Spirito farisaico e sincerità

IL FARISEO E IL PUBBLICANOSincerità e lucidità — «Ti amo» dice quell’uomo a quella donna. «Sarà sincero?», si domanda lei, ingenuamente. Anche se è sincero, il vero problema sta nel sapere se vede chiaro in sé stesso. Poiché si può esser sinceri senza essere veridici: sinceri con gli altri e bugiardi con sé stessi. L’anima popolata di miraggi crede ai miraggi. La sincerità ha valore soltanto se unita ad una profonda conoscenza di sé stessi. Che cosa mi importa che tu non sia bugiardo, se non sei anche privo di illusioni? La promesse più fallaci, i giuramenti più insensati vengono pronunciati quasi sempre con sincerità. In tutti i campi, la bugia cosciente e calcolata è forse meno nociva, quaggiù, della sincerità incosciente. Un Talleyrand rappresenta un tipo umano più sano e meno malefico di un Rousseau.

(Gustave Thibon, Il pane di ogni giorno, Morcelliana, Brescia 1949, p. 141)

La salda convinzione soggettiva e la conseguente mancanza di dubbi e di scrupoli non giustifica l’uomo… In uno scritto dello psicologo Albert Görres, trovai riassunte in poche parole le intuizioni che… avevo cercato a lungo di formulare… Görres avvisa che il senso di colpa, la capacità di riconoscere, è parte essenziale dell’economia psichica dell’uomo: il senso di colpa che lacera la falsa tranquillità della coscienza, potremmo dire la coscienza soddisfatta di sé, è necessario all’uomo come il dolore fisico che segnala i disturbi delle normali funzioni vitali. Chi non è più capace di vedere la colpa è psichicamente malato, un «cadavere vivente, una maschera teatrale», come dice Görres. «Fra coloro che non hanno sensi di colpa vi sono i bruti, i mostri: forse Hitler, Himmler, Stalin non ne avevano. Forse i capimafia non ne hanno, ma presumibilmente i loro cadaveri sono soltanto ben chiusi in cantina.  Anche i sensi di colpa rimossi… Tutti gli uomini hanno bisogno dei sensi di colpa».
Del resto, un’occhiata alla Scrittura basterebbe a prevenire tali diagnosi e questa teoria della giustificazione per mezzo della coscienza erronea. Nel Salmo 19, 13 troviamo una frase che sarà sempre degna di meditazione: «Le inavvertenze chi le discerne? Assolvimi dalle colpe che non vedo».
Non è oggettivismo veterotestamentario, ma profonda saggezza umana: il non vedere piu la colpa, l’ammutolimento della coscienza in così tante sfere è una malattia dell’anima più pericolosa della colpa che è ancora riconosciuta come tale.
Chi non si accorge più che uccidere è peccato è caduto più in basso di chi riconosce ancora l’infamia del suo atto, perché è più lontano dalla verità e dalla conversione. Non per nulla, nell’incontro con Gesù, l’uomo che si esalta appare come colui che è veramente perduto. Se il pubblicano, con tutti i suoi indiscussi peccati, è più giustificato davanti a Dio del fariseo con tutte le sue reali buone opere (Luca 18, 9-14), non è perché i peccati del pubblicano non fossero veri peccati e le buone opere del fariseo non fossero veramente buone opere. Non significa che la bontà dell’uomo non è buona davanti a Dio e la sua malvagità non è malvagia, o che esse non sono poi così importanti. Il motivo di questo paradossale giudizio divino lo troviamo proprio nella nostra questione: il fariseo non sa più di avere delle colpe. È del tutto a posto con la coscienza; ma questo silenzio interiore lo rende impenetrabile a Dio e agli uomini, mentre il grido del pubblicano lo rende capace di verità e amore. È per questo che Gesù può operare sui peccatori, perché il paravento della coscienza erronea non li ha resi inaccessibili ai cambiamenti che Dio si aspetta da loro, da noi. Per questo non può operare sui “giusti”, perché essi non sentono più il bisogno di perdono e di conversione; perché la loro coscienza non li accusa, ma li giustifica.
Paolo esprime lo stesso concetto con parole diverse, quando dice che i pagani, pur non avendo la legge, sapevano ciò che Dio esigeva da loro (cfr. Romani 2,1-16) … In quanto creatura, l’uomo può vedere la verità di Dio; non vederla è una colpa. Non la vediamo quando e perché non la vogliamo. Questo “no” della volontà, che impedisce la conoscenza, è una colpa; se non si accende la lampadina d’allarme è perché abbiamo voluto distogliere lo sguardo da ciò che non ci piace vedere.

