Davvero siamo fatti per questo?

Quando viene meno il rispetto per la tradizione, la società, nella sua incessante smania di rinnovamento, consuma freneticamente se stessa.  (N. GòmezDàvila)

18abbd63bbMa noi siamo veramente fatti per questo? Siamo veramente fatti per il nostro interesse personale, per muoverci di continuo, per continuare a cambiare lavoro e dimora? Siamo fatti per avere più famiglie, più genitori, amici e vicini intercambiabili, cioè senza valore? A me non sembra. Mi pare al contrario che tanti giovani non credono più “nell’amore per sempre” perché abbiamo tolto loro la terra sotto i piedi, abbiamo reso ardua l’opzione famiglia.

L’uomo crea e desidera amicizie stabili, una dimora fissa, un lavoro che non cambi di continuo. Su questa stabilità costruisce la sua identità, il suo essere qualcuno, la sua tranquillità interiore. Tutti vorrebbero costruire sulla roccia degli affetti stabili, e non sulla sabbia delle passioni mutevoli, delle paure e degli egoismi. Compito dello Stato è tutelare e difendere questo desiderio originario, e non altro.

Chi ha a cuore, oggi, i diritti degli innocenti? I più deboli, quelli che non sfilano e non votano? Mi riferisco ai bambini non nati, a tutti quelli che verranno, a quelli che dovessero nascere nell’epoca dei DICO. A ben vedere, infatti, la volontà di introdurre nuove formule di famiglie è dettata dal desiderio-capriccio degli adulti di poter agire senza alcun limite, senza alcuna responsabilità, in base all’utile personale. Si vuole che la legge nasca non dalla verità, dalla giustizia, dalla constatazione di una realtà evidente – il carattere naturale della famiglia come unione tra un uomo e una donna – ma dall’interesse di un particolare gruppo di persone, di uno specifico insieme di desideranti.

Invece la legge è un’altra cosa: non semplice trascrizione della realtà sociale di un dato momento, quanto invece un provvedimento volto al bene comune. La legge deve cogliere l’ordine, la razionalità che c’è nelle cose, nei rapporti tra le persone, così come la nostra natura umana esigerebbe. Altrimenti la legge diventa solo espressione della forza, della sua autorità, che si auto-giustifica e si auto-fonda. Ma l’autorità che si auto-fonda, indipendentemente dalla verità, è quella dei tiranni o degli Stati totalitari, in cui la realtà non è riconosciuta ma plasmata, manipolata, contraffatta; secondo il gusto della razza, della classe o dell’ideologia dominante. Tutelare il bene comune significa riconoscere al debole il diritto ad avere ciò di cui per natura ha bisogno: due genitori complementari, fedeltà, stabilità e amore sicuro. Diamo a Cesare ciò che è di Cesare, significa che non dobbiamo dargli ciò che non è suo! Non dobbiamo dargli il compito di creare, dal nulla, d’autorità, con cavilli giuridici e contorsioni parlamentari, forme di famiglia che non corrispondono alla natura dell’uomo e ai diritti dei bambini.

In questi tempi torna di continuo un vecchio ritornello: Credo nel matrimonio, nell’amore responsabile, stabile, fedele, fatto di diritti e doveri. Ma perché impedire i DICO ad altri, che la pensano diversamente, che non hanno la mia stessa visione delle cose? Perché imporre ad altri la mia opinione? Dovrebbe allora innanzitutto essere chiara una cosa: chi crede nel matrimonio, come istituto fondamentale su cui si basa la società umana, può e deve sostenere la sua convinzione, allo stesso modo di chi fa il contrario, senza essere accusato, da quest’ultimo, di limitare la libertà altrui. Tutto questo per dire cosa? Che la relazione matrimoniale è alla base di una società veramente umana: “Dal dì che nozze e tribunali ed are/ dieder alle umane belve esser pietose/ verso se stesse e verso altrui…” Così scriveva Ugo Foscolo, non certo un cattolico bigotto: la civiltà è nata intorno all’istituto del matrimonio e al diritto, inteso come sforzo di regolare e raggiungere il bene comune. Per questa sua funzione pubblica il diritto regola il matrimonio, considerandolo un istituto con rilevanza pubblica e sociale.

Dire no alle nuove forme di famiglia significa continuare a credere nel matrimonio, nelle nozze civilizzatrici, nel diritto come tutela del bene comune, nell’uomo come animale sociale. Abbiamo una visione del mondo, un’idea di uomo, perché tutto ciò che è umano ci interessa, ci sta a cuore: e abbiamo il sacrosanto dovere di dirlo, di crederci, di batterci per questo contro la società disgregata, in cui ognuno fa e disfa, assume diritti e rifiuta doveri, in nome del suo io, più o meno gonfio, più o meno smarrito, più o meno disorientato. Testimoniando che la libertà, anche quella affettiva, è sempre un cammino, una conquista, un compito, mai una semplicistica e solo istintiva liberazione da qualcosa o da qualcuno.  (Fonte:  F.  Agnoli – Dio questo sconosciuto  – ed.  SUGARCO)

Guai a quelli che cuciono cuscini per ogni gomito e fanno guanciali per le teste di qualunque età!  (Ezech.,  13,18)  (rif. CCC da 2207 a 2213)

A cura di Palmiro CLERICI

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 Minicatechesi per l’Anno della Fede 

Categorie: Minicatechesi | Tag: , , , , , , | 1 commento

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Un pensiero su “Davvero siamo fatti per questo?

  1. 61Angeloextralarge

    Grazie per questi post di Palmiro Clerici! Smack! :-D

    “Cari figli, vi amo con materno amore e con materna pazienza aspetto il vostro amore e la vostra comunione. Prego affinché siate la comunità dei figli di Dio, dei miei figli. Prego affinché come comunità vi ravviviate gioiosamente nella fede e nell’amore di mio Figlio. Figli miei, vi raduno come miei apostoli e vi insegno come far conoscere agli altri l’amore di mio Figlio, come portare loro la buona novella, che è mio Figlio. Datemi i vostri cuori aperti e purificati, e io li riempirò di amore per mio Figlio. Il suo amore darà senso alla vostra vita ed io camminerò con voi. Sarò con voi fino all’incontro con il Padre Celeste. Figli miei, si salveranno solo coloro che con amore e fede camminano verso il Padre Celeste. Non abbiate paura, sono con voi! Abbiate fiducia nei vostri pastori come ne ha avuta mio Figlio quando li ha scelti, e pregate affinché abbiamo la forza e l’amore per guidarvi. Vi ringrazio.” (Messaggio di Medjugorje del 2 ottobre 2013 alla veggente Mirjana)

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