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Sono un poeta che crede ancora nelle poesie di Dio ... amo il Signore Gesù - Maria, Madre nostra e Regina della famiglia - e la Santa Chiesa Cattolica ... e di conseguenza amo la vita e tutto ciò che viene da Dio (p.s. a proposito, la foto del profilo è del 10/09/1983 il giorno più bello e prolifico della mia esistenza) ...

In modo che non resti più niente…

 

Quanto è dolce il silenzio dell’amore,

quello senza parole,

che sanno quando uscire

e cosa dire,

solo dopo essersi impregnato il cuore

con il sudore e le lacrime di chi soffre …

dopo aver amato come Cristo,

senza condanna,

senza giudizio,

perché c’è sempre tempo per farlo,

tranne che per noi stessi …

un silenzio che fa scrivere per terra

con il dito della pazienza

che al primo colpo di vento spazzi via tutto,

come una nuvola di fumo

questa dannata guerra

e la nostra maledetta insofferenza…

un silenzio che fa scrivere nella polvere

i nomi dei nostri accusatori,

in modo che non resti più niente

tranne la carità,

che viene sempre prima delle parole …

 

(Crescenzo)polvere

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Servirsi dei “mezzi”, non “idolatrarli”…

Gesù, a volte, nei Vangeli usa parole “dure”, chiare, di una schiettezza disarmante, che vogliono dire però più di quello che sembrano voler dire.

Chi legge di Gesù non dovrebbe mai fermarsi alle apparenze, soprattutto quando parla di Sua Madre.

Nel caso, per esempio, del brano delle nozze di Cana, a un certo punto leggiamo che la madre chiede al Figlio di intervenire, per aiutare gli sposi che erano rimasti senza vino. Ebbene, se ci fermassimo solo alla risposta di Gesù: «Che ho da fare con te, o donna?» potremmo arrivare alla conclusione che il ruolo di Maria sia solo marginale, addirittura ininfluente, se non “invadente”…  Stop!

In realtà sappiamo, invece, quell’episodio come andò a finire: Gesù operò il primo grande miracolo grazie soprattutto all’intervento della Madre.

Così come, in un’altra occasione, quando la Madre e i parenti vanno a chiamarlo, durante una predicazione pubblica, la risposta di Gesù, all’interlocutore che glielo faceva notare, fu’ lapidaria e, per certi versi, sconcertante: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre».                                                                      

Gesù, quindi, in quell’occasione ridimensionò volutamente il ruolo di Sua Madre?     Niente affatto! Tanto che, dalla croce, prima di morire, affiderà l’intera umanità – e la Chiesa – alla materna intercessione di Maria.

 

Passiamo adesso al famoso brano dell’edificazione della Chiesa.

Quando a Pietro viene conferito l’eterno mandato di essere il Vicario di Cristo in terra, sembra quasi che il primo Papa (e, logicamente, anche quelli a seguire – visto che l’apostolo non era certo immortale), sia stato investito improvvisamente di un potere speciale e illimitato, che lo avrebbe preservato sempre da errori e deviazioni, non solo in materia di fede e di morale.

Pietro in quell’occasione dovette pensarlo. Tant’è che, dopo aver sentito Gesù predire la Sua Passione e morte, lo chiamò in disparte per redarguirlo. Ebbene, non ebbe neanche il tempo di gongolarsi più di tanto, perché  lo stesso Gesù che lo aveva investito di quel potere speciale, poco prima, fu lo stesso che gli disse: «Va’ via, lontano da me, Satana! Perché tu ragioni come gli uomini, ma non pensi come Dio».

Anche in questo caso Gesù contravvenne a quanto detto precedentemente? Nossignori! Sappiamo che Pietro, dopo innumerevoli tentennamenti (e tradimenti), rinsavirà e verrà invitato da Gesù (apparso a lui, e agli apostoli, dopo la resurrezione) a confermare i fratelli nella fede. E questo indipendentemente dalla sua santità, dalle sue virtù umane. L’“infallibilità” del primato petrino – grazie a Dio –  è solo in virtù della promessa divina, della grazia santificante dovuta all’azione dello Spirito Santo, e solo in particolarissime circostanze.

 

Perché queste due premesse? Per ragionare su alcune cose che mi stanno a cuore.     Ognuno di noi ha un suo cammino nella fede.

Per quanto mi riguarda, è abbastanza articolato. Se proprio dovessi sintetizzarlo in due parole direi che io mi sono innamorato di Gesù attraverso alcuni “mezzi”: Tanto per dirne alcuni: quello di Radio Maria – e del suo direttore padre Livio; “analizzando” la figura di Maria, il racconto delle apparizioni e i messaggi di Medjugorje; e, dulcis in fundo, attraverso la figura “carismatica” del Papa, di quel santo Giovanni Paolo II (che santo, allora, non lo era ancora – almeno non “ufficialmente”) …

Ma se un giorno si scoprisse – alla fine dell’indagine di Ruini – che il “fenomeno” Medjugorje è stato solo un bluff, anche se a metà? se i veggenti, a un certo punto, ci avessero presi in giro ?… E se, per assurdo (com’è successo, qualche volta, ahimè, in passato) si scoprisse che la figura del Papa attuale, umanamente parlando, non è poi così integerrima di come viene dipinta? Che fine farebbe la mia fede?

Ebbene, pur ragionando in questi termini – quasi paradossali – , la mia Fede non verrebbe minimamente scalfita, intaccata!

Perché ? Perché la Fede in Cristo Gesù, e nella Sua Chiesa (confermata dal Magistero del Sommo Pontefice – chiunque esso sia) è – e deve essere sempre – l’unico Fine a cui tendere, e che interessi veramente alla salvezza dell’anima.

Cosa voglio dire con tutto questo?

Che ci sono “mezzi” che sono importanti, ma restano sempre e solo mezzi.

E’ vero anche che, quasi sempre, il fine non giustifica i mezzi.

In alcuni casi però sì…

Spesso i mezzi  – come nei casi sopracitati – sono importanti e necessari per raggiungere il Fine, ma non sono il “Fine”.

Il nostro problema, infatti, non è quello – lecito! – di “servirci” dei “mezzi”, ma di “idolatrarli a discapito del Fine, quasi fino ad oscurarlo.

Il Fine – come abbiamo visto – deve essere solo Dio, e fare la Sua volontà. Sempre.

Per il resto siamo tutti servi nella Vigna del Signore, nessuno escluso.

 

(un amico… mariano e cattolico)755

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L’amore muove il mondo

Con tutto l’affannamento,

il suo carico di tormento,

di struggimento,

che non puoi farne a meno…

con il suo movimento antiorario

su quest’anima sospesa,

che ruota su sé stessa

attorno a un asse immaginario…

con un moto di rotazione

ma anche di rivoluzione

quando tutto gira attorno al mio dolore

senza fermarsi un secondo…

 

l’amore muove il mondo

e ha sempre un volto e un nome,

una croce,

braccia spalancate

pronte ad accogliermi nella mia miseria,

la mia debolezza,

senza mai giudicarmi …

 

in questo inverno senza voce

di inizio marzo

che sa che deve arrendersi alla luce

ma non vuole saperne di andare…

in questa quaresima tardiva,

un bassofondo di passione

senza vita

dove sembra inutile pescare

ma getto la rete del cuore

e mi preparo a tirare ancora a riva…

 

come stasera,

sotto questa pioggia battente

con la speranza di un cielo sereno

di primavera,

e quella tenerezza latente

che non dovrebbe mai mancare…

 

Qualcuno ha detto che l’amore muove il mondo,

e non lo fa atterrare…

ed è la nostra redenzione …

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(Crescenzo)

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Il sogno che ho davanti…

Ciò che ho davanti è un negozio di anticaglie,

una vetrina in disuso

con un gestore stanco e spesso latitante,

e un cartello che non accenna a un ritorno…

 

è un cuore di vetro e di sabbia,

che filtra, come una clessidra,

lentamente

e si consuma giorno dopo giorno…

 

è un mondo capovolto, ribelle,

mentre la nebbia scende come un velo,

e la terra bestemmia contro il cielo

perché non vede più le stelle…

 

è una coltre di nebbia

come una coperta a coprire la follia

l’ennesima guerra

nella speranza di farla addormentare…

 

è una sfida senza scampo,

senza guadagni, tranne le perdite,

come mappe sdrucite di battaglie

e armistizi firmati sul campo…

 

è lo scambio della pace

fino al prossimo bombardamento…

 

è la rovina di una casa di cartone,

e bambini che scrivono col sangue di Dio,

e giocano con pezzi di cemento

di una speranza in costruzione…

 

è l’ennesima occasione persa

che si è persa ancora quest’oggi

del presente e futuro di ieri…

dove i sogni non muoiono mai,

anzi, sono di una qualità migliore…

 

è quel sogno e bisogno profondo,

come un bacio improvviso sulla bocca,

dove le carezze le senti per davvero

e gli abbracci sono più sinceri…

 

è la triade del buonsenso,

croce, sepolcro e vita nuova,

che mi rassicura che non tutto è come sembra,

anche ciò che sembrava senza senso…

 

Ciò che ho davanti è il prossimo risveglio,

a farmi sentire tutta la stanchezza

di questa vita che amo per davvero

e che non so proprio far morire …

 

come questo sogno che ho davanti,

tranne che viverlo fino in fondo …

 

(Crescenzo)
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Come un’eterna gratitudine…

 

Lei, una sposa in cammino,

dimentica di se stessa,

nella salute e nella malattia,

nella gioia e nel dolore,

in questo movimento circolare del mondo …

 

sulla ruota del criceto,

in un turbinio di un’emozione,

un pianto logico,

bambino,

fatto di lacrime e passione,

prima che tutto diventi gioia …

 

Lui, e il suo sorriso,

dimentico di se stesso,

con un senso eterno e profondo …

sempre più lontano da questa gabbia degli uomini,

meno interessato a questo mondo,

a tutto,

tranne che a lei …

 

In preghiera,

raccolto nella sua anima,

come un appuntamento da non perdere,

già fissato,

a bruciare le tappe di un addio,

da camminata veloce a running …

 

correre a perdifiato,

ma senza agitazione

perché c’è sempre Dio laddove non arriva l’uomo …

 

Due sposi,

sovrani del momento,

davanti al crocifisso del Duomo …

 

si sono fatti il segno della croce,

come un bisogno che preme, che geme,

a braccia spalancate

quasi a volersi consegnare al cielo,

senza voce …

 

perché bisognerebbe vivere come si desidera morire

e morire così come si è vissuti insieme …

 

agnelli immolati

su questa terra fertile,

che non si soffre più in eterno,

senza più pianto né lamento,

nessuna inquietudine,

in attesa di questo nuovo regno,

come seme marcito del tempo …

 

Lei, una sposa in cammino …

Lui, e il suo sorriso …

uniti,

in questa eterna gratitudine …

 

(Crescenzo)

 

gratitudine

 

 

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La pesca miracolosa

Allora, giusto per cercare di capirci qualcosa, prendiamo nota di alcune “posizioni”…

  • nella Chiesa, attualmente, prevalgono due fazioni. Entrambe si dicono “cattoliche”, cercano di strumentalizzare politicamente questo papato, e si rifanno a una “fede” pura e dura. In realtà, non sanno di essere più “protestanti” di Lutero:

1) la prima dice che questo “papa” in realtà non lo è … che quelli di prima lo erano, e che quindi la vera Chiesa è quella di Benedetto XVI, Giovanni Paolo II e via andare …

2) l’altra dice che “questo sì che è un vero Papa!” … che quelli di prima non lo erano, e che quindi la vera Chiesa inizia da adesso …

  • poi ci sono quelli della “terra di mezzo, gli “indecisi”, che assistono come i bambini dell’isola che non c’è (di “Hook capitan uncino”), superano la linea di divisione, a seconda di quello che dicono gli uni e gli altri …
  • infine ci sono quelli “lontani”, coloro che non parlano mai della “chiesa” (tranne quando c’è qualche scandalo da mettere in rilievo) … quelli che dicono che, comunque la si veda, è solo un’istituzione  umana, piena di ambiziosi, corrotti, corvi e pedofili, e che quindi tutto non fa altro che confermare il loro scetticismo religioso (salvo, poi, indicarci le loro “fedi” alternative) …

Fine della storia? No, c’è ancora un “piccolo gregge”, quelli che non rientrano in nessuna categoria, semplicemente perché non hanno tempo da perdere, restano sempre in avamposto, in prima linea, qualunque cosa succeda …  …

Ma chi sono costoro?

Siamo un po’ tutti noi quando non diamo importanza alle “etichette” (tranne a quelle che fuoriescono dal colletto dei maglioncini) …

Siamo noi quando diciamo seriamente di appartenere a Cristo, prendendo alla lettera tutto ciò che ha detto, senza tralasciare niente.

Siamo noi quando prendiamo alla lettera anche frasi del tipo: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” oppure (quando ci prende lo scoramento per le troppe “crepe“ nell’edificio Ecclesiale) “Non temere piccolo gregge” …

Siamo tutti noi quando utilizziamo al meglio le nostre funzioni di vedetta, vigilando sulle mosse del Nemico (che in 2015 anni di Storia non ha mai fatto sentire la sua mancanza – anche dentro di noi…) …

Siamo noi quando non ci scomponiamo più di tanto, tanto sappiamo che tutto passa, anche gli scandali che ci disturbano tanto (in attesa, “logicamente”,  di nuovi capitoli di aggiungere) …

Siamo noi quando ci rendiamo conto di essere cristiani, pietre vive della Chiesa, e non semplici spettatori.

Siamo noi quando cerchiamo di agire nel quotidiano, nel nostro “piccolo” ordinario, senza troppe chiacchiere, fidandoci della Sua parola, cercando di fare bene ogni cosa, soprattutto nella materia che più Gli interessa: l’amore.

Siamo noi quando comprendiamo benissimo che – grazie al peccato – non sempre è facile (anzi, spesso, ci sembra di cadere più di prima – non perché pecchiamo di più,  semplicemente perché cresce la nostra consapevolezza verso il male)…

Siamo noi che, proprio per questo, sappiamo chiedere misericordia a Dio e non neghiamo mai il perdono agli altri …

Siamo noi quando non giudichiamo in maniera frettolosa – e senza tener conto della nostra natura – perché, quando verrà il momento,  non vogliamo essere giudicati da Dio allo stesso modo …

Siamo noi  quando comprendiamo l’importanza dell’orazione quotidiana, e che abbiamo le armi della preghiera a nostro vantaggio (le uniche capaci di vincere ogni guerra) …

Siamo noi quando siamo consapevoli che senza l’ossigeno (la preghiera) e il cibo (i sacramenti) non possiamo né respirare né nutrirci …

Siamo noi quando ci alziamo e gettiamo di nuovo le reti nella nostra vita, nella Sua (e nostra) Chiesa, fidandoci seriamente della Sua Parola, nonostante ci siano giorni in cui la stanchezza ci fa sembrare di non aver pescato nulla …

Siamo noi quando non solo diciamo di appartenere a Cristo, ma ci fidiamo ciecamente di  Lui … sempre …

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Il parto della Vita (non solo Halloween)

Natale 2004. Prima dei funerali di mia sorella scrissi alcuni versi, che mio figlio lesse in chiesa durante un momento di preghiera.

Lo so, qualcuno potrebbe chiedermi: “ma che voglia avevi di farlo?”. Nessuna.

Successe così, all’improvviso, un’esigenza del momento, quasi a voler trasferire fuori quelle che erano le emozioni forti – le parole strozzate – che mi premevano in gola e nel petto.

Inoltre, quella cara sorella mi aveva insegnato tanto in quel periodo, soprattutto con il suo contagioso sorriso ed ottimismo. Andavo a trovarla quasi tutti i giorni in ospedale, pensando di portarle un po’ di conforto, sia affettivo che spirituale. Indubbiamente lo feci, e con passione.

Scoprii, in seguito, che le cose però ebbero un duplice effetto: fu anche lei, soprattutto, a confortare la mia anima con la sua forza.

Non potevo, quindi, non dedicarle qualcosa, non fosse altro per sopperire con un po’ del mio “sangue”, della mia povera vita poetica, alla mancanza di quei globuli rossi di cui era afflitta.

Qualche tempo dopo feci leggere anche al mio direttore spirituale di allora (un sant’uomo, morto anche egli in circostanze drammatiche) quella sorta di dedica/poesia.

I versi iniziavano più o meno con una triste considerazione: mi rivolgevo al Signore mettendo in rilievo il fatto che mia sorella fosse morta proprio il giorno in cui si festeggiava l’evento della Sua nascita.

Don Piergiorgio – così si chiamava il sant’uomo – mi disse che era tutto molto bello, tranne l’inizio….

Secondo lui non era giusto dire che Gesù “nasceva” mentre mia sorella “moriva”, perché anche lei, in un certo qual modo, era “nata” quel giorno … in Cielo.

A distanza di tempo rifletto su questo episodio … complici, forse, anche questi giorni grigi, quasi novembrini, che ci preparano alla commemorazione dei nostri defunti.

Ci rifletto su, e penso che don Piergiorgio non avesse poi tutti i torti.

Eh sì, perché per tutti noi la morte sarà come una nuova nascita …

Prima di nascere, “carnalmente”, eravamo chiusi in uno spazio angusto, buio, a tratti anche soffocante e pieno di “ostacoli”. Tuttavia, paradossalmente, anche rassicurante, intriso di momenti di profonda dolcezza.

“Avvertivamo” – anche se non lo ricordiamo – di essere parte di un “tutto”, di nostra madre.

Sentivamo le carezze, la voce calda del papà che ci parlava, sfiorandoci teneramente in superficie …

Quel primo parto fu un turbinio di emozioni, e non fu per niente indolore, anzi, soprattutto per la mamma …

Noi eravamo talmente restii a venire al mondo che facevamo di tutto per non uscire, tanta era la “paura” di perdere quella calda tranquillità e di scoprire un “ignoto” che non conoscevamo ancora …

Ma, subito, quella sofferenza, quell’angoscia, si trasformò in gioia, una gioia indescrivibile …

Potemmo finalmente scoprire quel “tutto”, vederci, toccarci, senza più “avvertirci” solo sensibilmente …

e fu “tutta un’altra cosa” …

Ebbene, quando avverrà questo nuovo parto usciremo finalmente da questo spazio angusto – che è la vita – troppo “stretto” per il nostro desiderio d’amore, d’infinito, spesso buio, a tratti soffocante, pieno di insidie …

Certamente, grazie ai nostri cari, anche zeppo di momenti di serenità e di dolcezza…

Gioie terrene che non mancano, certo, ma che ci proiettano verso “Qualcos’altro”, perché la nostra fame d’Amore è immensa, soprattutto quando avvertiamo di essere parte di un “Tutto”, figli di un Padre nostro, che ci parla attraverso le Sue carezze “sensibili”, la sua Parola, la Sua promessa di Vita eterna …

Avremo comunque timore di lasciare questa vita, di andare verso un ignoto che non conosciamo ancora …

Proprio per questo, come allora, opporremo resistenza … ma anche stavolta, più di prima, sarà vana …

Non si sa quando avverrà questa seconda nascita, ma sarà “inevitabile”, proprio come la prima…

Certo, sarà sempre un parto non-indolore, anzi, indicibilmente più sofferto e angosciante di quello “vecchio”, ma la gioia che ne scaturirà sarà imparagonabile, e la cosa più bella è che questa gioia che ci attende non solo sarà infinitamente più grande, ma durerà per sempre …

Una nuova nascita – seppur ancora “spirituale”, “incompleta” – ma questa volta in Cielo, nella beatitudine di Dio, insieme a tutti i nostri cari che ci hanno preceduto … e a quelli che in seguito “nasceranno” dopo di noi …

e tanto basta per non disperare …

Ecco perché è importante andare a trovare i nostri cari al cimitero… certamente per pregare per loro, e per chiedere la loro intercessione presso Dio, ma anche perché in questo modo ci ricordano quello che sono stati, che non sono più, e che sono adesso: “nati” a nuova Vita, con l’aspettativa, “piena”, di quello che diventeremo tutti alla fine dei tempi … …

in attesa di quella Resurrezione della Carne che vedrà i nostri corpi mortali “trasfigurati” in corpi “gloriosi”, in forza della Resurrezione di Cristo Signore …

(Crescenzo)
Le anime in Paradiso
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La conversione di un migrante

Guardo gli occhi di mio figlio,
la croce al collo del mio vicino …
fisso l’immensità del mare,
ne misuro i nodi,
di lacrime e domande,
quei morsi di fame, di labbra tremanti …
 
urla migranti
e naufraghi di terrore,
in mulinelli di vortici profondi,
come messaggi in bottiglia,
arenati e confusi …
 
per Te,
che dall’alto ci guardi e non rispondi …
 
guardo a questa sofferenza,
al Tuo volere,
e a questa brama del mondo …
alla violenza, all’ingiustizia,
a questo razzismo indifferente …
 
mi domando se scegli i tuoi santi in base al grado di dolore,
a quello subito e “accolto” …
 
e mi sembra una bestemmia …
 
“ma non sei, Tu, l’Altissimo, l’ Onnipotente?
non senti questo grido strozzato,
che sale dal profondo?”
 
intanto il mio vicino prega …
 
lui dice che sei un Dio d’amore,
che prometti gioia e vita in abbondanza …
che non puoi volere, né tollerare, la sofferenza!!! …
 
eppure c’è,
dilaga,
la fa da padrona …
 
sembra inarrestabile e non conosce confini,
proprio come questo mare nostrum
che ingoia tutto,
tutto,
anche il dolore innocente dei bambini …
 
guardo quella croce,
e penso a ciò che rappresenta …
 
è inammissibile ! inconcepibile !
eppure …
eppure, davanti a questo mistero mi fermo,
sbando,
come un vortice,
una vertigine che mi prende …
 
come se non ci fosse ribellione che tenga ,
ma neanche un silenzio rassegnato …
 
solo una scelta da fare:
credere che questa sofferenza sia temporanea,
non voluta,
vissuta da Te
e da Te trasformata, “trasfigurata” –
in previsione di un Bene più grande …
 
o che tutto si riduca a questa attesa infinita,
a questo oceano senza tempo,
e senza senso,
che è la nostra vita …
 
pensare a Te, che guardi, e non intervieni,
o essere certi che sei già venuto,
e intervenuto,
e hai cambiato il corso delle cose,
facendole nuove …
 
anche quelle che adesso non comprendo …
 
Guardo gli occhi di mio figlio,
la croce al collo del mio vicino,
fisso l’immensità del mare,
la sua bellezza,
i suoi misteri insondabili,
insolubili …
 
e questa piena di speranza
che all’improvviso mi sommerge …
(Crescenzo)
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Senza sprecarne niente …

Appoggiato al tronco della vita,

senza più l’ansia di nuovi giorni,

radicato nella tua provvidenza

e pieno di stupore

per questi cieli azzurri che ancora mi regali …

 

bisognoso di eterno,

come un albero tendente all’infinito,

con sempre meno rami da offrirti

e più lamenti,

ma assetato di speranza …

 

sì, anche in questa calura estiva,

con questo sabbioso calore,

con questa nebbia fina,

umida e abrasiva,

che si appiccica lungo l’arbusto,

nelle rughe della pelle,

fin dentro la linfa dell’anima  …

 

è che voglio vivere e ansimare,

piuttosto che non vedere più le stelle;

amare, fino all’inverosimile,

invece di incupirmi e non tendere verso l’alto …

pensare che ho ancora un’altra estate da vivere,

una ragione da vendere

e altri fiori da descrivere …

 

prima che mi addormenti,

prima che lasci il posto ad altri poeti,

che intinga il sangue sugli stipiti

ad aspettare che passi il mio angelo a benedirmi …

 

allora vivo il presente

e ramifico il futuro,

con le solide radici del passato,

senza sprecarne niente,

in attesa dello scrosciare delle piogge,

come lacrime d’agosto,

che prima o poi arrivano sempre …

 

a pulirne i giorni,

e anche i suoi dolorosi contorni …

 

ma vivo anche aspettando il sole,

il suo calore,

la luce,

le acque impetuose  e salate,

le altre stagioni,

finanche le nuvole d’inverno …

 

tutto per arrivare alla prossima estate

e a questo vento caldo di scirocco

per cercarti al riparo del mondo …

 

Lo sai,

è che sono bisognoso d’eterno,

per tornare ad appoggiarmi a Te,

come a un albero Padre,

e stare un poco all’ombra del tuo tempo …

 

(Crescenzo)

 

senzanomehc7

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L’odore del tempo

C’è come un’aria nuova,

come una bella emozione,

un peso leggero, lieve,

una gerla

sulle spalle gravide di tempo,

su questo pezzo di strada,

sempre più breve …

 

come un imbuto di ricordi,

fino a un domani,

fino a passarne il testimone …

 

il profumo fresco di mia madre,

quello specchio che l’ha riflessa per anni,

gli orecchini bianchi,

di madreperla,

o la collana delle tante occasioni  …

 

quel vestito a doppio petto di mio padre,

il gigante, sull’uscio di casa,

ad attendere la dama,

per uscire finalmente nella sera,

come regnanti di un sogno …

 

per il mio bisogno,

e per l’invidia del mondo …

 

belli, sottobraccio,

come il verde e la primavera,

come una carne sola,

di una bellezza invasa,

che solo un figlio sa scorgerne i contorni,

fino al fondo del fondo,

di quelle anime il legaccio …

 

C’è come un’aria nuova,

come l’odore fresco di lenzuola,

e quelle mani rugose,

adesso piene di tempo

appoggiate sul letto,

che stringono le mie mani

alla ricerca di un Getsemani senza peso …

 

mani che hanno toccato il passato

e lo conservano ora nelle linee della vita,

che hanno tanto amato,

difeso,

accarezzato,

consolato …

 

mani che adesso cercano le mie dita,

da stringere,

per non perdersi, e non disperare …

 

C’è come un’aria nuova,

più ossigeno per il mio cuore,

per le mie povere cellule,

che si rigenerano ancora,

in questa vita che non finisce mai,

che si rinnova,

nonostante le apparenze …

 

perché c’è ancora tanto da fare

e tanto da rifare,

come se l’oggi fosse sempre ieri,

con il cervello che invecchia ogni giorno

ma respira sempre meglio in verticale,

e sa comprenderne i misteri …

 

io, cavaliere errante,

poeta, e figlio di un gigante,

che attendo sull’uscio di casa

mentre lei si prepara per uscire …

la stessa scena di un tempo,

sottobraccio,

insieme,

e per l’invidia del mondo …

 

intrisi di una fragranza leggera e fresca,

che non si disperde,

come il profumo buono dei ricordi,

come il vero amore … …

 

sì, c’è come un’aria nuova,

o forse è la stessa …

ma ha sempre un buon odore …

 

(Crescenzo)

Il_tempo_che_passa

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Il poeta e l’arca della speranza

Immagino quel giorno

se Dio non avesse aperto il cuore …

non sarei certo qui a tediarvi, adesso,

a scrivere versi,

e a discutere, con voi, della polvere …

 

tutti bravi giudici,

a condannare e ad assolvere,

legislatori del nulla,

a costruirci una nostra morale,

e a cibarci dell’albero dell’orgoglio …

quella radice secca,

senza turgore,

menzognera e cattiva,

che ci fa conoscere il bene,

il nostro bene,

ma non il male che ne deriva …

 

tutti dio in terra,

illusi e vuoti,

nonostante i boati di guerra,

lo sconcerto dei terremoti,

la caducità del mondo …

 

fagocitati dal niente,

dall’eutanasia della ragione,

della mente,

quella zizzania che ci cresce intorno,

e sempre si avvicina …

 

come profeti in patria,

oracoli senza voce,

a disperdere il nostro disappunto,

ancora una volta,

per le gonfie cateratte del cielo,

le bombe d’acqua,

l’ impeto del diluvio …

 

incuranti delle parole,

a turarsi gli orecchi con le dita …

inascoltati vaticini,

di un Vangelo di passione

e di Resurrezione …

 

pronti a chiedere conto a Dio

ma non alla follia dell’uomo,

per la povertà degli ultimi,

il mercato dei bambini,

il sesso surrogato,

abusato,

e senza amore …

 

pronti anche a gettare fango sui poeti

su chi crede ancora nel creato,

che ci sia un Dio da lodare,

un Cielo da scalare

e un’arca di speranza …

 

Immagino quel giorno

se Dio non avesse aperto il cuore

e non ci avesse preservato,

maschio e femmina,

per farci salire su quell’arca …

non sarei certo qui, adesso, in questa stanza,

a tediarvi,

a scrivere versi,

e a discutere, con voi, della polvere …

 

(Crescenzo)

magia delle mani

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In crescendo

Ti accolsi,

prendendo sul serio quelle parole,

pieno di attesa,

e di crescente emozione …

 

mai deluso …

 

sgranai un sogno,

la brama di un agognato ritorno,

e lo vissi,

così, come lo avevo immaginato …

 

vinsi un pezzo di storia,

che fu solo mia,

in questo tempo astruso,

incomprensibile,

complicato …

 

guardai la luna e le maree,

ed ebbi sempre pronto un bagaglio

per una nuova partenza …

 

imparai a crescere

a vivere,

sapendo che tutto è un dettaglio,

che è solo in attesa del meglio …

 

afferrai una bussola,

per orientarmi in questo tempo di guerra

e di misericordia,

sul purgatorio di un atollo,

tra il paradiso e l’inferno …

 

lessi di Te

e bevvi di quest’amore …

 

cercai la fonte del dolore,

e scopersi le lacrime,

sotto la Tua protezione,

in quell’ abbraccio materno

che non si chiuse alla supplica,

né al mio peccato …

 

vidi i tuoi occhi,

ed imparai ad amare …

 

e sono solo all’inizio del tempo …

 

(Crescenzo)247004Preghiera_MonteSagro

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La scelta

Mi pentii quasi subito,

prima che la superbia mi occludesse la sete

invece di aprirmi all’arsura …

ma fui anche disperato

e gettai via le monete,

ed impastai il coraggio e la paura

con la malta dell’orgoglio,

del mio peccato,

a sovrapporre mattone su mattone …

 

un susseguirsi di errori,

come il battistrada di una ruota,

ininterrotto …

prigioniero com’ero di quell’arcano disegno,

di quell’amaro boccone …

 

io, moderno iscariota,

a costruire un muro divisorio,

per chiudere col passato

o per proteggermi dalla speranza …

 

come se non fossi stato perdonato, per davvero,

e la misericordia fosse ancora legata a un sacrificio,

a una mera conquista,

e non piuttosto un dono …

 

che a stento riconoscevo il mio prossimo

e non capivo l’amore vicendevole,

quel “rimettere i debiti”,

quella trave che mi offuscava la vista,

richiedere e concedere il perdono …

 

solo, davanti al muro,

perdendo di vista l’essenziale …

alla fine fu solo per salirci

con un nodo scorsoio …

 

fino a quando mi invitasti a scendere,

paziente come sempre,

e mi aspettasti cinto da un asciugatoio

per lavarmi i piedi,

di nuovo,

dietro la grata di un confessionale …

 

il volto della Tua misericordia …

 

senza forzare,

lasciando a me la scelta

se baciarti ancora

o seguirti sul cammino della croce …

(Crescenzo)judasconfessione2%5B1%5D[1]

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Lo schiudersi del tempo …

Come un albero padre,
vecchio nel tronco e giovane nei rami,
un ossimoro di rughe e di boccioli
finché c’è ancora linfa e nutrimento
di quell’eterno mettere radici …

su questo annoso portamento
con l’energia sbollente del bromuro
e gli anni arrampicanti e stanchi,
neve nascosta tra i capelli,
edera abbarbicata sul futuro …

musico errante,
pellegrino con il capo scoperto
che forse un giorno avrò fatto il cammino,
ancora poco viandante
vacillante e malcerto
tra il levare e il battere del tempo …

oscuro o brillante adamantino
ad imparare a vivere il momento
a tempo con il ritmo del tamburo,
sull’asfalto, a correre a grancassa,
spingendo bene sul cuore,
o a passo incerto, da goffo ballerino …

corsaro e avventuriero,
prudente e saggio, quanto basta,
a tracciare, e a circoscrivere, a man bassa,
la mappa affascinante della vita
e a tentare di spiegarla bene ai figli …

tra la viltà e quel poco di coraggio,
lasciando la sorpresa di scoprirla
e insieme a viverla …

poeta un po’ reietto,
ambiguo e troppo spesso sognatore,
con in mano una semente di speranza
ma anche una semina infinita,
a confonderne metrica e parole …

in difensiva dalle false attese,
della famiglia minacciata dal Nemico,
dei molti libri, ancora troppo pochi,
e privi di difese,
per usarli come scala verso il cielo
e per capirci qualche cosa …

un padre bislacco,
distratto, con la mia dimenticanza,
sulla panchina di questa stazione,
e l’ansia guerrigliera del bivacco …
con in tasca un biglietto in promozione,
a chiedermi quale sarà il binario,
il giorno esatto,
l’orario di partenza,
la mia destinazione …

Tanto lo so,
sarà come rinascere ogni giorno,
sarà come la gioia di un ritorno,
una Pasqua da godere,
lo spartiacque ondoso del mar Rosso,
lo sguardo umido di un vecchio
che si specchia, commosso, in un bicchiere …

dentro i ricordi
e dentro gli occhi di un bambino,
come carte assorbenti sul mondo,
che prima o poi gli chiederanno conto
di olocausti e sacrifici,
e di quell’acqua da bere …

di quella pietra rotolata sulla storia,
di quella gioia che libera e riscalda,
di quel filtrare del sole, al mattino,
e del perché quando inonda la stanza
ci si sveglia felici …

Sarà proprio così,
ne sono certo,
come quell’alba esmeralda,
di cui facciamo memoria,
che ci redense per sempre …

lo schiudersi del tempo dell’assenza,
lo sbarco,
il distacco,
l’ apparenza …

e per chi resta solo il tempo dell’attesa …

(Crescenzo)

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Bartimeo

 

