La cittadella della secessione interiore

lubacdi Henri de Lubac

Note sulla tentazione del polemismo sterile e sui falsi rigori che degradano in ideologia i misteri della fede.

(Da Meditazioni sulla Chiesa, Paoline, Milano 1955, pp. 291-300 e pp. 337-338)

« […] l’intransigenza della fede, l’attaccamento alla tradizione, non si mutano mai, nel vero uomo di Chiesa, in durezza, in disprezzo, in aridità di cuore. Non sopprimono in lui il dono della simpatia accogliente ed aperta, e non lo imprigionano in una cittadella di atteggiamenti negativi.
Non dimentica infatti che, tanto nei suoi mem­bri come nel suo Capo, la Chiesa non deve essere che un « Sì », ogni rifiuto non essendo altro che il rovescio o il secondo tempo di un’adesione positi­va. Senza cedere – come non cede la Chiesa – allo spirito di compromesso, vorrebbe sempre, come lei, « lasciare aperte tutte le porte attraverso le quali spiriti diversi possono accedere alla medesima ve­rità ». Non diversamente da lei, non vorrebbe « imporre oneri troppo gravosi ai neoconvertiti », e questa moderazione meritoria, che fu quella dell’apostolo S. Giacomo al concilio di Gerusalemme, gli sembra non soltanto piu umana e più sapiente, ma piu rispettosa del Disegno di Dio che non lo siano le esigenze di qualche zelota. Sul suo esempio ancora, egli rifiuta di lasciarsi ipnotizzare da una sola idea come un volgare fanatico, perché egli crede con essa, – tutta la sua dogmatica lo dimostra e la storia delle eresie lo conferma – « che non c’è salvezza che nell’equilibrio ».
Si guarda ugualmente dal confondere l’ortodos­sia, la fermezza dottrinale con la grettezza e la pigri­zia mentale. Non ideo quia durum aliquid, ideo rectum, ripete con Sant’Agostino e si ricorda che uno dei suoi compiti è di « illustrare agli uomi­ni del suo tempo le cose necessarie alla salvezza ». Ha grande cura di non lasciare che un’idea astratta prenda a poco a poco il posto della Persona di Gesù Cristo. È preoccupato della purezza della dottri­na ed attento alla precisione teologica, ma non è meno attento a non lasciare degradare in ideologia il mistero della fede.
La sua totale ed incondizionata fedeltà non degenera mai in una sorta di nazionalismo eccle­siale. Quando rientra in se stesso, paventa di cadere nell’errore vitale di quei « teologi » che, divenuti « saggi e prudenti », « fanno del Vangelo un ogget­to di scienza e si gonfiano d’averne una conoscenza più perfetta che i comuni fedeli », mentre « sovente sono proprio loro che lo comprendono meno nel senso voluto da Gesù Cristo ». Si tiene lontano da ogni consorteria e da ogni intrigo, resiste a quei moti passionali da cui non sono sempre esenti gli ambienti teologici e la sua vigilanza non è mai mania di sospetto.
Egli è consapevole che lo spirito cattolico, ri­goroso insieme e comprensivo, è uno spirito « più caritatevole che litigioso », opposto ad ogni « spi­rito di fazione » o semplicemente di chiesuola sia che si cerchi di sottrarsi all’autorità della Chiesa, sia, al contrario, di accaparrarsela. Ogni lodevole iniziati­va, ogni istituzione approvata, ogni nuovo focolare di vita spirituale è accolto con gioia e con rendimento di grazie.
Nemico dello « zelo amaro e delle schermaglie verbali »; sapendo che lo spirito maligno, dotato di un’arte raffinata per seminare il disordine, è abilis­simo nel turbare il corpo della Chiesa sotto il pretesto di discussioni ideologiche; temendo inoltre i falsi rigori che velano l’unità profonda anche là dove essa esiste, egli non si dimostra ostile per principio alle legittime discordanze. « Purché sia salva l’unità della carità nella fede cattolica », le ritiene, al contrario, anche necessarie, perche non si può sopprimere « la varietà dei modi umani di sentire »; le ritiene perfino utili, ut innotescat… per Ecclesiam multiformis Sapientia Dei. Non è evi­dente che anche la « teologia di S. Paolo non s’iden­tifica con quella di S. Giovanni »? Non le trasfor­ma, con una logica gretta e superficiale, in opposi­zioni e in contraddizioni, ma le vede piuttosto, nel « vincolo dell’amore », completarsi e fondersi  « co­me le sfumature sul collo della tortorella ».
Se pretendesse, di propria testa, ridurre tutto all’uniformità, si giudicherebbe nemico della bellezza della Sposa. Anche quando avviene che queste differenze divengono divergenze, dal momen­to che la Chiesa le tollera, egli non s’inquieta. Un po’ di riflessione gli fa vedere « che ve ne saranno sempre nella Chiesa; che se un giorno cessassero, significherebbe che è venuta a mancare la vita spiri­tuale e intellettuale ». Piuttosto, invece di impa­zientirsi, cerca di mantenere la concordia, e si sfor­za di conservare lui stesso, cosa non molto facile, uno spirito più ampio delle stesse idee proprie. Si esercita all’uso di « quella specie di libertà, per la quale superiamo inflessibilmente quanto ci tiene schiavi » e che è « un modo misterioso, ironico e coraggioso insieme, per superare le contraddizioni che sono in noi ». Se non si deve disperare nemmeno con gli animi gravemente divisi, tanto più nutrirà speranza di andar d’accordo con i fratelli di fede; si trova quin­di protetto contro quella detestabile sufficienza che gli vorrebbe far vedere in sé stesso la regola incar­nata dell’ortodossia. Egli mette al di sopra di tutto l’indissolubile vincolo della pace cattolica » e si sentirebbe colpevole se lacerasse, con il minimo « sci­sma di carita » la Tunica senza cuciture. Quando non può impedire la polemica, non si lascia per lo meno inasprire da essa, e le manovre di coloro che San Paolo chiamava gia i « falsi fratelli », non lo inducono a ricorrere alle stesse armi. Perche egli si ricorda che « la sapienza celeste è pura, pacifica, moderata, conciliante », che la carità deve essere « senza finzione » e che « il frutto della giustizia si semina nella pace ». Tutto il suo comportamento dà a vedere che lo spirito fortificante che ha ricevuto è nello stesso tempo « spirito d’amore e di sobrietà ». Egli sa con certezza, per quanto breve sia la sua esperienza, che non c’è da fare affidamento sugli uomini; ma le dolorose costatazioni, accumulandosi con gli anni, non potranno spegnere la sua gioia: Dio stesso conserva la sua giovinezza e l’amore che egli ha votato alla Chiesa ne uscirà purificato.
