La verità su….

Fede e depressione

La fede tra il mal di vivere e la depressione

Wenceslao Vial sacerdote, medico, professore di Psicologia e vita spirituale alla Pontificia Università della Santa Croce spiega come la fede possa lenire i mali di questa malattia così diffusa

È una delle malattie più diffuse nei tempi moderni la depressione. Tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che la malattia sta aumentando al punto che, fra 10 anni, essa potrebbe trovarsi al secondo posto sulla lista dei mali più diffusi. In Italia, ad esempio, il 18% della popolazione risulta soffrire di depressione.

Il suicidio del noto attore Robin Williams l’ha riportata al centro dell’attenzione di tutto il mondo. Per capire come si diagnostica, come si affronta e quali sono le misure per curarla e vincerla, ZENIT ha intervistato il medico e sacerdote Wenceslao Vial, professore di Psicologia e vita spirituale nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce a Roma.
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Sembra che il suicidio del popolare attore Robin Williams sia dovuto alla depressione di cui soffriva. Lei cosa ne pensa?

Secondo quanto hanno detto i giornali, sembra che Williams soffrisse di depressione cronica fin da giovane, alla quale ultimamente si era aggiunto il Parkinson. Due malattie in grado di provocare una tristezza patologica, un’alterazione della libertà e della responsabilità. Sono note anche le sue esperienze di sofferenze a causa di perdite in famiglia, a cominciare dal divorzio dei suoi genitori. Purtroppo, nella sua esistenza si notano gli effetti negativi dell’abuso di alcool e delle droghe. Al di là del dramma, tuttavia, mi ha colpito il modo di rendere pubblica la notizia. Diverse emittenti televisive, come la CNN e la BBC, hanno trasmesso in diretta la descrizione della scena, con tanto di particolari sul ritrovamento del suo corpo. Ho pensato alla sua famiglia, ai suoi amici, e al dolore aggiunto che provocano questi tanti dettagli inutili. Ho pensato anche ad una realtà trascurata: si parla spesso della morte, la si fa vedere nei film, nei telegiornali, nei romanzi… Ma sono sempre gli altri quelli che muoiono. A Roma, nell’ingresso della via Appia, piena di monumenti funebri, c’è perfino una taverna con la scritta: “Qui non si muore mai”.

La mancanza di fede e di una vita spirituale può favorire il diffondersi della depressione?

Il concetto di depressione include sintomi e malattie diverse tra loro e con cause molteplici e variegate. Nelle sue varie forme colpisce oggi fino a un 15% della popolazione. Ci sono molti fattori che ci permettono di valutare e spiegare questa cifra, come la capacità di effettuare un numero maggiore di diagnosi depressive rispetto al passato. La perdita di responsabilità è in qualche modo correlata a una diminuzione della fede e potrebbe essere uno di questi fattori. Spesso si dimentica che nella relazione, rispondere implica l’esistenza di qualcuno che riceva e meriti una risposta. Questo “qualcuno” può essere un amico, la famiglia, le persone care… Se manca il loro sostegno o non c’è fiducia o fede umana in loro, si apre più facilmente lo spazio alla tristezza patologica.

Tuttavia, per il credente, la fede in Dio non è una “medicina” per non ammalarsi di depressione, ma aumenta le risorse per combatterla, anche perché ci presenta un essere superiore al quale offrire una risposta. L’identità è oggi tormentata: c’è una tendenza a spegnere la luce della fede soprannaturale, che ci indica che siamo creature limitate e finite, ma anche la luce della ragione, che ci spiega cosa sono l’uomo e la donna e i rapporti interpersonali. Purtroppo oggi la famiglia e il matrimonio stabile sembrano un pezzo da museo e Hollywood non è del tutto senza responsabilità, come lo stesso Williams diceva. Tutti questi, a mio avviso, sono fattori di rischio per depressione e altre malattie psichiche.

Quindi, in sintesi, la persona che cerca di essere vicina a Dio trova una pienezza nel vivere (senso delle cose, realizzazione, ecc.), e può raggiungere una maggiore stabilità. Per evitare alcune forme di depressione, il credente dovrà comunque lavorare con ordine e proporzione, lasciando spazio al riposo e al divertimento, quando cerca di servire agli altri, nelle attività quotidiane, nell’amicizia o nel lavoro professionale.

Quanto la relazione o l’allontanamento con Gesù Cristo, può influire nei confronti della depressione?

