sa anche dove poter lasciar correre perché in precedenza ci aveva già pensato Benedetto XVI. Fa il contrario di tante aspettative e coglie di sorpresa coloro che hanno paura di essere sorpresi. E’ amato e odiato, ha un piano preciso come proseguire il bene che ha fatto il suo predecessore, e lo fa con polso fermo e deciso. Un polso che fa tremare le mura del Vaticano, ma non della Chiesa. Scoperchia le mura per far uscire “il fumo”.

    Ho scritto tutto questo per affermare che non temo per la Chiesa, che il percorso fatto negli ultimi decenni, è conseguenziale, la Chiesa è in buone mani, dovrà soffrire si, ma non soccomberà. Gli attacchi a questo pontificato così assurdi e fuori di ogni ragionamento, sono la prova che sta succedendo qualcosa di estremamente buono, anche se a volte fatichiamo di comprendere, ma c’è e non tocca a noi di dover comprendere tutto, Chi ama la Chiesa lo sente che è cosa buona e giusta, pur con qualche perplessità che alcuni potrebbero avere.

    Spero, Giovanna, di essere stata chiara nell’intento….

  6. Ma poi rimando al mio primo post che raccomanda la pace interiore di ognuno di noi. :)

  7. Karin, lasciami esprimere tutto il mio apprezzamento per il tuo equilibrio e per le cose che scrivi, con passione e competenza. :-)

  8. E pensare che io ho abitato non molto lontano da Trier (200 km circa) e non sapevo della tunica! L’ho saputo solo l’anno scorso da un sacerdote tedesco ( il cappellano dell’ospedale di Solingen, dove era ricoverato mio padre) che in occasione della solenne ostensione vi sarebbe andato in pellegrinaggio. Però che meraviglia misteriosa! Un abbraccio

    • E io, cara Martina, ne ho saputo soltanto quando ero già in Italia e mi sono convertita. Da protestante non ne avevo mai sentito parlare. :(
      Un abbraccio estivo a te!

  9. 61Angeloextralarge

    Karin: Grazie in ritardo… ma di cuore. Smack! :-D

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