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Fede e depressione

La fede tra il mal di vivere e la depressione

Wenceslao Vial sacerdote, medico, professore di Psicologia e vita spirituale alla Pontificia Università della Santa Croce spiega come la fede possa lenire i mali di questa malattia così diffusa

È una delle malattie più diffuse nei tempi moderni la depressione. Tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che la malattia sta aumentando al punto che, fra 10 anni, essa potrebbe trovarsi al secondo posto sulla lista dei mali più diffusi. In Italia, ad esempio, il 18% della popolazione risulta soffrire di depressione.

Il suicidio del noto attore Robin Williams l’ha riportata al centro dell’attenzione di tutto il mondo. Per capire come si diagnostica, come si affronta e quali sono le misure per curarla e vincerla, ZENIT ha intervistato il medico e sacerdote Wenceslao Vial, professore di Psicologia e vita spirituale nella Facoltà di Teologia della Pontificia Università della Santa Croce a Roma.
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Sembra che il suicidio del popolare attore Robin Williams sia dovuto alla depressione di cui soffriva. Lei cosa ne pensa?

Secondo quanto hanno detto i giornali, sembra che Williams soffrisse di depressione cronica fin da giovane, alla quale ultimamente si era aggiunto il Parkinson. Due malattie in grado di provocare una tristezza patologica, un’alterazione della libertà e della responsabilità. Sono note anche le sue esperienze di sofferenze a causa di perdite in famiglia, a cominciare dal divorzio dei suoi genitori. Purtroppo, nella sua esistenza si notano gli effetti negativi dell’abuso di alcool e delle droghe. Al di là del dramma, tuttavia, mi ha colpito il modo di rendere pubblica la notizia. Diverse emittenti televisive, come la CNN e la BBC, hanno trasmesso in diretta la descrizione della scena, con tanto di particolari sul ritrovamento del suo corpo. Ho pensato alla sua famiglia, ai suoi amici, e al dolore aggiunto che provocano questi tanti dettagli inutili. Ho pensato anche ad una realtà trascurata: si parla spesso della morte, la si fa vedere nei film, nei telegiornali, nei romanzi… Ma sono sempre gli altri quelli che muoiono. A Roma, nell’ingresso della via Appia, piena di monumenti funebri, c’è perfino una taverna con la scritta: “Qui non si muore mai”.

La mancanza di fede e di una vita spirituale può favorire il diffondersi della depressione?

Il concetto di depressione include sintomi e malattie diverse tra loro e con cause molteplici e variegate. Nelle sue varie forme colpisce oggi fino a un 15% della popolazione. Ci sono molti fattori che ci permettono di valutare e spiegare questa cifra, come la capacità di effettuare un numero maggiore di diagnosi depressive rispetto al passato. La perdita di responsabilità è in qualche modo correlata a una diminuzione della fede e potrebbe essere uno di questi fattori. Spesso si dimentica che nella relazione, rispondere implica l’esistenza di qualcuno che riceva e meriti una risposta. Questo “qualcuno” può essere un amico, la famiglia, le persone care… Se manca il loro sostegno o non c’è fiducia o fede umana in loro, si apre più facilmente lo spazio alla tristezza patologica.

Tuttavia, per il credente, la fede in Dio non è una “medicina” per non ammalarsi di depressione, ma aumenta le risorse per combatterla, anche perché ci presenta un essere superiore al quale offrire una risposta. L’identità è oggi tormentata: c’è una tendenza a spegnere la luce della fede soprannaturale, che ci indica che siamo creature limitate e finite, ma anche la luce della ragione, che ci spiega cosa sono l’uomo e la donna e i rapporti interpersonali. Purtroppo oggi la famiglia e il matrimonio stabile sembrano un pezzo da museo e Hollywood non è del tutto senza responsabilità, come lo stesso Williams diceva. Tutti questi, a mio avviso, sono fattori di rischio per depressione e altre malattie psichiche.

Quindi, in sintesi, la persona che cerca di essere vicina a Dio trova una pienezza nel vivere (senso delle cose, realizzazione, ecc.), e può raggiungere una maggiore stabilità. Per evitare alcune forme di depressione, il credente dovrà comunque lavorare con ordine e proporzione, lasciando spazio al riposo e al divertimento, quando cerca di servire agli altri, nelle attività quotidiane, nell’amicizia o nel lavoro professionale.

Quanto la relazione o l’allontanamento con Gesù Cristo, può influire nei confronti della depressione?

Una vita senza Cristo diventa più complessa da capire. Secondo san Giovanni Paolo II, Gesù è l’unico che svela pienamente l’uomo all’uomo. È l’unico in grado di aprire il libro dell’Apocalisse con i suoi sette sigilli che, come ha sottolineato il filosofo Romano Guardini, rappresenta il mistero dell’esistenza con la sua carica di dolore e sofferenza. Non è sorprendente quindi che un allontanamento da Gesù possa produrre un aumento della sintomatologia depressiva per la maggiore difficoltà a cogliere il senso di tante situazioni della vita. Per esempio, ci sono diversi articoli scientifici che mostrano un miglioramento della salute in rapporto alla pratica religiosa. Influiscono certamente l’appartenenza ad un gruppo, la possibilità di dare un senso anche alla sofferenza, ma anche un rapporto di fiducia con un Dio che si è fatto uomo e ci ascolta. È anche importante il modo di vivere questo rapporto di fede. Dio non è un giudice implacabile, bensì un Padre che ci vuole bene e ci ha creato per farci condividere la sua felicità divina nel Cielo. 

La preghiera può contribuire a migliorare la salute di una persona?

La fede cristiana considera anche il lato umano e i progressi della scienza. Per questo, la prima cosa che consiglierei ad una persona che soffre di depressione sarebbe di andare da un buon medico. Ci sono oggi dei medicinali e tecniche di psicoterapia molto utili. I farmaci agiscono a livello biologico, restaurando l’equilibrio senza cambiare il nostro modo di pensare. La psicoterapia è una relazione interpersonale che offre un sostegno professionale specializzato. I migliori risultati si ottengono di solito con entrambe le cure. 

Dal punto di vista spirituale, una persona malata o meno di depressione, troverà senz’altro aiuto nella preghiera, nell’incontro con Gesù nell’Eucaristia e nella confessione. Questo sacramento del perdono è particolarmente importante per tutti, perché nel perdonare ed essere perdonati si creano le condizioni per la crescita della maturità e dell’equilibrio emotivo. Come diceva san Tommaso d’Aquino, poter recitare il Padre nostro, facendo proprie tutte le affermazioni, anche la quinta, del perdono a chi ci offende, è chiave di stabilità.

Ad una persona affetta da depressione si può sempre consigliare di pregare. Non si deve dimenticare però che la stessa malattia può alterare il rapporto con Dio e può diventare un carico troppo pesante. Nemmeno va dimenticato che pregare non significa che spariranno i sintomi della depressione, i sentimenti di colpa o l’angoscia. La fede può far dire ad una persona, come ho sentito più di una volta: “Signore, se tu lo vuoi, ti offro questo mio malessere, con te posso vivere con gioia anche nel dolore”. E ho sentito anche dire, in casi in cui la malattia era più grave: “Se continuo a vivere è perché credo in Dio”. Forse non si modifica la malattia, ma l’atteggiamento di fronte ad essa di certo.

Quanto conta invece la pratica dei sacramenti?

Bisogna capire bene le ragioni. Una “fede forte” che non viene praticata non è coerente. L’incoerenza alimenta il disordine. Le doppie vite a qualsiasi grado sono dei fattori tra i più destabilizzanti della persona. Forse rischia di meno la depressione una persona che non ha fede in assoluto, o un non credente che si comporta in modo coerente, piuttosto che un credente che non pratica la sua fede. La persona che crede e pratica non è certamente immune da una malattia multifattoriale come la depressione. Ma il sostegno che trova nella comunità di fedeli, gli insegnamenti e le testimonianze che riceve per vivere una vita felice, aiutano a prevenire. Nella Chiesa, ad esempio, la persona può conoscere con più facilità l’importanza di allontanarsi da tante attività e situazioni a rischio di patologia psichica, come il consumo di droga, l’eccesso di alcool, la sessualità senza limiti, l’infedeltà coniugale, ecc.

Esiste una geografia per capire dove la depressione è più diffusa?

Sì, ci sono differenze in base alla frequenza di depressione in diverse aree geografiche. Nei paesi con inverni lunghi, freddi e scarsa luminosità si verificano più casi. Aumentano inoltre i casi nelle aree in cui la popolazione è vittima di violenza, persecuzione e limitazioni socioeconomiche importanti. Tuttavia, non è semplice avere una mappa chiara della situazione per le discrepanze nelle classificazioni tra paesi e gruppi di ricerca. Il suicidio, la cui causa non sempre è la depressione, è più facile di misurare in paesi del nord dell’Europa, in Russia, Cina e Giappone. È interessante anche sapere che le manifestazioni della depressione variano da una cultura ad un’altra. I pazienti depressi di origine cinese, ad esempio, si lamentano meno della tristezza e riferiscono con maggior frequenza di noia, dolori, stanchezza e altre manifestazioni fisiche. Come progetto positivo penso che a tante persone potrebbe servire di pensare a Dio girando un film. Questo ci aiuterebbe a pensare ad una Persona che ci aiuta a recitare con gioia la parte che ci tocca dentro la grande storia terrena degli uomini. La fede e la speranza cristiana ci fanno pregare e speriamo che lo stesso Robin Williams, con il suo senso dell’umorismo, ci guardi dal Cielo e ci dica: “Good Morning! Sorridi, Dio ti sta filmando”.

