Gesù è tutto misericordia, Gesù è tutto amore: è Dio fatto uomo. Ognuno di noi, ognuno di noi, è quella pecora smarrita, quella moneta perduta; ognuno di noi è quel figlio che ha sciupato la propria libertà seguendo idoli falsi, miraggi di felicità, e ha perso tutto. Ma Dio non ci dimentica, il Padre non ci abbandona mai. E’ un padre paziente, ci aspetta sempre! Rispetta la nostra libertà, ma rimane sempre fedele. E quando ritorniamo a Lui, ci accoglie come figli, nella sua casa, perché non smette mai, neppure per un momento, di aspettarci, con amore. E il suo cuore è in festa per ogni figlio che ritorna. E’ in festa perché è gioia. Dio ha questa gioia, quando uno di noi peccatore va da Lui e chiede il suo perdono.
(Papa Francesco, Angelus, 15 settembre 2013)
ROMANTICISMO DIVINO — Dio può fare delle follie. Lui solo è capace di sane stravaganze. Poiché le sue follie non vivono come quelle degli uomini alle spese di un ordine anteriore che esse sconvolgono; esse hanno un ordine e una pienezza proprie, esse sono autosufficienti; invece di essere parassite dell’ordine e della misura, esse incoronano l’ordine e la misura.
Questi perdoni del Cristo alla donna adultera o al buon ladrone, da quale abisso partono, da quale eccesso di potenza e di purezza! Ma questi fantocci letterari che tentano di tutto comprendere e di tutto scusare quaggiù, dal livello del fango e della debolezza — questi perdoni più vili e più malsani delle colpe!
La clemenza che si diffonde dal Vangelo non contraddice la giustizia. Per un’anima nobile il perdono di Dio è la sanzione più profonda che esista, la sola sanzione che raggiunga il consentimento segreto al peccato, che separi veramente l’uomo dal suo peccato. Il perdono divino genera nell’anima della donna adultera e del buon ladrone una coscienza ultrasensibile del dovere violato e un allontanamento assoluto dal male. Quando Iddio, per un eccesso d’amore, ferisce la giustizia in suo favore, l’anima cristiana reagisce con un eccesso di giustizia verso se stessa. La clemenza di Dio le rende la sua colpa assolutamente estranea e impossibile il ritorno a questa colpa.
Quanto all’anima volgare (penso a certi commenti del Vangelo ispirati dall’ottimismo e dalla «generosità» democratiche!) lo spettacolo di questa clemenza finisce col familiarizzarla con il male; essa confonde clemenza ed incoraggiamento!
(Gustave Thibon, La scala di Giacobbe, trad. it., AVE, Roma 1947, p. 79)