La fabbrica dei divorzi

Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito; e il marito non ripudi la propria moglie. (1.Cor. 7,10-11)

HBSP98E7_Pxgen_r_300xALa propaganda divorzista nel 1974 puntava molto sui “casi umani”: non si può obbligare, si diceva, a rimanere unita una coppia in cui il marito è violento, ubriacone o delinquente. Oggi iniziamo a valutare anche l’altro lato dei casi umani: i figli disorientati e i vecchi abbandonati, lo spirito di rivalsa reciproco inoculato nella coppia, con la prole usata spesso come strumento di ricatto. Il divorzio inoltre, che si conclude nella stragrande maggioranza dei casi con l’espulsione del padre dal nucleo familiare, è stato uno dei principali strumenti per l’indebolimento della figura paterna.  Se poi il divorzio è la fine fatale del matrimonio, i giovani, consapevoli del disastro che ciò comporta e che hanno già vissuto nelle loro famiglie d’origine, non vogliono più sposarsi.

Si tratta, in realtà, di un problema enorme. Per capire bene cosa c’è in gioco, occorre ricordare che il matrimonio tra un uomo e una donna è la struttura portante della società, viene prima dello stato ed è superiore allo stato stesso. Per questo il Concilio di Trento stabilì l’obbligatorietà del matrimonio consensuale, pubblico ed istantaneo, in cui gli sposi assumessero delle precise responsabilità tra di loro, di fronte alla comunità ed agli eventuali figli.

La modernità, invece, ha prodotto le teorie sul libero amore, prima con i filosofi illuministi, poi con la visione della famiglia di Marx ed Engels; infine ha teorizzato l’amore senza regole, senza carte, senza “burocrazie e cerimonie” degli ultimi decenni.

Ma non ne è nata la società libera e felice che ci si aspettava. Ci sono invece, oggi più che mai, famiglie distrutte, figli soli e sballottati da una casa all’altra, e tante, tante storie infelici: un grande oceano di sofferenza. E’ stata definita la “fabbrica dei divorzi”, perfetta e ben oleata: nel nostro paese, ogni anno si distruggono oltre trentamila famiglie e vi sono coinvolti cinquantamila bambini, Del perché si divorzia la procedura nemmeno si informa, si contano tre anni e basta così. Certo, sotto la rottura ci sono discordie, dolori, fragilità; ma non pare importante a nessuno, giudici, avvocati e assistenti sociali che si debba fare qualche sforzo per mediare i conflitti, guarire le ferite, soccorrere le fragilità.

Come era ampiamente prevedibile, e la Chiesa aveva previsto, la legge ha creato un costume e una mentalità pervasivi. Una sindrome da telecomando: di fronte alle prime difficoltà e incomprensioni si cambia canale, perché tutto sia un’eterna festa, senza fatiche e senza responsabilità. Inseguendo l’utopia dell’amore perfetto, senza renderci conto che la “fabbrica dei divorzi” sta distruggendo la nostra civiltà.

L’irresponsabilità e lo scarso impegno, oggi frequentemente rimproverati all’uomo nello svolgimento delle sue residue funzioni paterne, hanno, dal punto di vista antropologico proprio questa origine: il padre narcisista e irresponsabile è a sua volta un orfano di padre. Nessun padre gli ha insegnato, con la sua presenza e attenzione silenziosa, a diventare uomo e padre. A insegnare all’uomo/maschio a diventare tale è sempre stato il padre o una serie di figure maschili che lo affiancavano: dal maestro d’arti e mestieri, all’insegnante, all’istruttore militare. La “scuola senza padri” della nostra “società senza padri”, è una scuola dove le attività educative a tutti i livelli, di addestramento e formazioni dei giovani, non sono più svolte da figure maschili legate all’immagine archetipica del padre e della sua particolare energia. D’altra parte questa scomparsa dei padri ha conseguenze negative anche sullo sviluppo delle giovani donne: è lo sguardo del padre, o meglio, lo scambio di sguardi tra padre e figlia, insieme amoroso, desiderante e fiero che getta le basi e fa crescere il progetto personale, creativo e autonomo della figlia come persona.  (C. Risè)

E’ giunto il momento di chiedersi: la famiglia è ancora la cellula fondante della società? Come interpretare le notizie di cronaca nera che erompono dal focolare domestico tingendolo di sangue? Stupisce dolorosamente come mass-media e politici non riescano a mettere in relazione gli effetti con le cause. Una società sana richiede una famiglia sana. Che famiglia ha prodotto la cultura sessantottina? Che cosa rimane della famiglia dopo l’approvazione delle leggi sull’aborto e sul divorzio? Come non vedere nelle tragedie di oggi le conseguenze di una politica e di una cultura che hanno esaltato l’egoismo del singolo sopra ogni cosa?

La cultura del divorzio ha privato i coniugi del naturale sostegno all’umana fragilità: la forza del legame indissolubile aiutava a superare le crisi più o meno profonde, ma spesso emotive ed effimere, per cercare insieme risorse per una nuova rinascita.

Che lo si voglia ammettere o meno, la vera ragione per cui oggi un numero così grande di coppie “normali” finisce per separarsi nel giro di pochi anni, consiste semplicemente nel fatto che lo possono fare. Il sistema giuridico, infatti, li favorisce in tutti i modi, adeguandosi ai condizionamenti della mentalità imperante. Così facendo abbiamo creato schiere di nomadi spirituali, cioè uomini e donne soli, senza radici, senza storia e senza legami. Siamo sicuri che i nostri giovani vogliano questo?    (CCC da 2382 a 2386)

Palmiro CLERICI

Minicatechesi per “L’anno della Fede”

Per approfondimenti:

“La fabbrica dei divorzi” (san Paolo, 2008), da un avvocato civilista, Massimiliano Fiorin, del foro di Bologna

E “Finché la legge non vi separi”, seconda edizione interamente aggiornata del libro di sopra, (San Paolo, 2012).

Categorie: ANNUS FIDEI, Matrimonio e famiglia, Minicatechesi | Tag: , , , , , , , , , | 12 commenti

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12 pensieri su “La fabbrica dei divorzi

  1. Massimiliano Fiorin

    Grazie per la citazione, se interessa è uscita una seconda edizione interamente aggiornata del libro, dal titolo “Finché la legge non vi separi”, San Paolo, 2012.

  2. 61Angeloextralarge

    Grazie Palmiro, grazie Karin! Smack! :-D

  3. la preghiera salvera’ questo mondo in preda al demonio e i suoi figli la chiesa sara’ luce per le nazioni e di cio’ possiamo fidarci della promessa mariana fatta nel 1917 avanti perseverando nella preghiera il Signor ha vinto il mondo(speriamo non duri molto)70 al comunismo 12 al nazismo meno di tre anni all’anticristo finale

  4. Non so dare i numeri, ma posso immaginare una sofferenza indicibile…la preghiera è essenziale perché il mondo accetti la salvezza di Cristo.

  5. 61Angeloextralarge

    Santa festa dell’Assunta a tutti. Maria scriva il suo marchio indelebile nei nostri cuori e nella nostra mente… e ci porti alla salvezza eterna! Ci pensate? Essere accompagnati da Lei significa avere l’ingresso garantito, gratis… e posti in prima fila! Smack! :-D

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