Fonte

Preghiera per chi soffre di depressione

Conforta la tua anima con questa preghiera nata dalla devozione di Santa Teresina del Bambin Gesù alla Vergine del Sorriso

Santa Teresina del Bambin Gesù ha raccontato di essere stata guarita, quando era bambina, da quella che oggi verrebbe probabilmente diagnosticata come una sindrome di attacchi di panico. Venne curata dal sorriso della Vergine. La santa scrisse:

“13 maggio 1883, festa di Pentecoste. Dal letto, ho girato lo sguardo verso l’immagine di Nostra Signora e… All’improvviso la Santissima Vergine mi è sembrata bella, così bella che non avevo mai visto nulla di simile, il suo volto emanava una bontà e una tenerezza ineffabili, ma ciò che è calato profondamente nella mia anima è stato il ‘sorriso incantevole della Santissima Vergine’. In quel momento tutte le mie pene se ne sono andate, due grosse lacrime sono sgorgate dalle mie palpebre e mi sono scivolate sul volto. Erano lacrime di pura gioia… Ah, ho pensato, la Santissima Vergine mi ha sorriso, sono felice… (…) È stato a causa sua, delle sue intense preghiere, che ho ricevuto la grazia del sorriso della Regina del Cielo…”.

Chiamò questa immagine “Vergine del Sorriso”, e l’invocazione iniziò con i suoi familiari. In seguito, portò la devozione al Carmelo di Lisieux. Alla fine venne diffusa in tutti gli ordini carmelitani e si propagò nel mondo. Molte persone hanno ottenuto la guarigione dalla depressione e da altre malattie dell’anima, come Teresina, attraverso questa devozione.

PREGHIERA ALLA VERGINE DEL SORRISO

O Maria, Madre di Gesù e madre nostra,
che con un chiaro sorriso vi siete degnata di consolare
e curare vostra figlia Santa Teresina del Bambin Gesù dalla depressione,
restituendole la gioia di vivere
e il senso della sua vita in Cristo Risorto,
guardate con affetto materno tanti
figli e figlie che soffrono di depressione,
disturbi e sindromi psichiatriche e mali psicosomatici.
Gesù Cristo curi e dia senso alla vita di tante persone
la cui esistenza a volte è deteriorata.
Maria, il vostro bel sorriso non lasci che
le difficoltà della vita oscurino la nostra anima.
Sappiamo che solo vostro figlio Gesù può soddisfare
le ansie più profonde del nostro cuore.
Maria, attraverso la luce che sboccia dal vostro volto
traspare la misericordia di Dio.
Il vostro sguardo ci accarezzi e ci convinca che
Dio ci ama e non ci abbandona mai,
e la vostra tenerezza rinnovi in noi l’autostima,
la fiducia nelle nostre capacità,
l’interesse per il futuro e il desiderio di vivere felici.
I familiari di quanti soffrono di depressione
aiutino nel processo di guarigione, non considerandoli mai
attori della malattia con interessi di comodo,
ma li valorizzino, li ascoltino, li comprendano e li esortino.
Vergine del Sorriso, ottenete per noi da Gesù la vera cura
e liberateci da sollievi temporanei e illusori.
Curati, ci impegniamo a servire con gioia,
disposizione ed entusiasmo Gesù come discepoli missionari,
con la nostra testimonianza di vita rinnovata.
Amen.

(Recitare 2 Ave Maria in onore delle due lacrime di gioia che sono scivolate sulle guance di Santa Teresina del Bambin Gesù quando è stata toccata dal Sorriso della Vergine).

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Perché credere? Perché non credere?

Premessa

La domanda più importante della vita, dalla cui risposta tutto dipende, non è “cosa mi piace?”, “di che cosa ho voglia?”, ma… “che cosa è vero?”.
Questo è l’atteggiamento più intelligente nei confronti della propria vita, perché la realtà – anche la realtà della nostra vita e il suo significato – non dipende da quel che pensiamo noi (soggettivamente), ma è quella che è (oggettivamente). Per cui la mia vita si realizzerà pienamente solo se seguirò ciò che è vero (verità), non ciò che mi invento (opinione soggettiva).
Una vera amicizia, anche tra noi, è data soprattutto non dal condividere semplicemente una coabitazione o certi momenti di svago o di studio, ma dall’aiutarci vicendevolmente a cercare le risposte vere ai quesiti più decisivi della vita. Pensare invece che tutto sia solo opinabile, cioè che non esista o non possiamo conoscere quella verità oggettiva uguale per tutti e al di sopra di tutti, non inventabile ma scopribile, significa fondamentalmente rassegnarci ad affiancare semplicemente gusti e opinioni, senza in fondo mai capirci e poter dialogare davvero.
Quella di oggi vuol essere una prima provocazione a cercare; più che dare delle risposte vogliamo aiutarci a impostare bene le domande.

Perché credere?
La provocazione che ci viene dal cristianesimo è fortissima ed unica; non ha equivalenti neppure nelle altre religioni. Anzi, in senso stretto il cristianesimo non è neppure una “religione”, se per religione si intende semplicemente una relazione con la divinità, una dottrina di fede con una morale. Il cristianesimo è infatti anzitutto una notizia (appunto “Vangelo”, dal greco), cioè la notizia di un singolarissimo avvenimento storico, di cui abbiamo testimonianze ancora più certe di altri fatti storici. E’ l’annuncio che oltre 2000 anni fa (significativamente infatti contiamo gli anni prima e dopo quell’evento) è accaduto qualcosa di inimmaginabile, che cambia tutta la vita: Dio stesso (quello che poco o tanto intuiscono le religioni, quello la cui esistenza era stata scoperta anche dai massimi filosofi, quello stesso Dio che aveva già parlato agli Ebrei) si è reso presenza fisica in mezzo a noi, prendendo tutta la natura umana, per permettere ad ogni uomo di partecipare per sempre alla Sua stessa vita. Il “caso” Gesù di Nazareth, il Cristo, è infatti unico; potremmo dire una “pretesa” unica. Il cristianesimo è infatti annuncio e dono non di una dottrina, ma di una persona: l’unico uomo-Dio. Prova suprema della sua divinità è stata la sua resurrezione, cioè la vittoria definitiva sulla morte.
Perché anzitutto dovrei interessarmi a Cristo, fino a credere in Lui?
Potremmo dire anzitutto semplicemente: perché è un fatto, un avvenimento.
Il bello di un fatto è che non dipende da me, dalla mia opinione, dai miei gusti o voglie. Se è accaduto, è accaduto, e non posso farci niente. L’unica domanda seria è eventualmente vedere se è realmente accaduto o no, che cosa è realmente accaduto o cosa potrebbe essere stato inventato; ma questo riguarda qualsiasi fatto storico; ed è possibile farlo anche sul “caso” Cristo.

Cosa c’è in gioco?
Se Cristo è risorto, se quindi è Dio-fatto-uomo, allora qui ci troviamo di fronte non ad una teoria tra le tante, in cui eventualmente scegliere qualcosa a piacimento, ma è la verità assoluta (Dio infatti non può sbagliarsi).
In Cristo si rivela allora pienamente il senso della nostra vita, il significato di ogni cosa della vita.
Cristo ha promesso che ritornerà nella gloria e tutto sarà sottoposto al suo “giudizio”.
L’uomo è chiamato all’eternità (questo non dipende da noi); ma se sarà un’eternità infinitamente felice (partecipando alla vita di Dio) o infinitamente disperata (inferno), dipende dalla nostra libera adesione o rifiuto di Lui, che è la “via, la verità e la vita”(Gv 14,6).
C’è dunque in gioco non solo la bellezza e la verità della vita presente, ma il nostro personale destino eterno. Non ci sarà un’altra vita per poter cambiare: ci giochiamo tutto qua, su questa domanda.
E’ una sfida totale, una scommessa su tutto (come direbbe B.Pascal): non si tornerà indietro.

Perché non credere?
Nonostante che siamo fatti per questa felicità e vita infinite; e nonostante che abbiamo, se vogliamo fare una ricerca seria, assai più motivi ragionevoli per credere piuttosto che non credere, non ci nascondiamo che possiamo essere tentati di non credere, oggi forse più che mai.
Proviamo a vedere qualche motivo:

  • perché voglio essere libero
    In realtà la libertà è una straordinaria capacità che Dio ci ha dato, affinché siamo responsabili di quello che facciamo (e quindi con meriti o colpe). Dio ci ha dato la libertà e non ce la toglie, perfino se ci facessimo del male. La libertà non è però il capriccio di fare semplicemente quello che si vuole, anche perché la libertà non può nulla contro la verità. Potremmo dire che la libertà sta alla verità come le gambe stanno alla strada: la libertà di andare fuori strada indica un difetto, un uso sbagliato della stessa libertà. Quindi tanto più sono nella verità, tanto più sono libero (cfr. Gv 8,32).

– perché non mi va, non mi piace, non lo sento
Abbiamo osservato che questo non può essere il criterio della vita. Come la vita stessa col tempo ci insegna, ciò che ci edifica, che ci realizza davvero, non coincide sempre con quello che immediatamente ci piace.

