Come a Cana

«Ma egli rispose: “Quando si fa sera, voi dite: «Bel tempo, perché il cielo rosseggia»; e al mattino: «Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo». Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?» (Matteo 16,2-3)

Basta guardarsi intorno un po’ attentamente ed il parallelo balza all’occhio.

Il Magistero (come inciso perentoriamente anche all’articolo 677 del Catechismo) indica come la storia della Chiesa sia destinata a ricalcare la vicenda terrena del suo Capo e Maestro: il Cristo.

E se dovessimo fare un bilancio, risulterebbe evidente come il momento storico attuale ricordi molto da vicino l’episodio evangelico delle nozze di Cana.

Tanto quanto viene narrato in quel contesto, che l’evangelista Giovanni inserisce in apertura del suo Vangelo complementando l’episodio delle tentazioni nel deserto raffigurato dai Sinottici, vediamo come una circostanza dell’umana quotidianità s’intrecci con quell’antagonismo escatologico proprio di ogni contingenza storica e tratteggiato definitivamente e a tinte forti nel capitolo dodici dell’Apocalisse: il confronto tra il maligno e la Stirpe della Donna.

Oggi, come in ogni tempo, siamo testimoni del medesimo scontro tra lo spirito del mondo ed il corpo mistico di Cristo, ma forse come mai in precedenza, tale combattimento si sta giocando sul campo di battaglia della famiglia, intesa in senso stretto, proprio come quel sodalizio sacro ed indissolubile che unisce in matrimonio l’uomo e la donna.

Si tratta invero di una guerra cominciata in maniera silenziosa parecchi decenni or sono: il principe di questo mondo è pur sempre un angelo decaduto e come tale pianifica le sue strategie nel lungo periodo (anche perché così è più facile cammuffarle). I prodromi di questo accanimento verso la famiglia si possono individuare nello sdoganamento della morale sessuale, con la scissione tra genitalità e generazione, con la rivendicazione in chiave femminista della fertilità della donna come strumento di potere per decidere sulla vita nascente, quindi con la legalizzazione del divorzio e dell’aborto, la conculcazione capillare di una mentalità contraccettiva e la diffusione globale di una cultura demografica mortifera, giungendo infine ad un assalto scoperto verso la dualità maschile e femminile (l’unica possibile) con l’obbiettivo nemmeno più tanto celato ormai di un pansessualismo  pervertito, normalizzato e globalizzato, che in quanto ontologicamente sterile risulta ultimamente estintivo dell’umano, ed in quanto intrinsecamente peccaminoso porta all’inaridimento dello spirito.

Ciò rimanda, in senso neanche tanto velato, proprio a quell’episodio evangelico che vede la celebrazione gaudente di un banchetto di nozze arrischiata dal disastro.

L’ermeneutica tradizionale, infatti, vede raffigurato nello sposalizio di Cana quel matrimonio mistico ed indissolubile tra Dio e l’anima umana, riverberato in terra nel matrimonio sacramentale tra l’uomo e la donna.

Nello specifico abbiamo una festa di nozze alla quale, tramite Maria, viene invitato anche Gesù. Costui è appena stato additato dal Battista come “l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo” ed avendo già al suo seguito alcuni discepoli, si pone in un certo senso come una personalità di rilievo. Ecco allora che satana vede l’occasione ideale per infrangere la sua credibilità come Messia fin dall’inizio ed a ciò dispone le cose in modo che presto il vino, simbolo dell’Alleanza tra il Creatore e la Sua creatura, finisca.

Per questo al maligno non serve chissà quale libertà di potere: è sufficiente che egli compia l’opera che gli è ordinaria, e cioè che istighi con la tentazione la naturale inclinazione all’eccesso dei convitati, già predisposti per via delle festose circostanze a lasciarsi andare un po’ più del dovuto. Fatto stà che egli perpetra con successo il suo attacco al Cristo: facendo mancare il “vino della dottrina sapienziale” egli sfrutta la natura ferita dal peccato originale dell’uomo per dividerlo da quel progetto di festa preparato dall’Altissimo, ed al contempo manipola le circostanze in modo da mettere alla prova il Figlio di Dio.

Gesù non reagisce immediatamente, ma non si deve presupporre per questo che egli non si sia accorto del tranello demoniaco; egli attende, ed attende esattamente che si concretizzi quella profezia che Dio stesso proclamò davanti a colui che ingannò i progenitori: «Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Genesi 3, 15).