Ci furono notti malsane,

notti in cui ti sentii piangere,

senza poterti aiutare …

indigente d’amore,

in quell’universo bisogno di senso,

fermo, a consumare il tempo,

e ad esplicare domande …

 

mille barche alla deriva,

da ormeggiare,

da attraccare a risposte certe,

banchine sempre più lontane …

 

a guardia di un faro gigante,

ma spento,

a tenebrare una coperta di pece,

un mare grande,

immenso,

troppo buio per la tua povera vista …

 

perso, in quello sguardo cieco,

a trovarci solo le luci del mondo,

quei sogni di sbieco,

quel rumore sordo della vita

e poche stelle da contare,

a confondere un sonno sgomento,

che non riuscivi più a vederne il fondo …

 

come i ricordi magri

di un passato astruso

ma grassi di malia,

che non vollero saperne di farsi da parte

e non lasciarono mai del tutto la tua vita …

 

a rovesciare rami secchi,

induriti,

in un cuore, per natura, già confuso

in disparte

e colmo di malinconia …

 

fino al giorno in cui ti sentii gridare

tra quella moltitudine di gente,

sul margine della strada per Gerico,

un grido gravido di perché,

da paziente a Medico,

sempre più insistente,

come un bambino a un gigante …

 

“Rabbunì, Figlio di Davide,

ascoltami, ti prego,

abbi pietà di me “…

 

non ci volle poi molto,

si commosse all’istante

e ti mandò a chiamare …

 

il tempo di gettare via il fardello

e ti inginocchiasti,

e quando gli implorasti la luce

fece entrare le stelle nei tuoi occhi

perché tu potessi finalmente guardarlo,

guardare in faccia la Salvezza …

 

ti rimandò da me, salvato,

e quella sera ti addormentasti felice,

non succedeva da tempo …

come quando da bambino, esausto,

riuscivi a vincere finalmente la stanchezza,

la noia,

per ritrovare quel sogno che avevi lasciato da parte

e riassaporarne la bellezza  …

 

quella volta toccò a me di non potere dormire,

ti guardai, e rimasi sveglio, tutta la notte,

e piansi di gioia …

 

(Crescenzo)

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Si fa presto a dire “l’amore” …

Si fa presto a dire “l’amore”,

se tra il dire e il fare non c’è di mezzo la vita,

hai voglia di parlarne,

di trovare delle perifrasi,

girotondi di belle parole,

un concetto splendidamente espresso,

una frase ad effetto,

insomma un misto d’aria fritta,

come a dire “ti voglio bene”, ma senza volerlo   …

 

Si fa presto a dire “l’amore”,

se non diventa sangue e passione,

gioia e dolore,

se non lo incontri, per averne un ‘idea,

e non lo vedi incarnato in un corpo,

un volto, un nome,

nei segni delle cicatrici,

in un soggetto preciso, definito,

affinché tu possa guardarlo negli occhi

e trovarci veramente il senso di quello che dici …

 

Si fa presto a dire “l’amore”,

se non ci sono più lacrime tra le ciglia,

e non si sa più piangere sui mali del mondo …

se manca un’opera da contemplare,

un artificio,

una mamma non più “sottomessa”,

che non sostiene più la famiglia, il suo edificio,

e non sa più vivere per gli altri, fino in fondo …

 

Si fa presto a dire “l’amore”,

se non si è più in grado di farlo,

se non è combinato con il sesso

e non si conosce cosa vuol dire un abbraccio,

e quanto vale …

se la vita resta fuori dal grembo materno,

congelata in sterili laboratori,

nei rapporti ambigui e confusi,

o a pezzi, nei rifiuti di un ospedale …

 

Si fa presto a dire “l’amore”,

come quei padri assenti,

egoisti e tiranni,

che mostrano una morale solo davanti al mondo,

alle telecamere della vanità,

ma sono vuoti di quei valori fondamentali,

di quella verità che li fa uomini,

senza più figli da crescere,

né mogli da rispettare e proteggere,

anche a costo della loro vita …

 

perché l’amore non puoi rinchiuderlo in gabbia,

né fuori da un cancello,

non si ferma davanti a niente,

e non lascia tracce sulla sabbia

così che venga il mare a cancellarlo …

e non è neanche una pagina di un libro bello,

fosse anche il Vangelo,

ma è chi ci vive dentro  che rende vita a quelle parole,

che sa portare negli occhi la bellezza del creato,

i colori del cielo,

il desiderio di eterno …

 

si fa presto a dire “l’amore”

se non lo si vive

e lo si desidera per sempre …

 

alciati_352-288(Crescenzo)

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Un mondo a torso nudo

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Immagino un mondo a torso nudo,
da addome disarmato,
senza più videocontrollo
né bestemmie di martiri,
né santi eserciti che offendono la fede,
con violenza,
da sindrome compulsiva …
solo i nostri muscoli flaccidi,
da mostrare come una buffa corazza,
e smettere di fare la faccia cattiva,
tanto nessuno più ci crede …

un mondo privo di bambini soldato
da violarne l’innocenza …
senza più accattonaggio,
a misurarci il peso, sullo stesso baricentro …
né più condannati di spalle,
per guardarci finalmente negli occhi,
che forse ancora un poco ci imbarazza,
e poi ci manca il coraggio …
a riflettere insieme la nudità dell’anima
il nostro germe di figliolanza,
e ciò che abbiamo dentro…

un mondo nuovo per guardarci negli occhi,
perché l’anima non sa mentire,
e si vedrebbe costretta a capitolare,
prima o poi,
a immagine e somiglianza,
e a farci piegare i ginocchi …

Un mondo a torso nudo
fatto di potenziali angeli,
con lo sguardo sempre più in alto,
a cercare di prenderne il gancio,
e provvisti di ali per provarci,
ma bisognosi della spinta del fratello
per prendere bene lo slancio …

più colombe che serpenti,
senza più niente su cui arrotolarci
tranne i nostri peccati da assolvere
che sono già stati perdonati …

un mondo pieno di figli da allattare,
della riscoperta di padri e madri,
e del salvifico perdono,
dove si è finalmente capaci di amare
e di comprendere la sacralità della vita,
il suo dono,
qualcosa che si cura e si custodisce,
senza aspettare che passi …

un mondo nuovo, non rifatto,
senza più cure leggendarie,
tanto la pelle prima o poi invecchia,
raggrinzisce,
e saremo solo cellule da dissolvere,
arterie precarie,
carne per vermi,
mucchio di fosfati in polvere …

