La fede per credere e il coraggio per agire

Ho letto questo articolo e ho subito pensato che ognuno di noi dovrebbe essere un’alpinista della fede.
A Torino sono intoccabili due cose: la Mole Antonelliana e gli Alpini. Il comando della brigata alpina Taurinense è ospite di una delle caserme più grandi del Piemonte, un luogo che per i torinesi oscilla tra sacralità e passione.

Essere alpini nel capoluogo piemontese è un privilegio e, per me che in questa città ci sono cresciuta, varcare la soglia della caserma dove gli alpini lavorano e pianificano è un piccolo traguardo personale.

Al posto di guardia mi accolgono tre giovani militari gentilissimi e disponibili, cercano di farmi persino compagnia mentre arriva l’ufficiale incaricato del mio ricevimento; siamo partiti bene io e le penne nere!

Attendendo che il generale Panizzi – comandante da poco più di un anno – mi riceva nel suo ufficio, mi soffermo a respirare un po’ dell’aria che si respira tra le mura della brigata.

Il fermento che trovo nei corridoi è tanto ma, come immaginavo, nessuno si fa negare, nonostante le pile di pratiche che incombono su ogni scrivania – compresa quella del generale – un saluto e due parole non si negano a nessuno. Tutta questa accoglienza ti fa sentire come se, alla fine, quegli abiti vegetati li portassi anche tu, una sensazione gradevole che incita il visitatore a chiedere, conoscere e capire lo spirito di questa straordinaria Specialità.

Tra il telefono che squilla e un documento in arrivo da firmare, attendo il mio appuntamento leggendo la biografia del generale. Indossa per la prima volta la divisa presso l’accademia militare di Modena nel 1981 con il 163° corso, ha una carriera ricca e costellata di diversi impieghi all’estero. Appare lampante da subito la passione per gli studi: tre lauree, diversi master e un numero considerevole di corsi di specializzazione e seminari. Iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti ha collaborato anche con alcune delle riviste per l’informazione della Difesa più importanti del nostro Paese.

Poco dopo posso finalmente rivolgere al generale la mia prima domanda.

Sono molti quelli che sostengono che avere specialità diverse nell’esercito non sia più necessario, una discussione che ha coinvolto anche esponenti di spicco delle nostre forze armate. Perché, secondo Lei, è ancora utile continuare a mantenere il corpo degli alpini e quali sono le caratteristiche che vi contraddistinguono nei teatri operativi?

Come è facilmente intuibile quello che contraddistingue gli alpini dalle altre specialità è ‘saper vivere, muovere e combattere’ in un ambiente difficile come quello della montagna.

Addestrare le nostre truppe a compiti anche e spesso molto complessi, significa abituarli a fronteggiare difficoltà che si troveranno – in un modo o nell’altro – a dover superare anche nei teatri operativi.

Il nostro addestramento e i nostri insegnamenti sono adattabili a tutti gli scenari possibili; proprio per questo nel futuro della nostra Brigata sono previste tutte le tipologie di intervento e in parti diverse nel mondo, non siamo vincolati alle montagne. Ma dobbiamo dire grazie anche e proprio a queste ultime se siamo all’altezza di operare in tutte le zone dove siamo chiamati ad intervenire.

Che gli Alpini non fossero legati esclusivamente agli ambienti montani lo si era capito in dieci anni di impiego in Afghanistan, un impiego instancabile che li ha visti protagonisti in più occasioni.

Nonostante la nostra presenza nel “Paese degli aquiloni” si possa dire conclusa (il rientro delle truppe è infatti previsto per la fine dell’anno corrente con l’eccezione di un’aliquota di personale per garantire l’addestramento delle forze di sicurezza afghane), vorrei capire come sono cambiati in questi dieci anni la mentalità e l’addestramento della Taurinense per far fronte alle esigenze di questo complesso e tumultuoso Paese.

L’Afghanistan ci ha fatto capire che l’addestramento intenso a cui sottoponiamo i nostri ragazzi (e ragazze) è fondamentale. Abbiamo dato il massimo e sapevamo che fallire non era certo possibile. I miei ragazzi hanno imparato a sapersi gestire, aspetto cruciale nelle moderne missioni internazionali: ogni singolo uomo può, infatti, far fallire una missione, dunque è importante e tatticamente fondamentale che ognuno sappia operare con senso di responsabilità per evitare di mettere a repentaglio l’obiettivo del nostro intervento.

