La preghiera del cuore

Si sente spesso parlare della “preghiera del cuore”, ma in pochi sanno realmente di che cosa si tratta e in tanti la scambiano con la “preghiera spontanea”. La preghiera del cuore è la strada verso la santità, la sto praticando da alcuni mesi, beh, santa non sono ce ne vorrà di tempo, ma la relazione con la Santissima Trinità è cambiata notevolmente. Dice Padre Gasparino: 

“La preghiera del cuore non deve mai trascurare la preghiera di ascol­to. E’ la Parola di Dio la linfa vitale della preghiera cristiana. La pre­ghiera del cuore è il momento cul­minante dell’ascolto. Ogni giorno prega il Vangelo della Liturgia del giorno collegandolo sempre alla tua vita concreta. Da quel Vangelo tro­va una parola/messaggio che utiliz­zi per fare la preghiera del cuore rivolto al Padre, o al Figlio, o allo Spirito Santo, presenti in te.

Sii costante e toccherai con mano la potenza della preghiera del cuore sulla tua vita.”

Siloe-3

La Preghiera di Gesù o Preghiera del cuore

NELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA

La formula

La preghiera di Gesù si dice in questo modo: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio abbi pietà di me, peccatore. In origine, la si diceva senza la parola peccatore; questa è stata aggiunta più tardi alle altre parole della preghiera. Tale parola esprime la coscienza e la confessione del nostro stato di peccato.

Istituita da Cristo

Dopo l’ultima cena, il Signore Gesù Cristo diede ai suoi discepoli dei comandamenti e dei precetti sublimi e definitivi; fra questi, la preghiera nel suo Nome. Egli ha presentato questo tipo di preghiera come un dono nuovo e straordinario, d’inestimabile valore. Gli apostoli conoscevano già in parte la potenza del Nome di Gesù: per suo mezzo guarivano le malattie incurabili, sottomettevano i demoni, li dominavano, li legavano e li cacciavano. E’ questo Nome potente e meraviglioso che il Signore comanda di utilizzare nelle preghiere, promettendo che agirà con particolare efficacia. “Qualunque cosa chiederete al Padre nel mio Nome”, dice ai suoi apostoli, “la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio Nome, io la farò” (Gv 14,13-14). “In verità, in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio Nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio Nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena” (Gv 16,23-24).

La pratica degli apostoli

Nei Vangeli, negli Atti e nelle Lettere noi vediamo la fiducia senza limiti che gli apostoli avevano nel Nome del Signore Gesù e la loro infinita venerazione nei suoi confronti. E’ per suo mezzo che essi compivano i segni più straordinari. Certamente non troviamo nessun esempio che ci dica in che modo essi pregassero facendo uso del Nome del Signore, ma è certo che lo facevano. E come avrebbero potuto agire diversamente, dal momento che tale preghiera era stata loro consegnata e comandata dal Signore stesso, dal momento che questo comando era stato loro dato e confermato a due riprese? Se la Scrittura tace a questo proposito, è unicamente perché questa preghiera era di uso comune: non v’era dunque nessuna necessità di menzionarla espressamente, dato che era ben nota e che la sua pratica era generale.

Un’antica regola

Che la preghiera di Gesù sia stata largamente conosciuta e praticata risulta chiaramente da una disposizione della chiesa che raccomanda agli analfabeti di sostituire tutte le preghiere scritte con la preghiera di Gesù. L’antichità di tale disposizione non lascia spazio a dubbi. In seguito, essa fu completata per tener conto della comparsa all’interno della chiesa di nuove preghiere scritte. Basilio il Grande ha steso quella regola di preghiera per i suoi fedeli; così, certuni gliene attribuiscono la paternità. Senz’altro, però, essa non è stata né creata né istituita da lui: egli si è limitato a mettere per iscritto la tradizione orale, esattamente come ha fatto per la stesura delle preghiere della liturgia. Quelle preghiere, che esistevano a Cesarea già fin dai tempi apostolici, non erano scritte, ma si trasmettevano in forma orale, allo scopo di proteggere quel grande atto liturgico dai sacrilegi dei pagani.