  • perché è difficile.
    Certamente è più facile lasciarsi andare e vivere secondo la voglia del momento; ma abbiamo appena detto che questa non è la posizione più intelligente dell’uomo. Seguire Cristo non è certamente facile, lui stesso ha detto che la “porta” che conduce alla vita è “stretta” ed occorre uno sforzo, oltre alla sua grazia (Lc 13,24); tanto più che, dal “peccato originale” in poi c’è in noi anche una resistenza, una fatica ed una tentazione diabolica contraria al cammino della verità, pur essendo fatti per questo.

– perché non vedo cosa c’entra con la vita
La fede, come vedremo in seguito, non è un dato acquisito una volta per sempre: occorre conoscere sempre meglio la verità che è Cristo e cercare di farne anche sempre più esperienza. Per questo, se si rimane con qualche nozione superficiale, non si capisce cosa la fede implichi e cosa cambi nella vita concreta di un uomo. Una fede superficiale, staccata dalla vita, rischia di essere smarrita.

– perché qualcosa o qualcuno mi ha scandalizzato
Molte volte ci sono pregiudizi contro la fede e contro la Chiesa, spesso appositamente orchestrati per farci perdere la fede. Dobbiamo allora essere più informati su come stanno realmente le cose (ad esempio su certe questioni storiche). Se poi noi abbiamo fatto qualche incontro con cristiani che effettivamente ci hanno scandalizzato, dobbiamo cercare di capire che sarebbe stupido precluderci il cammino della vita eterna perché c’è qualcuno che non è coerente col Vangelo (potremmo banalmente dire: peggio per lui!). La verità infatti rimane quella, anche se chi me l’annuncia non la vivesse.

– perché c’è il male nel mondo
Questo è uno dei problemi più difficili. Qua diciamo solo che il vero male del mondo è il male morale, cioè quello fatto dagli uomini; e questo è proprio il frutto della disobbedienza a Dio, cioè il frutto di un abuso di libertà (che Dio, abbiamo detto, continua a rispettare, salvo il giudizio finale).

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Fonte: San Damiano
– perché c’è il male nel mondo
Questo è uno dei problemi più difficili. Qua diciamo solo che il vero male del mondo è il male morale, cioè quello fatto dagli uomini; e questo è proprio il frutto della disobbedienza a Dio, cioè il frutto di un abuso di libertà (che Dio, abbiamo detto, continua a rispettare, salvo il giudizio finale).

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Nel tessuto divino

Un “ben ritrovati” a tutti voi dopo le vacanze estive. Estive? Soltanto per una parte d’Italia per il resto… ogni dubbio è lecito. Diciamo ‘vacanze’ e basta.

Per quanto riguarda me, non sono andata in vacanza, avevo un impegno più urgente e importante: stare accanto a mio marito, ricoverato. Abbiamo passato momenti difficili, ma ora, grazie a Dio, lui sta molto meglio anche se fra alti a bassi!

Dopo l’intervento all’ospedale fu trasferito all’istituto di riabilitazione, detto familiarmente “il Kennedy”, qui a Crema. Li si sono evidenziati dei problemi seri per la sua salute. Il primo giorno mi sono fermata nella cappella a pregare, poi il mio sguardo è caduto sulla statua di Gesù, mi sono alzata e ho messo la mia mano nella Sua: “Gesù, questa prova è troppo grande per me, sono stanca e ho paura, non lasciare la mia mano, tienila incollata alla Tua.”

Nelle lunghe ore di attesa vicino a lui mi sono chiesta spesso come è possibile affrontare simili dolori –e peggiori ancora- senza avere la certezza della presenza di Dio, e sentirla. Anche nei momenti più difficili ero avvolta dalla serenità nel profondo del mio cuore, ero frastornata, certo, stanca e triste anche, ma mai disperata perché sapevo di poter contare su una schiera di amici che pregavano per lui, per noi.

Come si può vivere, e ancora peggio, morire, senza di Lui…?

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Immagino che avete letto qualcosa sull’incontro di una trentina di donne… vero o no?? Se n’è parlato qui: Qualcosa è successo e qui: “Come sei bella, amica mia, come sei bella!” (Ct 4:1) e ancora Accade inaspettato e per finire “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” .

Ebbene, volevo parteciparvi fin dall’inizio, in realtà, e per ovvi motivi, avevo rinunciato. Accadde però che due giorni prima, lo stato di salute di mio marito è migliorato. Il giorno precedente all’incontro, 26 agosto, il medico mi ha confermato che Domenico stava migliorando, il pericolo era scongiurato, e così ho potuto essere una di loro, quella del 90° minuto. Deo gratias!

Un’incontro fra donne è potenzialmente pericoloso! Cosa mi metto? I miei capelli sono un disastro:help! I chili in più sono troppi, si vedranno (eccerto! Non c’è TAC che tenga in confronto agli occhi delle femmine)? Cavolo, mi manca lo smalto giusto, etc. etc. …all’infinito.

I miei capelli erano veramente un disastro con ricrescita (brrr…), avevo un solo paio di pantaloni puliti e stirati, idem per la maglietta, il resto era sullo stendibiancheria e bagnato. Se mi avessi rovesciata qualcosa addosso…beh, meglio non pensarci.

Invece… una volta arrivata in quel posto splendido, scesa dalla macchina, abbracciata la prima, la seconda, la terza, tutti questi “problemi” sono svaniti. Sono stata risucchiata dal noi e mi sono dimenticata dell’ io, un piccolo passo verso l’umiltà. Ecco l’importanza di un gruppo che ha come base Lui, Cristo, che abbiamo avuto la grazia di ricevere durante la Santa Messa. Un finale con i fiocchi, l’essenza del nostro “essere amiche”.

Per me è stato un giorno che valeva più di una vacanza… sono stata coccolata e amata, ho vissuto un riposo e un ristoro dell’anima, un’iniezione d’amore nel Suo nome. La comunione dei santi inizia qui, sulla terra.

Grazia, pura grazia!

Accettare me stesso e accettare l’altro vanno insieme: solo accettando me stesso nel grande tessuto divino posso accettare anche gli altri, che formano con me la grande sinfonia della Chiesa e della creazione. Io penso che le piccole umiliazioni, che giorno per giorno dobbiamo vivere, sono salubri, perché aiutano ognuno a riconoscere la propria verità ed essere così liberi da questa vanagloria che è contro la verità e non mi può rendere felice e buono. 

Benedetto XVI 

Discorso del 23 febbraio 2012

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Quelli che sanno …

Ci sono quelli che sanno di avere un camice bianco,
nonostante la coscienza,
falsi e moderni Ippocrate
cresciuti senza speranza
e che non giurano più per la vita …
sembra che dicano qualcosa
ma è solo l’ululare del branco,
un famelico aborto di parole,
come quello che praticano da sempre
anche se c’è un battito da salvare,
e hanno già chi li condanna …

Ci sono quelli che sanno di strisciare come i serpenti
sulla sacertà di un suolo maledetto,
anime di burattini,
pezzi di ripugnanza,
che si decompongono alla luce del sole …
come vampiri assetati di egoismo
di sesso
che abusano della parola amore
o la gettano in un cassonetto
e scandalizzano donne e bambini … Continua a leggere

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La tentazione e “liberaci dal male”!

amen“E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”

1. Cos’è’ la tentazione?
Per comprendere cosa sia la tentazione è innanzitutto necessario spiegare che la traduzione della frase “non indurci in tentazione” non è la più esatta; essa potrebbe creare una ambiguità di interpretazione. Affermare che Dio sia causa della tentazione è errato, infatti è impossibile che Dio tenti l’uomo al male. Una spiegazione chiara ci è data da S. Giacomo quando scrive “Nessuno quando è tentato dica: sono tentato da Dio, perché Dio non può essere tentatore del male e non induce nessuno al male. Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce” (Gc 1,13-14). Alla luce di tale affermazione si può con certezza dire che l’interpretazione più esatta della frase è: “Fa che non entriamo in tentazione”; chiediamo cioè al Padre di allontanare il male da noi, lo supplichiamo di non entrare nelle prospettive del tentatore, di non venire a patti con lui, di concederci la grazia di resistere al male conservandoci fedeli.
Chiarito il senso della frase cerchiamo ore di capire cosa si intende con il termine tentazione. In greco ha un duplice significato: tentazione e lotta. Nel greco biblico il verbo “tentare” ha il significato di provare, saggiare, come dice S. Paolo nella 2. lettera ai Corinzi: “Tentate voi stessi se siete nella fede” (2 Cor 13,15). La parola tentazione quindi può avere questi significati: tentazione vera e propria, lotta o prova. Il termine può essere compreso in pienezza se lo mettiamo in stretta correlazione con la seconda frase della petizione: ma liberaci dal male. Tutto il contesto è una implorazione di salvezza, una invocazione a chiedere perdono. Tale preghiera può essere così tradotta: non lasciarci in balia della prova, non abbandonarci quando ci provi, soccorrici nella nostra debolezza quando ci provi e perdona tutte le nostre debolezze dinanzi ad essa. Alla luce di tali interpretazioni la tentazione non è per se stessa peccato, lo diventa quando cediamo ad essa. La chiave di lettura dell’intera petizione sta in quel indurre, che significa stare in guardia perché Satana non ci sorprenda distratti e ignari del pericolo. Stiamo chiedendo a Dio di non lasciarci prendere la strada che conduce al peccato, nella lotta tra carne e spirito. Chiediamo a lui aiuto, consapevoli della nostra debolezza, ricordandoci che lo spirito è pronto, ma la carne è debole. Continua a leggere

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Ho sete di Dio

La vita è un continuo incontro. Di qualcuno vorremmo fare tranquillamente a meno, altri invece si possono rivelare decisivi per la nostra vita. Ma tutti sono importanti, se sappiamo individuare il bene per noi che si nasconde dietro a delle parole o dei gesti.