Membro d’un corpo, qualunque sia il suo posto ed il suo compito specifico, egli è sensibile a ciò che tocca gli altri membri ed è colpito da tutto ciò che paralizza, appesantisce, ferisce il corpo intero. Non solo non si sentirà di riderci sopra, ma non può rimanerne indifferente.
Egli soffre dei mali interni della Chiesa; la vorreb­be, in tutti i suoi membri, più pura e più unita, più attenta al richiamo delle anime, più attiva nella sua testimonianza, più ardente nella sua sete di giustizia, più spirituale in ogni cosa, più schiva di ogni compromesso con il mondo e con la sua menzogna. Vorrebbe sempre che, in tutti i suoi figli, la Chiesa celebrasse una Pasqua di sincerità e di ve­rità.
Senza nutrire un sogno utopistico, e senza omet­tere di accusare prima di tutto se stesso, respinge il facile adagiarsi dei discepoli del Cristo nel « troppo umano », – e non si rassegna al loro ristagnare in margine al grandi movimenti umani. Egli vede spontaneamente il bene, se ne rallegra, cerca di far­ lo conoscere, senza tuttavia chiudere gli occhi sui difetti o sulle miserie che alcuni vorrebbero negare e di cui altri si scandalizzano; non crede che la sua lealtà o anche soltanto la sua esperienza l’obblighi­no a sanzionare ogni abuso. Egli sa del resto che la semplice durata logora molte cose, che molti rinno­vamenti sono necessari se si vogliono evitare novità nefaste e che « una tendenza alla riforma è connatu­rale alla Chiesa ».
Non è un « fanatico del passato ». Perciò nelle cose che sono del tempo, egli non vuole denigrare e scoraggiare in anticipo ogni desiderio ed ogni ten­tativo di novità. Si sforza piuttosto di « discernere gli spiriti ». Cerca con coloro che cercano. Temerebbe di opporsi forse al Disegno di Dio con una severità troppo pronta o troppo dura e non vorrebbe in alcun modo arrestare un’evoluzione necessaria solo perché essa e accompagnata da qualche passo falso.
Prima di spegnere uno slancio, tenterà sempre di raddrizzarne la direzione. Tuttavia, se le circostanze lo invitano ad intervenire, non si sottrae, ma sta attento allora a non essere mosso da nessun altro impulso che non sia quello della sua fede. Sente, talvolta fino all’angoscia, la duplice responsabilità che egli si assume: « ministro del Cristo e responsabile della sua dottrina, egli ha paura o di tradirne per troppa condiscendenza la verità integrale, o di comprometterne con sistemi troppo umani l’autorità divina; guida delle anime, egli teme o di impoverire in esse la fede cristiana di cui devono vivere, o di renderla loro intollerabile con delle esigenze ingiu­stificate! ». Ma ciò che gli ispira una simile perples­sità è anche ciò che gliela fa sormontare.
L’uomo di Chiesa rimane sempre aperto alla speranza. L’orizzonte, per lui, non è mai chiuso. Come l’apostolo S. Paolo, anch’egli vuol essere « pie­no dl gioia nelle sue sofferenze », osando credere d’esser chiamato per vocazione anche lui, come tutti; « a completare ciò che manca ai patimenti di Cristo a pro del suo Corpo che è la Chiesa », convinto che è in Cristo « la speranza della sua gloria ». Insieme a tutta la comunità dei credenti, attende il ritorno di Colui che egli ama. Non dimentica che è il riferimento a questo termine che deve essere giudicato, in definitiva, tutto ciò che passa. Ma non dimentica neppure che l’attesa deve essere attiva e non deve distogliere da nessuno dei compiti di quaggiù. Essa li rende, anzi, più urgenti e più ri­gorosi.
Il suo atteggiamento è dunque escatologico, ma alla maniera di San Paolo, non alla maniera degli illuminati di Tessalonica; non consiste, come qualcuno talvolta sembra pensare, nel trascurare i doveri del presente, nel disinteressarsi della terra, o nel mettere a riposo la carità fino alla fine del rnondo.
Egli accoglie e fa sua, nella sua intenzione profonda, l’esigenza di veracità, di autenticità, di « po­vertà spirituale », caratteristica di un tempo « in cui il timore maggiore d’un’anima ben nata è il timore dell’impostura, specialmente nel dominio del sacro ». Avendo avuto accesso alla Gerusalemme santa, « città della verità », nella quale ha incontrato il « Dio di verità », il « Dio senza menzogna e verace », ricordandosi che lo Spirito Santo è nemico di ogni finzione, e che Gesu stesso ha incluso la « buona fede » tra i precetti più gravi, con « la giustizia e la misericordia », egli fugge, per parte sua, sotto tutte le sue forme, la pia menzogna. Apprezza tut­tavia il valore del silenzio, e sa inoltre che c’è un tem­po per ogni cosa, che le iniziative apparentemente migliori, possono essere « fuori stagione » e che, in definitiva, non tocca a lui giudicare della loro oppor­tunità.
Non si stupisce di dovere talvolta « seminare nelle lacrime ». Persino nelle sue iniziative più fortunate non vuol mai dimenticare che, come egli raccoglie sempre ciò che altri, prima di lui, ha seminato, così non deve presumere di poter raccogliere ciò che lui stesso ha seminato.
Egli rifiuta, infine, soluzioni semplicistiche perché, anche se non intaccano direttamente la fede, sminuiscono in qualche modo la pienezza, l’equilibrio e la profondità del patrimonio cattolico.