I primi monaci

La regola di preghiera del monaco consiste essenzialmente nell’assiduità alla preghiera di Gesù. E’ sotto questa forma che tale regola viene data, in maniera generale, a tutti i monaci. In questa regola si parla della preghiera di Gesù allo stesso modo in cui si parla della preghiera domenicale, del salmo 50 e del simbolo della fede, cioè come di cose universalmente conosciute e accettate. Quando Antonio il Grande, che visse fra il III e il IV secolo, esorta i discepoli ad esercitarsi con il più grande zelo nella preghiera di Gesù, ne parla come di qualcosa che non ha bisogno del minimo chiarimento. Le spiegazioni relative a questa preghiera apparvero più tardi, a mano a mano che se ne perdeva la conoscenza viva. Così, un insegnamento dettagliato sulla preghiera di Gesù fu dato dai Padri del XIV e XV secolo, allorché la sua pratica prese a scomparire anche fra i monaci.

Testimonianze indirette

Nei documenti dei primi secoli del cristianesimo pervenuti fino a noi, la preghiera nel Nome di Gesù non è trattata a parte, ma solo in connessione con altri temi.

Nella Vita di Ignazio Teoforo, vescovo di Antiochia, che ricevette la corona del martirio a Roma sotto l’imperatore Traiano, leggiamo quanto segue: “Mentre lo si conduceva per essere consegnato alle bestie feroci, egli aveva incessantemente il Nome di Gesù Cristo sulle labbra; allora i pagani gli chiesero per quale motivo pronunciasse continuamente quel Nome. Il santo rispose che aveva il Nome di Gesù Cristo impresso nel cuore e che non faceva altro che confessare con la bocca colui che sempre portava nel cuore.” Il santo martire Ignazio fu davvero, sia nel nome che nella vita, un ‘Teoforo’ (nome che in greco significa ‘Portatore di Dio’), perché portava sempre nel cuore il Cristo-Dio, impresso dalla meditazione continua del suo spirito. Ignazio fu discepolo del santo apostolo ed evangelista Giovanni ed ebbe nella sua infanzia il privilegio di vedere il Signore Gesù Cristo.

La chiesa primitiva

Non v’è dubbio che l’evangelista Giovanni insegnò la preghiera di Gesù a Ignazio e che questi, in quel periodo fiorente del cristianesimo, la praticava al pari di tutti gli altri cristiani. In quel tempo tutti i cristiani imparavano a praticare la preghiera di Gesù: anzitutto per la grande importanza di questa preghiera, quindi per la rarità e il costo elevato dei libri sacri ricopiati a mano e per il numero ridotto di quanti sapevano leggere e scrivere (gran parte degli apostoli erano analfabeti), infine perché questa preghiera è di facile uso.

Declino progressivo

Uno scrittore del V secolo, Esichio di Gerusalemme, si lamenta già che la pratica di questa preghiera è andata fortemente in declino fra i monaci. Col tempo, tale declino si accentuerà ulteriormente; così, i santi Padri con i loro scritti si sforzarono di incoraggiare questa pratica. L’ultimo in ordine di tempo a scrivere su questa preghiera fu il beato staretz Serafim di Sarov. Lo staretz non redasse lui stesso le Istruzioni, che apparvero sotto il suo nome, ma esse furono messe per iscritto, a partire dal suo insegnamento orale, da uno dei monaci che stavano sotto la sua direzione; esse portano chiaramente il segno di un’ispirazione divina.  Ai nostri giorni, la pratica della preghiera di Gesù è quasi abbandonata da coloro che fanno vita monastica.

Il potere del Nome

La forza spirituale della preghiera di Gesù risiede nel Nome del Dio-Uomo, il nostro Signore Gesù Cristo. Benché siano molti i passi della sacra Scrittura che proclamano la grandezza del Nome divino, tuttavia il suo significato fu spiegato con grande chiarezza dall’apostolo Pietro dinanzi al sinedrio che lo interrogava per sapere “con quale potere o in nome di chi” egli avesse procurato la guarigione a un uomo storpio fin dalla nascita. “Allora Pietro, pieno di Spirito santo, disse loro: ‘”Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo e in qual modo egli abbia ottenuto la salute, la cosa sia nota a voi tutti e a tutto il popolo d’Israele: nel Nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi sano e salvo. Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati” (At 4,7-12) Una tale testimonianza viene dallo Spirito santo: le labbra, la lingua, la voce dell’apostolo non erano che strumenti dello Spirito.

Un altro strumento dello Spirito santo, l’apostolo dei gentili, fa una dichiarazione simile. Egli dice: “Infatti, chiunque invocherà il Nome del Signore sarà salvato” (Rm 10,13). “Gesù Cristo umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il Nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra” (Fil 2,8-10).