(Joseph Ratzinger, Cielo e terra. Riflessioni su politica e fede, Piemme, Casale Monferrato 1997, pp. 25-27)

Categorie: Joseph Ratzinger, Thiboniana | Tag: , , , , , | 12 commenti

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12 pensieri su “Spirito farisaico e sincerità

  1. Ringrazio Dio per i miei sensi di colpa e mi preoccupo se non ne ho. Che Dio allontani da me ogni compiacimento di azioni meramente umane senza il beneplacito di nostro Signore.

    L’articolo rispecchia in modo impressionante ciò che stiamo vivendo ora, il bearsi della propria perfezione, di una “santità” umana più che divina. Un’opinione spacciata per verità, elastica o imbalsamata a seconda della tipologia di persone che la pubblicizzano, pensando di essere nel vero. Tutto avviene a misura d’uomo reso insensibile alla voce di Dio che spinge verso di Lui, verso un cammino continuo, mai scontato, mai stereotipico, omologato, ma sempre ricco di novità basato sulla verità che conferma la divinità.
    Chi si ferma in preconcetti, chiuso alla voce dello Spirito Santo, non sperimenterà la forza della Verità che libera un’anima in prigione. Rimane così sterile, un’albero secco che non porta frutto.
    Anche riconoscendo la colpa ma non accettando l’opera salvifica di Cristo porta a nulla. Infatti, Giuda si impiccò, mentre Pietro divenne Papa.
    Entrambi colpevoli, ma uno salvato, l’altro no.
    Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa

  2. 61Angeloextralarge

    Aiuto! Quanto ho da lavorare ancora in me stessa!

  3. ….mah … gli stalker sono lucidissimi nella loro falsità, non per questo meno nocivi … per una volta Thibon mi delude.

    La differenza fondamentale fra pubblicano e fariseo è la coscienza: uno ha la coscienza profonda di sapersi sempre ‘peccatore’ di fronte al cuore di DIo e sempre bisognoso del Suo perdono e amore per esistere,a prescindere; l’altro punta sempre il dito a prescindere.
    Non a caso i più grandi santi si sentivano i più grandi peccatori. Per davvero, però.

    Buona Santa Maria degli Angeli a tutti :)

    • No, non credo che Thibon volesse dire questo (mi riferisco alla prima frase). Sincerità vuol dire corrispondenza tra ciò che si trova all’interno del nostro animo col nostro comportamento esteriore. Ma la sincerità non è un valore assoluto, come si vuol far credere oggi. Se sono incapace di percepire il male, la mia “coerenza” sarà nefasta perché farò il male. E lo farò con efficacia e virulenza ancor maggiore, proprio perché privo di quegli “indicatori” che sono i sensi di colpa. Accade qualcosa di simile al doping nell’atletica. Non percepisco più la fatica, dunque le mie performance sono superiori. O come se mancasse l’attrito e un corpo scivolasse più velocemente lungo una parete liscia e lucida, senza che il suo moto incontri alcuna opposizione.
      Viceversa, dire una bugia sapendo di dirla vuol dire avere quantomeno ancora una coscienza in grado di percepire la differenza tra il bene e il male, anche se sceglie quest’ultimo. È uno stadio meno grave della patologia (che, certo, sempre qualcosa di maligno rimane).

      • Non sono completamente d’accordo .. nel caso da me citato, si sceglie il male come bene in riferimento alla propria coscienza o consapevolezza alterate, ma se i riscontri della realtà ti costringono a riflettere e tu persisti sulla tua concezione di bene (che è il male per l’altro) non scegli il male, scegli te stesso, cioè la tua coscienza farisaica dove il colpevole è sempre e solo l’altro.
        Il peccato acceca chiunque, a prescindere dalla consapevolezza che potrebbe scaturire dalla cultura, solo una grande purificazione ti consente questo distinguo ed ecco la necessità di padri spirituali per esempio, che purtroppo spesso hanno fatto più danni che bene .. ma mi rendo conto che sto seguendo un percorso mentale legato ad eventi precisi e non posso esprimere quello che penso con chiarezza senza citare i fatti, indi, taccio. .. ribadendo però che continuo a dissentire in parte :P
        Il caldo il caldo …

  4. Anna

    Prego Dio di mantenere la ‘profonda coscienza’ del senso del male,verso me stessa, verso i miei fratelli e sorelle e verso il creato! Aiutatemi voi in questa riflessione: la ‘coscienza soddisfatta di sè’, il suo ammutolimento, forse lo possiamo considerare anche come annientamento dell’umiltà,per cui ci starebbero le parole del salmo ‘Dio resiste ai potenti e ai superbi, e dona la Grazia della Sapienza agli umili’. Ci può stare come fiflessione? Un abbraccio a tutti e buona festa di S. Maria degli Angeli e del perdono di Assisi!!