Una vita senza Cristo diventa più complessa da capire. Secondo san Giovanni Paolo II, Gesù è l’unico che svela pienamente l’uomo all’uomo. È l’unico in grado di aprire il libro dell’Apocalisse con i suoi sette sigilli che, come ha sottolineato il filosofo Romano Guardini, rappresenta il mistero dell’esistenza con la sua carica di dolore e sofferenza. Non è sorprendente quindi che un allontanamento da Gesù possa produrre un aumento della sintomatologia depressiva per la maggiore difficoltà a cogliere il senso di tante situazioni della vita. Per esempio, ci sono diversi articoli scientifici che mostrano un miglioramento della salute in rapporto alla pratica religiosa. Influiscono certamente l’appartenenza ad un gruppo, la possibilità di dare un senso anche alla sofferenza, ma anche un rapporto di fiducia con un Dio che si è fatto uomo e ci ascolta. È anche importante il modo di vivere questo rapporto di fede. Dio non è un giudice implacabile, bensì un Padre che ci vuole bene e ci ha creato per farci condividere la sua felicità divina nel Cielo. 

La preghiera può contribuire a migliorare la salute di una persona?

La fede cristiana considera anche il lato umano e i progressi della scienza. Per questo, la prima cosa che consiglierei ad una persona che soffre di depressione sarebbe di andare da un buon medico. Ci sono oggi dei medicinali e tecniche di psicoterapia molto utili. I farmaci agiscono a livello biologico, restaurando l’equilibrio senza cambiare il nostro modo di pensare. La psicoterapia è una relazione interpersonale che offre un sostegno professionale specializzato. I migliori risultati si ottengono di solito con entrambe le cure. 

Dal punto di vista spirituale, una persona malata o meno di depressione, troverà senz’altro aiuto nella preghiera, nell’incontro con Gesù nell’Eucaristia e nella confessione. Questo sacramento del perdono è particolarmente importante per tutti, perché nel perdonare ed essere perdonati si creano le condizioni per la crescita della maturità e dell’equilibrio emotivo. Come diceva san Tommaso d’Aquino, poter recitare il Padre nostro, facendo proprie tutte le affermazioni, anche la quinta, del perdono a chi ci offende, è chiave di stabilità.

Ad una persona affetta da depressione si può sempre consigliare di pregare. Non si deve dimenticare però che la stessa malattia può alterare il rapporto con Dio e può diventare un carico troppo pesante. Nemmeno va dimenticato che pregare non significa che spariranno i sintomi della depressione, i sentimenti di colpa o l’angoscia. La fede può far dire ad una persona, come ho sentito più di una volta: “Signore, se tu lo vuoi, ti offro questo mio malessere, con te posso vivere con gioia anche nel dolore”. E ho sentito anche dire, in casi in cui la malattia era più grave: “Se continuo a vivere è perché credo in Dio”. Forse non si modifica la malattia, ma l’atteggiamento di fronte ad essa di certo.

Quanto conta invece la pratica dei sacramenti?

Bisogna capire bene le ragioni. Una “fede forte” che non viene praticata non è coerente. L’incoerenza alimenta il disordine. Le doppie vite a qualsiasi grado sono dei fattori tra i più destabilizzanti della persona. Forse rischia di meno la depressione una persona che non ha fede in assoluto, o un non credente che si comporta in modo coerente, piuttosto che un credente che non pratica la sua fede. La persona che crede e pratica non è certamente immune da una malattia multifattoriale come la depressione. Ma il sostegno che trova nella comunità di fedeli, gli insegnamenti e le testimonianze che riceve per vivere una vita felice, aiutano a prevenire. Nella Chiesa, ad esempio, la persona può conoscere con più facilità l’importanza di allontanarsi da tante attività e situazioni a rischio di patologia psichica, come il consumo di droga, l’eccesso di alcool, la sessualità senza limiti, l’infedeltà coniugale, ecc.

Esiste una geografia per capire dove la depressione è più diffusa?

