Prove tecniche di resistenza

Paul Miki und Gefährten

“Anche un popolo tradizionalmente cattolico può (…) avvertire in senso negativo, o assimilare quasi inconsciamente, i contraccolpi di una cultura che finisce per insinuare un modo di pensare nel quale viene apertamente rifiutato, o nascostamente ostacolato, il messaggio evangelico”.


Sembra trascorso qualche decennio da queste parole. In realtà sono state pronunciate da Benedetto XVI poco più di due anni fa, durante la visita pastorale ad Aquileia e Venezia.
Non si può non riconoscerne la veridicità. In pochi mesi molte cose sono cambiate e i cattolici italiani sembrano immersi in un torpore che rasenta l’ignavia o sfocia addirittura nella complicità. Non si ha la forza di reagire o si preferisce non averla? La valutazione chiama in causa fattori diversi, e non è detto che il quadro desolante corrisponda alla realtà delle cose. Sono cattolici anche coloro che non godono del favore dei media e che non si ritrovano nella descrizione della fede espressa dalle lobbies teologiche e profetiche di grido. Perchè mentre tutti guardano con ansia crescente, e giustamente, alle lobbies di un certo tipo, nessuno sembra curarsi di un pensiero che si è insinuato nella Chiesa, ma che non è il pensiero della Chiesa, e mai lo sarà. Tanto per citare Paolo VI.
Una reazione silente c’è, ma pare che queste voci, spesso collocate al di fuori di un impegno diretto nella Chiesa, finiscano per rappresentare se stesse, quando non passano per discordanze che rallentano la diffusione del Vangelo.

Un’amica mi chiede cosa si possa fare davanti al dilagare di un pensiero contrario alla fede e che viene presentato nelle parrocchie come il modo corretto di guardare alla società e all’impegno politico. Non so cosa risponderle, se non “pregare e resistere”. Siamo davvero convinti di dover resistere? Quel torpore ha reso fiacche le nostre gambe, deboli le nostre voci, impauriti i nostri sguardi. Il profeta di turno ci ammonisce in tutti i modi sulla necessità che abbiamo di adeguarci per non restare tagliati fuori, propinando sermoni suadenti sull’amore di Dio nei confronti di tutte le creature. Conclusione corretta per una premessa sbagliata! Senza che risulti evidente quale sia la posta in gioco e, ancor prima, la radicalità che è richiesta ai discepoli. I cristiani da salotto, deplorati dal Papa, hanno i volti di questi maestri onnipresenti, che sanno avere una buona parola per tutti, tranne che per la maggioranza silenziosa dei fratelli di fede. Una duplice resistenza, dunque. Dove, però, le parti sono sbilanciate. La resistenza interna, per così dire, risulta logorante ed anche improduttiva ai fini di un immediato riscontro. Per tacere il carico che si trascina, considerando che di fronte si hanno teologi, cattolici impegnati e persino pastori. Come possiamo vivere l’anticonformismo gridato da S. Paolo se le nostre strutture appaiono inclini al conformismo? Si dice, ed è vero, che noi cristiani non dobbiamo alzare muri. Ma come non possiamo accorgerci della muraglia che ci stanno costruendo attorno per imprigionarci?

A proposito di muri, la sacra Scrittura ci ricorda che dobbiamo essere pietre vive. Solo che l’Apostolo intende parlare di pietre conformi alla Pietra viva, rigettata dagli uomini, e non di una truppa gaudente che passa nel mondo diffondendo una generica benevolenza. Qelle espressioni celeberrime, oggi largamente impiegate, furono coniate per sostenere i cristiani di fronte alla persecuzione. Per quanto noi possiamo legittimamente estenderle al dovere di essere cristiani autentici, quelle parole non possono tacere la verità da cui traggono origine. Cristo è stato respinto e crocifisso, non portato in trionfo. I cristiani di oggi sono talmente paghi di se stessi da non avere altro da fare che applaudirsi. E’ la forma più semplice per cedere all’applauso del mondo, che è sempre dietro l’angolo.
E restando alle pietre, dovremmo ricordare che Gesù, di fronte ai farisei che volevano mettere a tacere le voci di gioia per il suo ingresso messianico a Gerusalemme, ha detto: “Se questi taceranno, grideranno le pietre” (Lc 19,40). Se noi non gridiamo con la nostra vita che il Salvatore è entrato nel mondo, altri grideranno a false salvezze. Pietre morte soffocheranno la voce della verità, e gli uomini, chiusi all’interno di questo lager ideologico, penseranno che lo spazio di cui godono nell’ora d’aria sia tutto il mondo. Abbiamo davvero ridotto a quest’ ora d’aria la libertà dei figli di Dio della quale tanto parliamo in tutte le sedi? Vogliamo davvero che il mondo ci detti l’agenda? Sulla sua compare una singolare annotazione: “7 aprile dell’anno 30: fatto fuori quel sobillatore che si credeva Dio”. E’ da ingenui credere che abbiano strappato quella pagina. Se non altro, dovremmo avere il buon senso di rileggere un po’ di storia della Chiesa.

Tutto sembra condurci alla persecuzione. Non siamo nati e cresciuti con l’attitudine al martirio, però ne possediamo la stoffa fin dal momento del nostro battesimo. Abbiamo lottato contro altre persecuzioni, interne ed esterne, e spesso siamo caduti. Ora possiamo riscattarci. Ora possiamo essere pietre vive. Dipende soltanto dalla voce cui vogliamo dare ascolto. Se la voce suadente del mondo, che ci lusinga e ci fa sentire utili al bene dell’umanità, o la voce di Dio, che risuona nella coscienza e parla dalla Croce. Il bene autentico si chiama salvezza. Riguarda ciascuno di noi e riguarda gli altri.

Se non vogliamo chiamarle prove tecniche di martirio, tanto è grande la nostra indegnità, chiamiamole almeno prove tecniche di resistenza. Perchè, come un’emittente radiofonica o televisiva, dobbiamo tornare a far sentire la nostra voce, limpida e chiara. Nonostante il silenzio che spesso viene dalle nostre stesse fila.

don Antonio Ucciardo

Fonte:  Uno sguardo da Porta Sant’Anna

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Categorie: ANNUS FIDEI, In Cristo Re e Maria Santissima, La Cattedrale, Santificare l'attimo, Vita spirituale | Tag: , , , , , | 3 commenti

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3 pensieri su “Prove tecniche di resistenza

  1. 61Angeloextralarge

    Ho sempre pensato che fino a quando ci saranno cristiani capaci di dare la vita per amore di Dio, la Chiesa avrà una forza incredibile che le viene dal sangue dei martiri, unito a quello di Cristo. Credo profondamente che esistano molti tipi di martirio e mi viene da pensare a Maria che sotto la Croce ha subito un martirio tremendo, anche se non è Lei che ha subito l’orrore inflitto a Gesù. Lei, secondo me, può aiutarci a “resitere”.
    Grazie per questo post.

    • Ne conosco veramente pochissime di persone di fede profonda che non abbiano a soffrire. Ora che ci penso meglio non ne conosco nessuna. Acchiappare la mano di Maria per non lasciarla mai più è di certo il modo sicuro di trasformare la sofferenza in concime per la Chiesa.

      • 61Angeloextralarge

        Quelle sofferenze sono sì il concime della Chiesa, soprattutto se portate con amore. Quell’amore che trasforma il volto ed illumina lo sguardo, rendendolo capace di dire: “Dio è amore!”… e di dirlo senza parlare.

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