  5. Continua a cancellarmi commenti mentre scrivo …
    Non sono completamente d’accordo, nel caso da me citato la scelta del-bene-secondo-me (che è il male per l’altro) fatta in coscienze e consapevolezze alterate contro ogni riscontro reale che ti indica che il tuo bene continua ad essere il male per l’altro, è frutto della scelta del sé, della propria coscienza farisaica che ha bisogno di vedere sempre e solo l’altro colpevole.
    Il peccato (o la patologia) acceca, a prescindere dalla cultura anche religiosa che uno possa avere, solo una grande anima purificata è in grado del distinguo, da cui la necessità del confronto con i padri spirituali che spesso però hanno fatto più danni che luce, ma questo è un altro discorso.
    Molto più semplicemente la buona coscienza esiste nella misura in cui sono sempre disposto a mettermi in discussione rispetto ai miei parametri limiti e traguardi raggiunti, fermo restando che il giudizio spetta solo a Dio che conosce i cuori di tutti in profondità e per questo nessuno di noi è tenuto a giudicare nessuno.
    In sintesi non esiste (per me) ‘bugia cosciente e calcolata meno nociva’, perché la bugia in quanto tale è sempre male, anche se ho capito il discorso ultimo, dissento nell’esempio, reputando la bugia (in buona o cattiva fede) solo male.
    La buona fede (sempre per me) consiste nel mettersi sempre nelle condizioni di mettere in discussione i propri pensieri, come per la Chiesa mettere alla prova la buona fede di certe pratiche di medicina alternativa consiste nella disponibilità a sottoporsi alle verifiche scientifiche dei procedimenti usati … il caldo .. il caldo …

    • Francamente faccio un po’ fatica a seguire il filo logico… Che esista una “gradazione” dei peccati, più o meno gravi, comunque è pacifico. Non è affatto vero che il male sia “solo male”. Può esserci un male più o meno grave, come c’è una patologia fisica più o meno grave. Credo tu sia confondendo piani molto differenti. Un conto è l’atto o l’opera nella sua oggettiva materialità, un altro è l’intenzione soggettiva. Ho affiancato appunto il brano di Joseph Ratzinger per evitare fraintendimenti di questo genere.

  6. Lo stesso gesto fatto da due persone diverse può risultare per l’uno un peccato, per l’altro no… ma la bugia cosciente e calcolata – per me, e sottolineo per me che non sono Thibon – non può essere ‘meno nociva’ di niente, resta nociva.
    Tutto qui.

  7. 61Angeloextralarge

    Fresco di stamattina:

    “Cari figli, se solo sapeste, se solo vorreste, in piena fiducia, aprire i vostri cuori, capireste tutto, capireste con quanto amore vi chiamo, con quanto amore desidero cambiarvi, per rendervi felici, con quanto amore desidero rendervi seguaci di mio Figlio e donarvi la pace nella pienezza di mio Figlio. Capireste l’immensa grandezza del mio amore materno, perciò, figli miei, pregate, perché solo attraverso la preghiera cresce la vostra fede e nasce l’amore, amore con il quale anche la Croce non sarà più insopportabile perché non la porterete da soli. In unione con mio Figlio, glorificate il nome del Padre Celeste. Pregate, pregate per il dono dell’amore, perché l’amore è l’unica verità, l’amore perdona tutto, serve tutti e vede tutti come fratelli. Figli miei, apostoli miei, grande é la fiducia che il Padre Celeste, attraverso me, la Sua serva, vi ha dato, per aiutare coloro che non lo conoscono, affinché si riappacifichino con Lui, affinché lo seguano, perciò vi insegno ad amare, perché solo se avrete amore potrete rispondergli. Nuovamente vi invito: amate i vostri pastori, pregate affinché in questo tempo difficile il Nome di mio Figlio si glorifichi attraverso la loro guida. Vi ringrazio.” (Medjudorje 2 agosto 2013 alla veggente Mjriana)

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