La semplicità non è una cosa semplice

La semplicità, scrive [1] Alessandro Pronzato, “è la virtù che teniamo di riserva. Dispostissimi ad attribuirla agli altri, non appena si presenti l’occasione”. “Di una persona che non possiede doti particolari, e verso la quale vogliamo essere generosi nel giudizio, diciamo che è ‘semplice’”.

“Allorché in un individuo non troviamo nulla di eccezionale, con un certo sforzo riusciamo pur sempre a scovare la semplicità. Insomma, il titolo di ‘semplice’ non lo si nega a nessuno. Non ha niente, vale poco, non conta granché, non sa parlare come si deve. Ecco, è una creatura ‘semplice’. La semplicità diventa così il diploma che regaliamo con una certa larghezza a chi è sprovvisto di qualifiche più valide e appariscenti (cultura, intelligenza, imprese eccezionali, successi…).

Ma, continua Pronzato, “non ci rendiamo conto che proprio la semplicità è una virtù eccezionale. Di fatto risulta piuttosto rara… È cosa straordinaria essere semplice. In realtà, un individuo semplice è uno che è riuscito a sistemare le cose, i valori, ha messo ordine nella propria vita, ha eliminato gli ingombri, si è sbarazzato delle cose inutili. Ossia: ha svolto un paziente lavoro di semplificazione”. “Soltanto le persone veramente grandi riescono a essere semplici. Unicamente le persone ricche interiormente appaiono semplici”.

“Si ha semplicità quando invece di un vuoto centrale, esiste un centro della propria vita attorno a cui ruotano pensieri, azioni, parole, atteggiamenti. E tutto viene riferito a quel centro. Ogni cosa viene spiegata, giustificata da quel centro”.

“Il peccato è, essenzialmente, dissociazione, disintegrazione della persona; distacco delle varie parti dal nucleo centrale per ruotare intorno ad orbite anarchiche e disarmoniche. La disintegrazione dell’atomo rappresenta la più stupefacente illustrazione, in campo fisico, di ciò che avviene nell’uomo attraverso il peccato”.

“Allora, la semplicità diventa il segno della vittoria sul male. La persona semplice è la creatura che si ribella a uno stato di atomizzazione, frammentarietà, caos, per ritrovare l’unità, l’armonia, la coerenza, ossia tutta la coesione del proprio essere”.

“Insisto: la semplicità è un lavoro lungo, paziente, assiduo di semplificazione. È un puntare tutto sull’essenziale, lasciando ai margini gli ingombri, i fronzoli, gli impedimenti e ciò che rifiuta di entrare nell’orbita di quel centro”.

“La semplicità, dunque, è armonia. È unità. È coerenza”.

“Questo lavoro, questa ascesi di semplificazione e unificazione dell’esistenza, vengono favoriti soprattutto dalla preghiera (specialmente di tipo contemplativo) e dalla riflessione personale. Infatti la semplicità ha il suo centro, il suo aggancio nella profondità e nell’interiorità dell’uomo. Se questo aggancio fosse più… epidermico, ossia più spostato verso la periferia, l’esterno della persona, allora avremmo la semplicioneria o la superficialità”.

“Soltanto una autentica, profonda vita interiore garantisce contro i rischi della dispersione, della frammentarietà, della dissociazione, che sempre minacciano la vita di una persona. […] Occorre, perciò, convincersi che la semplicità non è mai una cosa semplice. Come nell’arte, anche nella vita, i capolavori autentici sono all’insegna dell’armonia, della proporzione. Una persona semplice è una persona che va diritto allo scopo. Un individuo che sa ciò che vuole. Un uomo il cui sguardo punta all’essenza delle cose”.

“Che si siano smarrite le tracce della semplicità, lo dimostra anche un certo tipo di linguaggio”: complicato, confuso, tortuoso, contorto, pensiamo, per esempio, al politichese. “Nemica della semplicità è soprattutto la retorica. Mentre la semplicità è asciuttezza, essenzialità, la retorica è ridondanza, rigonfiamento, addobbo esteriore, enfasi, ampollosità, tronfiezza”.

“La chiarezza non è – come qualcuno vorrebbe far credere – superficialità, bensì elementare rispetto per gli altri”. Ricordiamo “l’osservazione che Giò, la collaboratrice domestica (mai esistita) di casa Guareschi, faceva al suo padrone di professione scrittore: ‘Lui adopera delle parole che tutti conoscono per dire delle cose che tutti capiscono…”.

“Sì sì; no no”

Lapidario, al riguardo, è anche il monito di Gesù: “Sia il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno” (Mt 5,37), per esortare i suoi ascoltatori, durante il Discorso della Montagna, ad avere una parola essenziale, schietta, chiara, senza ambiguità. “Il di più”, ovvero ciò che è verboso, lezioso, cavilloso, contorto, complicato,… politicamente corretto,… è, infatti, usato per confondere, influenzare, persuadere,… diffondere la menzogna e oscurare la verità, peculiarità proprie del Maligno.   

Serpenti e colombe

Ma Gesù invita i suoi discepoli anche ad essere “prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” (Mt 10,16). Ciò significa che la semplicità, affinché svolga la sua azione al servizio della verità, deve stare sempre insieme alla prudenza.