[…]

Comunque, dobbiamo nettamente distinguere la sana autocritica, anche se eccessiva o maldestra, da tutto ciò che sarebbe lamento sterile, da tutto ciò che deriverebbe da una perdita o semplicemente da una dirminuzione di fiducia nella Chiesa. Certo, sa­rebbe empio denigrare, prendendo pretesto da qual­ che fatto increscioso, « tutto quel meraviglioso e si­lenzioso lavorio del cristianesimo contemporaneo per confessare le proprie insufficienze, per cercare di comprendere, amare e salvare ciò che di valido e nato fuori della sua influenza diretta, per uscire nel­la tempesta e raccogliere i primi materiali della casa nuova ».
Ma perché un tale sforzo possa svilupparsi e por­tare il suo frutto, si deve stare attenti a non lasciarlo contaminate dal soffio di uno spirito totalmente diverso da quello della sua ispirazione iniziale.
In certi periodi si moltiplicano i sintomi di un male che si diffonde come una epidemia. È una crisi di nevrastenia collettiva. Per coloro che ne sono colpiti, tutto diventa materia di denigrazione. Non si tratta più soltanto di ironia, di fronda, o di amarezza da cui, in ogni tempo, certi temperamenti non sanno sufficientemente difendersi. Tutto riceve una interpretazione sinistra.
[…] La vita spirituale si indebolisce cosicché non si riesce più a vedere nulla nella sua vera luce. Ci si crede illuminati, e non si sa più discernere l’essenziale. Non si sa più scoprire, sbocciate di fresco, attorno a noi forse, le mille invenzioni dello Spirito, sempre uguale a se stesso e sempre nuovo. Le vedute e le norme di valutazione dello spirito di fede fanno l’effetto di un velo illusorio… Allora, per mille vie, si insinua lo scoraggiamento. Ciò che avrebbe potuto provocare un risveglio ha invece un effetto paraliz­zante. La fede può essere ancora sincera, ma è ormai minata da ogni parte. Ci si mette a guardare la Chiesa come estranei, per giudicarla. Il sospiro della preghiera si è trasformato in recriminazione tutta umana.
Con questo movimento farisaico, con questa specie di secessione interiore, non ancora dichiarata, ma non per questo meno perniciosa, ci si avvia gia su una strada che può portare al rinnegamento.

Categorie: Cristianesimo, Saggezza | Tag: , , , | 3 commenti

Navigazione articolo

3 pensieri su “La cittadella della secessione interiore

  1. 61angeloextralarge

    Per essere del 1955 è molto attuale. Grazie. Me lo rileggerò con moooolta calma. Smack! :-D
    Santa Festa dell’Assunta a tutti voi.

    • Tutto ciò che ha valore è destinato a durare oltre il proprio tempo. Il padre de Lubac ha sofferto molto in vita, ma così ha fatto davvero “teologia in ginocchio”.
      Buona e santa Assunta anche a te!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: