Articoli con tag: preghiera

A presto!

Carissimi,

lo so, sto trascurando il blog, sto trascurando la mia pagina su Fb, sto trascurando anche me stessa. Ma sopratutto voi che mi seguite, volete bene a questo blog e anche a me.

Non so spiegare che cosa mi sia successo a partire dalla morte di Mimmo, sembra che null’altro abbia importanza, un evento talmente grande che tutto il resto si nasconde dietro un velo difficile da scostare. Come avevo scritto altrove, il lutto coniugale non finisce mai, cambia di intensità all’improvviso, prende a calci il cuore e tutto intorno a me si ferma. Sarebbe sbagliato dire che vivo per il lutto, è questo dolore che vive in me costantemente, a volte di meno ma spesso di più, un cuore scalfito da mareggiate di spille.

So che devo trovare me stessa senza di lui, una persona che vive la sua vocazione qui in terra secondo il piano di Dio, ancora non è arrivato il momento. Tuttavia devo metterci anche del mio, dovrei sforzarmi a continuare ciò che avevo iniziato con tanto entusiasmo,  con amore.

Nel frattempo ho trovato anche lavoro che mi porta a vivere a Celle Ligure, bel posto davvero. Un lavoro molto impegnativo che però mi è congeniale, mi piace nonostante la stanchezza.

Quanta acqua è passata sotto il ponte da quando avevo aperto questo blog insieme ad Andreas…Aiutatemi a pregare che io diventi come il ponte sopra l’acqua, ferma, salda, stabile, un aiuto a chi deve attraversare periodi tumultuosi.

Non posso promettere tante pubblicazioni in futuro perché al lavoro non ho la connessione internet e dal cellulare proprio non ci riesco a scrivere bene, non fa per me, sono troppo limitata. Ma incomincerò nuovamente, desidero di portare a termine ciò che ho iniziato con amore con l’aiuto di Maria Santissima e vi ringrazio per la vostra pazienza.

A presto!

Karin

PS: non così!

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A point of view shot looking down of trekker crossing the swollen Kanka River on a rickety wodden bridge, Naranag, Gangabal Lake region, Kashmir Himalayas, India

 

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Un Santo per amico: Agostino

Agostino, fedele compagno di viaggio di Benedetto XVI

Il mio amico Agostino. La catechesi di ieri di Benedetto XVI potrebbe intitolarsi così. Come un uomo può parlare di un amico grande, che incontra da ragazzo egli resta per sempre accanto, così il Papa ha parlato di Agostino. Che è Agostino di Ippona, ed è morto quasi milleseicento anni fa.

Come può un uomo di un tempo così perdutamente remoto essere compagno, interlocutore silenzioso e fedele, di un altro in un evo vertiginosamente distante? È l’ostacolo, la barriera opaca del tempo, che quasi inconsciamente si frappone fra noi e i santi che pure magari veneriamo. Francesco, Bernardo, Teresa e Caterina: uomini e donne straordinari, ma la massa rappresa del tempo che ci separa li fa sembrare spesso irrimediabilmente lontani; e allora quelle figure si irrigidiscono in devoti stereotipi, e la loro umanità sembra incapace di toccare la nostra.

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La tentazione e “liberaci dal male”!

amen“E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male”

1. Cos’è’ la tentazione?
Per comprendere cosa sia la tentazione è innanzitutto necessario spiegare che la traduzione della frase “non indurci in tentazione” non è la più esatta; essa potrebbe creare una ambiguità di interpretazione. Affermare che Dio sia causa della tentazione è errato, infatti è impossibile che Dio tenti l’uomo al male. Una spiegazione chiara ci è data da S. Giacomo quando scrive “Nessuno quando è tentato dica: sono tentato da Dio, perché Dio non può essere tentatore del male e non induce nessuno al male. Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce” (Gc 1,13-14). Alla luce di tale affermazione si può con certezza dire che l’interpretazione più esatta della frase è: “Fa che non entriamo in tentazione”; chiediamo cioè al Padre di allontanare il male da noi, lo supplichiamo di non entrare nelle prospettive del tentatore, di non venire a patti con lui, di concederci la grazia di resistere al male conservandoci fedeli.
Chiarito il senso della frase cerchiamo ore di capire cosa si intende con il termine tentazione. In greco ha un duplice significato: tentazione e lotta. Nel greco biblico il verbo “tentare” ha il significato di provare, saggiare, come dice S. Paolo nella 2. lettera ai Corinzi: “Tentate voi stessi se siete nella fede” (2 Cor 13,15). La parola tentazione quindi può avere questi significati: tentazione vera e propria, lotta o prova. Il termine può essere compreso in pienezza se lo mettiamo in stretta correlazione con la seconda frase della petizione: ma liberaci dal male. Tutto il contesto è una implorazione di salvezza, una invocazione a chiedere perdono. Tale preghiera può essere così tradotta: non lasciarci in balia della prova, non abbandonarci quando ci provi, soccorrici nella nostra debolezza quando ci provi e perdona tutte le nostre debolezze dinanzi ad essa. Alla luce di tali interpretazioni la tentazione non è per se stessa peccato, lo diventa quando cediamo ad essa. La chiave di lettura dell’intera petizione sta in quel indurre, che significa stare in guardia perché Satana non ci sorprenda distratti e ignari del pericolo. Stiamo chiedendo a Dio di non lasciarci prendere la strada che conduce al peccato, nella lotta tra carne e spirito. Chiediamo a lui aiuto, consapevoli della nostra debolezza, ricordandoci che lo spirito è pronto, ma la carne è debole. Continua a leggere

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L’ultima Pentecoste

In questo clima mistico, pochi mesi prima della sua deportazione ad Auschwitz, nacque una delle preghiere più belle della Stein: l’intimo sposalizio dell’anima con lo Spirito Santo. È la “sua” Pentecoste:

“Chi sei tu, dolce luce, che mi riempie e rischiara l’oscurità del mio cuore? Tu mi guidi come una mano materna e mi lasci libero, così non saprei più fare un passo. Tu sei lo spazio che circonda il mio essere e lo racchiude in sé, da te lasciato cadrebbe nell’ abisso del nulla, dal quale tu lo elevi all’essere. Tu, più vicino a me di me stessa e più intimo del mio intimo e tuttavia inafferrabile ed incomprensibile che fai esplodere ogni nome:

Spirito Santo – Amore eterno!

Non sei la dolce manna che dal cuore del Figlio fluisce nel mio, cibo degli angeli e dei santi? Egli, che si levò dalla morte alla vita, ha risvegliato anche me ad una vita nuova dal sonno della morte e mi dà una nuova vita di giorno in giorno, e un giorno la sua pienezza mi sommergerà, vita dalla tua vita – tu stesso:

Spirito Santo – Vita eterna

Sei tu il raggio che guizza giù dal trono del giudice eterno ed irrompe nella notte dell’anima che mai si è conosciuta? Misericordioso ed inesorabile penetra nelle pieghe nascoste. Si spaventa alla vista di se stessa lascia spazio al santo timore, inizio di ogni sapienza, che viene dall’alto e ci àncora con forza nell’alto: alla tua opera, come ci fa nuovi,

Spirito Santo – Raggio Impenetrabile!