Sì, ci sono differenze in base alla frequenza di depressione in diverse aree geografiche. Nei paesi con inverni lunghi, freddi e scarsa luminosità si verificano più casi. Aumentano inoltre i casi nelle aree in cui la popolazione è vittima di violenza, persecuzione e limitazioni socioeconomiche importanti. Tuttavia, non è semplice avere una mappa chiara della situazione per le discrepanze nelle classificazioni tra paesi e gruppi di ricerca. Il suicidio, la cui causa non sempre è la depressione, è più facile di misurare in paesi del nord dell’Europa, in Russia, Cina e Giappone. È interessante anche sapere che le manifestazioni della depressione variano da una cultura ad un’altra. I pazienti depressi di origine cinese, ad esempio, si lamentano meno della tristezza e riferiscono con maggior frequenza di noia, dolori, stanchezza e altre manifestazioni fisiche. Come progetto positivo penso che a tante persone potrebbe servire di pensare a Dio girando un film. Questo ci aiuterebbe a pensare ad una Persona che ci aiuta a recitare con gioia la parte che ci tocca dentro la grande storia terrena degli uomini. La fede e la speranza cristiana ci fanno pregare e speriamo che lo stesso Robin Williams, con il suo senso dell’umorismo, ci guardi dal Cielo e ci dica: “Good Morning! Sorridi, Dio ti sta filmando”.

Fonte

Preghiera per chi soffre di depressione

Conforta la tua anima con questa preghiera nata dalla devozione di Santa Teresina del Bambin Gesù alla Vergine del Sorriso

Santa Teresina del Bambin Gesù ha raccontato di essere stata guarita, quando era bambina, da quella che oggi verrebbe probabilmente diagnosticata come una sindrome di attacchi di panico. Venne curata dal sorriso della Vergine. La santa scrisse:

“13 maggio 1883, festa di Pentecoste. Dal letto, ho girato lo sguardo verso l’immagine di Nostra Signora e… All’improvviso la Santissima Vergine mi è sembrata bella, così bella che non avevo mai visto nulla di simile, il suo volto emanava una bontà e una tenerezza ineffabili, ma ciò che è calato profondamente nella mia anima è stato il ‘sorriso incantevole della Santissima Vergine’. In quel momento tutte le mie pene se ne sono andate, due grosse lacrime sono sgorgate dalle mie palpebre e mi sono scivolate sul volto. Erano lacrime di pura gioia… Ah, ho pensato, la Santissima Vergine mi ha sorriso, sono felice… (…) È stato a causa sua, delle sue intense preghiere, che ho ricevuto la grazia del sorriso della Regina del Cielo…”.

Chiamò questa immagine “Vergine del Sorriso”, e l’invocazione iniziò con i suoi familiari. In seguito, portò la devozione al Carmelo di Lisieux. Alla fine venne diffusa in tutti gli ordini carmelitani e si propagò nel mondo. Molte persone hanno ottenuto la guarigione dalla depressione e da altre malattie dell’anima, come Teresina, attraverso questa devozione.

PREGHIERA ALLA VERGINE DEL SORRISO

O Maria, Madre di Gesù e madre nostra,
che con un chiaro sorriso vi siete degnata di consolare
e curare vostra figlia Santa Teresina del Bambin Gesù dalla depressione,
restituendole la gioia di vivere
e il senso della sua vita in Cristo Risorto,
guardate con affetto materno tanti
figli e figlie che soffrono di depressione,
disturbi e sindromi psichiatriche e mali psicosomatici.
Gesù Cristo curi e dia senso alla vita di tante persone
la cui esistenza a volte è deteriorata.
Maria, il vostro bel sorriso non lasci che
le difficoltà della vita oscurino la nostra anima.
Sappiamo che solo vostro figlio Gesù può soddisfare
le ansie più profonde del nostro cuore.
Maria, attraverso la luce che sboccia dal vostro volto
traspare la misericordia di Dio.
Il vostro sguardo ci accarezzi e ci convinca che
Dio ci ama e non ci abbandona mai,
e la vostra tenerezza rinnovi in noi l’autostima,
la fiducia nelle nostre capacità,
l’interesse per il futuro e il desiderio di vivere felici.
I familiari di quanti soffrono di depressione
aiutino nel processo di guarigione, non considerandoli mai
attori della malattia con interessi di comodo,
ma li valorizzino, li ascoltino, li comprendano e li esortino.
Vergine del Sorriso, ottenete per noi da Gesù la vera cura
e liberateci da sollievi temporanei e illusori.
Curati, ci impegniamo a servire con gioia,
disposizione ed entusiasmo Gesù come discepoli missionari,
con la nostra testimonianza di vita rinnovata.
Amen.

(Recitare 2 Ave Maria in onore delle due lacrime di gioia che sono scivolate sulle guance di Santa Teresina del Bambin Gesù quando è stata toccata dal Sorriso della Vergine).