Si è dovuto imparare il giusto equilibrio tra la presenza armata richiesta e il lavoro a stretto contatto con la popolazione, non potevamo essere solo soldati, né solo operatori umanitari.

Trovare il giusto equilibrio fra le due dimensioni non è stato facile ma ci siamo riusciti, questo ha portato riconoscimenti ai miei uomini da parte della popolazione locale, da vari esponenti del nostro Paese e anche dalla NATO. Diversi Paesi alleati si sono congratulati in questi anni con i militari dell’esercito italiano per lo splendido lavoro svolto con la gente del luogo, con le Istituzioni locali e con le loro forze di sicurezza.

Il generale, quando parla dei suoi alpini – che sono un numero poco superiore ai cinquemila – fa trasparire una vena di orgoglio e soddisfazione, d’altronde non credo sia necessario nascondere nulla, i risultati eccellenti e quotidiani sono sotto gli occhi di tutto il Paese, quell’orgoglio e quelle soddisfazioni sono più che meritati.

Che la Taurinense sia una delle punte di diamante del nostro esercito è comprovato da anni, ha preso parte a missioni internazionali fondamentali ed è attualmente impiegata anche in zone di alta tensione sociale sul territorio nazionale, tuttavia è anche risaputo che la tanto acclamata spendig review ha una particolare predilezione per le spese del comparto Difesa. Come ha inciso sull’operatività della brigata che continua ad essere in prima linea su ogni fronte?

Ha ragione quando dice che i miei ragazzi sono impegnati in moltissime attività. Oltre alle missioni internazionali, sul fronte nazionale siamo coinvolti nell’operazione “Strade Sicure” in Piemonte e Liguria, e siamo sempre pronti ad intervenire in caso di calamità naturale che colpisca il Piemonte o zone limitrofe, come è successo recentemente nel corso dell’alluvione che ha colpito Genova e la Provincia di Alessandria. Gli impegni non ci mancano. Le risorse scarseggiano anche per noi, ma cerchiamo di ottimizzarle.

Grazie allo stretto rapporto che abbiamo con i nostri comandi superiori e alla condivisione degli obiettivi da conseguire, la Taurinense non ha mai risparmiato sull’addestramento del suo personale. Facciamo un’attenta, accurata analisi prima di spendere ogni singolo centesimo; e credo che si sia raggiunto un punto equilibrio tra le risorse che ci inviano da Roma e quello che possiamo e dobbiamo fare.

Quando sento che è richiesta la presenza dei miei uomini per una qualsiasi ragione e so di poterli impiegare perché ne ho le risorse, sia in termini di personale, che economiche, sono molto soddisfatto.

Quando impiego alpini sul territorio nazionale e ricevo apprezzamenti per il lavoro svolto – giudizi che, voglio precisare, non sono dovuti ma sono sempre graditi – sento che siamo utili davvero al nostro Paese e lo serviamo in modo serio e professionale, con passione e rispetto. Una sensazione gratificante per tutti: per me che sono il comandante, ma anche e soprattutto per tutti i militari che hanno preso concretamente parte al lavoro.”

Quanto detto fino ad ora è frutto del lavoro passato e che sicuramente avrà un grosso impatto anche su futuro della Brigata, ma il generale ha nei suoi occhi dipinto un futuro altrettanto glorioso per tutti gli uomini che lavorano alla Taurinense.

Quando gli accenno alla cooperazione militare italo-francese so perfettamente di aver lanciato lo spunto per parlare della nuova “punta di diamante” della brigata, un lavoro che sta assorbendo grandi energie e che sta producendo risultati incredibili.

Il comando brigata italo-francese denominato “Non Standing Bi-National Brigade Command” è un’unità mista, non permanente, ma prontamente impiegabile, composta dagli uomini della nostra brigata e dai nostri colleghi della 27^ brigata di fanteria da montagna francese.

E’ uno strumento militare flessibile e adattabile, potendo assolvere missioni in ambito Nazioni Unite, NATO e Unione Europe, quali, ad esempio, costituire la forza di schieramento iniziale di un contingente più ampio.

Riassumiamo. L’idea di questa nuova cooperazione nasce nel 2009 con la consapevolezza che bisognava affrontare le emergenti crisi nel nuovo scenario internazionale attraverso una più stretta cooperazione tra gli eserciti francese e italiano.

