
Sotto… un vuoto da riempire,
dentro… un’oscurità da illuminare,
infinita,
poi quell’angoscia che mi prende
tutte le volte che ci penso
e che a volte non mi fa dormire…
scorgere in quell’abisso il desiderio di Dio,
nel silenzio profondo dell’anima,
con le mani giunte di preghiera
ma serrate sul trapezio della vita…
all’ombra delle cupole
di questo circo capovolto del mondo,
specchiarsi nella faccia della luna,
che gioca a nascondino tra le nuvole,
e vedere lacrimare i balconi,
di acqua e di terra,
nella frescura calma della sera…
come navigare sui moti ondosi,
dopo il temporale che passa,
di questa sensualità vogliosa
smargiassa
che asseconda ancora la corrente dei sensi,
ma con le briglie del tempo …
codardo come un vile,
ma per il pubblico un eroe,
perché ho paura da vendere
ma anche il coraggio dei circensi…
Mi lancio bene in quel vuoto,
aggrappandomi alla speranza
di quella buona, che ti riempie le mani,
ogni giorno, sempre…
e faccio mille acrobazie,
per non sentirmi solo,
che a volte mi sembra di esserlo,
anche sommerso dagli applausi,
anche in mezzo alla gente…
mentre sotto c’è un vuoto da riempire,
dentro, un’oscurità da illuminare,
infinita…
e scoprire che è una grande grazia,
quell’angoscia che mi prende…
(Crescenzo)



Stupenda, Crescenzo, grazie!