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Ebrei e cattolici nel Medioevo

elukinBreve nota intorno a una persistente quanto odiosa calunnia anticristiana. 

Circola da tempo, propagandata anche da certa storiografia di matrice cattolico-progressista, un’ostinata leggenda nera secondo cui la Shoah rappresenterebbe il frutto maturo dell’odio antisemita incubato in seno all’Occidente cristiano. È esemplare a questo riguardo il giudizio di un “cattolico del dissenso” come l’ex sacerdote James Carroll, per il quale il fomite dell’«antisemitismo eterno» è da ricercare in un cuore di tenebra insito nello stesso messaggio evangelico. Carroll arriva ad avallare l’interpretazione dei Lager nazisti come culmine di una storia che ha avuto inizio sul Golgota. Scrive, infatti, che «Auschwitz, se vista nei suoi nessi di casualità, rivela che l’odio verso gli ebrei non è stata un’anomalia accidentale, ma un’azione centrale della storia cristiana che ha raggiunto il suo acme nell’Olocausto».[1] Continua a leggere

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“La preghiera di S. Francesco” e la sua vera storia.

Signore fa’ di me uno strumento della tua pace

249052_6«[…] Tutti conoscono la cosiddetta “Preghiera semplice” – quella che suona: “Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace. Dove è odio, fa’ che io porti l’amore…” – e quasi tutti ne allegano la paternità all’autore del “Cantico delle creature”. Gli storici, peraltro, e gli addetti ai lavori hanno sempre saputo invece che tale suggestiva orazione è tutt’altro che francescana: infatti ha un secolo d’anzianità al massimo e non è stata neppure composta da un frate minore; l’attribuzione al Poverello si deve al fatto accidentale che essa fu stampata una volta sul retro di un santino di Francesco d’Assisi […]

Certo: la “Preghiera semplice” è un inno alla pace, all’amore, insomma alle virtù cristiane che ben corrispondono all’immagine di san Francesco divulgata popolarmente. Ma si tratta comunque di uno stereotipo: è corretto alimentarlo senza ricorrere alle fonti originali?

Padre Willibrord-Christian van Dijk, un cappuccino che ha studiato la vicenda della “Preghiera semplice” per 40 anni, ha notato per esempio la stranezza di attribuire a un “santo che passa per essere un grande mistico cristiano un testo che non s’indirizza a Gesù Cristo e nemmeno lo nomina, né vi si trova alcuna citazione evangelica o biblica”. Osservazione pertinente, visto che tutte le preghiere autentiche di Francesco sono nient’altro che centoni di frasi desunte dalle Scritture e/o dalla liturgia […]  Continua a leggere

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La straordinaria potenza della preghiera

Un ricercatore di fama, lo scienziato americano Dr. N.J. Stowel, ha misurato l’effetto della preghiera. Egli racconta:

roumanie1_2“Ero un cinico, un ateo e credevo che Dio fosse solo un’immaginazione della mente umana. Un giorno lavoravo in  un grande laboratorio patologico di una clinica. Ero occupato a misurare la lunghezza d’onda e l’intensità di irradiamento dei cervelli umani. Con i miei collaboratori decidemmo di studiare quello che succede nel cervello umano durante il passaggio dalla vita alla morte. A tale scopo avevamo scelto una donna che soffriva di un tumore maligno al cervello. La donna era perfettamente normale fisicamente e mentalmente. La sua serenità ci colpiva tutti. Sapevamo che doveva morire, e anche lei lo sapeva. Poco prima della sua morte mettemmo nella sua stanza un apparecchio di registrazione ultrasensibile che doveva indicarci quello che sarebbe accaduto nel suo cervello negli ultimi minuti di vita. Sopra al letto aggiungemmo un piccolo microfono nel caso avesse detto qualcosa negli ultimi momenti. Nell’intervallo ci recammo nella stanza accanto. Eravamo 5 scienziati ed io ero quello più insensibile. Nell’attesa restammo in piedi davanti ai nostri strumenti. L’ago era sullo zero e poteva oscillare a 500 gradi a destra nei valori positivi e 500 gradi a sinistra in quelli negativi. Continua a leggere

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LA CRISI DELLA FEDE- Padre Livio intervista Mons. Maggiolini

Presentiamo la trascrizione dell’intervista a Mons. Alessandro Maggiolini (compianto vescovo di Como), condotta da Padre Livio Fanzaga dai microfoni di Radio Maria. L’intervista ha per tema il libro di Mons. Maggiolini che fa riferimento all’interrogativo che troviamo nel Vangelo di Luca: “Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.