Hanno detto di essa i Monaci che l’hanno praticata

È preghiera pura la “preghiera dell’ardore”, fitta di orazioni “veloci e veementi, pure e fervide come carboni di fuocoun grido potente (Eb 5,7) che sale dal profondo del cuore, congiunto all’umiltà che [procede] dalla potenza della gioia”, da cui “l’uomo è umiliato nei suoi pensieri fino agli abissi” (Isacco di Ninive:  Sui santi fremiti)

“Un’orazione ardente, nota a pochissimi e da pochissimi sperimentata,  ineffabile”. Tale esperienza, come a noi è stata trasmessa da quei pochi che, tra gli antichissimi padri sono sopravvissuti, così pure da noi essa non viene proposta, se non a pochissimi, realmente sitibondi di accoglierla. (Giovanni Cassiano, Conferenze ai monaci).

Fonte

Categorie: Ascesi, La Cattedrale, Vita spirituale | Tag: , , , , , , , | 19 commenti

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19 pensieri su “La preghiera del cuore

  1. 61Angeloextralarge

    Post preziosissimo, da meditare, rimeditare e meditare ancora.
    Grazie, Karin. Smack! :-D

  2. 61Angeloextralarge

    Padre Gasparini? Non è una svista e magari… è Padre Gasparino? Scusa se mi permetto… E se non è una svista… devo conoscere altri scritti di questo Padre… ;-)

  3. pietro

    la fraternità nostra signora del sacro cuore di oleggio la pratica e la insegna ai fedeli ormai da tantissimi anni, ed è molto amata e molto diffusa in tutti i suoi gruppi di preghiera che sono a decine in italia e fanno capo al rinnovamento carismatico cattolico

  4. Padre Gasparino, un santo sepolto a pochi chilometri da casa mia! Post stupendo, da meditare. La piccola Rachele continua a migliorare, Deo Gratias! Un forte abbraccio

    • Si, un santo, mi sto tuffando nelle sue letture come in quelle dei monaci del deserto.
      Mah…ogni tanto mi viene il dubbio di aver fraintesa la mia vocazione. :D

    • 61Angeloextralarge

      Martina: uno dei miei desideri sarebbe andare a visitare la sua tomba. Oltre che santo è stato (ed è) un vero padre, di quelli che si contano sulla punta delle dita.
      Forza Rachele!

      • Sai che io, pur abitando vicino, non ci sono mai andata? Lo so me ne vergogno….ma l’ho saputo da pochissimo!!!!!!! Grazie per il sostegno e per le preghiere per la piccina! Un abbraccio

  5. la preghiera del cuore…..questione di sguardi tra amato e amato…punto!

    • Ma anche no… è come se dicessi che i guanti e le scarpe siano la stessa cosa, basta indossarle, ma non importa come. Le scarpe alle mani stanno ugualmente bene.
      Per tutto c’è una definizione e la “Preghiera del cuore” ha questa definizione, tutto il resto sono fatti personali, preghiere spontanee. O a volte semplice pigrizia di rivolgersi al nostro Salvatore con le parole.

  6. Mariella Santarelli

    Gloria al padre al figlio ed allo spirito santo come era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli amen

  7. Che bello questo post, e che belli ed autentici i vostri commenti. Quella della preghiera del cuore è per me come una lunga storia, che mi porto dietro da quando ero ragazza. Diciassettenne, davvero cercavo qualcosa come “essere contemplativi nel mondo” …. cosa sia oggi, non so proprio dirlo!
    Un po’ di nostalgia dell’eterno ce l’ho, in mezzo a tutto il resto, spero. La preghiera del cuore ancora non l’ho ottenuta, ma almeno ho ripreso a desiderarla. Il che è un passo fondamentale. Desiderare, e offrire questo desiderio, è iniziare a pregare.

    • Sento uguale a te, Paola, con il cuore desideroso di contemplazione, da sempre. E poi in pratica faccio fatica.
      Tu pensa, che il monaco che portò la preghiera del cuore ai monaci del Monte Athos -che divenne il segreto della loro vita spirituale intensa-, impiegò 15 anni affinché la preghiera “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio abbi pietà di me, peccatore” scendesse dalle sue labbra per arrivare al suo cuore. Attraversando il deserto pregava continuamente con le labbra, o poi la formulava con la testa, e solo dopo era il suo cuore a pregare ininterrottamente. In quello stato era arrivato al Monte Athos e poté insegnare agli altri.
      Io sono molto, ma molto agli inizi. Eppure… vedo che il nemico ci sta dentro, non gli piace questa cosa. :D

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