Siamo quello che siamo e siamolo bene

silence11-desalesAl di sopra di tutto, la nostra risposta all’amore di Dio si tradurrà nella maniera con cui noi viviamo la nostra vocazione. Questo termine designava allora le occupazioni inerenti alla condizione sociale di ciascuno, e Francesco di Sales l’assimila alla vocazione nello stesso tempo che l’esalta. «Dio ama la nostra vocazione, scrive alla signora Brûlart, amiamola perciò anche noi» (XII 351). L’invito del vangelo è di vivere non malgrado la nostra situazione sociale, ma attraverso di essa e i molteplici impegni che comporta. Una parola chiave, rivolta ancora alla stessa Brûlart, riassume questo invito: «Siamo ciò che siamo e siamolo bene, per fare onore al maestro operaio di cui noi siamo la sua occupazione» (XIII 53).

Francesco di Sales moltiplica gli inviti a essere gioiosamente ciò che siamo, nel compimento del nostro dovere di stato, accettandoci col nostro temperamento e i nostri difetti, nelle circostanze che costituiscono il contesto della nostra vita: salute, malattia, il carattere di coloro che ci circondano, gli avvenimenti di ogni giorno.

Queste esortazioni sono così caratteristiche da meritare qualche citazione: «Bisogna che lei sia ciò che è: madre di famiglia… e lo sia di buon cuore» (XVII 305). «Dio vuole che lei lo serva così com’è… e che ami teneramente il suo stato. Ma, vede, non bisogna pensare a queste cose solo di sfuggita: bisogna che ponga questo pensiero nel profondo del suo cuore.. e renda questa verità gradevole e accetta al suo spirito» (XIV 40). «Desideri essere fortemente ciò che è… Poche persone amano in conformità con il loro dovere e il gusto di nostro Signore. Che cosa serve costruire dei castelli in Spagna se poi dobbiamo vivere in Francia? È la mia vecchia lezione» (XIII 291). Infine, riferito a se stesso: «Non bisogna soltanto voler fare la volontà di Dio, bisogna farla gioiosamente. Se io non fossi vescovo, forse sapendo quello che so, non vorrei esserlo. Ma essendolo, non solo sono obbligato a compiere ciò che questa pesante vocazione richiede, ma devo farlo gioiosamente, e devo compiacermi in questo e trovare gradimento» (XII 349). Notiamo la quadruplice insistenza sulla gioia.

Alcuni attribuiscono a san Francesco di Sales l’espressione, effettivamente molto salesiana: «Bisogna fiorire dove Dio ci ha piantato». Ammiriamo in questa immagine la dimensione di gioia e di fioritura personale, ma anche il riflesso gioioso che si espande su coloro che ci sono vicini. Francesco di Sales scrive tenendo conto dei gusti barocchi apprezzati sotto Enrico IV e Luigi XIII e parla spesso di fiori e di giardini. Senza dubbio perché apprezza ciò che è bello, ma anche perché la sua spiritualità non è “mortifera”.

Allo stesso modo, egli ritiene che il momento della preghiera è come una passeggiata in un bel giardino, ma se si vuole che pervada tutta la giornata, deve concludersi con due o tre pensieri o risoluzioni concrete simboleggiate da un piccolo mazzo di fiori che abbiamo colto «per ricordarcene durante il resto della giornata e odorarli spiritualmente» (IVD 89).

Per simboleggiare la cordialità che riunisce i credenti in un solo corpo, egli propone di guardare «le rose che sono fatte di una grande quantità di petali rossi in forma di cuore, uniti e fissati sullo stesso gambo» (VIII 146). O ancora questa bella immagine: «La Chiesa è un giardino variopinto di un’infinità di fiori; ce ne sono infatti di diversa grandezza, di diversi colori, di diversi profumi, e pertanto, di diverse perfezioni; tutti hanno il loro valore, la loro grazia e il loro splendore, e tutti, nella fusione delle loro varietà, fanno una perfezione molto gradevole di santità» (TAD 430).

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Francesco di Sales descrive anche i colori e i fiori che la carità produce: «essa rende i martiri più vermigli della rosa, le vergini più bianche del giglio, agli uni dona il viola della mortificazione, agli altri il giallo delle preoccupazioni del matrimonio» (TAD). Quest’ultima espressione, «il giallo delle preoccupazioni del matrimonio» richiede una spiegazione: Francesco di Sales ammira e stima la vocazione delle persone sposate, vissuta dalla maggior parte degli uomini, ma ne sottolinea la difficoltà e, per incoraggiarle, presenta loro come emblema un fiore dorato: le preoccupazioni.