Nel 2011 si arriva alle firme dei rispettivi ministri della Difesa per gli accordi tecnici che fanno prendere forma all’impiego della brigata e vengono definite le fasi per raggiungere la piena capacità operativa.

Da due anni si sono intensificate le attività di addestramento congiunto da parte delle due brigate – alpini e chasseurs alpins – per testare sul terreno l’operatività, il coordinamento e la standardizzazione di protocolli e materiali. Una soddisfazione personale indescrivibile e soprattutto un grandissimo traguardo per tutti quelli che vi hanno lavorato.

Nel mese di novembre a Bracciano (Roma) presso il centro simulazione e validazione si certificherà il raggiungimento della piena capacità operativa del comando neoformato, al quale la Taurinense sta lavorando duramente perché tutto sia impeccabile: per gli inizi dell’anno venturo ci sarà la certificazione anche da parte dei francesi e si prevede il primo impiego in missione sempre nel 2015 in Libano.

Quello che ha esposto il generale è uno dei più importanti progetti che l’esercito sta portando avanti in questo momento ed è sicuramente una soddisfazione immensa per tutti coloro che in questo mestiere credono ancora.

Essere alpini è sempre un grande onore, ma anche una responsabilità notevole. Gloriose tradizioni e una storia costellata di successi e sacrifici, vorrei sapere cosa vuol dire essere generale in una brigata così importante per il nostro esercito?

Prima di rispondere il Generale sorride, ci pensa un istante e mi risponde. Sono fortunato, sono convinto e so anche di essere immensamente privilegiato. I miei predecessori hanno tutti nomi importanti e hanno fatto grande il nome di questa brigata; sono consapevole delle responsabilità che comporta il mio ruolo e so che i miei uomini da me si aspettano che li diriga verso un futuro in cui possano essere fieri di vestire l’uniforme degli alpini.

Generale, cosa direbbe ad un giovane che desidera entrare nel corpo degli alpini?

Gli direi di studiare – la risposta mi lascia un po’ perplessa, ma il discorso che il generale ha in mente dimostra una personalità illuminata – studia per non essere succube delle ideologie, impara a ragionare e a capire quello che ti capita intorno, perché tu possa parlare sempre con razionalità e cognizione di causa.

Direi di imparare ad essere umili perché senza sacrificio non si ottiene nulla, né negli alpini né nella vita; bisogna impegnarsi, capire e avere una mente sempre pronta.

In ultima istanza, direi al ragazzo – o alla ragazza – che l’obbedienza non è cieca ma è comprendere ed assumersi responsabilità; bisogna sapersi fidare di chi ha più esperienza perché saprà condurti verso una crescita personale, saprà guidarti e farti ragionare.

Dal concetto di obbedienza responsabile deriva anche quello di disciplina che è un valore fondamentale per tutti i militari, ogni cosa ha un suo posto, in quanto viviamo in un sistema e loro fanno parte di un sottosistema che è l’esercito dove ciascuno è fondamentale perché ha un ruolo ben preciso.”

L’ultima parte dell’intervista è la riflessione profonda di un uomo che non solo veste una divisa ma ne sente la responsabilità nei confronti dei suoi uomini. Comandante con un eccezionale acume personale, il generale Panizzi è un interlocutore che pondera le sue parole, sa guidare realmente i suoi uomini verso un miglioramento personale. Oggigiorno tutti conosciamo il valore della comunicazione, ma il generale ha anche compreso che la comunicazione deve essere studiata per non essere fraintesa.

I torinesi sanno che la “nostra” brigata è decisamente in buone mani e non si può che prevedere un roseo futuro per le nostre penne nere!

Denise Serangelo

Fonte 

adamello_cordata-di-alpini

Categorie: La Cattedrale | 7 commenti

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7 pensieri su “La fede per credere e il coraggio per agire

  1. Prova commento, ho saputo che ci sono delle difficoltà, provo

  2. 61angeloextralarge

    Rri-riprovo…
    Smack!

  3. 61angeloextralarge

    Funziona!
    Volevo ringraziare il Signore e coloro che, alpini e non alpini, si stanno prodigando per il disastro in centro Italia.
    Poi aggiungo un piccolo ricordo personale: dalla comunità fondata da Padre Andrea Gasparino (dall’altra parte della caserma a Cuneo) si sente la sveglia fanfarosa. Mi dava allegria.

  4. Grazie……Le ho sempre ammirati…..un dono grandissimo….ciao buona serata……Ave Maria….

  5. Grazie di cuore…..Ave Maria….

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