Così è stato anche per padre Nouwen che un bel giorno si vede piombare nel suo ufficio un tizio di nome Fred Bratman, inviato dal “New York Times”, edizione domenicale per la zona del Connecticut. Si siedono e il Padre, da subito, provò un misto di irritazione e attrazione verso questo giovane. Lui percepiva che a quel giornalista non importava proprio nulla dell’intervista, sicuramente avrebbe voluto passare la giornata in tutt’altro modo, ma il suo lavoro era questo, e non si discute. Punto! Ora, non è che sia il massimo del piacere per l’intervistato di percepire la totale indifferenza e una mancanza di qualsiasi coinvolgimento da parte di Fred e mentre lui deponeva gli appunti nella sua cartella, padre Nouwen incominciò a provare compassione per lui: “Mi dica, le piace il suo lavoro?” Il giovane gli confidò che “No, non mi piace!”, ma doveva guadagnarsi i soldi per vivere… Ma non era del tutto vero, aggiunse anche che scrivere gli piace e questa intervista avrebbe avuto qualche interesse per lui, se solo avesse potuto usare il vocabolario suo e senza dover contare le parole…insomma, come doveva raccontare la vita ricca di eventi di una persona come padre Nouwen, in solo 750 parole? Impossibile!, e nella voce di Fred c’era tutto il suo scoraggiamento. Il padre capì che il giovane era sul punto di abbandonare i suoi sogni per vivere una vita mediocre.

A partire dal giorno dell’intervista nacque un’amicizia profonda, padre Nouwen si prese cura di lui, incominciarono a frequentarsi spesso e, ovviamente, parlarono anche di religione, della fede. Fred era ebreo, ma non praticante, il padre conobbe i suoi amici e viceversa. Un mondo variopinto nel quale uno imparava dall’altro e, nella diversità, sono riusciti a trovare il vero incontro.

Passarono gli anni tra vicende dolorose, alti e bassi come tutti noi conosciamo, ma l’amicizia fra i due si faceva ancora più profonda e forte, insieme al loro esplicito desiderio di una comune base spirituale. Ecco che cosa racconta Padre Nouwen:

“Un giorno, mentre passeggiavamo nella Columbus Avenue a New York City, Fred si girò verso di me e disse: Perché non scrivi qualcosa sulla vita spirituale, per me e i miei amici?”. Fred conosceva bene la maggior parte dei miei scritti. Mi aveva dato spesso validi consigli sulla forma e sullo stile, ma raramente si sentiva coinvolto dal contenuto. Come ebreo che viveva nel mondo secolare di New York City, non poteva trovare molto conforto o sostegno in parole che avevano una esplicita matrice cristiana ed erano chiaramente basate su una lunga vita nella Chiesa. “Cose sostanzialmente buone” diceva spesso “ma che non fanno per me”. Egli sentiva fortemente che la sua esperienza e quella dei suoi amici esigevano un’altra intonazione, un altro linguaggio, una diversa lunghezza d’onda spirituale. Continua a leggere

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Medjugorje: Commissione chiude lavori

Medjugorje-Science-Ivan2005Dopo anni di polemiche, divieti, infinite valutazioni pro e contro le  presunte apparizioni mariane nella piccola cittadella bosniaca, la Commissione internazionale istituita da Benedetto XVI e presieduta dal card. Camillo Ruini, per “vederci chiaro”sulle manifestazioni mariane nel Santuario, meta di pellegrinaggio per milioni di fedeli in Bosnia, ha concluso i lavori. L’esito dello studio ora sarà sottoposto alla Congregazione per la Dottrina della Fede per avere una posizione ufficiale della Santa Sede. Senza anticipare nessun giudizio, vorrei presentare alla vostra cortese attenzione, il luogo, dove presumibilmente la Madre di Dio appare, lanciando all’umanità messaggi, richieste di preghiere per la conversione dei peccatori.  Anche Betlemme prima della nascita di Gesù era un paesello sconosciuto: “il più piccolo tra i capoluoghi di Guida”. Lì, il Salvatore è venuto alla luce, facendo diventare quel villaggio sconosciuto alla geografia politica e strategica, meta di pellegrinaggi da ogni parte del mondo. Dio si serve delle cose piccole per rivelare la sua potenza. Continua a leggere

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La corazza di S. Patrizio

image007Nel 433, S. Patrizio si dirigeva con un gruppo di seguaci alla corte del Re. Avendo avuto sentore che i druidi preparavano un’imboscata per ucciderlo, egli pregò invocando la protezione divina. Racconta la tradizione che quando il Santo passò davanti ai druidi nascosti, questi videro soltanto un cervo attorniato da alcuni cerbiatti. Ecco perché questa preghiera è passata alla storia come Il grido del cervo (Fàeth Fiada), oppure come La corazza di S. Patrizio. Continua a leggere

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Il vostro parlare sia sì sì, no no…

Tolleranza, bellissima parola. Ma usata troppo spesso per nobilitare la soddisfatta indifferenza degli agnostici e la pigrizia e il dubbio dei credenti. Molti cristiani credono che essere tolleranti significhi sforzarsi di essere tollerabili. Così, per farsi tollerare annacquano il loro vino e diluiscono il loro lievito. (Thomas  S. Eliot)

163513_383245995121946_1211347015_nC’è una parola che nella società contemporanea  ha conosciuto un successo senza precedenti, la  parola  “dialogo”. Una significativa parte del mondo cattolico si è lanciata in una specie di epopea del dialogo a tutti i costi. Sono sempre di più i cattolici che pensando di essere moderni e aperti,  credono che la carità cristiana imponga di astenersi dal giudicare se una certa religione è vera o falsa, se una certa ideologia è giusta o sbagliata, e tutto ciò in nome del dialogo. Par quasi che per essere buoni cattolici si debba parlare con entusiasmo di ogni religione, tranne che della propria. Si giustifica così una certa visione del cattolicesimo, completamente svirilizzato, per la quale non si sarebbe cristiani se non si accettasse il dialogo a qualunque costo, se non si rinunciasse ai propri principi pur di non urtare gli altri. Gesù era umile, ma non pusillanime. Il Nuovo Testamento ha parole terribili per i vili, coloro che non si espongono e non sono pronti allo scontro quando necessario:  (Ap. 3,16). Continua a leggere

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Con quale autorità?

Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. “Onora tuo padre e tua madre”, è questo il primo comandamento associato ad una promessa: “perché tu sia felice e goda di una lunga vita sopra la terra”.   (Ef. 6,1-3)

617032_erziehen-kein-kinderspielStiamo navigando senza bussola in mare aperto. Abbiamo disimparato l’arte di educare, le norme comuni sono andate perdute e si è diffusa la convinzione che la scuola penserà a tutto, che i bambini cresceranno comunque, in un modo o nell’altro. Oggigiorno i giovani non vengono più allevati, ma si limitano a crescere. Sono circondati da educatori impersonali e onnipresenti, come la televisione o le lusinghe della moderna società dei consumi. Continua a leggere

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Guerre e rumori di guerre

di Andrea Torquato Giovanoli

«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa» (Matteo 10,34-36).

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Stamattina, pregando il Benedictus, meditavo come alcuni versetti di quest’inno (Luca 1,71 in particolare: «salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano») riflettano bene la situazione contemporanea della Chiesa.

Come Israele, che dopo l’entrata nella terra promessa iniziò ad essere avversa alle nazioni contigue, le quali a turno cominciarono a muovergli contro costringendolo a lunghi periodi di snervante ostilità armata; così la Chiesa, che lungo tutto il corso della sua storia, ma specialmente dall’avvento dell’illuminismo in poi, ha vissuto un accanimento crescente nei propri confronti, il quale oggi giorno sembra aver quasi raggiunto l’acme. Continua a leggere

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Digiuno e penitenza per la pace in Siria

All’Angelus di domenica 1° settembre 2013, preceduto dal vertice sulla Siria di sabato 31 agosto tra i capi della diplomazia vaticana e il Papa, il Pontefice ha lanciato «un forte appello per la pace», condannando insieme ogni ricorso alla guerra in Medio Oriente e l’uso delle armi chimiche, e ha indotto una giornata di digiuno per tutti i cattolici per il prossimo sabato 7 settembre, ricordando che la Chiesa, se non rinuncia alle iniziative diplomatiche, si batte anzitutto con le armi della preghiera e della penitenza.

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A questo appello Papa Francesco ha voluto dare un forte carattere mariano: la data del 7 settembre – in cui dalle 19 alle 24 ci sarà una veglia in Piazza San Pietro «in preghiera e in spirito di penitenza» – è stata scelta, ha spiegato, perché quel giorno è «la vigilia della ricorrenza della Natività di Maria, Regina della Pace». E l’annuncio della giornata di digiuno, ha  ricordato Papa Francesco, è stato dato il 1° settembre, sessantesimo anniversario della miracolosa lacrimazione della Madonna delle Lacrime di Siracusa, che avvenne fra il 29 agosto e il 1º settembre 1953. Continua a leggere

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Trasfigurazione del Signore

carl-bloch-transfigurationLa Trasfigurazione, che nel Vangelo di san Luca segue immediatamente l’invito del Maestro: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua!” (Lc 9,23). Questo evento straordinario, è un incoraggiamento nella sequela di Gesù.