Sei tu la pienezza dello Spirito e della forza con cui l’agnello sciolse il sigillo dell’eterno decreto divino? Da te sospinti i messaggeri del giudice cavalcano per il mondo e separano con spada tagliente il regno della luce dal regno della notte. Allora il cielo diventa nuovo e nuova la terra e tutto va al suo giusto posto con il tuo alito.

Spirito Santo – Forza vittoriosa.

Tu sei l’artefice che costruisce il duomo eterno che s’innalza dalla terra al cielo. Da te animate s’innalzano le colonne e restano saldamente fisse. Segnate con il nome eterno di Dio si alzano verso la luce sostenendo la cupola, che chiude il santo duomo coronandolo, la tua opera che trasforma il mondo.

Spirito Santo – Mano creatrice di Dio.

Sei tu colui che creò il chiaro specchio, vicinissimo al trono supremo, come un mare di cristallo, in cui la divinità amando si guarda? Ti chini sulla più bella opera della tua creazione e raggiante ti illumina il tuo proprio splendore, e la pura bellezza di tutti gli esseri, unita nel grazioso aspetto della Vergine, tua immacolata sposa:

Spirito Santo – Creatore dell’universo.

Sei tu il dolce canto dell’amore e del santo timore che eternamente risuona attorno al trono della Trinità e sposa in sé il puro suono di tutti gli esseri? L’armonia che congiunge le membra al capo, in cui ciascuno, felice, trova il segreto senso del suo essere e giubilante irradia, liberamente sciolto nel tuo fluire.

Spirito Santo – Giubilo eterno!

Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)

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La mia risposta è: si, prego!

Papa Francesco: “Ho bisogno che il popolo di Dio mi sostenga”

Le parole del pontefice nell’inedita intervista rilasciata alla radio comunitaria argentina FM Bajo Flores

In un’inedita intervista realizzata in occasione del suo primo anniversario come pontefice, Papa Francesco ha rifiutato l’opinione secondo la quale i sacerdoti che lavorano con i poveri nelle “villas de miseria” (sobborghi della miseria) appartengano ad una chiesa di sinistra e “progressista”. “Il lavoro dei sacerdoti nelle villas di Buenos Aires non è ideologico, è apostolico, e per questo fa parte della stessa Chiesa. Quelli che pensano che sia un’altra chiesa non comprendono fino in fondo il lavoro nella villa. La cosa importante è il lavoro”, ha detto Francesco.
Il pontefice ha concesso l’intervista alla radio comunitaria FM Bajo Flores, che trasmette dalla Villa 1-11-14, un quartiere di fronte allo stadio del San Lorenzo.Prima di essere eletto Papa, l’allora Jorge Mario Bergoglio, cardinale di Buenos Aires, nominò molti prelati destinati a lavorare nei quartieri più poveri della capitale dell’Argentina. “Francesco è un Papa “villero” (della villa) , non è un cliché. Lui era veramente molto impegnato nella villa prima di essere eletto Papa”, ha detto Eduardo Nájera ad Associated Press prima della cerimonia. Nájera è il direttore della radio che ha intervistato Francesco 15 giorni fa nella sua residenza di Santa Marta in Vaticano, nella prima intervista concessa ad un media argentino, la quale è stata proiettata  su un maxi schermo in un centro comunitario della villa.È stato interpellato riguardo ai sacerdoti legati al Movimento di Sacerdoti per il Terzo Mondo, come padre Carlos Mujica, tacciato come “comunista” e “sovversivo”, che però rifiutò la lotta armata. Fu assassinato nel 1974, senza che il fatto venisse chiarito. “Non erano comunisti. Erano grandi sacerdoti che lottavano per la vita”, ha puntualizzato il Papa nell’intervista. “Hanno provato a portare la parola di Dio agli emarginati. Sono sacerdoti che ascoltano il popolo di Dio e lottano per la giustizia”, ha sottolineato.

L’intervista è stata accolta calorosamente da più di un centinaio di residenze della villa, dove Bergoglio molte volte arrivava da solo, senza scorta. Augustina Mendoza, che ha vissuto quasi la metà dei suoi 63 anni nella villa, ha detto che Bergoglio ha bevuto il mate con lei nella sua casa: “Io so che lui si ricorda della mia zuppa paraguayana. Mi ha colpito la sua semplicità”, ha spiegato Mendoza. “Era molto serio, e non rideva, invece ora ha un un buon rapporto con tutti. Francesco supera ogni aspettativa perché ha empatia con i giovani, con i bambini e con gli anziani”.

Giovedì ha celebrato il suo primo anniversario con un semplice tweet simile: “Per favore pregate per me”. Gli argentini hanno chiesto per quale motivo chiede sempre che si preghi per lui. “Perché ne ho bisogno. Quello di cui ho più bisogno è che il popolo di Dio mi sostenga” ha detto il pontefice.

I giornalisti di AP Nicole Winfield e Michael Warren hanno contribuito a questa nota.

Fonte: Aleteia
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Pellegrinaggio di un’anima

In attesa, scruto l’anima come un dannato – “Solo, col cuore che sanguina e con l’anima che piange”

_ver016200001ill0008Forse è meglio non cercare, non riflettere, vivere senza problemi, senza la tortura di questi eterni quesiti che non hanno risposta: meglio vivere da bestia soddisfatta.

Ho l’anima lacerata dall’incertezza. Posso chiamare bianco il nero, ridermi delle cose sacre, prenderle in ridicolo: nulla me lo impedisce. Mi compiaccio di questi cattivi pensieri e vorrei possedere la purezza di un bambino. Quale tormento non sapere a chi chiedere, dove trovare un medico per l’intelligenza e per il cuore!

Sciocchezze. La vita è un gioco da prendere sorridendo. Ecco il solo mezzo per non disperare.

Che cosa sono la felicità, questo nostro bambino che cresce? Gran belle cose, senz’altro: ci aiutano e ci danno forza. Ma perché non mi danno tanta forza di modo che possa scacciare questa crudele inquietudine e questo problema che continuamente mi tormenta? Perché Vivo?

Non accade nulla: nulla che mi interessi. Vivo nell’attesa. Da sempre, la mia vita è attesa di qualcosa, d’una catastrofe, d’una gioia, di qualcosa che sia grande e bello… Non ho avuto l’ambizione o il desiderio di occupare una carica, un posto di responsabilità. Vivo per qualcosa d’altro. Non so che cosa sia quest’altro, ma vivo nell’attesa di qualcosa. Continua a leggere

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Guerre e rumori di guerre

di Andrea Torquato Giovanoli

«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa» (Matteo 10,34-36).

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Stamattina, pregando il Benedictus, meditavo come alcuni versetti di quest’inno (Luca 1,71 in particolare: «salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano») riflettano bene la situazione contemporanea della Chiesa.

Come Israele, che dopo l’entrata nella terra promessa iniziò ad essere avversa alle nazioni contigue, le quali a turno cominciarono a muovergli contro costringendolo a lunghi periodi di snervante ostilità armata; così la Chiesa, che lungo tutto il corso della sua storia, ma specialmente dall’avvento dell’illuminismo in poi, ha vissuto un accanimento crescente nei propri confronti, il quale oggi giorno sembra aver quasi raggiunto l’acme. Continua a leggere

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Beata Teresa di Calcutta – vita

Beata Teresa di Calcutta – Fondatrice della Congregazione “Missionarie della Carità”
34710780 (1)Teresa di Calcutta, al secolo Agnes Gonxha Bojaxhiu, nacque il 26 agosto 1910 a Skopje in una benestante famiglia di genitori albanesi, di religione cattolica. All’età di otto anni perse il padre e la sua famiglia soffrì di gravi difficoltà finanziarie. A partire dall’età di quattordici anni partecipò a gruppi di carità organizzati dalla sua parrocchia e nel 1928, a diciotto anni, decise di prendere i voti entrando come aspirante nelle Suore della Carità.

Inviata nel 1929 in Irlanda a svolgere la prima parte del suo noviziato, nel 1931, dopo aver preso i voti e assunto il nome di Maria Teresa, ispirandosi a Santa Teresa di Lisieux, partì per l’India per completare i suoi studi. Diventò insegnante presso il collegio cattolico di St. Mary’s High School di Entally, sobborgo di Calcutta, frequentato soprattutto dalle figlie dei coloni inglesi. Negli anni che trascorse alla St. Mary si distinse per le sue innate capacità organizzative, tanto che nel 1944 fu nominata direttrice. L’incontro con la povertà drammatica della periferia di Calcutta spinge la giovane Teresa ad una profonda riflessione interiore: ebbe, come scrisse nei suoi appunti, “una chiamata nella chiamata”. Continua a leggere

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Digiuno e penitenza per la pace in Siria

All’Angelus di domenica 1° settembre 2013, preceduto dal vertice sulla Siria di sabato 31 agosto tra i capi della diplomazia vaticana e il Papa, il Pontefice ha lanciato «un forte appello per la pace», condannando insieme ogni ricorso alla guerra in Medio Oriente e l’uso delle armi chimiche, e ha indotto una giornata di digiuno per tutti i cattolici per il prossimo sabato 7 settembre, ricordando che la Chiesa, se non rinuncia alle iniziative diplomatiche, si batte anzitutto con le armi della preghiera e della penitenza.

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A questo appello Papa Francesco ha voluto dare un forte carattere mariano: la data del 7 settembre – in cui dalle 19 alle 24 ci sarà una veglia in Piazza San Pietro «in preghiera e in spirito di penitenza» – è stata scelta, ha spiegato, perché quel giorno è «la vigilia della ricorrenza della Natività di Maria, Regina della Pace». E l’annuncio della giornata di digiuno, ha  ricordato Papa Francesco, è stato dato il 1° settembre, sessantesimo anniversario della miracolosa lacrimazione della Madonna delle Lacrime di Siracusa, che avvenne fra il 29 agosto e il 1º settembre 1953. Continua a leggere

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Un cuore che batte per te, un cuore sacro!

Cari fratelli e sorelle,

536564721_74aff6a98dnell’odierna domenica, che coincide con l’inizio di giugno, mi piace ricordare che questo mese è tradizionalmente dedicato al Cuore di Cristo, simbolo della fede cristiana particolarmente caro sia al popolo sia ai mistici e ai teologi, perché esprime in modo semplice e autentico la “buona novella” dell’amore, riassumendo in sé il mistero dell’Incarnazione e della Redenzione. E venerdì scorso abbiamo celebrato la solennità del Sacro Cuore di Gesù, terza e ultima delle feste che fanno seguito al Tempo Pasquale, dopo la Santissima Trinità e il Corpus Domini. Questa successione fa pensare ad un movimento verso il centro: un movimento dello spirito che è Dio stesso a guidare. Dall’orizzonte infinito del suo amore, infatti, Dio ha voluto entrare nei limiti della storia e della condizione umana, ha preso un corpo e un cuore; così che noi possiamo contemplare e incontrare l’infinito nel finito, il Mistero invisibile e ineffabile nel Cuore umano di Gesù, il Nazareno. Nella mia prima Enciclica sul tema dell’amore, il punto di partenza è stato proprio lo sguardo rivolto al costato trafitto di Cristo, di cui ci parla Giovanni nel suo Vangelo (cfr 19,37; Deus caritas est, 12). E questo centro della fede è anche la fonte della speranza nella quale siamo stati salvati, speranza che ho fatto oggetto della seconda Enciclica.

Ogni persona ha bisogno di un “centro” della propria vita, di una sorgente di verità e di bontà a cui attingere nell’avvicendarsi delle diverse situazioni e nella fatica della quotidianità. Ognuno di noi, quando si ferma in silenzio, ha bisogno di sentire non solo il battito del proprio cuore, ma, più in profondità, il pulsare di una presenza affidabile, percepibile coi sensi della fede e tuttavia molto più reale: la presenza di Cristo, cuore del mondo. Invito pertanto ciascuno a rinnovare nel mese di giugno la propria devozione al Cuore di Cristo, valorizzando anche la tradizionale preghiera di offerta della giornata e tenendo presenti le intenzioni da me proposte a tutta la Chiesa. Continua a leggere

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Ho la faccia rotonda qual luna piena

 SAN GIUSEPPE BENEDETTO COTTOLENGO (1886-1842):


          “CI SPINGE L’AMORE DI CRISTO”

225px-Giuseppe_Benedetto_CottolengoGiuseppe Benedetto Cottolengo nacque a Bra (Cuneo) il 3 maggio 1786, in una famiglia numerosa, religiosa e di livello economico medio borghese. Fin da adolescente, Giuseppe manifestò l’intenzione di diventare sacerdote, ma non poté frequentare il seminario per la temporanea chiusura, dovuta allo strisciante e operante clima di ostilità da parte di Napoleone (il Piemonte era occupato) verso la Chiesa Cattolica (anche il Papa era stato fatto prigioniero). Date le possibilità economiche della famiglia, ricevette tuttavia una buona istruzione in privato. Finalmente, riaperto il seminario di Asti, poté accedervi per gli studi regolari. Fino alla ordinazione sacerdotale che avvenne a Torino l’8 giugno del 1811.

Per circa un anno fu vice curato nella parrocchia di Corneliano d’Alba, dove rivelò subito una evidente e convinta predilezione per le attività sociali e caritative. Si dedicò infatti con forza al sostegno materiale e spirituale dei malati e alla cura delle ragazze bisognose, povere e abbandonate. Attività queste che poi eserciterà in sommo grado negli ultimi 15 anni della sua vita, a Torino.

Tornato di nuovo a Torino riprese gli studi teologici fino al conseguimento della laurea. E siamo nel 1816. Un particolare importante: la teologia di allora aveva subito una certa influenza giansenista e gallicana (dovute al dominio napoleonico). Ma questa non fece presa sul Cottolengo (e nemmeno su Don Bosco), per cui egli riconobbe sempre il primato della Chiesa di Roma e della sua guida, il Papa, per tutto ciò che riguardava le questioni di fede e di morale. Continua a leggere

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La Madonna dei Tumori

Ravenna, la città del mosaico, è stata riconosciuta patrimonio mondiale da parte dell’UNESCO.

chiesa_di_santa_maria_maggioreOtto monumenti che costituiscono il patrimonio di 1500 anni di storia, sono stati inseriti dall’UNESCO nella World Heritage List, la Lista del Patrimonio Mondiale. Il Mausoleo di Galla Placidia, il Battistero Neoniano, il Battistero degli Ariani, la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, la Cappella Arcivescovile o di Sant’Andrea, il Mausoleo di Teodorico, la Basilica di San Vitale e la Basilica di Sant’Apollinare in Classe quotidianamente vengono visitati da numerosi turisti provenienti da ogni angolo del mondo. Pochi però conoscono la chiesa di Santa Maria Maggiore, piccola basilica che sorge a fianco della più importante San Vitale, ricca di storia e di affreschi del ‘700. Entrando nella Basilica di Santa Maria Maggiore e andando fino in fondo nella navata di destra, si arriva davanti alla immagine della Madonna conosciuta col titolo di“Sancta Maria a tumoribus” o semplicemente, la Madonna dei Tumori fin dal XVII secolo (come attestano i resoconti delle Visite Pastorali di quegli anni, conservati nell’Archivio della Parrocchia). In origine l’immagine, un affresco, si trovava sulla parte di destra in fondo alla Basilica. Quando a metà del 1700 alla Basilica si mise mano per sanarla e ristrutturarla, si decise di abbattere l’ultima arcata della Basilica stessa. L’affresco venne quindi staccato e posizionato nella Cappella dove ora si trova, circondata dagli stucchi di Martinetti. La Madonna dei Tumori era anche detta Madonna delle enfiagioni con riferimento ai rigonfiamenti del viso e di altre parti del corpo che spesso accompagnano le malattie incurabili. Continua a leggere

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Dal profondo a Te io grido – Benedetto XVI

Cari amici, con l’articolo di ieri “Grido della verità” ho concluso il capitolo sull’abdicazione del Santo Padre Benedetto XVI. Lui non ha mai usato mezzi termini ma secondo il suo carattere limpido, ha nominato il male per quel che è: il male che si nutre della menzogna. Tuttavia, il Papa non avrebbe parlato del male che si trova nell’istituzione della Chiesa, se non avesse avuto, nello stesso tempo, la soluzione. In primo luogo e in assoluto: Cristo! In secondo luogo la sua abdicazione con la quale cadono quegli incarichi che, probabilmente, creavano qualche problema. Il Santo Padre non avrebbe nominate apertamente le insidie presenti nelle istituzioni ecclesiastiche, se non come estremo tentativo di salvezza. In questa prospettiva dobbiamo vedere anche l’abdicazione, non come una resa al male, perché colui che vive nella Luce vede tutto chiaro, ma come una possibile risurrezione in Cristo. Preghiamo per questo, preghiamo per il conclave. Karin

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Dal profondo a te grido, o Signore; Signore, ascolta la mia voce. Continua a leggere

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Quelle frecce lanciate verso il cielo

Dal cuore umano a quello divino, una via per imparare a vivere in intimità con Dio. Ecco lo scopo delle giaculatorie.

feuerwerk-36Vi è una devozione semplice, alla portata di tutti, assai breve per il tempo che richiede, eppure molto efficace nei suoi risultati. Avrete già capito che intendiamo riferirci alla giaculatoria. Da dove proviene questo strano nome? Da jaculum che in latino significa “freccia”. Sì, questa forma di preghiera è sempre stata intesa come un dardo che il cuore umano lancia verso il Cielo. È evidente che non ci si riferisce al cielo fisico, ma a tutto ciò che rappresenta, con una sola parola, il Mistero divino. Continua a leggere

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Preghiera prima dell’ultima cena dell’anno

Nell’inizio di un NUOVO ANNO, mentre una nuova pagina si scrive nel libro della vita, io t’invoco, Signore e Padre mio, e supplico con spirito umile e fiducioso la grazia di dedicare, silenziosamente, la mia vita al bene.

Concedimi, Signore, la facoltà di vedere, ascoltare e sentire  e la libertà di pensare, parlare e agire correttamente. Attendi alle mie necessità di ogni giorno, e guida i miei passi nelle strade della vita.

Padre dell’universo, ti chiedo giustizia per tutti gli uomini di tutte le regioni di questo mondo così turbato e un po’ di pace e tranquillità per me, affinché io possa conservare la fiducia nel mio cuore.

Tu, O Re Eterno, che hai creato il cielo con le stelle, che conduci i pianeti nella loro traiettoria e illumini i saggi e gli uomini di scienza, riempi i miei giorni con la tua Luce, con la tua Vita, col tuo Amore.

Nel decidere, Padre Divino, chi vivrà e chi morirà, chi sarà tranquillo e chi lotterà turbato, chi si impoverirà e chi si arricchirà, contemplami con la pienezza della tua grazia e benedizione.

Dio nostro, e Dio dei nostri padri, Dio che regni nel Cielo e comandi sulla terra che il mio pentimento, preghiera e supplica attraversino la distanza e giungano al tuo Cuore.

Salgano fino alla tua presenza queste parole sincere affinché Tu benedica questo NUOVO ANNO con la tua Gloria, Giustizia e Pace nel tuo Regno Eterno che non conosce frontiere.

Amén.

P. Juan Pablo Esquivel

 

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Oratio Iudicibus Aptissima – Preghiera dei giudici

Oratio Iudicibus Aptissima

Adsumus, Domine Sancte Spiritus, adsumus peccati quidem immanitate detenti, sed in nomine tuo congregati. Veni ad nos, et esto nobiscum, et dignare illabi cordibus nostris. Doce nos quid agamus, quo gradiamur, et ostende quid efficere debeamus, ut, te auxiliante, tibi in omnibus placere valeamus. Esto solus suggestor et effector iudiciorum nostrorum, qui solus cum Deo Patre et eius Filio nomen possides gloriosum.

Non nos patiaris perturbatores esse iustitiæ, qui summam diligis æquitatem. Non in sinistrum nos ignorantia trahat, non favor inflectat, non acceptio muneris vel personæ corrumpat.

Sed iunge nos tibi efficaciter solíus tuæ gratiæ dono, ut simus in te unum et in nullo deviemus a vero; quatenus in nomine tuo collecti, sic in cunctis teneamus cum moderamine pietatis iustitiam, ut et hic a te in nullo dissentiat sententia nostra et in futurum pro bene gestis consequamur præmia sempiterna.

Amen.