Un mondo a torso nudo,
per sentirci finalmente servi inutili,
ma necessari all’opera di Dio,
molto meno corrotti,
e bisognosi di senso, più che del tempo,
di quell’amore che scalda,
senza più l’esigenza di difendersi
e di coprirsi … …

un mondo per ricominciare a sperare,
per non lasciare niente al caso,
perché il caso è l’anagramma del caos
e il nulla è l’inferno che ci aspetta,
pronto a raccogliere solo chi non ha l’amore
e a chi ci vuole andare …

un mondo gravido di belle notizie,
come una pagina di Vangelo,
e noi sempre a tornare daccapo,
uditori dello stesso cielo,
umili come quei pescatori
creature di pace
angeli di vetro …

quando ascoltarono la Parola, che li raggiunse in riva al mare,
quasi sottovoce,
capirono, e lasciarono subito le reti per seguirlo,
per vedere dove avrebbe posato il capo,
fosse stato anche sulla croce …

sbandarono, ma solo per un poco,
poi decisero di andare
e non si voltarono più indietro …

(Crescenzo)

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La grandezza delle donne

“Donnase’ tanto grande e tanto vali”,

ma solo agli occhi di Dio

e nella grazia degli uomini veri …

per gli altri sei un angelo o versiera,

con i segni sulle spalle,

di evidenti cicatrici,

a riprova delle ali …

come misteri di afrodite,

per gli occhi lascivi e famelici,

di bocche sbavate,

che vedono in te la schiava di sempre,

un manichino nudo e senza catene …

infibulate,

lapidate,

violentate,

abortite …

in questa pianificazione forzata

di uteri chiusi o in affitto,

e di eliminazione sistematica

di embrioni  tutti al femminile …

nella bocca vorace del mostro

che non ha carne,

né fattezze umane,

onnipresente spirito del male

che si insinua nelle fessure

nei globuli neri del sangue,

in questo cancro che non ha mai fine …

 

“Donnase’ tanto grande e tanto vali”,

ma solo agli occhi di Dio

e nella grazia degli uomini veri,

come Giuseppe,

che non hanno ancora perso la ragione

e l’anima …

a riscattare le loro Marie,

le mogli e i figli,

il sacrificio dell’amore …

uomini che sanno ancora guardare al cielo,

a rigenerarsi il sangue

attraverso il midollo della croce,

pronti anche a morirci sopra,

come Cristo sull’altare

della Sua Sposa Chiesa …

a gustarsi le gioie dell’Avvento,

di trapunte e di aghifoglie,

di questo reciproco donarsi,

in questa liturgia del tempo

che sa  di passione e luminarie

e di trepidante attesa …

(Crescenzo)

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L’Angelo di ottobre

Sotto una pioggia battente,
su questa terra umida e odorosa,
in questo scorrere veloce del tempo,
un lasso fugace,
a spiare la natura che si sveste
e scoprirne la bellezza di una ninfa …

prima di uscire dal suo grembo,
di questa vita agreste,
a sgranare l’ennesimo rosario
in preghiere e litanie
e speranze di pace,
e a succhiarle ancora un po’ di linfa …

come una foglia di ottobre
che si prepara al travaglio
di questa nuova stagione ,
in queste rade fronde
che fatico a staccarmi
e non mi lascio cadere …

Su questo lungo viale
in mulinelli e vortici di vento
come su un mare in tempesta,
un ristagno autunnale
che intrappola il giallo del sole
e i passi della gente
per il prossimo inverno …

tutto tace,
tranne il mio orecchio,
ci sono ancora nuvole sparse
e i primi segni di gelo,
mentre cammino e lascio impronte
in questo pezzo di eterno …

mai solo,
con te che custodisci il mio presente,
che difendi e dispensi consigli
e conosci bene il Cielo …

un amico fidato
a cui affidare il mio silenzio
e il mio volo …

(Crescenzo)

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Quelli che sanno …

Ci sono quelli che sanno di avere un camice bianco,
nonostante la coscienza,
falsi e moderni Ippocrate
cresciuti senza speranza
e che non giurano più per la vita …
sembra che dicano qualcosa
ma è solo l’ululare del branco,
un famelico aborto di parole,
come quello che praticano da sempre
anche se c’è un battito da salvare,
e hanno già chi li condanna …

Ci sono quelli che sanno di strisciare come i serpenti
sulla sacertà di un suolo maledetto,
anime di burattini,
pezzi di ripugnanza,
che si decompongono alla luce del sole …
come vampiri assetati di egoismo
di sesso
che abusano della parola amore
o la gettano in un cassonetto
e scandalizzano donne e bambini … Continua a leggere

Categorie: Poesia, VITA sempre! | Tag: , , , , | 1 commento

La debolezza di Dio …

Parlami di quella terra tra il cielo e il mare,

dell’isola felice che ancora non si vede …

dimmi di quella porta segreta

e la combinazione per aprirla e per entrare …

 

dimmi che c’è ancora spazio per sognare,

e pescare in abbondanza,

che si può cogliere almeno un germe di speranza

nelle parole di un folle innamorato

o di un poeta … Continua a leggere

Categorie: La Cattedrale, Poesia | Tag: , , , | 6 commenti

I nostri giorni …

Ci sono giorni da vivere,

come unità di misura del cielo,

figli del momento,

nati dopo una notte di stelle

nella sala travaglio di questa bella vita

messi al mondo in un istante

e lasciati crescere per sempre …

Continua a leggere

Categorie: La Cattedrale, Poesia | 6 commenti

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