Luca non parla di Trasfigurazione, ma descrive quanto è avvenuto attraverso due elementi: il volto di Gesù che cambia e la sua veste che diventa candida e sfolgorante, alla presenza di Mosè ed Elia, simbolo della Legge e dei Profeti. I tre discepoli che assistono alla scena sono oppressi dal sonno: è l’atteggiamento di chi, pur essendo spettatore dei prodigi divini, non comprende. Solo la lotta contro il torpore che li assale permette a Pietro, Giacomo e Giovanni di “vedere” la gloria di Gesù. Allora il ritmo si fa incalzante: mentre Mosé ed Elia si separano dal Maestro, Pietro parla e, mentre sta parlando, una nube copre lui e gli altri discepoli con la sua ombra; è una nube, che, mentre copre, rivela la gloria di Dio, come avvenne per il popolo pellegrinante nel deserto. Gli occhi non possono più vedere, ma gli orecchi possono udire la voce che esce dalla nube: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!” (v. 35). Continua a leggere

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Prove tecniche di resistenza

Paul Miki und Gefährten

“Anche un popolo tradizionalmente cattolico può (…) avvertire in senso negativo, o assimilare quasi inconsciamente, i contraccolpi di una cultura che finisce per insinuare un modo di pensare nel quale viene apertamente rifiutato, o nascostamente ostacolato, il messaggio evangelico”.


Sembra trascorso qualche decennio da queste parole. In realtà sono state pronunciate da Benedetto XVI poco più di due anni fa, durante la visita pastorale ad Aquileia e Venezia. Continua a leggere

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Come è nato il culto alla Madonna?

illus-309tb.picIl culto alla Vergine Maria nel corso dell’anno liturgico è una costante ricorrente e molto importante. Questa devozione ha radici antiche che ci riportano ai primi secoli dell’epoca cristiana. Già nel periodo a cavallo tra III e IV secolo compare la prima preghiera a Maria: il “Sub Tuum Praesidium”, anche nota in italiano “Sotto il tuo manto”. Questa è la preghiera a Maria più antica che si conosca e ciò è testimoniato da alcuni documenti; ad esempio ne è testimonianza il papiro copto che la riporta.

Il culto mariano nacque probabilmente in Oriente e si diffuse nell’Occidente attorno al IV secolo. Molto importanti furono tutti quegli approfondimenti teologici e quei dibattiti che avvennero durante i primi Concili. Questi (in particolare Nicea nel 325, Costantinopoli I nel 381, Efeso nel 431 e Calcedonia nel 451) videro degli approfondimenti sulla figura di Gesù e sul suo mistero. Parallelamente l’approfondimento era anche su Maria perché parlare ad esempio della vera umanità di Cristo, vuol dire toccare anche la sua nascita e questa coinvolge a sua volta la Vergine. Continua a leggere

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Il silenzio è…

der-heilige-bruno-francisco-ribalta-1600-commons-wikimedia-orgIl silenzio è mitezza: 
quando non rispondi alle offese,
quando non reclami i tuoi diritti,
quando lasci a Dio la tua difesa e il tuo onore.

Il silenzio è magnanimità: 
quando non riveli le colpe dei fratelli,
quando perdoni senza indagare nel passato,
quando non condanni, ma intercedi nell’intimo.

Il silenzio è pazienza: 
quando soffri senza lamentarti,
quando non cerchi consolazioni umane,
quando non intervieni, ma attendi che il seme germogli.

Il silenzio è umiltà: 
quando taci per lasciare emergere i fratelli,
quando celi nel riserbo i doni di Dio,
quando lasci che il tuo agire sia male interpretato,
quando lasci ad altri la gloria dell’impresa.

Il silenzio è fede: 
quando taci perché è Lui che agisce,
quando rinunci alle voce del mondo per stare alla Sua presenza,
quando non cerchi comprensione perché ti basta essere conosciuto da Lui

Il silenzio è saggezza:
quando ricorderai che dovremo rendere conto di ogni parola inutile,
quando ricorderai che il diavolo è sempre in attesa
di una tua parola imprudente per nuocerti e uccidere.

Infine, il silenzio è adorazione:
quando abbracci la Croce, senza chiedere il perché,
nell’intima certezza che questa è l’unica via giusta.

(un missionario laico)

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Il caso si chiama Dio!

Schöpfung-12Ogni giorno, in tutte le scuole di ogni ordine e grado del mondo occidentale, si insegna la teoria evoluzionista come un dato di fatto, pacificamente accettato e ampiamente dimostrato. Dopo Darwin (il biologo inglese che nel 1859 formulò la teoria dell’evoluzione), la vita non è più considerata creatura di Dio, ma frutto dell’evoluzione continua della materia, auto-sussistente ed auto-organizzata. Il mistero della vita, si insegna, è stato risolto ed è perfettamente spiegato nei testi di biologia dei nostri ragazzi, nei documentari naturalistici o nei trattati di neuroscienze che riducono il pensiero umano e l’autocoscienza a banali reazioni biochimiche. Che cosa rispondere ai nostri ragazzi? Nella natura osserviamo le tracce di un “disegno intelligente” o piuttosto i tratti beffardi di uno scarabocchio senza autore? Continua a leggere

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Regina della pace, l’arma di Dio

Premessa: gli errori grammaticali, le sviste e qualunque parola non esatta, sono espressamente voluti. :-)

Medjugorje-GnuckxPer poter riuscire a comprendere che cosa mi sia accaduto, devo iniziare il mio racconto su Medjugorje parecchio tempo prima, altrimenti perderebbe la grandezza della tattica usata da Dio per cambiare radicalmente la mia vita. Tuttavia cercherò di condensare la testimonianza il più possibile e aggiungo che mi costa moltissimo raccontare questi fatti perché sono un grande tesoro nascosto nel mio cuore e spero soltanto che possa essere di aiuto a maggior gloria di Dio e di Maria:

Avevo conosciuto Domenico, il mio fidanzato di allora e oggi mio marito, quasi al termine del mio soggiorno a Milano per svolgere il mio incarico da ragazza alla pari. Grazie a lui ho sentito parlare per la prima volta approfonditamente della religione cattolica, in un periodo poi, nel quale la fede mi era del tutto indifferente per vari motivi. Le sue parole echeggiavano nella mia mente una volta seduta in treno per tornare in Germania ed ero immersa in una profonda nostalgia e tristezza.

Tornata a casa mi sono riavvicinata alla mia vecchia comunità protestante per finire ad esser impegnata al massimo nelle attività del Centro di Evangelizzazione staccato da tutte le chiese ed autonomo, senza quindi percepire un sostenimento dallo stato. Ma come se non bastasse, ho anche accettato di lavorare per loro coprendo varie mansioni, da articoli per il giornale alle trasmissioni via radio e segretaria tuttofare.

Continuavo ad aggiornare Domenico sulle mie esperienze con Dio, ero piena di entusiasmo e finalmente tornata nel mio vecchio ambiente. Dalle sue lettere incominciò a trasparire la paura di perdermi e io, presa dalle tante attività, sentivo che qualcosa stesse per cambiare, per finire. Continua a leggere

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“Vieni, Gesù Bambino!”

ledochowska_mariatheresiaMaria Winowska (che fu amica di Giovanni Paolo II, ed è una apprezzata scrittrice di agiografia) ha pubblicato questo racconto vero che le fu narrato da un parroco ungherese.”Chiunque potrebbe prendermi per pazzo o per un esaltato – le disse P. Norbert – se non ci fossero trentadue scolaretti a testimoniare la verità dell’accaduto”.

“Nella mia parrocchia in Ungheria, un piccolo paese di 1500 anime, da dove poi mi scacciarono, successe una volta un fatto strano. La maestra elementare era una militante atea. Tutte le sue lezioni erano imperniate sul tentativo di eliminare Dio dalla vita di quei bambini, per farne dei giovani atei. Ogni occasione era buona per sminuire la nostra Santa Religione, deriderla e screditarla.

I bambini intimiditi non osavano difendersi. Le loro famiglie erano credenti e fedeli nell’adempimento dei loro doveri religiosi. In genere, le sciocchezze con cui la maestra, signorina Gertrud, bombardava continuamente i bambini, non avevano un grande effetto su di loro. Io in parrocchia mi impegnavo con tutte le mie forze a sostenere spiritualmente i bambini per abituarli a ricevere spesso il Sacramento della Comunione e, caso strano, la signorina Gertrud sembrava avere un fiuto misterioso per individuare chi si era comunicato e queste sue “pecore nere”, come lei le chiamava, le trattava con sfrenata rabbia. Continua a leggere

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Sant’Ambrogio: Vescovo e Dottore della Chiesa

Ambrosius (1)Il santo Vescovo Ambrogio – del quale vi parlerò quest’oggi – morì a Milano nella notte fra il 3 e il 4 aprile del 397. Era l’alba del Sabato santo. Il giorno prima, verso le cinque del pomeriggio, si era messo a pregare, disteso sul letto, con le braccia aperte in forma di croce. Partecipava così, nel solenne Triduo pasquale, alla morte e alla risurrezione del Signore. «Noi vedevamo muoversi le sue labbra», attesta Paolino, il diacono fedele che su invito di Agostino ne scrisse la Vita, «ma non udivamo la sua voce». A un tratto, la situazione parve precipitare. Onorato, Vescovo di Vercelli, che si trovava ad assistere Ambrogio e dormiva al piano superiore, venne svegliato da una voce che gli ripeteva: «Alzati, presto! Ambrogio sta per morire…». Onorato scese in fretta – prosegue Paolino – «e porse al Santo il Corpo del Signore. Appena lo prese e deglutì, Ambrogio rese lo spirito, portando con sé il buon viatico. Così la sua anima, rifocillata dalla virtù di quel cibo, gode ora della compagnia degli angeli» (Vita 47)In quel Venerdì santo del 397 le braccia spalancate di Ambrogio morente esprimevano la sua mistica partecipazione alla morte e alla risurrezione del Signore. Era questa la sua ultima catechesi: nel silenzio delle parole, egli parlava ancora con la testimonianza della vita. Continua a leggere

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La medaglia miracolosa

Rendono viva e palpabile l’esperienza della fede. Sono le devozioni popolari, dettate dal Cielo, che resistono al tempo e alla derisione.
E alle accuse di superstizione. La “Medaglia miracolosa”: piccola, bellissima icona che rappresenta l’intera storia della salvezza.