 

Preghiera dei giudici 

Siamo qui dinanzi a te, o Spirito Santo: sentiamo il peso delle nostre debolezze, ma siamo tutti riuniti nel tuo nome; vieni a noi, assistici, scendi nei nostri cuori: insegnaci tu ciò che dobbiamo fare, mostraci tu il cammino da seguire, compi tu stesso quanto da noi richiedi.

Sii tu solo a suggerire e guidare le nostre decisioni, perché tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo, hai un nome santo e glorioso.  

Non permettere che sia lesa da noi la giustizia, tu che ami l’ordine e la pace; non ci faccia sviare l’ignoranza, non ci renda parziali l’umana simpatia, non c’influenzino cariche o persone; tienici stretti a te con il dono della tua grazia, perché siamo una cosa sola in te e in nulla ci discostiamo dalla verità; fa’ che, riuniti nel tuo santo nome, sappiamo contemperare bontà e fermezza insieme, cosí da far tutto in armonia con te, nell’attesa che per il fedele compimento del dovere ci siano dati in futuro i premi eterni.

Amen.

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Santi Arcangeli: Michele, Gabriele, Raffaele

Celebriamo questa Ordinazione episcopale nella festa dei tre Arcangeli che nella Scrittura sono menzionati per nome: Michele, Gabriele e Raffaele. Questo ci richiama alla mente che nell’antica Chiesa – già nell’Apocalisse – i Vescovi venivano qualificati «angeli» della loro Chiesa, esprimendo in questo modo un’intima corrispondenza tra il ministero del Vescovo e la missione dell’Angelo. A partire dal compito dell’Angelo si può comprendere il servizio del Vescovo.

Ma che cosa è un Angelo? La Sacra Scrittura e la tradizione della Chiesa ci lasciano scorgere due aspetti. Da una parte, l’Angelo è una creatura che sta davanti a Dio, orientata con l’intero suo essere verso Dio. Tutti e tre i nomi degli Arcangeli finiscono con la parola «El», che significa «Dio». Dio è iscritto nei loro nomi, nella loro natura. La loro vera natura è l’esistenza in vista di Lui e per Lui. Proprio così si spiega anche il secondo aspetto che caratterizza gli Angeli: essi sono messaggeri di Dio. Portano Dio agli uomini, aprono il cielo e così aprono la terra. Proprio perché sono presso Dio, possono essere anche molto vicini all’uomo. Dio, infatti, è più intimo a ciascuno di noi di quanto non lo siamo noi stessi. Gli Angeli parlano all’uomo di ciò che costituisce il suo vero essere, di ciò che nella sua vita tanto spesso è coperto e sepolto. Essi lo chiamano a rientrare in se stesso, toccandolo da parte di Dio. In questo senso anche noi esseri umani dovremmo sempre di nuovo diventare angeli gli uni per gli altri – angeli che ci distolgono da vie sbagliate e ci orientano sempre di nuovo verso Dio. Se la Chiesa antica chiama i Vescovi «angeli» della loro Chiesa, intende dire proprio questo: i Vescovi stessi devono essere uomini di Dio, devono vivere orientati verso Dio. «Multum orat pro populo»«Prega molto per il popolo», dice il Breviario della Chiesa a proposito dei santi Vescovi. Il Vescovo deve essere un orante, uno che intercede per gli uomini presso Dio. Più lo fa, più comprende anche le persone che gli sono affidate e può diventare per loro un angelo – un messaggero di Dio, che le aiuta a trovare la loro vera natura, se stesse, e a vivere l’idea che Dio ha di loro.
Tutto ciò diventa ancora più chiaro se ora guardiamo le figure dei tre Arcangeli la cui festa la Chiesa celebra oggi. Continua a leggere

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Madre Teresa di Calcutta – Biografia

“ Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza. Per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica. Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo. Ma per quanto riguarda il mio cuore, appartengo interamente al Cuore di Gesù”. Di conformazione minuta, ma di fede salda quanto la roccia, a Madre Teresa di Calcutta fu affidata la missione di proclamare l’amore assetato di Gesù per l’umanità, specialmente per i più poveri tra i poveri.“Dio ama ancora il mondo e manda me e te affinché siamo il suo amore e la sua compassione verso i poveri”Era un’anima piena della luce di Cristo, infiammata di amore per Lui e con un solo, ardente desiderio: “saziare la Sua sete di amore e per le anime”. 

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MONICA: Madre di tante lacrime

Molte mamme di oggi non vivono tempi facili.
Non è stato facile nemmeno per Monica, la santa che ricordiamo nel mese di agosto. Anche lei ha dovuto tribolare non poco per il figlio Agostino.

Con un figlio adolescente in casa è difficile dormire sempre sonni tranquilli. Questo perché alcuni comportamenti dei figli sono fonte di apprensione e di preoccupazioni, di angoscia e di lacrime.
Educare un figlio o una figlia adolescente nella civiltà contadina e pre-industriale riservava meno problemi di oggi. La nostra società post-moderna (e qualcuno aggiunge anche post-cristiana) si qualifica per la sua forte connotazione consumistica. E nel grande mare del consumismo i giovani nuotano molto bene, grazie al sostegno finanziario dei genitori, spesso acriticamente generosi. Con i soldi facili (talvolta troppo facili) a portata di mano e con una personalità ancora non strutturata in quanto a valori e forza di volontà, l’adolescente cade più facilmente vittima dell’uso e dell’abuso del fumo, dell’alcol e della droga, dei divertimenti aggressivi e pericolosi, dei comportamenti devianti sfocianti, talvolta, nella prostituzione e nell’Aids. E i primi a essere angosciati e distrutti da queste tragedie sono i genitori.

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Preghiera Eucaristica di San Bonaventura

Trafiggi, o dolcissimo Signore Gesù, la parte più intima dell’anima mia con la soavissima e salutare ferita dell’amor tuo, con vera, pura, santissima, apostolica carità, affinché continuamente languisca e si strugga l’anima mia per l’amore e il desiderio di Te solo. Te brami, e venga meno presso i tuoi tabernacoli, e sospiri di essere sciolta (dai lacci dei corpo) e di essere con Te. Fa’ che l’anima mia abbia fame di Te, pane degli Angeli, ristoro delle anime sante, pane nostro quotidiano, pane soprannaturale che hai ogni dolcezza ed ogni sapore e procuri la gioia più soave. Di Te, che gli Angeli desiderano di contemplare incessantemente, abbia fame e si sazi il cuor mio, e della dolcezza dei tuo sapore sia riempita la parte più intima dell’anima mia: abbia ella sempre sete di Te, fonte di vita, fonte di saggezza e di scienza, sorgente dell’eterna luce, torrente di delizie, dovizia della casa di Dio.

Te sempre ambisca, Te cerchi, Te trovi, Te si prefigga come meta, a Te giunga, a Te pensi, di Te parli e tutte le cose faccia ad onore e gloria dei tuo nome con umiltà e con discernimento, con amore e con piacere, con facilità e con affetto, con perseveranza che duri fino alla fine. E Tu solo sii sempre la mia speranza e la mia fede, la mia ricchezza e il mio diletto, la mia gioia, il mio gaudio, il mio riposo, la mia tranquillità, la mia pace, la mia soavità, il mio profumo, la mia dolcezza, il mio cibo, il mio ristoro, il mio rifugio, il mio aiuto, la mia scienza, la mia parte, il mio bene, il mio tesoro, nel quale fissi e fermi, con salde radici, rimangano la mente ed il cuor mio. 

 

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Satana: indiavolato con il Papa!

È una mattina di maggio dell’anno 2009. Joseph Ratzinger è Papa già da quattro anni. Nel corso del suo pontificato ha parlato più volte di Satana. Capisco che per lui il demonio è uno spirito esistente, che lotta e agisce contro la Chiesa. E contro di lui. Altrimenti non si spiegherebbero frasi del genere: «Per quanti continuano a peccare senza mostrare nessuna forma di pentimento, la prospettiva è la dannazione eterna, l’inferno, perché l’attaccamento al peccato può condurci al fallimento della nostra esistenza. È il tragico destino che spetta a chi vive nel peccato senza invocare Dio. Solo il perdono divino ci dà la forza di resistere al male e non peccare più. Gesù è venuto per dirci che ci vuole tutti in paradiso e che l’inferno, del quale poco si parla in questo nostro tempo, esiste ed è eterno per quanti chiudono il cuore al suo amore».

E ancora: «Oggi constatiamo con dolore nuovamente che a Satana è stato concesso di vagliare i discepoli visibilmente davanti a tutto il mondo. E sappiamo che Gesù prega per la fede di Pietro e dei suoi successori. Sappiamo che Pietro, attraverso le acque agitate della storia, va incontro al Signore ed è in pericolo di affondare, ma viene sempre di nuovo sorretto dalla mano del Signore e guidato sulle acque».

Fa caldo in piazza San Pietro. La primavera è oramai inoltrata. Il sole picchia sulla piazza dove una folla di fedeli aspetta il Papa. È mercoledì, il giorno dell’udienza generale. I fedeli sono arrivati da tutto il mondo. Dal fondo della piazza entra un gruppetto di quattro persone. Due donne e due giovani uomini. Le donne sono due mie assistenti. Mi aiutano durante gli esorcismi, pregano per me e per i posseduti e assistono per quanto è loro possibile i posseduti nel loro lungo e difficile percorso di liberazione. I due giovani uomini sono due posseduti. Nessuno lo sa. Lo sanno soltanto loro e le due donne che li “scortano”.

Quel mercoledì le donne decidono di portare i due all’udienza del Papa perché pensano che potrebbero trarne giovamento. Non è un mistero che molti gesti e parole del Papa facciano imbestialire Satana. Non è un mistero che anche la sola presenza del Papa inquieti e in qualche modo aiuti i posseduti nella loro battaglia contro colui che li possiede. I quattro si avvicinano verso le transenne in prossimità del “palco” da dove Benedetto XVI di lì a poco è chiamato a parlare. Le guardie svizzere li fermano. Non hanno i biglietti per proseguire oltre. Le due donne insistono. È importante per loro riuscire a portare i due posseduti il più possibile vicino al Papa. Le guardie svizzere non ammettono deroghe e intimano loro di allontanarsi. Così una delle due donne fa finta di sentirsi male. La sceneggiata ottiene un risultato.

I quattro vengono fatti accomodare oltre le transenne, nei posti riservati ai disabili.
«Avete visto, Giovanni e Marco?» chiedono le due donne ai due posseduti. «Ce l’abbiamo fatta. Tra poco arriverà il Papa e noi siamo qui vicini a lui.» I due non parlano. Sono stranamente silenziosi. È come se coloro che li possiedono (si tratta di due demoni diversi) stiano cominciando a capire chi di lì a poco arriverà in piazza.
Suonano le dieci. Dall’arco delle campane, il portone a fianco della basilica vaticana, esce una jeep bianca. Sopra tre uomini. Un guidatore, il Papa in piedi e, seduto al suo fianco, il suo segretario particolare monsignor Georg Gänswein.

Le due donne si girano verso Giovanni e Marco. Istintivamente li sorreggono con le braccia. I due, infatti, iniziano ad avere comportamenti strani. Giovanni trema e batte i denti. Le due donne capiscono che qualcuno sta cominciando ad agire nel corpo di Giovanni e di Marco. Qualcuno che col passare dei minuti si mostra sempre più agitato. «Giovanni, mantieni il controllo di te stesso» dice una delle due donne.
«Mantieni il controllo, Giovanni. Non farti sopraffare. Reagisci. Mantieni il controllo.» L’altra donna dice le stesse parole a Marco. Giovanni non sembra ascoltare le parole della donna. Salvo, d’improvviso, girarsi e dirle con voce lenta e che sembra venire da non si sa quale mondo: «Io non sono Giovanni».

La donna non dice più nulla. Sa che con il diavolo solo un esorcista può parlare. Se lei lo facesse sarebbe molto rischioso. Così rimane in silenzio e si limita a sostenere il corpo di Giovanni ora completamente in mano al demonio. La jeep gira per tutta la piazza. I due posseduti si piegano per terra. Battono la testa per terra. Le guardie svizzere li osservano ma non intervengono. Sono forse abituate a scene del genere? Forse sì. Forse altre volte hanno assistito alle reazioni dei posseduti innanzi al Papa.
La jeep compie un lungo percorso. Poi arriva in cima alla piazza, a pochi metri dal portone della basilica vaticana. Il Papa scende dall’auto e saluta le persone poste nelle prime file.

Giovanni e Marco, insieme, iniziano a ululare. Sdraiati per terra ululano. Ululano fortissimo. «Santità, santità, siamo qui!» urla al Papa una delle due donne cercando di attirare la sua attenzione. Benedetto XVI si gira ma non si avvicina. Vede le due donne e vede i due giovani uomini per terra che urlano, sbavano, tremano, danno in escandescenze. Vede lo sguardo d’odio dei due uomini. Uno sguardo diretto contro di lui. Il Papa non si scompone. Guarda da lontano. Alza un braccio e benedice i quattro. Per i due posseduti è una scossa furente. Una frustata assestata su tutto il corpo. Tanto che cadono tre metri indietro, sbattuti per terra. Adesso non urlano più. Ma piangono, piangono, piangono. Gemono per tutta l’udienza. Quando poi il Papa se ne va, rientrano in se stessi. Tornano se stessi. E non ricordano nulla.

Benedetto XVI è temutissimo da Satana. Le sue messe, le sue benedizioni, le sue parole sono come dei potenti esorcismi. Non credo che Benedetto XVI compia esorcismi. O almeno la cosa non mi risulta. Credo tuttavia che tutto il suo pontificato sia un grande esorcismo contro Satana. Efficace. Potente. Un grande esorcismo che molto dovrebbe insegnare ai vescovi e ai cardinali che non credono: costoro comunque dovranno rispondere della loro incredulità. Non credere e soprattutto non nominare esorcisti laddove ce ne è esplicito bisogno è, a mio avviso, un peccato grave, un peccato mortale.

Il modo con cui Benedetto XVI vive la liturgia. Il suo rispetto delle regole. Il suo rigore. La sua postura sono efficacissimi contro Satana. La liturgia celebrata dal Pontefice è potente. Satana è ferito ogni volta che il Papa celebra l’eucaristia.
Satana molto ha temuto l’elezione di Ratzinger al soglio di Pietro. Perché vedeva in lui la continuazione della grande battaglia che contro di lui ha fatto per ventisei anni e mezzo il suo predecessore, Giovanni Paolo II.

Capitolo dedicato a Papa Ratzinger ed estratto da “L’ultimo esorcista. La mia battaglia contro Satana”, il libro che Don Amorth ha scritto con il vaticanista Paolo Rodari (Edizioni Piemme, pp. 263).

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Una Santa Cattolica Apostolica Romana

PREGHIERA PER IL PAPA
O Gesù, Re e Signore della Chiesa: rinnovo alla tua presenza la mia adesione incondizionata al tuo Vicario sulla terra, il Papa.
In lui ci hai voluto mostrare il cammino sicuro e certo che dobbiamo seguire in mezzo al disorientamento, all’inquietudine e allo sgomento.
Credo fermamente che per mezzo suo tu ci governi, istruisci e santifichi, e sotto il suo vincastro formiamo la vera Chiesa: una, santa, cattolica ed apostolica.
Concedimi la grazia di amare, di vivere e di diffondere come figlio fedele i suoi insegnamenti.
Custodisci la sua vita, illumina la sua intelligenza, fortifica il suo spirito, difendilo dalle calunnie e dalla malvagità.
Placa i venti erosivi dell’infedeltà e della disobbedienza, e concedici che, attorno a lui, la tua Chiesa si conservi unita, ferma nel credere e nell’operare e sia così lo strumento della tua redenzione.
Così sia.

(Senza fonte)

PREGHIERA PER I SACERDOTI

O Gesù, sommo ed eterno sacerdote,
custodisci il tuo sacerdote dentro il Tuo Sacro Cuore.
Conserva immacolate le sue mani unte
che toccano ogni giorno il Tuo Sacro Corpo.
Custodisci pure le sue labbra
arrossate dal Tuo Prezioso Sangue.
Mantieni puro e celeste il suo cuore
segnato dal Tuo sublime carattere sacerdotale.
Fa’ che cresca nella fedeltà e nell’amore per Te
e preservalo dal contagio del mondo.
Col potere di trasformare il pane e il vino
donagli anche quello di trasformare i cuori.
Benedici e rendi fruttuose le sue fatiche
e dagli un giorno la corona della vita eterna.

Santa Teresa di Gesù Bambino

Signore, sappiamo che la Tua Chiesa rimane salda nella tempesta
come la Roccia sulla quale è fondata.
Benedici tutti noi per rendere gloria al Tuo santissimo nome!
Amen.

Vi posto questo video perché, secondo la mia opinione,
mostra la Chiesa, senza l’accenno di una parola.

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Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria

O Vergine santa, Madre di Gesù e Madre nostra, che sei apparsa a Fatima ai tre pastorelli per portare al mondo un messaggio di pace e di salvezza, io mi impegno ad accogliere questo tuo messaggio.
Mi consacro oggi al tuo Cuore Immacolato, per appartenere così interamente a Gesù. Aiutami a vivere fedelmente la mia consacrazione, nell’amore di Dio e dei fratelli, seguendo il tuo esempio.
In particolare ti offro le preghiere, le azioni, i sacrifici della giornata, in riparazione dei peccati miei e degli altri, con l’impegno di compiere il mio dovere quotidiano secondo la volontà del Signore.
Ti prometto di recitare ogni giorno il santo Rosario, contemplando i misteri della vita di Gesù, intrecciati ai misteri della tua vita.
Voglio vivere sempre da vero figlio tuo e cooperare perché tutti ti riconoscano e ti amino come Madre di Gesù, vero Dio e unico nostro Salvatore. Amen.

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Preghiera alla Santissima Trinità – S. Agostino

L’anima mia vi adora, il mio cuore vi benedice e la mia bocca vi loda, o santa ed indivisibile Trinità: Padre Eterno, Figliuolo unico ed amato dal Padre, Spirito consolatore che procedete dal loro vicendevole amore.
O Dio onnipotente, benché io non sia che l’ultimo dei vostri servi ed il membro più imperfetto della vostra Chiesa, io vi lodo e vi glorifico.
Io vi invoco, o Santa Trinità, affinché veniate in me a donarmi la vita, e a fare del mio povero cuore un tempio degno della vostra gloria e della vostra santità. O Padre Eterno, io vi prego per il vostro amato Figlio; o Gesù, io vi supplico per il Padre vostro; o Spirito Santo, io vi scongiuro in nome dell’Amore del Padre e del Figlio: accrescete in me la fede, la speranza e la carità. Fate che la mia fede sia efficace, la mia speranza sicura e la mia carità feconda. Fate che mi renda degno della vita eterna con l’innocenza della mia vita e con la santità dei miei costumi, affinché un giorno possa unire la mia voce a quella degli spiriti beati, per cantare con essi, per tutta l’eternità: Gloria al Padre Eterno, che ci ha creati; Gloria al Figlio, che ci ha rigenerati con il sacrificio cruento della Croce; Gloria allo Spirito Santo, che ci santifica con l’effusione delle sue grazie.
Onore e gloria e benedizione alla santa ed adorabile Trinità per tutti i secoli. Così sia.

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Preghiera allo Spirito Santo – Benedetto XVI

Spirito di Vita, che in principio aleggiavi sull’abisso,
aiuta l’umanità del nostro tempo a comprendere
che l’esclusione di Dio la porta a smarrirsi nel deserto del mondo,
e che solo dove entra la fede fioriscono la dignità e la libertà
e la società tutta si edifica nella giustizia.

Spirito di Pentecoste, che fai della Chiesa un solo Corpo,
restituisci noi battezzati a un’autentica esperienza di comunione;
rendici segno vivo della presenza del Risorto nel mondo,
comunità di santi che vive nel servizio della carità.

Spirito Santo, che abiliti alla missione,
donaci di riconoscere che, anche nel nostro tempo,
tante persone sono in ricerca della verità sulla loro esistenza e sul mondo.
Rendici collaboratori della loro gioia con l’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo,
chicco del frumento di Dio, che rende buono il terreno della vita e assicura l’abbondanza del raccolto.
Amen.