Come si vede, egli sa molto bene che la vita non è rosa, e che la rosa ha le sue spine. La sua gioia non è euforica, non sottovaluta la dura realtà. Ricorda che il tempo dei fiori deve lasciar spazio a quello dei frutti, sapendo che la tentazione «di attaccarsi ai fiori e non ai frutti» (ES 1194) sarà sempre grande. I fiori sono spesso il simbolo dell’entusiasmo degli inizi, ma bisogna perseverare, accettare le rinunce della vita e del vangelo come il fiore che deve appassire per diventare un frutto. Per questa ragione Francesco di Sales sospira: «Quando sarà che i nostri fiori si trasformeranno in frutti?».

Nonostante tutto, è la luce e la gioia che devono prevalere come così bene si esprime in una raccomandazione a una religiosa: «Mantenga il suo cuore più gioioso possibile Ricordi che lo Sposo ha scelto questo cuore per farne il suo letto dove riposare; bisogna che sia fiorito» (XXVI 363).

La gioia che viene da Dio spesso è messa a dura prova dagli avvenimenti del mondo, dalle disavventure della vita, dagli insuccessi, dalla malattia e dalla morte. La mortalità infantile, per esempio, è catastrofica – il parroco di Saint-Nicolas-des-Champs, nella diocesi di san Francesco, disse di aver sepolto trecento bambini nella sua parrocchia dall’inizio del 1609 fino a quel giorno di agosto – come pure quella delle partorienti. Nella corrispondenza di Francesco di Sales sono numerose le lettere di condoglianze, piene di compassione, di fede e di speranza. Se ne può leggere una meravigliosa, scritta a Giovanna di Chantal, sconvolta per la morte improvvisa tre le sue braccia di Jeanne de Sales, all’età di 14 anni. Era la sorellina di san Francesco, la sua preferita. La madre l’aveva affidata alla baronessa di Chantal a Digione per perfezionarne l’educazione. La lettera descrive in successione le reazioni della mamma della piccola, di Jeanne de Chantal e di Francesco, i sentimenti spontanei che venivano dal cuore e quelli che venivano dalla fede (XIII 328). Nessuno più di Francesco si sente mosso a tenera compassione per i mali e le prove, ma nessuno meglio di lui sa trasformare queste croci in gioie nella fede.

La gioia che viene dall’amore di Dio è compromessa anche dalle seduzioni del mondo, dalla ribellione delle tendenze naturali o dagli assalti del maligno.

Di fronte a queste lotte sia interiori che esteriori, Francesco di Sales propone una distinzione molto illuminante e incoraggiante. Distingue le diverse parti del nostro essere: la parte inferiore che è quella della sensibilità, quella superiore che è quella della volontà e la punta sottile dell’anima o la cima dello spirito. La parte inferiore può essere tutta sconvolta, «scombussolata» sotto i colpi che le sono portati, mentre la parte superiore rimane incrollabile nella sua volontà di appartenere a Dio. Giungono le tentazioni più violente, i disgusti e le altre prove, ma questo non può nulla contro la nostra libertà, la nostra fede, la nostra gioia, il nostro amore, il nostro attaccamento a Dio. È questo uno dei punti più forti della spiritualità salesiana.

La vita cristiana può essere così paradossale; la tristezza e la gioia possono andare di pari passo, come egli ne vede l’esempio nella vita degli apostoli: «la loro tristezza è gioiosa, la loro povertà è ricca, le loro morti sono vitali e i loro disonori onorevoli» (TAD 771).

Come Maria e Giovanni al Calvario:essi rimangono fermi nell’amore nonostante il dolore e le sofferenze mortali. Come il Salvatore sulla croce: «Il suo volto non irradiava alcuna allegrezza, i suoi occhi spenti e avvolti dalle tenebre della morte non gettavano che degli sguardi di dolore». Tuttavia la sua gioia era sempre presente, quella di essere completamente nell’amore con il Padre e l’umanità: essa era sulla cima acuta della sua anima: «aveva ritirato tutta la sua gioia sulla cima del suo spirito» (TAD 791).

Parlando di: San Francesco di Sales

Leggenda:

TAD – Trattato dell’amor di Dio

IVD – Introduzione alla vita devota

Con i numeri romani sono archiviate le sue lettere.

 Fonte

Categorie: Cose da Santi... | Tag: , , , , , | 8 commenti

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8 pensieri su “Siamo quello che siamo e siamolo bene

  1. 61Angeloextralarge

    Grande Santo!
    Ah, i miei angeli visitandini! Monache speciali…

  2. 61Angeloextralarge

    OT: una ragazza ha deciso di abortire. Mettiamoci sotto? Il Signore ha già fatto cambiare idea a più di una. Grazie!

  3. 61Angeloextralarge

    Fresco fresco di stasera:
    “Cari figli! Pregate, pregate, pregate perché il riflesso della vostra preghiera influisca su tutti coloro che incontrate. Mettete la Sacra Scrittura in un posto visibile nelle vostre famiglie e leggetela perché le parole di pace scorrano nei vostri cuori. Prego con voi e per voi, figlioli, perché di giorno in giorno siate sempre più aperti alla volontà di Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
    (Medjugorje, Messaggio 25 gennaio 2014 alla veggente Marija)

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