Il Concilio Vaticano II ha giustamente richiamato alla centralità del mistero della salvezza imperniato su Gesù Cristo, nel culto liturgico e in quello privato. Questo ha fatto guardare talvolta con sospetto alle tante “devozioni” che caratterizzano da sempre le espressioni concrete della vita di fede. Eppure, se bene intese, esse non solo non ostacolano il giusto rapporto con il Dio trinitario nel Quale crediamo, ma anzi, esprimendolo in simboli, rendono viva, palpabile, l’esperienza stessa del nostro credere. Il ruolo delle devozioni è così rilevante che spesso esse ci sono state suggerite dall’Alto nel corso di apparizioni o di rivelazioni private, poi approvate e riconosciute dalla Chiesa. Per questo vale la pena di rivisitarne alcune.  Continua a leggere

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Qualche ragione per credere

Un ANNO della FEDE: qualche ragione per credere (I)

Non siamo fatti per il vuoto. La nostra natura più profonda si ribella alla mancanza di senso, anzi alla non corrispondenza tra il senso per il quale siamo stati creati (ccc,1), e quelli artificiali che di volta in volta cerchiamo di darci.

La disperazione esistenziale, oggi così diffusa anche tra i giovani, è legata al fatto che non sappiamo cosa farcene della vita e della libertà,  avendo rinunciato all’unico senso che questa può avere.

Il bisogno di infinito, che si riflette nella nostra incessante ricerca di felicità e bellezza, appartiene a tutti – fingono coloro che dichiarano di non averne necessità. Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l’uomo e soltanto in Dio l’uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa (ccc,27).

La rivelazione giudeo-cristiana ha portato nuove risposte alle domande di sempre, ma ha posto anche nuove domande alla ragione umana, costringendola a prendere atto che la realtà è principalmente una questione d’amore, che il motore stesso della conoscenza umana è una questione d’amore. L’incontro fecondo tra fede e ragione permette, quindi, di inoltrarsi nel mistero della realtà creata (ccc,50).

Ma perché dovremmo realmente interrogarci sull’esistenza di Dio? 

Rifletti su questo: se Dio esiste Egli è tutto e tutto esiste per mezzo di Lui, se Dio esiste gli devi tutto, se Dio esiste devi aspettarti tutto da Lui (ccc,34). E dopo trai le tue conclusioni.

Si può dunque affermare senza timore di cadere nel panteismo (corrispondenza assoluta tra Dio e il mondo) , che tutte le cose sono in Dio e che Dio crea e mantiene in vita tutte le cose create (ccc,279). Ciò serve, inoltre, a spiegare perché nella stessa misura in cui retrocede la fede, diminuisce nel mondo la conoscenza della verità e perché le società che dimenticano Dio, vedono presto il loro orizzonte coprirsi di tenebre; come la storia umana efficacemente  insegna. Per questo la religione è stata considerata da tutti gli uomini e in ogni tempo la base indistruttibile delle società umane (ccc,28). Secondo Platone: “chi estirpa la religione, mina alle fondamenta ogni società umana.”

La fede e la ragione sono come due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. E’ Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso. (Giovanni Paolo II – Fides et Ratio)

A cura di Palmiro CLERICI

ccc = catechismo della Chiesa Cattolica

Segue II

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Il Rosario di Grignion de Montfort

Missionario, Grignon de Montfort risaliva la Senna su una imbarcazione dove si ammucchiavano almeno 200 persone, ridendo in maniera grottesca e cantando canzoni blasfeme. Trovandosi da qualche tempo in questo via vai di commercianti e pescatori, il signor di Montfort cominciò a collocare il suo crocefisso in cima al bastone. Poi, prosternandosi, gridò: “Coloro che amano Gesù Cristo si aggiungano a me per adorarlo.”

Delle scrollatine di spalle e degli sberleffi furono la risposta. Allora, girandosi verso il fratello Nicola: “In ginocchio, gli dice, e recitiamo il rosario!”. Sotto una valanga di ingiurie, i due uomini, a capo nudo, il viso raccolto e tranquillo, sgranano le Ave Maria. Terminato il primo rosario, il Santo si alza e con una voce dolce invita gli astanti ad unirsi a lui per invocare Maria. Nessuno si mosse, ma le grida cessarono quando ricominciò la preghiera. Man mano che le invocazioni “Santa Maria, prega per noi peccatori” si succedevano, il volto del santo si trasfigurava.

Concluse le cinque nuove decine, si poteva osservare nel suo sguardo una tale supplica e, nella sua voce tanta autorità che, quando implorò gli astanti a recitare il terzo rosario, tutti caddero in ginocchio e ripeterono, docilmente, quelle soavi parole, dimenticate sin dall’infanzia. Il santo prete poté rallegrarsi: da un teatro di oscenità, aveva creato un santuario; sulle labbra abituate a bestemmiare, vi aveva riportato il nome di Maria.

Recueil Marial (Raccolta Mariana), 1975 p. 12

 

 

Carissimi, nei prossimi giorni sono molto impegnata in varie faccende e non posso garantire la regolarità delle pubblicazioni. Ma prima o poi arrivano sempre!

Grazie per la vostra comprensione e l’affetto,

Karin

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Fatima: Miracolo del Sole

“Io sono la Madonna del Rosario. Continuate a recitarlo tutti i giorni… È necessario che i peccatori si convertano, che chiedano perdono dei loro peccati”.

Questo è il primo messaggio della Vergine ai tre pastorelli.

La Madonna, per il 13 Ottobre, aveva promesso ai veggenti di Fatima un grande miracolo, affinché tutti credessero: man mano che si avvicinava il giorno fatidico, l’attesa diventava sempre più impaziente e mobilitava folle mai viste precedentemente. Riferisce il giornale portoghese ‘O Dia’ in un reportage del 19 Ottobre 1917, che oggi sappiamo essere stato citato da Dona Madalena de Martel Patricio: “Si erano spopolati paesi, villaggi e città vicine. Fin dalla vigilia sulle strade gruppi di pellegrini si avviavano Fatima…”.

E il giornale ‘O Seculo’, per la penna di Averlino de Almeida, dà questa descrizione: “Sulla strada s’incontrano i primi gruppi di pellegrini che vanno verso il luogo santo, distante ben più di venti chilometri. Uomini e donne sono quasi tutti scalzi. Al sorger dell’alba, nuovi gruppi si avviano intrepidi e attraversano l’abitato, il cui silenzio viene rotto dall’armonia dei loro canti. Il sole nasce, ma la volta del cielo minaccia la pioggia. Le nubi nere si ammucchiano proprio verso Fatima, ma nulla può arrestare coloro che, da tutte le strade e con tutti i mezzi di locomozione, confluiscono al paese. A mezzogiorno del 13 Ottobre 1917 la vallata era un mare di gente: era piovuto durante tutta la notte e continuava a piovere, ma l’attesa era grande…, anche se qualcuno era venuto per deridere e assistere allo spettacolo del grande fiasco”. Continua a leggere

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LA CRISI DELLA FEDE- Padre Livio intervista Mons. Maggiolini

Presentiamo la trascrizione dell’intervista a Mons. Alessandro Maggiolini (compianto vescovo di Como), condotta da Padre Livio Fanzaga dai microfoni di Radio Maria. L’intervista ha per tema il libro di Mons. Maggiolini che fa riferimento all’interrogativo che troviamo nel Vangelo di Luca: “Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.

In un momento di forte crisi, di tramonto delle ideologie, di smarrimenti e insicurezze, anche il Cristianesimo e la Chiesa sembrano in pericolo, ridotte a un gruppo di affezionati, mentre la fede viene spesso presentata in forma parziale e annacquata, palese sintomo di una incalzante crisi di fede.

 

“Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla Terra?”

 

PADRE LIVIO – Abbiamo con noi Mons. Maggiolini, vescovo di Como. Come sapete a Mons. Maggiolini è stata affidata proprio alla sua competenza – nella stesura del Catechismo della Chiesa Cattolica – quella parte che riguarda i Novissimi, cioè le ultime realtà della storia, della Chiesa e anche della vita umana. Con questo libro tascabile, edito da Bompiani, Mons. Maggiolini tocca le tematiche che riguardano, non soltanto la fine dei tempi, ma la presenza della Chiesa oggi. Prendendo lo spunto da una frase del Vangelo che proprio Paolo VI aveva fatta sua in un momento di difficoltà e di crisi della Chiesa, Mons. Maggiolini ha cercato di interpretare il momento storico attuale della Chiesa. Siamo in un momento di crisi della fede e di perdita della fede? Quali sono le prospettive, quali sono gli sbocchi di questa lotta? Sembrerebbe una lotta fra il bene e il male che in questo momento sembra attaccare la Chiesa in modo tale che il Sinodo dei Vescovi ha detto – per quanto riguarda l’Europa – che siamo di fronte a un’apostasia silenziosa. Ecco, eccellenza, noi la salutiamo e iniziamo chiedendole: perché questo titolo così drammatico nel suo libro?