Questo invero è il momento in cui il serpente antico sta insidiando il calcagno alla Chiesa nascente, appena raccolta attorno al suo maestro, ma non ancora nata alla fede, così il Cristo attende che quella “Donna” di cui il Padre parlò, entri appieno nel ruolo per lei designato, poi si occuperà Lui stesso, che di quella Donna è appunto la stirpe, a schiacciare la testa al tentatore.

Nel tempo attuale, parimenti, si assiste al medesimo movimento: il disordinato gozzovigliare di un umanità inebriata dallo spirito del mondo, che si abbandona senza freni alla festa libertaria dei propri velleitari desideri, alienandosi dalla Verità in uno stato di ubriachezza d’orgoglio e presunzione. Un consesso non si sa quanto inconsapevole che partecipa goliardicamente alla ricostruzione di una Babele di menzogne e di superbia, senza accorgersi che lo Spirito rischia di venire meno (non per Sua mancanza, ma per l’ostinato rifiuto che Gli si oppone) e che quindi l’autocondanna del genere umano al disastro è realmente vicina.

Come nella narrazione evangelica, è ancora una volta la Madre che si staglia manifestatamente contro quest’ideologia latrice di morte: ella, nelle sue apparizioni moderne e contemporanee, addita la prossimità della dissoluzione finale ad un’umanità assuefatta, cercando di risvegliarla con l’annuncio rinnovato di quelle realtà invisibili che attentano da sempre alla salvezza dell’anima e ricentra l’attenzione dei suoi figli all’unico rimedio estremo che è la riconversione al suo Figlio.

Alle Nozze di Cana, infatti, Maria è presente, e non solo fisicamente; la sua è soprattutto un’esemplare presenza di spirito: lei c’è, è attenta, e scruta in ogni istante i segni dei tempi in attesa di scoprire tra le pieghe degli avvenimenti della vita quotidiana, anche i più scontati, la volontà di Dio, per poterla adempiere con la sua disponibilità. Per inciso è quello che la Madonna compirà lungo il corso della storia della Chiesa con le sue apparizioni, e che compie ancora oggi, quando a Fatima, per esempio, mette in guardia l’umanità dalla presenza e dall’opera distruttiva del demonio, denunciandola e ad un tempo indicando ai suoi figli i mezzi per combatterlo: Cristo Eucaristia e la preghiera, i Sacramenti e la penitenza.

In tal modo, durante il banchetto di Cana, la Madonna si accorge della trappola diabolica, scopre la macchinazione del serpente e subito lo denuncia a Gesù. Ella è la perfetta discepola, colei che spera e riconosce in Cristo la salvezza, l’unica possibile salvezza: non interviene lei, non cerca una soluzione sua, nemmeno si rivolge a chi magari era preposto a risolvere inconvenienti di quel genere, come un parente stretto dello sposo o magari quello stesso direttore del banchetto che doveva supervisionare la situazione. No, lei sa che l’unico a poter fare davvero qualcosa è il Figlio, non sa come lui risolverà la situazione, ma nella sua fede ha la certezza che lo farà, e badando poco alla risposta di Gesù, piuttosto sollecita gli addetti al servizio a mettersi a disposizione dei comandi del Figlio: come vera “Madre della Chiesa”, non solo intercede, ma crede anche per loro. Nel suo rivolgersi al Cristo ella è umile e perentoria al tempo stesso, discreta ed accorata, il suo «Non hanno più vino» suona come un vero appello umanitario, è come un grido d’aiuto che supplica e pretende nel medesimo istante un immediato soccorso per questi bisognosi che sono davvero come pecore senza pastore, sono abbandonati in balia di forze più grandi di loro che ben presto li travolgeranno e nemmeno se ne accorgono. Nella materna impetrazione del «Fate tutto quello che Lui vi dirà» è racchiuso ed enucleato in una volta tutto il messaggio mariano: un ordine cristallino, rivolto tanto ai servi, quanto, indirettamente, anche allo stesso Messia, il quale rimane pur sempre suo Figlio e come tale è ancora tenuto ad obbedire a colei che dopo tutto è sua madre.

Ed il Cristo, nei fatti, obbedisce alla Madonna, cosicché, per intercessione di Maria, Dio interviene nella storia dell’uomo manifestando la Sua gloria: Gesù parla e l’obbedienza al suo comando fa sì che, come accade ogni volta, il piano di satana diventi strumento della salvezza divina e la sua macchinosa opera di disgregazione semplicemente si pieghi al disegno di unità e condivisione dell’Onnipotente. È qui prefigurato nel “segno” esattamente ciò che avverrà nel momento della croce: in quell’ora, che sarà “l’ora delle tenebre” (cfr. Luca 22, 53), ma ancor più l’ora della glorificazione del Padre (cfr. Giovanni 17, 1), la trama mortifera del serpente diabolico si piegherà alla necessità del progetto salvifico di Dio, e l’opera distruttrice di satana verrà trasmutata in Cristo nell’opera di redenzione per l’umanità.