In un momento di forte crisi, di tramonto delle ideologie, di smarrimenti e insicurezze, anche il Cristianesimo e la Chiesa sembrano in pericolo, ridotte a un gruppo di affezionati, mentre la fede viene spesso presentata in forma parziale e annacquata, palese sintomo di una incalzante crisi di fede.

 

“Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla Terra?”

 

PADRE LIVIO – Abbiamo con noi Mons. Maggiolini, vescovo di Como. Come sapete a Mons. Maggiolini è stata affidata proprio alla sua competenza – nella stesura del Catechismo della Chiesa Cattolica – quella parte che riguarda i Novissimi, cioè le ultime realtà della storia, della Chiesa e anche della vita umana. Con questo libro tascabile, edito da Bompiani, Mons. Maggiolini tocca le tematiche che riguardano, non soltanto la fine dei tempi, ma la presenza della Chiesa oggi. Prendendo lo spunto da una frase del Vangelo che proprio Paolo VI aveva fatta sua in un momento di difficoltà e di crisi della Chiesa, Mons. Maggiolini ha cercato di interpretare il momento storico attuale della Chiesa. Siamo in un momento di crisi della fede e di perdita della fede? Quali sono le prospettive, quali sono gli sbocchi di questa lotta? Sembrerebbe una lotta fra il bene e il male che in questo momento sembra attaccare la Chiesa in modo tale che il Sinodo dei Vescovi ha detto – per quanto riguarda l’Europa – che siamo di fronte a un’apostasia silenziosa. Ecco, eccellenza, noi la salutiamo e iniziamo chiedendole: perché questo titolo così drammatico nel suo libro?

MONS. MAGGIOLINI – Perché ho l’impressione che quando si parla della storia umana e della Chiesa dentro la storia umana anche alcuni teologi sembra che si anestetizzino e che dormicchino. Cioè, pensano alla storia come qualcosa che si evolve lemme lemme, tutta facile, mentre se si guarda alla Sacra Scrittura e alla Tradizione vediamo che la storia è lotta e dramma. L’attore principale è Dio, però c’è anche il demonio e c’è quell’enigma che è la libertà umana, la quale può dire di sì o di no alla proposta di Dio. Di conseguenza scatta un combattimento, una lotta, un dramma che non può essere evitato. Se viene evitato vuol dire che si passa accanto alla storia o sopra la storia, non si è dentro il divenire umano e cosmico.

Oggi l’uomo vuole rendersi autonomo da Dio.

PADRE LIVIO – Eccellenza, la domanda che a me preme di più è questa: nella sua lettura dell’attuale situazione della Chiesa e della cristianità, lei vede in atto una crisi di fede?
MONS. MAGGIOLINI – Io vedo in atto una crisi di fede, su questo non ho dubbi. Anche perché non basta per avere la fede mantenere qualche “straccetto” colorato e mostrarlo per dire che si ha qualcosa d’altro. Manca la fede quando manca la certezza che Gesù Cristo è Figlio di Dio. Non più tardi di ieri c’era l’idea del musulmano filo-occidentale che diceva: “ma sì, fate il presepio perché anche i musulmani hanno Gesù…”. Certo, hanno Gesù, ma hanno Gesù come un profeta, non come figlio di Dio! A me un Gesù profeta o un Gesù maestro, un Gesù poeta o un Gesù filosofo non interessa proprio niente! A me interessa il Figlio di Dio che viene a salvarmi dai miei peccati e mi dà la grazia. La mia impressione è che si stia riducendo il cristianesimo a una bella dottrina facile, molto agevole da mettere in pratica, dopodichè del cristianesimo non rimane più niente. Continua a leggere

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San Francesco e l’Islam

Un santo realista, un “folle di Dio” con i piedi ben piantati per terra. La figura del patrono d’Italia “purificata” dal pacifismo che la circonda. Amante del dialogo, ma per la conversione degli infedeli.

Quando si parla di rapporti tra mondo cristiano e mondo islamico, capita spesso che qualcuno citi il caso di san Francesco (1181-1226), più o meno in questi termini: «Si dovrebbe testimoniare il Vangelo come fece Francesco, in sottomissione e silenziosa discrezione; e quindi non si dovrebbe cercare di convertire nessuno, come san Francesco non voleva che si facesse». Ebbene, è corretta una simile visione?


In parole… Continua a leggere

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