La crisi del dono

Eravamo custodi della vita, non lo siamo più. In cambio della libertà ottenuta, le prime a soffrire siamo noi donne. Se non lo facciamo noi, chi custodirà l’amore per la vita? (C. Miriano)     

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Il concepito è il grande assente del dibattito sull’aborto. Non parla, non partecipa ai dibattiti televisivi, non vota. E’ il convitato di pietra al dibattito sul suo destino. Il nascituro è come un imputato trascinato ad un processo nel quale sono ignoti il capo d’accusa, gli addebiti, le circostanze del delitto ipotizzato. Un processo nel quale la persona alla sbarra non può rendere alcuna dichiarazione spontanea. Deve stare zitto.

La madre. Normalmente quando si parla di aborto viene sempre affiancato in maniera ideologica il nome di donna. E’ un’imperdonabile imprecisione: non ci può essere infatti aborto se prima non c’è una madre, tale condizione è implicita nella tragica vicenda dell’aborto. La donna viene invece persuasa dalla società che lei madre non lo è ancora. Lo diventerà un minuto dopo aver deciso che vuole quel figlio. Se lei lo desidera, allora lui c’è, e lei diventa mamma. Ma se lei non lo vuole, allora lui non c’è e lei è, semplicemente, una donna. Una donna “ridotta alla sua volontà di potenza”, che purtroppo resterà segnata per tutta la vita.

La figura del padre è stata abrogata dalla legge 194. Il padre non esiste, è un elemento accessorio dell’arredamento che può essere chiamato in causa se, e solo se, la donna – unica sovrana della gravidanza – deciderà di informarlo e di chiedere il suo parere. Ricordiamo che il padre dal punto di vista psicoanalitico, e non solo, è colui che pone la norma, che custodisce la legge. Se si voleva legalizzare l’aborto, bisognava togliere di mezzo il maschio, cosa che è puntualmente avvenuta. Il disastro educativo prodotto dal movimento distruttivo del Sessantotto – grazie al femminismo e ai suoi alleati –ha prodotto effetti evidenti anche nella vicenda dell’aborto. Risultato, qualunque cosa faccia, il padre è colpevole. Colpevole se si disinteressa; colpevole se asseconda la donna che vuole abortire, colpevole se vi si oppone.

I parenti. I genitori della futura madre giocano spesso un ruolo decisivo. Soprattutto quando questa madre non è sposata, come non di rado avviene oggi, in un quadro di generale disfacimento della famiglia e di spaventoso lassismo educativo in materia sessuale. Così sono spesso i “nonni” a gettare la ragazza tra le braccia del medico del consultorio, per ottenere il certificato che apre la strada all’aborto. Ecco: questa è la fine ingloriosa della generazione del sessantotto, questo è l’epilogo del “fate l’amore, non fate la guerra” che ha un finale amarissimo, nel quale quella generazione che si credeva pacifica e non violenta istiga i propri figli a uccidere i propri nipoti.

Il medico. Che fine fa il nascituro al termine di un aborto volontario? L’aborto elimina una malattia o elimina un essere umano? A queste domande dovrebbero rispondere quei medici che da tempo cercano di ridurre l’arte medica a semplice esecutrice della volontà del paziente o del legislatore. Il medico pagano Ippocrate, 2500 anni fa, nel suo giuramento che faceva espresso divieto ai medici di procurare l’aborto, l’aveva capito benissimo.

I mass media. “Se vuoi essere libera abortisci”; non c’è nulla da fare, giornali e televisioni esercitano un continuo e martellante effetto incentivante a favore del “diritto di scelta”, che equivale a dire diritto di aborto come dogma indiscutibile, che viene ribadito ogni volta che si sfiora anche solo l’argomento. Se vuoi essere un “bravo giornalista, moderno e democratico”, devi essere pro-choice. Dunque, i mass- media non sono affatto, come si vuol far credere, delle espressioni attendibili delle tendenze generali. Ma, al contrario, essi usano il loro enorme potere per modificare il senso comune, per trainare il cambiamento nel senso voluto dai “padroni del vapore”.

Il politico che siede in una assemblea parlamentare ha un compito fondamentale: quello di scrivere le leggi. Non se ne parla mai, ma la responsabilità più pesante in tema di aborto ce l’ha lui. Dipende da lui emanare un decreto a cui è legata la vita di molti innocenti. Vittime delle quali, proprio come Erode, non conosce ne il nome ne il volto. Ma il legislatore ha un’altra gravissima responsabilità: con la norma egli educa il popolo. Stabilendo che abortire è lecito, sta tracciando un nuovo paradigma etico, sta insegnando che abortire non è più un male.

Gli spettatori silenziosi. La maggior parte della gente non partecipa all’acceso dibattito sull’aborto: ha cose più serie ed urgenti di cui occuparsi. La maggior parte della gente pensa che chi si batte contro l’aborto legale è un po’ eccessivo e forse anche un po’ integralista. Gli spettatori silenziosi pensano che se hanno fatto una legge e c’è da tanti anni, avranno avuto i loro buoni motivi, ormai è inutile farsene una malattia. La maggior parte della gente dice: io non c’entro. Ma ogni volta che una persona dice “l’aborto non mi riguarda”, la cultura della morte ha fatto un altro piccolo passo in avanti. Perché l’ideologia abortista si nutre del silenzio e della superficialità dei benpensanti. E’ un buono spunto per il nostro esame di coscienza quotidiano.  (Mario Palmaro  “Aborto e 194”) (CCC da 2270 a 2274)

Palmiro CLERICI         

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Minicatechesi per l’Anno della Fede 

Categorie: Minicatechesi, VITA sempre! | Tag: , , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

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2 pensieri su “La crisi del dono

  1. 61Angeloextralarge

    Stampato anche questo. Grazie, Karin!

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