Buon compleanno, amata Chiesa! EVVIVA IL PAPA!!! :D

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Preghiere a Santa Rita da Cascia

Affidamento di sé a santa Rita

Carissima santa Rita,
voglio essere anch’io uno dei tuoi numerosissimi devoti,
perciò, da ora, ti eleggo come mia speciale protettrice e avvocata.
A te voglio manifestare i miei bisogni spirituali e temporali e tu,
come madre affettuosa, rispondi sollecita alle mie preghiere.
La grazia di Dio mi renda simile a te nell’amore verso Gesù crocifisso. Ottienimi di imitarti nella virtù, nel disprezzo dei piaceri fugaci e, soprattutto, nell’amore a Dio e al prossimo.
Ottienimi l’obbedienza, l’umiltà, la pazienza e l’apertura al volere di Dio.
Ti affido anche i miei bisogni temporali. Fa’ che Dio mi conceda quanto è necessario al conseguimento del mio ultimo fine.
Se, a lui piace, ottienimi tutti quei beni della vita che possono essermi utili e necessari.

A santa Rita, modello di vita
Santa Rita da Cascia, modello delle spose, delle mamme di famiglia e delle religiose,
io ricorro alla tua intercessione nei momenti più difficili della mia vita.
Tu sai che spesso la tristezza mi opprime, perché non so trovare la via d’uscita in tante situazioni dolorose.
Ottienimi dal Signore le grazie di cui ho bisogno, specialmente la serena fiducia in Dio e la calma interiore.
Fa’ che io imiti la tua dolce mitezza, la tua forza nelle prove e la tua eroica carità e chiedi al Signore che le mie sofferenze possano giovare a tutti i miei cari e che tutti possano essere salvi per l’eternità.

Preghiera a Santa RITA
O Santa Rita, santa dell’impossibile e avvocata delle cause disperate, sotto il peso della prova, ricorro a te. Libera il mio povero cuore dalle angosce che l’opprimono e rendi la pace al mio spirito affranto.
Tu che sei stata scelta da Dio come avvocata delle cause disperate, ottienimi la grazia che ti chiedo… (esprimerla qui)
Sarei io il solo a non sperimentare l’efficacia della tua potente intercessione?
Se i miei peccati costituiscono un ostacolo all’esaudimento dei miei voti più cari, ottienimi la grande grazia di un sincero pentimento e del perdono, mediante una buona confessione.
In ogni caso, non permettere che io continui a vivere una così grande afflizione. Abbi pietà di me!
O Signore, vedi la speranza che ho riposto in te! Ascolta Santa Rita che intercede per noi, umanamente afflitti senza speranza.
Ascoltala ancora una volta, manifestando in noi la tua misericordia. Amen.

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A te mio Dio, Uno e Trino!

A te levo l’anima mia, o mio Dio, a te, mio padre, mia vita, mio unico amore e in te solo confido. Come posso confidare nelle creature che sono impotenza, stoltezza ed egoismo?
Tu ti sei degnato di stringere alleanza con noi tue creature, dandoci la tua Legge, redimendoci col Sangue del tuo Figlio e vivificandoci col tuo eterno Amore, ed io a te voglio stringermi perché Tu sei il mio sostegno, la mia guida e la mia vita.
Confido in te e ti porgo la mia debole mano come un bimbo la porge alla mamma, perché la tua Sapienza mi guidi e il tuo Spirito Santo mi porti nelle mie vie, secondo la tua adorabile volontà.
Confido in te e mi abbandono al tuo Amore, perché voglio vivere per te e glorificarti in tutte le cose e sopra tutte le cose. Chi può consolarmi nella vita fuor di te che mi hai creato per te e sei l’infinito oggetto della mia felicità?
Te solo desidero, te solo bramo, a te solo sospiro, e ti supplico a rendermi tutto una fiamma di amore per te solo.
Chi può vincermi se Tu mi sostieni? Perciò a te solo mi appoggio.
Chi può illudermi se Tu mi illumini? Perciò da te solo voglio essere guidato, per la Chiesa e per quelli che ti rappresentano in terra.
Chi può farmi morire alla tua grazia se Tu mi vivifichi? Perciò al tuo infinito Amore mi abbandono, perché tutto m’accenda di vita soprannaturale.
Tu hai mandato in terra il tuo Figlio per redimerci e Tu rinnovaci nel tuo Sangue per lo Spirito, affinché tutti gli uomini si uniscano alla Chiesa e formino un solo ovile sotto un solo Pastore. Così sia.

Don Dolindo Ruotolo

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I frutti della preghiera

“Con la preghiera l’anima si prepara ad affrontare qualsiasi battaglia. In qualunque condizione si trovi un’anima, deve pregare.
Deve pregare l’anima pura e bella, poiché diversamente perderebbe la sua bellezza. Deve pregare l’anima che tende alla purezza, altrimenti non vi giungerà.
Deve pregare l’anima che si è appena convertita, diversamente cadrebbe di nuovo. Deve pregare l’anima peccatrice, immersa nei peccati, per poter risorgere.
E non c’è anima che non abbia il dovere di pregare, poiché ogni grazia arriva tramite la preghiera” (Diario, 146).

“L’anima deve essere fedele alla preghiera, nonostante le tribolazioni, l’aridità e le tentazioni, poiché dalla preghiera in prevalenza dipende talvolta la realizzazione dei grandi progetti di Dio, e se noi non perseveriamo nella preghiera, mettiamo degli impedimenti a ciò che Iddio voleva compiere per mezzo nostro oppure in noi. Ogni anima ricordi queste parole: e trovandosi in una situazione difficile, pregava più
a lungo…” (Diario, 872).

“La pazienza, la preghiera ed il silenzio rafforzano l’anima. Ci sono momenti nei quali l’anima deve tacere, non è conveniente che parli con le creature. Sono i momenti d’insoddisfazione di se stessa (…) In quei momenti vivo esclusivamente di fede…”
(Diario, 944).

“Il silenzio è una spada nella lotta spirituale (…) L’anima silenziosa è idonea alla più profonda unione con Dio; essa vive quasi di continuo sotto il soffio dello Spirito Santo.

In un’anima silenziosa Iddio opera senza impedimenti…” (Diario, 477).

“Dobbiamo pregare spesso lo Spirito Santo per ottenere la grazia della prudenza.
La prudenza si compone di: riflessione, ragionevole considerazione e fermo proposito. L’ultima decisione appartiene sempre a noi…” (Diario, 1106).

Il DIARIO di santa Faustina

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L’incarnazione: non è finita!

Gli ammalati amino la Madonna e chiedano, chiedano anche con insistenza, se vogliono, di guarire, ma ugualmente chiedano la luce di comprendere che, se non guariranno, avranno avuto la grazia più grande, quella che assomiglia a Cristo e porta il suggello del Fiat della Madonna.

Prestare la propria carne a Gesù perché continui a soffrire in una umile materia per la salvezza delle anime è una grazia che può ottenere soltanto l’amore infinito di una madre che sia Madre di Dio e nostra.

Infatti, Ella sola fu degna di dare la sua carne al Verbo di Dio, perché fosse uomo, soffrisse e morisse per tutti gli uomini e, dopo Lei, anche gli infermi sono gli eletti a tanta predilezione.

Attraverso l’Eucaristia e la croce particolare dell’infermità il mistero della Incarnazione si ripete ancora, misticamente, e ancora trattiene il braccio della giustizia di Dio, illumina i ciechi, riconduce a Dio i peccatori.

Ven. Giacomo Gaglione

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