Prudente è colui che prima di agire cerca di capire come stanno veramente le cose, che si sforza di conoscere la realtà. Perciò, se manca la prudenza, la semplicità può diventare superficialità, semplicioneria, dabbenaggine, ingenuità. Mentre, la prudenza, se difetta la semplicità, può diventare astuzia, furberia, o pusillanimità.

Scrive [2] Francesco Lambiasi: “Gesù ci dice di mettere insieme prudenza e semplicità, in modo che il ‘bello’ delle colombe (candore) ci aiuti a scartare il ‘brutto’ dei serpenti (malizia) e il positivo dei serpenti (accortezza) ci serva a sfuggire il negativo delle colombe (ingenuità)”.

Gesù, continua Lambiasi, vuole metterci in guardia dal “rischio del ‘buonismo’, e spronarci ad essere discepoli svegli, scaltri e intraprendenti”. “Un campo dove si rischia di essere solo delle candide colombe, serafiche e tranquille, è quello della educazione alla carità e alla pace: se si intende tutto questo come un vago, liquoroso ‘volemose bene’, è chiaro poi che si finisce per identificare amore con tenerume e per ammucchiare nella stessa nicchia pacificatori, pacifisti e… paciocconi”.

Nella nostra società artificiosa, dominata dalle apparenze, dall’inganno della  correttezza politica, da fiumi di parole inflazionate, enfatizzate, prolisse, sovrabbondanti, tronfie, maleducate… che producono tanto rumore senza arrivare ai cuori, occorre riscoprire la virtù dimenticata della semplicità.

Note:

[1] Alla ricerca delle virtù perdute, Gribaudi, 1997, pp. 155-159.

[2] Una parola al giorno, Editrice AVE, 2006, pp. 352, 353.

Fonte

laricercadellasemplicita

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13 pensieri su “La semplicità non è una cosa semplice

  1. Buona sera,
    Ho letto con tante attenzione, in fatti la semplicità non è sempre semplice….penso che ha che vedere con l vanità, che ti inganna se credi di essere superiore a ogni cose , e persone…
    penso che sapere stare al suo posto, aiuta ad essere semplici, sia in parole che azione….sapere aspettare il tempo opportuno prima di parlare, che è prudente..
    E una lezione di vita,…penso anche che bisogna conoscersi , per comprendere e vivere la semplicità, che ha sempre il meglio in tutto, senza vanità.
    Io non sono nessuna per dire queste cose…..ma la vita ti insegna la semplicità e sincerità….si si o no no….non so scrivere bene e lo so….pazienza….buona notte…

    Io sono di Gradara e ho avuto l’occasione di vedere il nostro Vescovo Lambiaso……in varie Parrocchie….grande persona……
    Grazie…

    • Marie Rose, la semplicità io la sto ancora imparando, tu sei molto più avanti di me e mi stai insegnando tanto, ma veramente! Ti si legge benissimo, ma dimmi, dove si trova Gradara?

  2. Buon giorno !!! Gradara si trova vicino a Cattolica-e Rimini prov. pù. e tu??.. ora mi trovo a Tenerife con il mio marito per un po di tempo, rientriamo per un mese a febbraio in Italia, poi vedremo….No guarda anch’io ogni giorno devo imparare la semplicità, togliere il mio ego,senza pregiudizio in ogni situazione, stare in dietro per lasciare posto a Dio nel mio cuore, non sempre ci riesce, e Dio lo permette per farmi comprendere l’umiltà e carità verso me stesso e il mio prossimo….tutto viene da Dio in Cristo Gesù secondo la Sua volontà per santificarci , se ci fidiamo.
    Io sono peccatore, bisognose delle Sue grazie per un vera conversione, non il buonismi, ma vivere d’amore per amore, e questo è un cammino giornaliere, ogni giorno la sua pena….Solo Gesù ci ama cosi. e Maria Nostra mamma umili ancella ci insegna l’umiltà…( Lei serbava ogni cose nel suo cuore )…sono ben lontana da questo…..ma sai è una grazia da chiedere a Lei, perché nulla Gesù nega a Maria siamo figli suoi, e vuole che amiamo molto Suo Figlio Gesù.

    Per i meriti di Gesù e Maria ti auguro una bellissima giornata, ciao a presto a Dio piacente.
    marierose.

  3. Oggi il Vangelo parla del seme e tutta la Liturgia ci inviti ad avere pazienza, fiducia anche nelle prove, perché è Dio che ci fa crescere sia che dormiamo sia che siamo svegli, è Sua la Potenza per ogni figli, e non da noi, siamo incapaci…..allora diciamo sia fatta la Sua volontà….Amen

  4. Bellissimo, ma affido alle tue preghiere, Marie Rose!

  5. Entrambe…..ok….buona serata….

  6. Anna

    Bellissima interpretazione della “semplicità”! ‘Semplici come colombe e prudenti come i serpenti’. La ‘prudenza’, per non farci fagocitare dal mondo. Penso anche che il cammino della semplicità spesso passi per la “macina” dela sofferenza…

    • Si, Anna, ci vuole tanta consapevolezza del valore della semplicità, la sto imparando passo per passo. Secondo me è una porta per la gioia e la serenità.
      Un abbraccio!

    • Buon giorno….Anna ….. concordo come colombo e prudenti come i serpenti…e certo le sofferenze ti insegnano….non ci sono dubbi…..buona giornata.

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