MONS. MAGGIOLINI – Perché ho l’impressione che quando si parla della storia umana e della Chiesa dentro la storia umana anche alcuni teologi sembra che si anestetizzino e che dormicchino. Cioè, pensano alla storia come qualcosa che si evolve lemme lemme, tutta facile, mentre se si guarda alla Sacra Scrittura e alla Tradizione vediamo che la storia è lotta e dramma. L’attore principale è Dio, però c’è anche il demonio e c’è quell’enigma che è la libertà umana, la quale può dire di sì o di no alla proposta di Dio. Di conseguenza scatta un combattimento, una lotta, un dramma che non può essere evitato. Se viene evitato vuol dire che si passa accanto alla storia o sopra la storia, non si è dentro il divenire umano e cosmico.

Oggi l’uomo vuole rendersi autonomo da Dio.

PADRE LIVIO – Eccellenza, la domanda che a me preme di più è questa: nella sua lettura dell’attuale situazione della Chiesa e della cristianità, lei vede in atto una crisi di fede?
MONS. MAGGIOLINI – Io vedo in atto una crisi di fede, su questo non ho dubbi. Anche perché non basta per avere la fede mantenere qualche “straccetto” colorato e mostrarlo per dire che si ha qualcosa d’altro. Manca la fede quando manca la certezza che Gesù Cristo è Figlio di Dio. Non più tardi di ieri c’era l’idea del musulmano filo-occidentale che diceva: “ma sì, fate il presepio perché anche i musulmani hanno Gesù…”. Certo, hanno Gesù, ma hanno Gesù come un profeta, non come figlio di Dio! A me un Gesù profeta o un Gesù maestro, un Gesù poeta o un Gesù filosofo non interessa proprio niente! A me interessa il Figlio di Dio che viene a salvarmi dai miei peccati e mi dà la grazia. La mia impressione è che si stia riducendo il cristianesimo a una bella dottrina facile, molto agevole da mettere in pratica, dopodichè del cristianesimo non rimane più niente. Continua a leggere

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Miracolo Eucaristico – Trani

Premessa:

Conosco Trani molto bene, ci è nato mio marito e li ha trascorso gran parte della sua infanzia, prima di venire a Milano con sua madre, milanese doc, dopo la morte prematura di suo marito.

Oltre a visitare quella incantevole cittadina con il Duomo stupendo a picco sul mare, mio marito mi aveva raccontato la storia del “miracolo dell’Ebrea”. Andammo a visitare la casa ormai trasformata in chiesetta dedicata a S. Andrea e mi ricordo benissimo l’ombra sulla parete che dal pavimento saliva all’incirca per 30 cm (e vado per difetto) come segno visibile fin dove era salito il sangue di Cristo, traboccando dalla padella. Ho avuto la grazia di vedere anche la padella incrostata, ma parlo di ca. 30 anni fa.

Oggi, andando su internet e cercando i segni tangibili di quel miracolo, non c’è quasi nulla. La teca, si, ma non ci sono foto dell’interno della chiesetta, della padella…  nulla!

Presuppongo che per rispetto verso gli Ebrei ed i non credenti, si eviti di dare scandalo, e chi mai è Dio che possa turbare gli animi?

Politically correct sono le parole d’ordine a patto poi a gridare: “Ma dov’era Dio durante i terremoti?”, “Dov’è Dio quando muoiono di fame e di torture migliaia di persone, bambini?”.

Credo che le persone che oggi stanno soffrendo atrocemente, lo stiano facendo per noi, sono i martiri del nostro secolo, e lo sono per noi, per la nostra vita eterna. Noi, che abbiamo tolto a Dio il diritto di parlarci, il piacere di mostrarsi a noi.

 

Miracolo dell’ ostia fritta. Presente nel Duomo di Trani, dedicata a Maria SS. Assunta

Nella Puglia, la regione delle Murge e del Tavoliere, del Gargano e della Penisola Salentina, vi è la città di Trani, che custodisce nella chiesa Cattedrale il Miracolo Eucaristico dell’ostia fritta. Il Duomo, risalente al XII secolo, intitolato a Maria SS. Assunta, il 28 aprile del 1960 è stato elevato a Basilica Minore da Sua Santità Giovanni XXIII.

La vicenda del miracolo eucaristico ci porta a sostare davanti ad un’altro monumento d’arte che corrisponde alla chiesa di S. Andrea (in origine di S. Basilio), costruzione meravigliosa, tutta in pietra, in stile romanico-pugliese, officiata ai primordi dai monaci Basiliani.
In questa chiesa, intorno al mille, epoca della maggiore concentrazione di immigrati ebrei in città, come ne fanno fede la chiesa di S. Anna (ex sinagoga, con l’ingresso principale ad oriente) e le varie denominazioni ebraiche delle vie (Giudaica, Sinagoga ecc…), incise sulla pietra viva e tuttora leggibili, si consumò il primo atto del sacrilego proposito, che sta all’origine dell’evento miracoloso.
Una donna ebrea, con la complicità dolosa o colposa di una cristiana, riuscì a mescolarsi tra i fedeli durante la liturgia e, recitando bene la parte della devota, si accostò alla comunione, con intenzione malvagia.

Ricevuta l’ostia consacrata per le mani del celebrante, tornò al suo posto. Invece di consumare la particela, evitando ogni minimo sospetto, finì per avvolgere l’ostia in un panno o fazzoletto. Terminata la celebrazione, con fare discreto, riprese la via di casa, portandosi quel sacro pane. L’intenzione era quella di irridere e schernire la fede dei cristiani nell’Eucaristia, attuando un empio disegno, concepito nella mente, covato nel cuore e attuato con atto sacrilego.
Giunta a casa, senza frapporre indugi, passò alla attuazione del piano satanico. Accese il fuoco, vi pose su una padella con olio e, quando l’olio cominciò a friggere, vi immerse la santa ostia. A contatto, con l’olio bollente, la particola divenne miracolosamente carne sanguinolenta e l’emorragia di sangue, chiamiamola così, non si arrestò immediatamente. Dinanzi a tale imprevista reazione e a tale folgorante mutazione, l’incredula donna ebrea, presa da tremore e terrore, in un primo momento, cercò di occultare il misfatto. Ma, poi, costatata l’impossibilità di disfarsi del corpo del reato, vinta dal rimorso, si sciolse in lacrime amare e fece risuonare per l’aria alte grida di dolore. Dalle vie adiacenti fu un accorrere di gente curiosa e sgomenta. Alla vista dell’accaduto, tutti rimasero trasecolati e la notizia del prodigio, in un baleno, fece il giro della città.
Qualcuno giustamente si precipitò ad informarne il Vescovo.
Il Pastore, sgomento per l’orrendo sacrilegio, si portò tosto sul posto, si prostrò in un gesto di adorazione e di implorazione, indisse una processione penitenziale di riparazione.

I resti dell’Ostia fritta furono devotamente raccolti e portati in Cattedrale in processione, tra due ali di folla, che andavano ingrossando strada facendo, come arteria di fiume che scende verso la foce.

La reliquia contenente una ostia fritta fu messa in un artistico reliquiario, dono del tranese Fabritio de Cunio, che ha la forma di una casetta, con quattro colonnine, sormontate da una cupoletta. Al centro del reliquiario vi è un tubicino di cristallo, dentro il quale, in un batuffolo di ovatta, si trovano due pezzi ineguali di ostia fritta. Il colore della parte superiore è bruno nerastro; il colore della parte inferiore è bruno rossastro lucente.
Con ogni probabilità la differenza di colore è imputabile o meglio ascrivibile alla diversa intensità di frittura cui le parti dell’ostia andarono soggette.
I due pezzi o frammenti sono ben visibili, per cui ognuno può rendersene conto ancora oggi.
Il Couet, in una raccolta in lingua francese, dal titolo: «Les Miracles Historiques du Saint Sacrament», Tourcoing 1898, scrive: «La città di Trani in Puglia, possiede in un ricco reliquiario d’argento, un’Ostia miracolosamente convertita in carne… L’Ostia si è conservata in questo stato, senza corruzione, alla grande ammirazione dei fedeli. È tradizione, fra gli abitanti di Trani, che Dio operò questo miracolo per confondere l’audacia sacrilega di una donna giudea, che voleva fare bruciare la divina ostia su una padella di ferro».
Sei episodi del Miracolo in questione (consegna della sacra particola all’ebrea; sacra particela fritta in padella e convertita in carne; processione di penitenza; processo all’ebrea; ebrea giustiziata; lotta degli angeli e dei demoni per il possesso della sua anima) si trovano raffigurati nel Palazzo Ducale di Urbino, opera del pittore toscano Paolo Uccello, che fu ad Urbino nel 1465.

Alla processione penitenziale del Venerdì santo, chiamata dal popolo «la processione grande», tutti i partecipanti erano obbligati a camminare a piedi nudi, compreso l’Arcivescovo. Una indiretta conferma al miracolo di Trani la possiamo rintracciare nell’affermazione uscita dalla bocca di Padre Pio, lo stigmatizzato cappuccino, il quale ebbe a dire: «Trani è fortunata, perché per ben due volte il Sangue di Cristo ha bagnato la sua terra».