Allora come ora, la speranza nostra è che in questo tempo travagliato, in cui la famiglia è stretta d’assedio da un’imperante cultura della morte ed il nucleo stesso della società umana, l’unione fertile e sacramentale tra l’uomo e la donna, è minato alle fondamenta dalla medesima logica di divisione sottesa nell’opera del maligno durante l’esemplare banchetto di Cana, ancora una volta l’intervento perentorio della Madre inauguri l’eucatastrofe, e l’intervento mediato dello Sposo rinnovi, attraverso quella chiesa domestica che è ogni famiglia, l’unico Spirito di Verità capace di fertilizzare il mondo.

Tale speranza rimane certa per quella realtà naturale che vede l’uomo creato fecondo nell’unione tra maschio e femmina e mandato a popolare la terra con i frutti del suo amore sacramentato da Dio: tutte le ideologie della menzogna, per quanto oggigiorno apparentemente incontrastabili, sono per loro stessa natura evanescenti e pertanto destinate a dissolversi nel confronto con la Verità. La scommessa dell’avversario è che il genere umano si estingua prima di quest’inevitabile soluzione. Ed è qui che si giocherà la partita decisiva della libertà dell’uomo: in quel piccolo resto di uomini e donne che si farà servo all’invito della Madre nell’incarnare all’interno della propria vita famigliare il comandamento del Figlio, così come esposto prefigurativamente nel brano evangelico delle nozze di Cana.

Nel disegno provvidenziale, infatti, anche i servi al banchetto di Cana hanno un ruolo, poiché Dio chiama sempre l’uomo a collaborare, con volonterosa obbedienza, per la sua propria salvezza: ad essi sono affidate le sei giare, simbolo contestuale anche dei sei giorni della settimana in cui bisogna meditare la dottrina, e con esse saranno loro a portare agli ignari festanti un vino nuovo, migliore, simbolo di una dottrina nuova, divina. Il maestro di tavola, lodando il vino, loda inconsapevolmente Gesù ed i suoi discepoli che lo hanno ascoltato, e questi, che conoscono qual è la reale origine del vino, vedono lodato il loro maestro e finalmente sbocciano alla fede in Lui. Il Messia rovescia il piano di satana dando luogo ad una vera e propria “teofania”: Gesù e Maria sono coloro i quali scoprono, combattono e, con la collaborazione della Chiesa nascente, sconfiggono il serpente.

Ecco che allora all’uomo contemporaneo viene chiesta in questi ultimi tempi la medesima disponibilità, nella perseveranza dell’obbedienza alla Volontà di bene di Dio per i suoi figli anche quando questa passa attraverso la tribolazione del mistero d’iniquità. Poiché come reiterato ogni volta nella storia della salvezza, ed in maniera eclatante nell’epifania delle nozze di Cana, è nel momento in cui il Regno appare più debole che si palesa la Sua forza.

E proprio in quest’ora, in cui la famiglia così come Dio l’ha concepita patisce e geme sotto il giogo opprimente del secolo perverso, la Madre ha già levato il canto del suo Magnificat per tutti gli uomini e le donne di buona volontà che vogliono ascoltare il suo richiamo ed il monito del Figlio è adesso per coloro i quali si decidono nel farsi Sue Sentinelle: «alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina!» (Luca 21,28).

Andrea TORQUATO GIOVANOLI

magnificat

Categorie: Andrea Torquato Giovanoli | Tag: , , , , , , , , , | 6 commenti

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6 pensieri su “Come a Cana

  1. 61Angeloextralarge

    Copioooooo! Smack! :-D

    OT: preghiere per Camilla di 10 anni che domani sarà operata per il trapianto di midollo. Grazie di cuore.

  2. Oh, ma è bellissimo questo commento alle Nozze di Cana! Originalissimo…..
    Preghiere per Camilla assicurate. Un abbraccio

  3. Mariella Santarelli

    Ges mio perdono e misericoardia per i meriti delle tue sante piache gloria al Padre al Figlio ed allo Spirito santo come era nel principio ora e sempre nei secoli dei secoli amen

  4. L’ha ribloggato su Futuro Insiemee ha commentato:
    Oggi, col Mercoledì delle Ceneri, inizia la Quaresima…
    Astazi, cu Miercurea Cenusii, incepe Postul Mare.

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