Il riferimento era diretto al miracolo eucaristico e al miracolo del Crocifisso di Colonna, dal cui naso, sfregiato da mano infedele, fuoriuscì un’abbondante fiotto di sangue. La tradizione narra che il Crocifisso, rubato da pirati turchi, fu messo in una barca, per essere portato via. La barca cominciò ad inclinarsi dalla parte dove era il Crocifisso. Uno dei predoni, attribuendo al Crocifisso l’inconveniente, pieno di sdegno, impugnò la scimitarra e vibrò un colpo sul volto del Cristo, colpendolo al naso, da cui uscì vivo sangue.
Impaurito e terrorizzato, il crudele pirata si affrettò a gettare in acqua il Crocifisso sfigurato. Lasciando una scia di sangue sull’acqua marina, si ritrovò rispinto sulla spiaggia dalle onde. Religiosamente e pietosamente raccolto dai cittadini di Trani, fu riportato in città e fatto oggetto di piissima venerazione. Da questa storia vogliamo riaprirci alla contemplazione dell’Eucaristia, vista come il pane dei pellegrini.

Eucaristia! È il Signore che viene a noi come il Pane di Vita disceso dal cielo, per comunicarci il principio di ogni virtù e santità, per farci condividere la sua visione delle cose, per darci la forza e il coraggio di mettere mano a tutto il bene che egli ci chiede di fare. L’anima che non si comunica non può aspettarsi di compiere grandi progressi spirituali. L’anima che vuole lavorare molto, deve nutrirsi molto.
S. Francesco di Sales era solito dire: «Due specie di gente devono comunicarsi spesso: i “perfetti”, perché essendo ben disposti, essi farebbero molto male a non avvicinarsi alla sorgente e fonte di ogni perfezione; e gli “imperfetti”, per poter giustamente aspirare alla perfezione».
Gli fa eco S. Vincenzo Ferreri, il quale dichiarava: «Una comunione porta all’anima più profitto che un digiuno di otto giorni a pane e acqua». 
Il Concilio di Firenze ci insegna a sua volta, che la santa Eucaristia «nutre lo spirito, promuove la crescita interiore, rinfranca e guarisce l’anima, trae fuori dal male, fortifica nel bene».
«Comunicarsi anche ogni giorno, ricevendo il santo Corpo e Sangue di Cristo, è cosa buona e salutare. Chi dubiterà che comunicarsi continuamente non sia vivere in pienezza?», catechizzava e ammoniva il grande Basilio.
L’altro grande vescovo, S. Ambrogio, replicava: «Se il pane è quotidiano, perché lo ricevi a distanza di un anno? Vivi in modo da essere degno di riceverlo ogni giorno. Chi non è degno di riceverlo ogni giorno, non è degno di riceverlo nemmeno a distanza di un anno».
La piccola-grande Teresa di Lisieux annotava:
«Quando il diavolo è riuscito ad allontanare un’anima dalla santa comunione, ha ottenuto tutto quello che voleva».

Fonti: Tutela Sacro Corpo Eucaristica, Domenico, filia ecclesiae

 

Dipinto secondo la narrazione del miracolo eucaristico di Trani

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Colpito e affondato…

Se nutri la fede, le tue paure moriranno di fame. 

 

Se nutri la fede, le tue paure moriranno di fame.

 

 

 

 

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Padre Brown ha sempre ragione!

In questa, ovviamente calda, estate stiamo un po’ più leggeri non solo nel cibo ma anche nei post, e ci gustiamo alcune citazioni dalle storie del famoso “Padre Brown” di Chesterton. Che poi leggere leggere non sono…vero?!

C’è nella vita un elemento di magica coincidenza che può sfuggire alla gente che bada solo all’aspetto prosaico delle cose. Come è stato ben espresso dal paradosso di Poe, la saggezza dovrebbe contare sull’imprevisto.

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I veri mistici non nascondono i misteri, li rivelano. Pongono una cosa nella piena luce del giorno e, quando l’avete vista, essa è ancora un mistero. Ma i mistagoghi nascondono una cosa nell’oscurità e nel segreto e, quando la scoprite, è un’insulsaggine. (La freccia del cielo, in L’incredulità di Padre Brown).

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La qualità di un miracolo è misteriosa, ma il suo accadimento è semplice. […] È semplice perché è un miracolo. È potenza che viene direttamente da Dio (o dal diavolo) invece che indirettamente, attraverso la natura e la volontà umana.

La sua testa acquistava sempre il massimo valore quando egli la perdeva: in quei momenti sommava due più due e otteneva quattro milioni. Spesso la Chiesa Cattolica (che è sposata al buonsenso) non l’approvava, spesso egli stesso non si approvava. Ma era una vera ispirazione, importante in rare crisi… quando chi perde la testa la salva. (Il passo strano, in L’innocenza di Padre Brown).

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Le persone che si lamentano sono bravi, umani seccatori: non ho nulla contro di loro. Ma le persone che si lamentano di non lamentarsi sono diaboliche. (L’attrice e l’alibi, in Il segreto di Padre Brown).

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Non occorre intelletto per essere intellettuali.

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Posso credere l’impossibile, ma non l’improbabile.

Quando voi parlate di scienza della criminologia, voi intendete studiare un uomo dal di fuori, come se fosse un gigantesco insetto, o un fenomeno lontano da noi; mentre il più grande orrore del male sta appunto nel fatto che è così vicino a noi, che è in tutti noi.

*

Questa perdizione apre una porta dietro l’altra verso l’inferno, e sono porte che immettono in stanze sempre più strette. Ecco quello che si deve dire contro il peccato: non è che si diventi sempre più sfrenati, ma sempre più meschini.

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Un delitto è come ogni altra un’opera d’arte. Non si sorprenda: i delitti non sono affatto le sole opere d’arte che provengono da un’officina infernale. Ma ogni opera d’arte, sia essa divina o diabolica, ha un’impronta inevitabile; voglio dire che l’idea centrale è semplice, per quanto l’adempimento possa essere complicato. (Il passo strano, in L’innocenza di Padre Brown)

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Non è che essi non sappiano vedere la soluzione. È che non sanno vedere il problema.

Brutta copia della bontà (..) è la remissività o ripugnanza a crear contrasti.

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L’uomo può mantenersi ad un certo livello nel bene, ma nessun uomo è mai riuscito a tenersi ad un certo livello nel male: la strada va sempre più in giù. (Le stelle volanti, in L’innocenza di Padre Brown)

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Quello che deploro è che, appunto perché non parla, voi abbiate composto un racconto per lui e gli abbiate dato il linguaggio degli uomini e degli angeli. È una cosa che sono venuto osservando sempre più nel mondo di oggi e che appare in ogni specie di voci raccolte dai giornali e nei luoghi comuni delle conversazioni; qualche cosa che è arbitrario e senza autorità. La gente accoglie prontamente le notizie campate in aria, diffuse da questo o da quello. Ciò travolge tutto il nostro vecchio razionalismo e scetticismo; avanza come un mare e il suo nome è: superstizione. […] È il primo effetto di non credere in Dio, questo perdere il senso comune e non poter vedere le cose come sono. E un cane è un presagio, un gatto un mistero, un maiale una mascotte e uno scarafaggio diventa uno scarabeo, chiamando a raccolta tutta la fauna del politeismo dall’Egitto e dalla vecchia India […] e tutto questo perché si ha paura di poche parole: «Egli si è fatto Uomo». (L’oracolo del cane, in L’incredulità di Padre Brown).

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Preghiera Eucaristica di San Bonaventura

Trafiggi, o dolcissimo Signore Gesù, la parte più intima dell’anima mia con la soavissima e salutare ferita dell’amor tuo, con vera, pura, santissima, apostolica carità, affinché continuamente languisca e si strugga l’anima mia per l’amore e il desiderio di Te solo. Te brami, e venga meno presso i tuoi tabernacoli, e sospiri di essere sciolta (dai lacci dei corpo) e di essere con Te. Fa’ che l’anima mia abbia fame di Te, pane degli Angeli, ristoro delle anime sante, pane nostro quotidiano, pane soprannaturale che hai ogni dolcezza ed ogni sapore e procuri la gioia più soave. Di Te, che gli Angeli desiderano di contemplare incessantemente, abbia fame e si sazi il cuor mio, e della dolcezza dei tuo sapore sia riempita la parte più intima dell’anima mia: abbia ella sempre sete di Te, fonte di vita, fonte di saggezza e di scienza, sorgente dell’eterna luce, torrente di delizie, dovizia della casa di Dio.

Te sempre ambisca, Te cerchi, Te trovi, Te si prefigga come meta, a Te giunga, a Te pensi, di Te parli e tutte le cose faccia ad onore e gloria dei tuo nome con umiltà e con discernimento, con amore e con piacere, con facilità e con affetto, con perseveranza che duri fino alla fine. E Tu solo sii sempre la mia speranza e la mia fede, la mia ricchezza e il mio diletto, la mia gioia, il mio gaudio, il mio riposo, la mia tranquillità, la mia pace, la mia soavità, il mio profumo, la mia dolcezza, il mio cibo, il mio ristoro, il mio rifugio, il mio aiuto, la mia scienza, la mia parte, il mio bene, il mio tesoro, nel quale fissi e fermi, con salde radici, rimangano la mente ed il cuor mio. 

 

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